RSS

Un (altro) referendum

18 Mar

…che non servirà a un cazzo come il precedente :) dunque innanzitutto buongiorno, e acqua alle vostre messi. Proprio di lei parliamo. Nell’estate 2011 ebbe luogo un referendum abrogativo che, tra le altre cose, mirava ad impedire la privatizzazione dei servizi vitali – prevedendo “l’abrogazione della norma che consente di affidare la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica a soggetti scelti a seguito di gara ad evidenza pubblica, consentendo la gestione in house solo ove ricorrano situazioni del tutto eccezionali, che non permettono un efficace ed utile ricorso al mercato” (dovrebbe essere il cosiddetto decreto Ronchi) – e al tempo stesso si prefiggeva l’obiettivo di abbassare i prezzi in particolare delle tariffe dell’acqua, tramite “l’abrogazione della norma [che stabilisce la determinazione della tariffa per l’erogazione dell’acqua] nella parte in cui prevede che tale importo includa anche la remunerazione del capitale investito dal gestore”. In entrambi i casi cito dal quesito.

Anzi no. Perché questa, la famosa domanda sull’acqua pubblica (Quesito I) agli elettori chiamati alle urne veniva recitata in questo modo:

Testo del primo quesito
Volete voi che sia abrogato l’art. 23-bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 recante «Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria», convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, come modificato dall’art. 30, comma 26, della legge 23 luglio 2009, n. 99, recante «Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia», e dall’art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, recante «Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea», convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 2009, n. 166, nel testo risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale?

…mentre qui c’è la domanda sulla remunerazione del capitale investito (quesito II):

Testo del secondo quesito
Volete voi che sia abrogato il comma 1 dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante «Norme in materia ambientale», limitatamente alla seguente parte: «dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito»?

Vi prego di apprezzare i colori originali, rispettivamente rosa patatina e giallo Titti col mal di fegato d.d già messa così a me sembra una trollata di quelle grosse (qualcuno ha padri abbastanza vecchi da ricordarsi di come Re Maxmagnus – personaggio nato dalla penna di Magnus & Bunker, gli stessi di Alan Ford, due mostri sacri del fumetto italiano anni ’60 e ’70) perché gliela leggi a un vecchio e quello ti fa la faccia dell’orata sul piatto da portata. La traduzione ovviamente uno doveva farsela fare prima, o quantomeno informarsi in merito alle leggi toccate dal quesito…e sembra che per una volta el pueblo l’abbia fatto, perché il referendum ha raggiunto il quorum del 54% (decimali vari per ciascun quesito).

Peccato che chi di dovere l’abbia usato come carta da culo, visto che a quasi 5 anni le tariffe sono bene o male le stesse, e nel 2014, in clima di discussione del ddl Daga (M5S – a sua volta basato su un altro ddl di iniziativa popolare risalente addirittura al 2007 :D) il Favola affermava che “non c’è obbligo di gestione pubblica”, visto che a quanto pare, decaduto il decreto Ronchi, si è nell’ambito della normativa UE, la quale prevede gestione privata, mista o pubblica. Questo è l’articolo da cui mi nasce il mal di pancia, chi me l’ha inviato per mail (sicuramente per farmi cosa gradita, anzi ti ringrazio per avermi suscitato lo sdegno. Sbattendomene della politica da due anni almeno, in tutto e per tutto, non l’avrei manco visto di mio) non avrebbe dovuto: ho già abbastanza carogna addosso senza leggere di come quei lerci figli di mignotta se la suonano e se la cantano solo per come conviene a loro.

La solita merda all’italiana.

trollface-meme

Costoro vanno sparati tutti quanti nella testa, due volte, è l’unica, sennò non ce ne libereremo mai. Trollate a parte è di nuovo ora!

 Eggià, perché adesso vogliono chiedere il nostro parere sull’opportunità o meno di effettuare trivellazioni petrolifere nei nostri mari. Wow, sembra seria la faccenda, la data è pure vicina, il 17/04: io ho trovato questo post su Wired, molto informativo, ma l’informazione a disposizione non manca per coloro a cui frega d’informarsi. Basta soltanto cercarsela (un po’ come dovrebbero fare gli studenti invece di nascondersi dietro al dito del “non abbiamo le basi, è difficile”. Trovo i loro belati estremamente fastidiosi). Comunque sia, io non andrò a votare, come non faccio più da un pezzo, per qualsiasi cosa dall’alto venga richiesto il mio parere.
Non lo faccio perché non serve, è palese, soltanto un cieco, un illuso o un sognatore penserebbe il contrario. Troppe volte è stato dimostrato come la volontà dal basso venga distorta, messa in deroga, ignorata al servizio degli interessi di pochi (non vorrei usare la parola ‘casta’, trovo il suono antipatico. Un po’ come il whining degli studenti davanti a un esercizio un pelo più complesso del normale) quindi perché perdere il mio tempo? E sentire la presidentessa della camera – le maiuscole sono volontariamente omesse – che abbaia a proposito di “esercizi di democrazia” mi sembra solo la ciliegina rossa sopra la torta marone =) a che cazzo serve esercitare la democrazia se poi voi porci fate il vostro comodo?

Io andai a votare nel 2011, a dire la ia, ma questa volta non lo farò, e vorrei chiedervi un favore personale: fatelo per me, non andateci nemmeno voi. Sarà di Domenica, il tempo si mette al bello, uscite e andate a spasso. Non andate a votare. Quorum o meno quelli continueranno comunque a violentare la terra come gli pare, piace e aggrada, non sarà il nostro dissenso a fermarli (o il nostro assenso a incoraggiarli).
Andateci solo se passate vicino al seggio e non avete di meglio da fare, e se capita l’eventualità, votate almeno per l’abrogazione: se siete d’accordo col mio pensiero, per il quale di petrolio ne abbiamo già bruciati fin troppo – dovrete marcare “SI”, non fatevi fregare dai suini lassù e dalle loro cortine di parole; se invece credete sia opportuno continuare ad avvelenare l’ecosistema dovrete invece marcare ‘NO’. Decidete voi, io so soltanto di essere un sacco sfiduciato da ogni cosa.

E che, col si o col no, il pianeta durerà ancora quella manciata di decadi (speriamo poche) che mi tocca ancora vivere.

 
2 commenti

Pubblicato da su 18 marzo 2016 in Fuffosità, Rabbia

 

Tag: ,

2 risposte a “Un (altro) referendum

  1. gianni

    22 marzo 2016 at 08:50

    Ma dai… non te la prendere, stai buono e guarda che cosa c’è in TV… vedrai, ti passerà tutto e ora dormi, dormi…

    Perdona il fare burlesco del mio intervento. Il problema con un tipo di politica come la nostra è che è stratificata come un millefoglie e infarcita di favori da fare. Nessuno più – ammesso qualcuno l’abbia mai fatto – amministra, ma qui si guadagna la pagnotta e rende i favori e basta.

    Sul trivellare è già deciso: se sta bene si farà, se non sta bene finirà come col nucleare.

    Mi piace

     
    • gianni

      22 marzo 2016 at 08:50

      Ovviamente sullo stare bene, non mi riferisco ai votanti al referendum…

      Mi piace

       

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: