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Una stella nella polvere – presentazione ufficiale & the making of…

…così facciamo come gli scrittori seri, o quelli “fortunati” che inviano il libro alla Mondadori e glielo pubblicano al primo colpo; visto che io certe fortune non le ho, non ho chi mi fa la campagna pubblicitaria, non ho chi mi intervista sui blog, e nemmeno chi mi disegna copertine che sono piccoli capolavori, devo arrangiarmi come posso. Anche se ciò significa suonarmela e cantarmela da solo. Nella vita ne ho fatte di peggio.

Andando con ordine: dopo anni di tentativi, il 13 Novembre 2014 sono stato pubblicato da Lettere Animate Editore con regolare contratto di edizione (solo digitale). Il mio libro si trova in vendita, seguendo il link nel menù a fianco, su Amazon, Ultima Books, Book Republic e molti altri store (mi sono stupito di vederlo con prezzi in dollari e sterline) con oboli che vanno tra gli 1.99 e i 2.49 fagioli alla copia. Senza DRM, così se volete mi potete pure piratare, contenti? =) ma non è della fase promozionale che volevo parlarvi, dato che Paolo Barbieri non mi ha disegnato un cartonato due per uno altezza Nihal sulle zeppe del sabato sera, e non voglio titillarvi l’attesa di vederlo nelle librerie, no. Volevo invece parlarvi delle mie malattie mentali che stanno dietro questo libro, il che è decisamente più interessante, non credete? ;)

La mia copertina. Ce ne sono molte, ma questa è la mia copertina.

Bene, facciamo una piccola premessa: chi conosce Stephen King? Anzi, riformulo: chi NON conosce Stephen King? Alcuni lo trovano un autore mediocre, altri un genio, io mi piazzo a metà dei due: le opere che ha pubblicato negli anni ’80 e ’90 sono semplicemente stupende, le ultime del tutto commerciali e, dunque, dimenticabili. Agli inizi della sua carriera – mi pare nel 1977 – lo scrittore produsse un racconto pubblicato a puntate su The Magazine of Fantasy and Science Fiction: il racconto si intitolava L’Ultimo Cavaliere e, seppure scritto con uno stile ridondante, ampolloso e stomachevole quanto il cappone ripieno del pranzo di Natale (giacché siamo quasi in tema!), malgrado questo, dicevo, il racconto è un capolavoro assoluto. Poesia allo stato puro. Mito. Un World Building da cui tutti dovrebbero imparare, e che rappresenta il vero punto di forza dell’opera…peccato che lo scrittore non abbia saputo essere all’altezza delle sue stesse premesse. Ne parleremo.

L’ispirazione per la stesura venne a King dalla lettura di un poema epico in versi, Childe Roland alla Torre Nera giunse di Robert Browning. La prof. di inglese al liceo ce ne fece leggere degli estratti, e devo dire che il mio amore per quella che a tutti gli effetti è una saga, è nato lì ^_^ ma andiamo con ordine d.d per stessa, candida ammissione dell’autore, il ciclo della Torre Nera, di cui “L’Ultimo Cavaliere” è soltanto il primo volume, è la rivisitazione e, insieme la continuazione, del poema: nei sette libri che lo compongono assistiamo alla cerca (la quest, nell’accezione che la letteratura cavalleresca da alla parola) del protagonista, il pistolero Roland, in un mondo sospeso tra il fantasy e il post-apocalittico, della Torre che conferisce il nome alla saga. Una specie di fulcro della realtà, compromesso dalla magia oscura di un misterioso Re Rosso che ne desidera il potere per cancellare e riforgiare il creato a sua immagine e somiglianza. Vi consiglio di leggerlo. Almeno i primi quattro, perché dalla fine del quarto la saga inizia a sprofondare. Peccato. Gran peccato.

Epic Fail Stefano…

Piccola parentesi adesso, e parliamo del sottoscritto. Io ho iniziato a scrivere a sette anni (l’anno scorso ho pure ritrovato e messo su il mio primo tentativo, nella categoria “La Mia Avventura Editoriale”: mi vergogno come un ladro di averlo fatto) e in tutto quello che ho scritto da allora in avanti, in tutto, c’è l’elemento della torre. Perché la torre? Perché nel lontano 1991, una sera, io, mamma e papà (entrambi con molti meno capelli bianchi di adesso – mi piace pensare di essere il responsabile della maggior parte ^_^) ci siamo visti in cassetta il film La Storia Infinita. E boh, la scena in cui la la torre d’avorio dell’Infanta Imperatrice viene inquadrata da lontano, con quei costoni di roccia e la luce bianca all’interno, deve essermi rimasta dentro, perché questo topos c’è dappertutto in quello che ho scritto – e buttato – nel periodo che va da allora al 2008. E perché questo topos appartiene a tutta la mia produzione? Perché io dal 1991 ad oggi, di notte sogno di camminare verso una torre bianca che si intravvede all’orizzonte. Non ne ho mai parlato con nessuno, anche se la cosa mi inquieta e non poco: alcune volte i sogni sono così vividi che mi sembra davvero di essere lì, di altri ho soltanto ricordi confusi al risveglio, ma lei, la torre, c’è sempre, anche se negli anni molti particolari del sogno sono cambiati. Molto spesso sono da solo, a piedi, alcune volte a cavallo, raramente sono inseguito da mostri che non riesco mai a vedere. Da sei o sette anni a questa parte ho iniziato a sognare fiori bianchi che sbocciano dal suolo mentre mi avvicino (fiori parlanti tanto per complicare il quadro clinico) e se prima il sogno era ambientato in posti anche molto diversi, da una volta all’altra, ora tutto sembra essersi stabilizzato in una sorta di prateria al crepuscolo, coperta di nebbia, sotto un cielo pieno di nuvole in tempesta e luci da aurora boreale. Abbastanza strano, non trovate?

Come mi immagino la Torre.
(…ok in realtà non è proprio così nella mia testa, ma visto che non so disegnare devo prendere la pappa preparata da qualcun altro d.d comunque me la immagino alta. E bianca. E abbastanza scenografica. Con appena un po meno guglie).

Chiusa la parentesi, vediamo come ho iniziato a scrivere davvero sul serio. Nel 1997 ho letto il volume numero 4 della serie e ne sono rimasto conuistato. Dal quinto in poi, le cose hanno iniziato a sapere il gusto di un panino con la muffa. Ad ogni modo ho finito di leggere la serie della Torre Nera nel 2007 (il volume conclusivo è di una tristezza infinita >.< Stefano, ti venisse un occhio di pernice e la carie a tutti i denti per averlo fatto finire così! Maledetto! ) e dopo lo sconforto per il modo in cui un mondo fantastico è stato mandato a mignotte, mi sono detto: ma cosa sarebbe successo se…? Nel 2008 ho iniziato a buttare giù il racconto Sigul, che trovate nella pagina dedicata alle mie produzioni qui sul blog; l’ho completato solo nel 2012, e per essere una fanfiction è venuta di più di 600 pagine e abbastanza ben scritta. Racconta la storia di un protagonista minore e non avrà seguito, né pubblicazioni a pagamento per evidenti ragioni di copyright sull’ambientazione. Nel 2011-2012 mi misi anche a scrivere un racconto più originale, che inviai all’edizione 2012 di Masterpissece senza riceverne ulteriore riscontro: si chiamava Koonda Savita e il gioco del cristallo arcobaleno e doveva essere una storia inserita in una realtà parallela a quella di Roland e dei suoi compagni, una realtà colonizzata dallo stesso popolo misterioso, che King chiama “Grandi Antichi”, responsabile della caduta del mondo della Torre Nera. Il racconto avrebbe dovuto raccontare della ricerca, da parte di un ragazzo di nome Koonda e di un gruppo di compagni, di un misterioso talismano idealmente fuggito dal mondo della Torre per sottrarsi al controllo del Re Rosso. Probabilmente avrà un seguito, ce l’ho in testa, basta aspettare. Comunque…

Ho notato, tanto per aggiungere una nota inquietante al quadro, che scrivendo i sogni si fanno rari: è come se le cose aspettassero di essere scritte, e che il loro ripresentarsi a cadenza di quasi ogni notte fosse il loro modo per dirmi che devo sbrigarmi. E visto che ero arrivato a temere di addormentarmi, la scelta è stata quasi obbligata. Come il tema. L’idea per il libro che sono riuscito a pubblicare mi è nata a Luglio 2013 dopo aver terminato di giocare a “Call of Juarez: gunslinger”, un gioco che, se pure non brilla per verità storica, è fottutamente divertente, soprattutto perché impersoni un pistolero in un mondo in cel-shading (stile Borderlands per capirci) e perché la storia ha una sua profondità non indifferente. Bene, galvanizzato dall’esperienza mi sono chiesto: cosa sarebbe successo se in questo mondo all’angolo ci fosse stato qualcuno di così simile al Roland di Browning (e di King) ma al tempo stesso così differente (perchè? Comperatevi il libro e leggetevelo, se volete saperlo :P), e una Torre, così simile a quella di Browning (e di King) ma al tempo stesso così differente…così costruita, se vogliamo…cosa sarebbe successo se? Ci ho messo un annetto, e a Settembre 2014, finalmente mi arriva la notizia che Lettere Animate è disposta a pubblicarmi. Il resto è venuto da sé.

Questo losco figuro è Silas Greaves, cacciatore di taglie e infallibile sparatore nel mondo di “Call of Juarez: Gunslinger”. Il gemellante ideale di Roland di Gilead…o di Chase Bowman. Esistono altri mondi oltre a questo, e in tutti quanti il Ka è una ruota.

Ora, se siete fan di King potreste trovare familiari molte cose, leggendo il mio racconto; la familiarità delle citazioni e del vedo-non-vedo, la familiarità di un posto conosciuto che ti strappa un sorriso, perché in fondo parliamo di due mondi molto simili colonizzati dallo stesso mitico popolo, uno dei quali potrebbe benissimo essere considerato un banco di prova per l’altro da un essere semidivino e molto cattivo che non desidera altro che passare l’eternità a invischiare persone inconsapevoli in trame contorte per il suo puro e semplice divertimento. E magari sapere che cosa succede dopo. E che cos’è la mia Torre. Io lo so, non so cosa succederà nel mezzo, né se sarà il pistolero Chase o Koonda a raggiungerla (probabilmente nessuno dei due…ma non si può mai essere sicuri) ma ho ben presente che cos’è. E che cosa sono i miei Guardiani, i dodici totem che in un mondo sorvegliano i Vettori e nell’altro, da migliaia di anni li prosciugano.

So benissimo cos’è la mia Torre, e se volete scoprirlo anche voi, potete leggermi o piratarmi. Nell’uno o nell’altro caso, io vi prego di scusare lo stile: è ben lungi dall’essere perfetto. Ho cercato comunque di fare del mio meglio, consapevole che si va all’inferno (o al Na’ar, che è lo stesso) su una strada lastricata di buone intenzioni.

 

Una risposta a “Una stella nella polvere – presentazione ufficiale & the making of…

  1. gianni

    3 settembre 2015 at 20:08

    …tra l’altro mi ero perso questa pagina

    Liked by 1 persona

     

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