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Unghie che scricchiolano sugli specchi…

…e atteggiamento italian style: invece di fare ammenda e migliorare, ci si affretta a negare e a dare del bugiardo a chi riporta i fatti come li ha vissuti.

Sclero di Pasquetta non vi preoccupate, non è proprio nulla di che, non c’entra un cazzo con scrittura e racconti, è solo un ricciolo di nervosismo davanti all’ennesima faccia di bronzo che la vita mi ha messo davanti, qualcosa che non varrebbe manco la pena discutere…e invece no, discutiamone! Discutiamone dicendo che, se qualcuno ha in mente di farsi un weekend in Liguria, dalle parti di Cave di Lavagna, prossimamente o più avanti, potrebbe quel qualcuno dicevo, valutare questo mio parere e relativa risposta…e trarre le conclusioni.

*U-HU* il gufo di Trip Advisor plana sul blog! …potremmo pure inaugurare una rubrica di recensioni, che dite? ^_*

…certo che, uno racconta la sua esperienza e lo fanno passare per diffamatore: non c’è limite alla faciloneria <.< ma WTF?

 
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Pubblicato da su 28 marzo 2016 in Recensioni

 

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Recensione: Dying Light

Non è che abbondi molto l’informatica qui sul blog, avrò scritto forse un solo articolo nel 2013…ma al momento ho molto tempo libero e devo occuparlo in qualche modo. Per questo oggi cambiamo un po’ genere, niente libri o agricoltura, ma qualche info su un titolo che ho appena finito di giocare…e che mi ha lasciato davvero soddisfatto: parliamo di Dying Light (d’ora in poi DL), survival horror di casa Techland uscito a Gennaio 2015, che non può mancare sullo scaffale degli amanti della soggettiva e della carne (marcia) spappolata.

Dying Light, titolo generico (nessuna luce muore nello svolgimento, in compenso ci sono un sacco di arti amputati *_*)  per un prodotto notevolissimo. Click per accedere al sito del gioco.

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Pubblicato da su 25 agosto 2015 in Informatica, Recensioni

 

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Recensione: Il colore della magia

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“Il colore della magia” – Terry Pratchett

Credo che se fossi vissuto negli anni ’80 li avrei adorati. Vissuto, intendo dire, a vent’anni e non a sette. Avevano ancora il gusto della psichedelia e dei capelli lunghi dei sixties e dei seventies, ma erano già proiettati al futuro dell’elettronica, dell’informatica e del sintetico. Non sono un’era antica, gli ’80, hanno semplicemente anticipato e preparato la cultura di oggi, e la letteratura del periodo non sa di muffa e non è noiosa come molti pensano: è solo profondamente diversa da quello che possiamo trovare oggi. Parole diverse, un modo diverso di raccontare, in un contesto dove il fantasy era un terreno fertilissimo e molte idee non erano ancora state sfruttate (e sotto questo punto di vista, a sapere di muffa sono più le produzioni attuali :D), dove non c’erano gli ebook e i nomi degli elfi in un romanzo fantasy non ti facevano finire dal laringoiatra per complicazioni improvvise (né i suicidi logici delle trame dei giovani racc talenti dal neurologo).

“Colours of magic” , tradotta in italiano come “Il colore della magia”, è un’opera del 1983 scritta da quel genio ormai scomparso di Terry Pratchett, che adesso andremo a esaminare; la cosa sarà veloce perché il libro – alla sua decima rilettura o giù di lì, mi ha davvero conquistato, anche se non rappresenta certo l’opera perfetta di Tolkien o Brooks. Diciamo che si mette su un altro piano, con la pretesa – davvero ben riuscita entro i suoi limiti – di fare del fantasy che non si prende per niente sul serio. Il che non significa, occhio, fantasy stupido…

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Pubblicato da su 19 luglio 2015 in Cose utili, Recensioni

 

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Recensione: il Riparatore

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Il Riparatore

Talvolta, facendosi una passeggiata nel sottobosco degli autori esordienti capita di imbattersi in qualcosa di notevole: può essere una notevole porcata, come quelle che ci hanno afflitto negli anni del boom del fèntasi (2004-2009), anni felici e spensierati in cui c’erano le mezze stagioni, i treni arrivavano in orario e la fuffosità gocciolava come caramello dagli scaffali delle librerie, sprofondando l’ignaro lettore nell’imbarazzo della scelta per quanto riguarda gli elfi dai nomi che al solo pronunciarli le corde vocali ti saltano via. O più raramente, può essere una storia notevole, ed è proprio questo il caso; per farla breve oggi parliamo del lavoro d’esordio di un autore sconosciuto, Elia Spinelli, pubblicato presso 0111 Edizioni e intitolato “Il Riparatore”. E vi preannuncio subito che non ci saranno prese per il culo, giacché non stiamo umiliando l’ultima fatica della regina del fèntasi italiano, ma solo commentando una storia piacevole, originale e molto godibile.

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Pubblicato da su 26 giugno 2015 in Recensioni

 

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Recensione: I Regni di Nashira 3 – Il Sacrificio (parte II)

Direi che il titolo si spiega da sé: e devo dire che mi aspettavo di peggio. Nell’ultima parte infatti il libro diventa buono. Piacevole. Leggibile. Questo non cancella le ingenutà e le cadute di stile della prima, e non elimina la linearità e la prevedibilità della trama, ma è onesto dirlo. Anche per questo non ho saputo tranciare un giudizio definitivo. Dovrete accontentarvi del voto alla fine.

Cominciamo dunque con un riassunto della puntata precedente, che direi si presta bene anche come cappello introduttivo: c’è Saiph che diventa Gary Stue e c’è Talitha che rimane Mary Sue; c’è Megassa che sembra un cattivo di Austin Powers e c’è Verba che ha scoperto, dopo la vocazione di muratore dei poveri, anche quella di talpone in cerca delle sue origini. Ci sono i Beati di Beata che vorrebbero passare tutto il tempo a farsi i cilotti con le foglie di Talareth e c’è il mondo che deve finire, e qualcuno deve pur provare a evitarlo. C’è soprattutto un libro che si salva in calcio d’angolo, come detto, e che se fosse stato scritto sin dall’inizio come nell’ultimo terzo, con il mostrato al posto giusto e la fuffosità che inizia finalmente a scemare, avremmo avuto a disposizione un prodotto finalmente e oggettivamente valido. Sarà per Nashira 4 a questo punto.

Riuscirà questo povero mariachi a ritrovare il sorriso prima della fine del libro?

Riassunti i fatti, damose con la roba nuova, che c’è ancora qualche secchiata di colaticcio da tirare su, prima di dire che il peggio è passato!

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Pubblicato da su 6 aprile 2015 in Fuffosità, Recensioni

 

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Recensione: I Regni di Nashira 3 – Il Sacrificio (Parte I)

I regni di Nashira 3 – Il Sacrificio

Ciao bimbi belli, post-fiume perché voglio tornare a farmi del male con le produzioni made in Licia Troisi; e giacché la tipa, questa primavera, ci scodellerà Nashira 4, quale modo migliore per ingannare l’attesa che effettuare una dissezione completa del terzo numero della trilogia?

Il Sacrificio, serie de “I Regni di Nashira” è un tomo di quattrocento e passa pagine edito da Mondadori nell’autunno 2013, che riprende le vicende di Talitha e Saiph in quel di Talaria, terra lacerata dalla guerra civile e prossima all’annientamento causa misterioso cataclisma che, guarda un po’, soltanto loro due possono attivamente scongiurare….e io devo dire che sono curioso come un mormone alla sua prima notte di nozze di vedere se Talitha ha il pratino all’inglese o se è selvaggia se dopo l’1 (una zangolata sui cojones come pochi, e non ho ancora capito come mai l’hanno intitolato “il sogno di Talitha”: quale cazzo dovrebbe essere ‘sto sogno?) e il 2 (fuffosità ridanciana leggibile e dimenticabile) il capitolo numero 3 saprà regalarmi almeno una parvenza di emozione: mica mi aspetto chissà quale epifania, solo un minimo di coinvolgimento emotivo (come quando WordPress mi avvisa che ho salvato l’articolo: “Bozza salvata. Avanti così!” x.x). Sarò stato soddisfatto?

Dato che mi va di risparmiarvi l’ansia, e la tirata (sebbene divisa in due parti) sarà notevole, vi do subito la risposta: ovviamente NO, ma il perché e il percome li vedremo soltanto nella  tirata di cui sopra; per adesso tranciamo il nostro solito giudizio d.d I Regni di Nashira 3: Il Sacrificio è:

meh

…meh?

Esatto, non so decidermi, perché se è vero che il libro si fa leggere e coglie il suo obiettivo di intrattenimento (anche se, in molti casi, mi sento di dire che non lo fa nel modo in cui l’autrice si era proposta :D) lo è anche che si dimentica con la stessa facilità con cui si è letto, lasciando al Lettore un po’ più maturo del target di riferimento la sensazione amara dell’occasione sprecata, che oramai si trascina dal primo libro della covata. Nello specifico:

  • il ritmo di narrazione è veloce ma a volte affrettato;
  • i personaggi ci provano ad avere uno spessore, ma si arroccano sostanzialmente sulle posizioni del libro precedente  (eccetto Saiph, che già dall’inizio si capisce essere destinato ad alte vette di miticità – chi ha detto “Gary Stue”? xD) e spesso scivolano nel cliché;
  • lo stile è quello della Licissima da guerra, snello, comprensibile, senza farloccate e con una ridotta percentuale di cortocircuiti logici, ma ancora grondante fuffosità, in special modo nei combattimenti;
  • la trama è lineare e dopo la metà del libro diventa pericolosamente simile ad una sessione di ADnD (con tanto di main quest “alla ricerca dell’artefatto [inserire nome fuffoso qui]”) e genera un ridotto hype nel Lettore, che soltanto alla fine (come dirò tra un momento) si trova a domandarsi che cosa succederà dopo;
  • alcuni colpi di scena, che avrebbero potuto essere tali se sfruttati nel libro precedente (o addirittura nell’1) quando si verificano sono adesso talmente preannunciati e attesi che non stupiscono manco di striscio

In buona sostanza vale il discorso de “Le Spade dei Ribelli”: se siete tredicenni dall’emozione facile e la tempesta ormonale, qualcosina potrebbe darvi. Sicuramente è al di sopra delle vaccate à la Geronimo Stilton ed è pure meno stupido delle produzioni dei vari Clare, Jackson e Meyer. Se invece vi aspettate che la vicenda vi emozioni veramente, che i personaggi vi coinvolgano, che le situazioni narrate vi entrino nel cuore, io mi sento di consigliarvi i soliti Martin, Brooks, Pratchett, King ecc…o almeno Francesco Gungui, l’uomo dal cognome che sembra il gemito di morte di un cincillà e che fa rivoltare Dante nella tomba (ma la trilogia dei Canti delle Terre Divise l’ho letta con piacere e prima o poi la disseziono :P)…perché l’unica ventata di emozione che io ho provato, al di là dei sopraccigli sollevati, dei barriti che vorrebbero essere risate, e dei

masticazzichecazzoscriviunnaiancoraimparatomalimmortaaaaa…!

…l’unico anelito di emozione, di voglia di vedere cosa succede dopo, dicevo, ce l’abbiamo nel finale. E può bastare un finale sospeso a rendere bello un libro mediocre, che si accontenta di galleggiare (come – cit. – una nota sostanza anfibia comunemente detta merda) per tutta la sua durata, fra colpi di scena al sapore dell’ovvio, personaggi che si applicano ma non ce la fanno e fuffosità raccontate di draghi e fughe, cazzi e mazzi, mentecatti e sessantottini in ritardo, Evil Overlords™ schiumanti di rabbia (“TALITHA TI UCCIDERO’! TI UCCIDEROOOOOO!!!!!111) e spade mulinanti? xD

Al sgt. Hartman il libro non è proprio andato giù: Licia, hai sulla coscienza le duecento flessioni del soldato Palla di Lardo di ieri…

Che entrino i draghi di terra adesso, naturalmente rosso fuoco e giallo oro, che abbiamo ben 11.412 parole con cui fare i conti!

WARNING! SPOILER AHEAD!

WARNING! SPOILER AHEAD!

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Pubblicato da su 27 febbraio 2015 in Fuffosità, Recensioni

 

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Recensione: Tommyknockers – le creature del buio

Tommyknockers – le creature del buio
(ed. Sperling Paperback, lingua originale)

Al momento ho due titoli in sospeso da leggere: Hunger Games della Collins, e Primus, l’uomo che sognava di vivere gentilmente inviatomi dall’autore Massimo Valentini. Il libro oggetto della recensione lo (ri)lessi mesi addietro, poi per una cosa o per l’altra lasciai in sospeso la recensione che vado adesso a pubblicare. Sarà una recensione corta, come per tutti i titoli verso i quali nutro ammirazione incondizionata.

Dunque dunque, quanti di voi sono appassionati di Stephen King? Io personalmente adoro i suoi lavori degli anni ’70-’90 anche se ultimamente l’ho un po’ perso di vista: è diventato commerciale, per usare un termine del mondo della musica, ed è un vero peccato perché fino a tre-quattro decadi addietro i suoi libri erano pezzi da novanta, mai perfetti al 100% nello stile (ne Il Talismano ad esempio, altro capolavoro visionario, di frasi e costruzioni infelici ce ne sono un bel po’) ma capaci di staccarti – scollegarti – dalla realtà. Sarà perché li lessi da ragazzino, ma è a loro che associo il mito del Re dell’horror (anche se io penso che una volta passata l’età della ragione nessun libro possa più farti cagare in mano).

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Pubblicato da su 16 dicembre 2013 in Recensioni

 

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