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Dio sedette per primo al tavolo…

09 Ago

…e non contava nulla che il tavolo stesse fluttuando da qualche parte fra Altair, Alshain e Tarazed nella costellazione dell’Aquila; allungò dunque il Signore le gambe – senza curarsi di mostrare cosce muscolose e accenni di ricrescita – appoggiò i talloni al bordo, si accese un sigaro e l’oculus svolazzò lontano dalla corrente di tiraggio.
“Che buono” commentò, aspirando una boccata imponente di fumo alla vaniglia.
“Che burino” gli fece eco qualcun altro. L’Altissimo sussultò sulla seggiola, il fumo gli andò di traverso e le sacre vie respiratorie vennero liberate da un altrettanto sacro colpo di tosse. Se avesse avuto bocca per ridere, l’oculus avrebbe riso. Il Diavolo lo fece al suo posto mentre l’Onnipotente si ricomponeva in tutta fretta.
“Oh per Me, non…non ti ho sentito arrivare…non sapevo…”.
“Si, sono invitato pure io”. Il Demonio si avvicinò avvolto da una nuvola di zolfo e seguito da una solenne traccia di orme fiammeggianti. Che su un pavimento che non esisteva non erano poi così epiche, visto che non prendevano. Dio lo seguì con lo sguardo mentre sedeva all’estremità opposta del tavolo.
“Non attaccano” disse, l’altro sollevò un sopracciglio un attimo prima di sedersi a cavalcioni della seggiola. La catena d’oro massiccio, adagiata su un torace villoso (a sua volta fasciato in una giacca rosso sangue alquanto stazzonata) catturò i bagliori di un Sole a diciassette anni-luce di distanza. I pantaloni di Prada si arricciarono mostrando un paio di eleganti pedalini bianchi, che scomparivano dentro altrettanto ricercate scarpe di coccodrillo. Dio sogghignò mentre la Fenditura dell’Aquila transitava per i fatti suoi.
“Vecchio mio, passi che le tue pianate non prendano…ma i pedalini…”.
“Che cos’hanno le calze che non vanno adesso? Sono di Prada pure loro!”.
“E se tu non vesti Prada non sei contento. Quello è coccodrillo?”.
“Americano. In via d’estinzione” puntualizzò.
“E poi il cafone sono io…”.
“Secondo me, siete tutti e due dei deficienti”. Una testa dai capelli a nuvola – e un’altra che assomigliava pericolosamente a un muflone – si girarono all’unisono verso la terza figura apparsa dal nulla. La Morte accennò con quella smorfia di rassegnata rassegnazione su un volto che non ne poteva più assumere alcuna.
“Ma tu guarda…chi non muore si rivede!” chiosò Dio svampando nuvole di fumo azzurrino. Il Diavolo soppesò lo scheletro in abiti laceri, pescando nel mentre dal taschino una scatola di sigarette d’oro puro.
“Non li cambi neanche morire, quegli stracci? Stai assassinando il buon gusto!”. Dio soffocò una risata fra colpi di tosse, ondeggiare di peplo e tremolio di doppia pancia .
“Cretini”. La Morte guadagnò il tavolo e si sedette alla terza seggiola. Fu come se una fascina di rami ben secchi fosse stata portata al cospetto di una parte ben precisa dell’Universo.
“Eddai che si scherza, sai come si dice, una risata li seppellirà! A proposito ragazza, come ti vanno le cose?”.
“Sono depressa da morire, la mia vita sociale è un mortorio e il lavoro mi uccide”. Il Diavolo sghignazzò.
“Si, si, ridi pure, coglione che non sei altro! Tanto quella che muove il culo sono io, voialtri due debosciati sapete solo spassarvela!”.
“Sorella mia…tu non hai un culo…”. In due risero.
“Vedo che avete già rotto il ghiaccio” esordì una quarta voce, ancora senza corpo, qualche secondo dopo. “Allora possiamo scorciarla con le stronzate e iniziare finalmente la nostra riunione”.

Una caraffa comparve sulla ribalta di uno sciame di meteoriti, piena fino all’orlo di caffè lungo. Seguì l’apparizione di un donnone avanti con gli anni, il foulard in testa e il grembiule intorno a fianchi sformati dall’età e dal cibo spazzatura; per terzo comparve – proprio davanti al donnone – un telaio industriale a controllo numerico. La caraffa si posò al centro del tavolo. La donna appoggiò le dita al quadro comandi e il macchinario si rimise in moto nel perfetto silenzio. Lontano, da qualche parte, una supernova esplose.
“Il Ka” disse Dio.
“…bel guastamestiere…” mugugnò la Morte.
“Ma non eravate in tre?” indagò il Diavolo. La vecchia sollevò una mano paffuta e quelloscoccò una sigaretta, che andò a incastrarsi, già accesa, nella “V” di indice e medio.
“C’è crisi” sancì il Ka prima di concedersi una lunga boccata. “Adoro le tue cancerose, vecchio caprone”.
“Io preferisco sempre un buon sigaro…”.
“Vedere tanta potenzialità sprecata su voi esseri immortali mi sta dando ai nervi”.
“Sorella mia, tu non hai nervi…”. Il Diavolo ululò la sua allegria sguaiata prima che la vecchia gli scoccasse un’occhiataccia. L’Immondo ammutolì all’istante.
“Vediamo di scorciarla con le stronzate” ripeté. “Siamo stati convocati per discutere di lui”.
“Lui? E che dobbiamo discutere? Si è già prenotato il posto quaggiù, ho intenzione di metterlo al reparto ‘punizioni vs. femmine di malaffare e luride zoccole assortite’”.
“Non sapevo prendessi…PUFF-PUFF…dei mortali nel tuo businness”.
“Solo i peggiori”.
Ho già cercato di assassinarlo con l’alcool, mi è scappato appena in tempo. Il bastardo. Domando scusa”. Mefisto mosse la mano – che non assomigliava assolutamente all’arto di un ungulato, ma aveva un anello per dito. D’oro massiccio. Con gioielli grossi come lamponi. – in circolo.
“Zarro” sussurrò Dio.
“Tutta invidia nuvoletta…”.
“Invidia? Ma Cristo, ma vuoi che ti faccio vedere la mia Murcielago con impianto Angel Surround, minigonne e led a vera luce paradisiaca? Scommettiamo che…”.
“Finitela. Ora”. L’occhiata che il Ka scoccò, questa volta ad abbracciare l’intera ampiezza del tavolo, fece morire la voce nella gola dell’Onnipotente. Satana ripescò un’altra cancerosa senza fare commenti, e quando vide le dita scheletriche della Morte protendersi in cerca, sbuffò e fece la concessione. Per qualche millennio il silenzio regnò sovrano intorno al tavolo fluttuante. Fu poi la Morte a prendere la parola.
“Di cosa dobbiamo discutere eccellenza?
“Vuole un’altra possibilità”.
“No no no stavolta si arrangia da sé!” proruppe Mefisto. “Ha incasinato il contratto, ho dovuto rendergli l’anima dopo che ha rovinato l’occasione che gli avevo servito! Sul piatto d’argento gliel’avevo servita, e lui ha incasinato tutto!”.
“Però ha imparato dai suoi errori…o almeno, così sembra”.
“Gli prendi le parti nuvoletta? Con tutte quelle che ti dice dietro???”.
“Chettelo dico a fare vecchio mio, son fatto così!”. L’Altissimo inspirò una boccata. Un caccolotto ardente si staccò e impattò proprio al centro della tunica. “Ma Allah di quel…”. Se avesse avuto bocca per ridere, l’oculus avrebbe riso. In sua vece la morte si concesse un ghigno sottile. Dio fece capolino col pollicione dal buco.
“Ma tu guarda che roba, era quasi nuova, aveva solo dodici miliardi di anni, e ora…rovinata!”.
“Se hai la coordinazione occhio-mano di un troll, nuvoletta, non prendertela coi colleghi”.
“BASTA!” tuonò il Ka e al suono di quel comando mondi vaporizzarono, buchi neri collassarono, supernove esplosero e un gatto, da qualche parte diciassette anni-luce più indietro, si lasciò scappare uno starnuto (e la cosa è ben strana se uno ci pensa: quante volte un gatto starnutisce? Son talmente poche che per forza devono significare qualcosa di grosso, non trovate?). Dio e il Diavolo si fecero piccoli piccoli sulle seggiole come studenti sorpresi a copiare.
“Imbecilli” osservò la Morte. Il Ka dardeggiò uno sguardo severo (e nettamente anziano) e per qualche altro millennio nessuno parlò. Stavolta fu proprio lei a riprendere il discorso.
“Sarà l’ultima possibilità che la sua trama gli permette. Ma c’è. E noi dobbiamo dargliela. Vuoi pensarci tu?” proseguì volgendosi verso Dio. Il quale, riacquistato in una frazione di secolo il suo aplomb, sbuffò un anello di fumo che sembrò incorniciare Tarazin per un attimo soltanto.
“Ha detto un sacco di volte che non vuole più avere a che fare con me. Chi non mi ama non mi merita” terminò. E aggiunse: “U.u”.
“Tu, pecorina?”. Il Diavolo storse il naso all’epiteto.
“Non posso stipulare due volte lo stesso contratto con lo stesso mortale. Sono le regole, mi dispiace”.
Il Ka ruotò verso la Morte. La quale svanì in uno sbuffo di polvere grigiastra. Il Ka si produsse in un ispirato facepalm.
“Dio che nervi”.
“Sono qui e hai tutto il mio compatimento. Quindi?”.
C’era qualcosa di sarcastico nel fare dell’Onnipotente, e l’Immondo accostò il suo sorriso sornione a quello del compare.
“Quindi lo faccio io”. La coppia di sorrisi si allargò.
“Non è un po’’…irregolare?”.
“Mai quanto assegnare un lavoro a qualcuno che dovresti invece torturare per l’eternità, vecchio caprone”. Il Ka pigiò pulsanti, spostò leve e fece scattare interruttori. Senza alcun effetto speciale accessorio, il telaio continuò a fare esattamente quello che stava facendo (ovvero ordire il destino di miliardi di esseri viventi, in questo e in altri mondi: il Ka è una ruota…anche se ha l’aspetto di una vecchia tabagista sovrappeso. Anche lei può rotolare con un po’ d’impegno).
“Gli ho appena assegnato un grado IV e mezzo”.
“Ah come l’altra. Appena sotto i malati mentali…”.
“Te li fai e poi li accoppi”.
“Detesto i luoghi comuni” sbuffò l’Altissimo in una nuvola bluastra. “E comunque si chiamano psicopatici”.
“Tu ne sai qualcosa eh? Li hai fatti trucidare l’un l’altro per secoli…”
“Colpa dei colleghi! Non sanno capirmi!”.
“BLA BLA BLA le solite scuse”.
“Non sembra comunque che la faccenda ti dispiaccia, pecorina…”.
Il Ka sbuffò davanti a quell’ennesimo scambio. Facile classificare come matto nella testa chi ha gli squisiti problemi dei mortali…anche se al confronto di quei due, tutti i pazzi di tutti i mondi possibili sono solo dei modesti dilettanti. Gettò un’occhiata alla trama e nell’intricato disegno delle linee del destino vide il nuovo tassello sfiorare la vita di lui. Era un inizio. Ma sarebbe servita fortuna.
La vecchia sorrise e subito dopo sparì, lasciando l’Altissimo e la Bestia al loro alterco. Il tavolo fluttuante si era appena lasciato alle spalle la costellazione dell’Aquila e il Sole ammiccava, piccolo e luminoso, diciassette anni-luce (e rotti) più indietro.

…direi che potete trarre da voi le conclusioni di questo post…al di là di quella, evidentissima ai più, sul mio stato mentale ^______^

HELL YEAH! *_*

:)

 
5 commenti

Pubblicato da su 9 agosto 2015 in Fuffosità, Racconti, Scrittura

 

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5 risposte a “Dio sedette per primo al tavolo…

  1. gianni

    13 agosto 2015 at 20:08

    Sia fatta la volontà di Zaphod! :D

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  2. SoniaAinos

    13 agosto 2015 at 14:36

    “Oh per Me” è stato piuttosto difficoltoso ma poi mi sono scrosciata per terra dalle risate LOL
    Per il resto che posso dirti, potrebbe essere il copione per una commedia ^^

    Liked by 1 persona

     
    • Cal Mood

      15 agosto 2015 at 11:18

      Felice che ti abbia strappato un sorriso xD anche se è al livello delle menate che raccontavo ai miei studenti nell’intervallo (tipo “sai perché un omosessuale non può fare carriera in una nota catena di sumermercati? Perché…no woman no Crai”). Quindi non fa ridere :P

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