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Didimo – quando la scrittura diventa un fatto personale

Ok, questa è la seconda e devo dire che non ci avrei sperato: ora tocca farla conoscere e il modo migliore è partendo da qui. Dunque, Didimo è una storia d’amore, lo dico subito; prima che mi voliate agli occhi però, fatemi finire: non è una storia sdolcinata (lo è di più “Acque Profonde” se vogliamo, che non è altro se non il ripetersi ciclico del Ka avvelenato del pistolero…non divaghiamo d.d) e non c’è la minima traccia di sesso. Non perché abbia qualche problema con l’attività in sé (anzi la pratico spesso & la adoro #^_^#) ma perché semplicemente mi è venuto così.

didimo

Didimo: una storia d’amore e piombo. Vi avverto che è triste.

Dunque, amore: per una maledizione innanzitutto, ovvero la Torre. prima ancora, amore per…un’altra maledizione d.d un sistema di intelligenza artificiale programmato in Izuz (vi prego qualcuno colga :P) che ti ripete ciclicamente di andare a catturare il primo tagliagole che passa e consegnarlo al primo sceriffo (che passa) in cambio di una lauta mercede. Si può dire che tutto nasca da qui (e infatti è così d.d), dall’ennesima situazione nell’infinita sequenza ripetuta che è la vita del pistolero Chase…e non sono nemmeno sicuro sia davvero stato l’uomo in nero a condannarlo a questa esistenza, magari è semplicmente successo perché si. Comunque anche lui ora sta guardando col suo stramaledetto cartoccio di popcorn caramellati, che mi rimetta a scrivere la canzone della Torre Bianca…e sta già sollecitandomi con un po’ troppi sogni ultimamente :S in ooooogni caso…

Un cortocircuito emozionale, che è precisamente il background da cui è nata la storia: ho iniziato a scriverla nella Primavera 2014, quando io e lei stavamo ancora insieme (so che non dovrei più parlare di te ma sei parte della mia storia, tu lo voglia o no, ti sia gradito o meno, e quindi ti tocca my lost darling :) ) ma avevo già fiutato la fine. In realtà l’avevo fiutata da almeno un anno e mezzo, e da altrettanto stavo cercando di evitarla…scarsa applicazione forse, o disinteresse ormai irrecuperabile dalla controparte (come darti torto ç_ç) comunque sia il finale – scritto dopo una maratona serrata di appena sei mesi, a Settembre 2014 – è stato condizionato da come le mie vicende personali sono andate a finire. E ripensandoci a posteriori, pensando che avrebbe davvero potuto essere diverso, mi piglia quasi paura: pensare a  come la mia vita condiziona la mia scrittura, come se fra me e Cindy fosse andato a finire bene il racconto avrebbe avuto un lieto fine di quelli secchi ç__ç ciò che io condivido con voi Perfetti Sconosciuti, sia in realtà quello che ho di più importante…

…bah, bullshit, tanto mi si filano in pochi/nessuno =) comunque sia: io trovo mi sia venuto bene, soprattutto l’ultima parte (e dico tranquillamente che dovrei riscrivere da capo “Una stella nella povloere” perché il mio stile è cambiato così tanto che non mi garba quasi più leggerlo :S) e il finale che strizza l’occhio al Western classico della vendetta al sapore di piombo consumata nella polvere di una strada. Non so, se vi va di darmi una spintarella…magari pure soltanto farmi sapere che ne pensate, se vi fa schifo o no…non siete stati prodighi di giudizi su di me, né positivi né negativi…come may Sconosciuti, paura di ferirmi? :) Tranquilli che quel rischio non esiste più ;)

 

 

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