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Recensione: I Regni di Nashira 3 – Il Sacrificio (parte II)

06 Apr

Direi che il titolo si spiega da sé: e devo dire che mi aspettavo di peggio. Nell’ultima parte infatti il libro diventa buono. Piacevole. Leggibile. Questo non cancella le ingenutà e le cadute di stile della prima, e non elimina la linearità e la prevedibilità della trama, ma è onesto dirlo. Anche per questo non ho saputo tranciare un giudizio definitivo. Dovrete accontentarvi del voto alla fine.

Cominciamo dunque con un riassunto della puntata precedente, che direi si presta bene anche come cappello introduttivo: c’è Saiph che diventa Gary Stue e c’è Talitha che rimane Mary Sue; c’è Megassa che sembra un cattivo di Austin Powers e c’è Verba che ha scoperto, dopo la vocazione di muratore dei poveri, anche quella di talpone in cerca delle sue origini. Ci sono i Beati di Beata che vorrebbero passare tutto il tempo a farsi i cilotti con le foglie di Talareth e c’è il mondo che deve finire, e qualcuno deve pur provare a evitarlo. C’è soprattutto un libro che si salva in calcio d’angolo, come detto, e che se fosse stato scritto sin dall’inizio come nell’ultimo terzo, con il mostrato al posto giusto e la fuffosità che inizia finalmente a scemare, avremmo avuto a disposizione un prodotto finalmente e oggettivamente valido. Sarà per Nashira 4 a questo punto.

Riuscirà questo povero mariachi a ritrovare il sorriso prima della fine del libro?

Riassunti i fatti, damose con la roba nuova, che c’è ancora qualche secchiata di colaticcio da tirare su, prima di dire che il peggio è passato!

La prima cosa a cui assistiamo nella seconda parte del libro, è Saiph che, appena diventato Messia, fa seppellire tutte le armi dei ribelli: solo a me sembra un’idea diversamente astuta?

«Chi vuole combattere può unirsi ai ribelli o agli uomini di Megassa» dichiarò Saiph perentorio. «Queste sono le regole di Gomea Erath.»

Vieni coi ribbelli, ci abbiamo l’adròga ^________^ no sul serio, va bene gli ideali, va bene la sindrome di Gandhi, ma in un contesto di guerra civile, ti sembra logico disfarti di tutte le tue armi? E se la prossima volta incontri dei Talariti, per i quali le chiacchiere sul Messia stanno come la merda di drago di terra (rosso fuoco)? Un libro per ragazzi non deve essere un concentrato di idiozie e buoni sentimenti che fanno cariare i denti: deve essere verosimile, e NON lo è che una torma di sanguinari sventratori decida di punto in bianco di fidarsi ciecamente di uno che, per quel che ne sanno, potrebbe pure essere un mago rinnegato che fa la parte. E non mi venite a dire che ogni singolo ribelle ha una fede incrollabile nella venuta del Messia. Lo trovo molto tirato per i capelli questo rivolgimento: possibile che pochi o nessuno dubitino? Son tutti grulli che si fidano del primo bischero che viene? Ovvìa…

Segue replica dell’addio: Saiph che raccomanda a Melkise di tenere d’occhio la sua patatina, Melkise che dice di si, di stare tranzollo, che non getterà ponti solidi con la sua passera col suo intimo, ecc ecc ecc…a proposito, posso lasciarti giù Grif? Sai si fa le pippe guardandola dormire e allora…massì massì nessun problema…tra l’altro ci serve un drago…aspè, chiamo uno dei capi della feccia, ci dirà che ne hanno portato uno dal Bosco del Divieto per trasportare le armi, ma oh, è vostro chiavi in mano se volete…
Il mattino dopo:

Il risveglio di Talitha non fu dei migliori. Per addormentarsi aveva vuotato una fiasca di porporino e la testa le doleva da impazzire.

Se scrivevi che s’era fumata ‘n poro con Erhyan e il custode del tempio era no buono, ma l’alcool, che è droga legale, va benissimo eh? ;) I tre dell’avemaria si ritrovano poscia al drago, si salutano e…

Talitha e Saiph si guardarono un’ultima volta. Poi, come già aveva fatto Melkise, lei si avvolse sul volto una sciarpa intrisa di aritella, e appese al collo del drago un cristallo di Pietra dell’Aria legato a un piccolo ramo di Talareth. Si sarebbero mossi per gran parte del percorso all’aperto, forti del fatto che Rejal era un animale del Bosco del Divieto, abituato a volare per lunghi tratti anche in assenza di aria. Quanto a loro due, una parte considerevole dello spazio nella navicella stipata di provviste, sotto il ventre del drago, era occupata da sacchetti della sostanza gelatinosa che serviva per respirare.

…ma Cristo onofago (non è una bestemmia, se non lo capite vuol dire che siete ignoranti, ergo cazzi vostri d.d) pure nelle scene d’addio non rinunci a ficcarci un infodump??? >.< forse la Licissima teme davvero che il lettore medio sia un DSA a cui devi spiegare tutto per filo e per segno: non è meglio – l’avrò detto un tozziliardo di volte – se questa cosa la fai trasparire dalla trama, invece che raccontarla? Ad ogni modo c’è spazio per scoprire, la sera, che quel piccolo falegname di Grif si è imboscato fra i bagagli: invece di gonfiarlo come una cornamusa Melkise abbozza.

Arrivarono a Larea dopo due settimane di viaggio, che trascorse tranquillo. La scelta di muoversi all’esterno aveva pagato.

Bastaaaaa! Giuro che sto per urlare ç_ç in qualsiasi caso, la missione adesso  di infiltrarsi nel monastero ricostruito e poi raggiungere la biblioteca, dove, fra incunaboli perduti e tomi rosicchiati (dalle nutrie) come se piovesse, Talitha cercherà informazioni sull’Entelma in un libro che non ha mai visto e che non ha idea di come trovare. E che non è neppure sicura che ci sia. Ma siccome la sportiveggianza è nulla senza controllo (cit. QuelTaleAle) noi ci ficchiamo a testa bassa nei guai e vediamo come uscirne dopo d.d fine stratega la patatina.

Dopo un’infliltrazione à la Splinter Cell nel monastero di Larea, dunque, Melkise si incarica di sequestrare una vecchia babbiona che dovrebbe essere la sorella delle chiavi:

Talitha gli aveva indicato con chiarezza l’obiettivo, e se funzionava come a Messe, la sorella Custode possedeva tutte le chiavi del monastero. Il suo alloggio si trovava all’inizio dell’edificio che ospitava le celle delle novizie.

Hem…come fai a saperlo se non ci sei mai stata? Tu lo supponi, ma quale stratega con un briciolo di cervello rischierebbe la ghirba sulla base di una mera supposizione? O è come la storia delle cassepanche, tutte quante col fondo segreto di serie, o c’è qualche scusa becera a fare l’accompagnamento, tipo che a Talaria tutti i monasteri sono costruiti a partire dalla stessa planimetria :P Comunque, momento “eccheccos’è”, in altre parole: basuntur (è latino capre ignoranti!).

Videro passare due Combattenti, ma lo sguardo di Talitha fu subito catturato da qualcos’altro: davanti a quello che sembrava l’alloggio della Piccola Madre c’erano quattro guardie armate di spade. Le riconobbe all’istante, e un’ondata di odio le riempì il cuore. «I Guardiani di mio padre» disse con voce strozzata. Portavano le insegne della guardia personale di Megassa.
«Pensi che sia qui?»
«Ne sono sicura» rispose Talitha.

E da qui in poi, tra una descrizione fuffosa…

Gli occhi della Custode, spalancati dalla paura, e la sua bocca piccola e piena, infossata in un paio di guance ben nutrite a succo di porporino e selvaggina, davano alla sua faccia un aspetto ancora più florido e rotondo. Annuì con un sussulto, e il viso le tremò.

(ma argh, la devastante ipotassi! Mi serve un polmone artificiale SUBITO!)…aforismi da Mago Othelma…

Si fermarono davanti a una porta d’oro, sulla quale erano incisi fregi geometrici e una citazione dal Libro delle Rivelazioni:
LA SAPIENZA È UN FIUME SOTTERRANEO CHE SCORRE LÀ DOVE DIMORANO GLI DEI.

(e se la mi’ nonna avesse avuto l’ante, la sarebbe stata un componibile IKEA, maremma ‘ntehamata)…e un ribollir di sdegno…

Non era quello il momento. Ma in futuro nulla l’avrebbe fermata, e avrebbe avuto la sua vendetta.

MUAHAHAHAHAdicevamo? I due, con sprezzo del pericolo e ardimentoso ardimento (nonché mitica miticità) si fanno aprire la strada dalla vecchia cialtrona, poi la spediscono a nanna non appena arrivano alla biblioteca. Qui, naturalmente, giunge loro un insperato aiuto per una ricerca altrimenti improba: il Mistico OPAC!

grumpy-meme

E invece si!

Al centro della sala si apriva uno spazio rotondo largo una ventina di braccia. Gli scaffali erano disposti tutt’intorno, a guardare quella piccola piazza. In mezzo, su una scrivania di pietra, erano appoggiati alcuni volumi. Il libro che cercavano era lì, rilegato in pelle nera, con borchie di metallo: l’indice di tutti i volumi presenti nella biblioteca.

…chissà se usa la classificazione Dewey? :P A parte il fatto che l’intera sequenza di vicissitudini fino a qui richiede di sospendere l’incredulità in modo abbastanza sostenuto (un po’ come vedere Ajay di Far Cry 4 che va sull’Himalaya, a 8030 metri, là dove osano i pinguini, in giacchetta blu) perché non so voi, ma io non mi getterei a capofitto in una ricerca del genere senza sapere:

  1. se ciò che sto cercando si trova effettivamente dove lo sto cercando (e Talitha, per sua stessa ammissione, non c’è manco mai entrata in quella biblioteca), e
  2. come faccio a trovarlo rapidamente, nel caso

Pensare a qualcosa di creativo invece? Mettici un cristallo di pietra dell’aria con un qualsiasi sarcazzo imprigionato dentro che memorizza tutte le informazioni sui libri, e per leggerlo obbliga Talitha a ingaggiare una lotta mentale con l’entità intrappolata. Ma il Mistico OPAC…il MIstico OPAC

Perché mi fai ciò, Licia? Lo sai che in fondo (molto in fondo) ti amo d.d a questo punto la Nostra scopre che i colori delle mattonelle sul pavimento della biblioteca corrispondono ai colori dell’inchiostro usati per scrivere le varie pagine del tomo, e in quattro e quattro sessantaquattro la ricerca è bella che finita.

«C’è un codice in questo indice.
Le annotazioni scritte in un certo colore riguardano libri che trattano lo stesso argomento.» Gli fece vedere la legenda. In effetti erano riportate diverse discipline – storia, erboristeria, religione e così via – ciascuna vergata con un inchiostro di colore differente.

[…]

Melkise osservò di nuovo la legenda alla fine del libro. La scorse con un dito: c’erano una cinquantina di differenti argomenti. «Sotto quale categoria credi sia registrato il libro che cerchiamo?»
Talitha guardò la lista. La consultò più volte, poi parve aver maturato una decisione: «Direi che potrebbe stare sotto “religione”, e come sottocategorie “antichi culti” e “Regno dell’Inverno”, dal momento che si tratta di un’opera che viene da lì… Proviamo a seguire questa strada, mi sembra la più probabile.»

Cogliete vi prego l’inutile perifrasi e l’intrinseca fuffosità del “parve aver maturato una decisione” <.< perché dopo il momento “eccheccos’è” abbiamo il momento “WTF!”. Provate infatti a pensare: che succede in una sessione di DND quando il party si infiltra nella magione dell’Evil Overlord™ (o di un qualche suo tirapiedi preso a caso) per cercare icché devono cercare? Bravi, arriva il miniboss! xD

Grele si svegliò al rumore di qualcuno che bussava trafelato (O.o? Cosa cazzo è un bussare trafelato, Licia?) alla sua porta.
«Aprite, aprite» urlava.

[…]

Si alzò dal letto e andò alla porta. Davanti a lei, una consorella in camicia da notte coperta da una vestaglia strettamente legata in vita, i capelli scarmigliati e il volto deformato dalla paura. La riconobbe: era la Bibliotecaria, gliel’avevano presentata appena arrivata.
«Spero tu mi abbia svegliata per un valido motivo.»
«La figlia di Megassa è qui!» proruppe la sacerdotessa d’un fiato.
Grele la guardò allibita. «Di cosa stai blaterando?» sibilò.
«Ve lo giuro, è nella biblioteca! Con lei ci sono un uomo e un ragazzo!»
Le spiegò con voce rotta che, in preda all’insonnia, aveva deciso di andare in biblioteca per (un incontro bollente coi Femtiti da compagnia, brutta zozzerellona d’una topa da biblioteca!) continuare una ricerca. Uscita dal suo alloggio, che si trovava non distante dalla biblioteca stessa, aveva trovato il montacarichi assicurato in basso – fatto già di per sé insolito – e un corpo esanime a terra. Si trattava della sorella Custode. La biblioteca era aperta e, sporgendosi appena, aveva scorto gli intrusi.

Che dire, chapeau al basso profilo! No dico, è davvero ge-gna-le non preoccuparsi di:

  1. imboscare convenientemente il corpo della babbiona con le chiavi (sbudellarla e scaraventarla giù dalla pianta forse sarebbe stato troppo, per un libro Young Morons Adults, ma anche organizzare meglio l’infrattamento è cosa alla quale due guerrieri, che non sono i proverbiali grunt senza cervello, dovrebbero pensare), e
  2. almeno chiudere la cazzo di porta, non che la lasci spalancata per far sapere a tutto l’albero che ci stanno i briganti.

In ogni caso la faccenda si fa calda: un altro combattimento! Ma non uno qualsiasi, è nientemeno che l’incontro fra il Protagonista e un Antagonista! Io me lo aspetto epico, ben descritto, significativo e soprattutto dall’esito non scontato: non mi posso aspettare che Tally ci lasci le penne, ma Melkise? Grif? Feriti a morte e Talitha che deve uccidere Grele per salvarli???

…niente di tutto ciò, Dio Gatto Panceri (scusa Signore) ad incominciare dal campo lungo del boss ammantato che emerge dalle ombre, scena topica presa di peso da un qualsiasi film di serie B…

Corsero lungo una delle navate, verso l’uscita. La luce della torcia non riusciva a spingersi più in là di una ventina di braccia. D’un tratto, dal buio Talitha vide emergere una figura. La riconobbe all’istante, sebbene fosse diversa da come la ricordava (…wut?) e nulla nel suo aspetto richiamasse alla mente la ragazza altezzosa che aveva conosciuto a Messe. Ma era lei, ne era certa, lo capiva dai suoi occhi, da come la guardava.

(fargliela atterrare davanti a mo’ di ninja, Assassin’s Creed-style, era troppo? Comunque che cazzo d’occhi ci ha Talitha, che vede quelli di Grele attraverso l’ombra, mentre corre, in un posto male illuminato e presumibilmente a una distanza di svariati metri?) passando per l’immancabile fuffacombat raccontato-misto-mostrato (non è dei peggiori ma il cappello introduttivo e introspettivo – proprio quando l’azione richiederebbe invece di essere veloce – ve lo voglio proprio mostrare)…

Talitha sguainò la spada e si mise in posizione d’attacco. Si sforzò di non guardare quel volto, ma si costrinse a pensare a Saiph bastonato, al suo viso trasfigurato dal terrore, al suo corpo appeso per le catene nella prigione, quando era andata a salvarlo, la notte in cui era scappata dal monastero. Aveva bisogno del suo odio per combattere, altrimenti non sarebbe riuscita a sopraffare il devastante desiderio di vendetta di Grele. Odio contro odio, come ai vecchi tempi, come quando ancora stava con i ribelli. Strinse la presa intorno all’elsa della spada. (>.< giusto perché si era detto di usare frasi brevi, nelle situazioni concitate, che trasmettano al Lettore il senso di urgenza)
«Sono pronta» disse.

…fino all’epilogo, anche qui scontatissimo: perché forse Talitha può uccidere chi ha cercato più e più volte di aprirle la pancia per vedere di che colore è il suo utero? :P

[…]

Eppure, all’improvviso, tornò a respirare, gli artigli che le stavano dilaniando il ventre si ritrassero e il dolore diminuì. Grele lanciò un grido e cadde all’indietro.
Dietro di lei, Melkise stringeva l’elsa della spada.
«Stai bene?» chiese immediatamente.
Talitha si limitò ad annuire. Ancora non aveva ripreso fiato, e ogni fibra del suo corpo gemeva. «L’hai uccisa?» disse con un filo di voce, vedendo Grele distesa con la faccia al pavimento.
Melkise l’aiutò a rialzarsi. «L’ho solo tramortita, però mi pare proprio il caso di finire il lavoro.»
Talitha barcollò, cercando di mantenere l’equilibrio, quindi gettò uno sguardo al corpo riverso a terra. «Non ora» gracchiò, la gola che le bruciava.
«Ma ti inseguirà fino alla fine del mondo. Vuole la tua pelle, e per poco non se l’è presa» cercò di farla ragionare Melkise.
Talitha però non poteva, non ora che aveva visto il suo volto. «Dobbiamo andarcene, e in fretta.»
«Non ti capirò mai» mormorò lui scrollando il capo.

Manco io, e l’emozione che ho nel proseguire a leggere, ora, è pari a quella che avrei sfogliando un dizionario (perché non gliela fai assassinare a sangue freddo? è proprio una delle cose che io non mi aspetto! ç_ç salva almeno il salvabile, su!). Immancabile adesso la chicca di Megassa che li vede fuggire e s’incazza come il peggiore Overlord dei poveri (l’ho già detto che sembra di essere in un film di serie B?):

Fu in quel momento che Talitha lo vide, una figura offuscata dalle fiamme che batteva il pugno sulla balaustra. Suo padre.

[…]

Megassa urlò la propria rabbia contro il cielo, mentre il calore del fuoco cominciava ad accarezzargli il volto.
«Ti ucciderò, Talitha!» strillò. «Ti ucciderò!»

Per. Favore. No.

…cazzo c’ho la fronte che duole X.x comunque: segue siparietto di Saiph che libera un’altra città senza colpo ferire (una città occupata in cui i Femtiti hanno hanno schiavizzato i Talariti…i quali, pur non credendo al Messia, si fanno abbindolare e si arrendono alla potenza dell’aMMore e delle foglie resinose di Talareth):

Femtiti caddero in ginocchio, qualcuno fuggì, ma anche i Talariti percepivano l’enorme potere che promanava da quel giovane uomo.

Fuffa travestita da approfondimento psicologico segue, non ci facciamo mancare una prova di miticità con cui Saiph fa levitare tutte le armi dei guerrieri per convinverli che lui è figo…lo fa da zero, dite? Magia provata per la prima volta in vita sua e riuscita? Ma no!

L’aveva provata una settimana prima, su alcune spade ammassate in una buca nei pressi di un villaggio che aveva appena visitato. Poche parole, un istante di concentrazione, e si erano sollevate in aria. Era un mistero sul quale cercava di non interrogarsi troppo: non gli piaceva soffermarsi a riflettere sui suoi poteri di Gary Stue Messia.

Evabbèallora…xD non mancano nemmeno due digressioni altrettanto fuffose: uno sguardo a Grele mentre giura odio eterno, vendetta crudele e fuffosissimo furiosissimo sdegno durante una sutura senza anestesia:

Mentre la sua attendente le ricuciva la guancia, Grele urlava, ma le sue non erano urla di dolore. Era rabbia, una rabbia incontrollata e soverchiante. C’era riuscita ancora. Talitha l’aveva battuta di nuovo e, come la prima volta, le aveva lasciato un segno indelebile sul volto. Non bastava essere Madre dell’Estate, e probabilmente non le sarebbe bastato neppure diventare Grande Madre: quella nullità riusciva a essere sempre un passo davanti a lei.

(mi ricorda Cuordipietra Famedoro, il bieco affarista boero, dopo essere stato smerdato per l’ennesima volta da Zio Paperone. Comunque è bello osservare la piccola da lontano, in modo decisamente finto, invece che sentirsi parte della sua collera, respirare l’odore del sangue misto al sudore e ai vapore di acqua calda e medicamenti)…e del buon Megassa, che se tanto mi da tanto, si sta beccando un bel canchero happyfaic:

Megassa non poté fare altro che sfogarsi sui suoi, ma sembrava che lo temessero meno di prima. Avvertiva che non aveva più il controllo della situazione come un tempo. Mentre usciva dal refettorio del monastero, che aveva trasformato nella sala riunioni per i suoi generali, la vista gli si offuscò e sentì la gola occludersi. Un colpo di tosse gli squassò il petto.
Si richiuse nella sua stanza. Bruciava di febbre, la fronte imperlata di un sudore gelido. Tossì ancora più forte, sentì i polmoni ardere. Si domandò se non fosse quella la vera ragione per cui tutti lo guardavano in modo diverso e cominciavano a obbedirgli con minor convinzione.

[…]

Sentiva un peso gravargli sul petto: era la nuova compagna delle sue giornate, quella sensazione continua di soffocamento. Sembrava manifestarsi solo per ricordargli la sua condizione, per sbattergli in faccia i limiti della sua umanità.
Ma io li trascenderò, questi limiti, diventerò un dio, se necessario, e avrò quel che voglio.
Bevve in un solo sorso un bicchiere di porporino posato sul tavolo. Sorrise. Si sentiva quello di un tempo, e presto anche il suo corpo sarebbe tornato all’antico vigore.

Fuffa dalla prima all’ultima lettera. Passiamo oltre, e rendiamo grazie di aver fatto il giro di boa: nonostante si sia impegnata duramente per il contrario, io un po’ di curiosità ce l’ho, di vedere come finisce il racconto della Licissima; torniamo quindi dalla combriccola a dorso di drago, che se la cava da un assalto tipo Jurassic Park 2 (o era il 3?) quando il tipo viene sbranato vivo dai Procompsognatus: è un pezzo reso bene e finalmente si ha l’impressione di essere al fianco dei Nostri. E non crediate che capiti chissà che: l’assalto di un branco di draghetti predatori, il loro, più grande, ferito a morte che precipita mente Talitha cerca di ammazzare quelli che si avvicinano troppo…però è finalmente ben descritto, tranne il solito infodump molesto…

I draghi, piccoli e fulminei, uscirono fuori dalle case, dai rami del Talareth, e sciamarono nell’aria come un nugolo di insetti. Erano tutti grandi la metà di Rejal, ma erano almeno una decina. Avevano il corpo grigio e le ali nere; il capo era piccolo, coronato da una serie di corni rossi. Talitha li riconobbe: erano pencoli, un tipo di drago non molto comune a Talaria, selvatici ed estremamente aggressivi.

…e la chiusa strappalacrime, che sembra ti sia morto un gatto di sedici anni invece che un bestione di cui, fino a una settimana prima, manco sapevi l’esistenza. Io avrei espresso il dolore in modo un pelo più virile, l’avrei dipinto più come un dispiacere che un distacco struggente, che non ha molta ragion d’essere a mio avviso.

«Aspetta» disse quando ebbero finito. Tornò da Rejal e si sedette accanto a lui. Gli accarezzò il muso, lo guardò un’ultima volta nei grandi occhi fieri che avevano dominato montagne e visto i soli sorgere e tramontare nei cieli di Nashira per condurre lei e i suoi amici alla meta. Non poteva sopportare di vederli spenti, spalancati su quel luogo desolato. Si concentrò un istante. Dalla sua mano scaturì una lingua di fuoco che in breve si comunicò al corpo dell’animale. Un lampo, e Rejal fu avvolto dalle fiamme.
«Grazie di tutto» mormorò.
«Talitha, avanti!» la chiamò Melkise.
E lei lo seguì, mentre di Rejal non restava che un bagliore distante, nella solitudine di quella distesa nera.

…non possiamo farcelo alla griglia? Paillarde di drago? Tanto, visto che è morto, va solo sprecato…no eh? >.> Il viaggio verso il lago Trimio, dove deve trovarsi icché devono andare a recuperare per completare la Main Quest, riprende, anche questo finalmente mostrato, e per di più senza appesantire la narrazione, ma anzi dando l’impressione (finalmente cazzo!) di essere vicino ai tre pellegrini sperduti, di dividere con loro la fatica della marcia, di respirare l’aria stantia dell’aritella e vedere il paesaggio lunare oltre le chiome dei Talareth: che la Liciosa sia tornata in buona? :P La serie fortunata continua fino all’arrivo a Tiviri, la città sul lago Trimio, nascosta sotto la chioma di un Talareth di palude; i tre non lo sanno, ma sulle loro tracce Grele ha mandato un altro miniboss: la Cacciatrice *_* suona fuffoso, come sarà il combat? Descrizioni pregevoli seguono, e il libro sembra davvero risollevarsi mentre seguiamo i tre mentre penetrano nel monastero cittadino, abbandonato e razziato, in cerca della Gemma Primeva. Che non trovano; e allora?

Talitha fece tutto il giro del tempio, un oscuro presentimento nel cuore, che trovò conferma quando, oltre una colonna, vide un piccolo scrigno di vetro, con dentro un cuscino di velluto bianco, macchiato di sangue e gonfio di polvere. Il vetro era infranto, e sul cuscino non c’era più nulla. Si intravedeva solo l’orma lasciata dalla pietra, rimasta in quel luogo chissà quanti secoli, grossa quanto il palmo di una mano. GEMMA PRIMEVA diceva il cartiglio. Talitha abbassò il capo sopraffatta dallo sconforto.
Melkise le si avvicinò. «Se questo posto è stato attaccato, anche Tiviri lo è stata. Magari la Gemma è in mano ai ribelli, ora.»
Talitha lo guardò e annuì.
«È una cosa preziosa, giusto?» continuò Melkise. «Mi sembra perfetta per un bottino di guerra, a maggior ragione se si tratta di una reliquia: immagino che per un Femtita ribelle sottrarla al nemico sia una soddisfazione non da poco.»
«Sì, ma il ribelle in questione può essere ovunque.»
«Può essere proprio qua sotto» la interruppe Melkise indicando il pavimento. «In genere i ribelli lasciano sempre qualcuno a guardia dei posti che hanno conquistato, no?»
Talitha rifletté un istante. L’unica traccia che avevano si era dissolta, non potevano fare altro che gettarsi su ogni ipotesi possibile, e quella che le stava proponendo Melkise era la più probabile.
«Non ci resta che tentare» disse risoluta. «Scendiamo.»

-_- inventiamoci qualcosa di più creativo, mi sembra di rileggere una storia che avevo scritto a dodici anni: la trama è bloccata, ma non avendo la capacità di inventarmi qualcosa di utile per riavviarla, scado nell’ovvio e nella fuffa. Fagli parlare con gli spiriti dei morti, tipo Jonah Hex, per dirne una: sarebbe pure questo un bieco espediente, ma…non so, credo mi avrebbe soddisfatto di più. Ci sarebbe comunque da lavorare per inventarsi qualcosa di non fuffoso, io lo riconosco per primo, questi sono i punti critici della narrazione…
Poiché – naturalmente – la successiva trovata dell’infiltrazione stealth fallisce (cazzo fare una magia per diventare parzialmente invisibili no? Dopo che ci son state levitazioni e kamehameha a partire dal secondo tomo, sarebbe il meno…

  • idea buttata lì: potevi fare in modo che i riBBelli li sorprendessero davanti alla teca infranta, sarebbe stato ragionevole: “mi son distratto eh si eh…” xD credo sarebbe stata l’unica strada per evitare la fuffa.

Ad ogni modo:

Stavano per entrare in una casa dalla porta sventrata, quando udirono un rumore di passi concitati.
Ribelli, almeno sette. Si gettarono su Grif senza esitazioni; pochi secondi, e uno di loro gli puntava un coltello al collo. Talitha portò la mano all’elsa della spada, ma la lama del ribelle incise la pelle di Grif. Una goccia di sangue gli colò lenta giù per il collo.
«Piano, piano… starei molto attenta, se fossi in te» disse una voce roca.
Talitha guardò Melkise: aveva la mascella contratta ed era bianco come un cencio, ma alzò le mani.
«Ecco, vedi? Il tuo amico sì che è una persona intelligente. Allora?» Il Femtita che stava minacciando Grif la sfidò con lo sguardo.
Talitha capitolò. Sollevò lentamente le mani e, mentre lo faceva, il Femtita eruppe in una grassa risata. I suoi uomini furono su di loro in un lampo. Presero le armi e li immobilizzarono.

Sarebbe stato anche estremamente caruccio, se tu avessi sfruttato/approfondito lo spunto della possessione da parte della spada di Verba, che Talitha NON si arrendesse: sopraffatta dalla rabbia istigata dal legame magico, si rivolta e li stermina tutti con facilità, ma il piccolo scagnozzo ci rimette le penne (magari trafitto nella concitatezza dell’azione); e mo’ con Melkise che si fa? Avresti davanti un ventaglio non indifferente di possibilità, e cosa più importante di tutte, sarebbe qualcosa che il Lettore non si aspetta assolutamente. Manco di striscio. Conflitto, rivolgimento, la trama che prende una direzione diversa da quanto ci si attende e il recensore che ha un orgasmo nel constatare che sei diventata una scrittrice. Ma tanto, chettelodicoaffà…
Beviamo l’amaro calice fino in fondo, ovvìa…

Talitha rimase rigida sotto la loro presa, ma non fece resistenza. Il capo mollò Grif, che venne preso in consegna da un altro Femtita, e si avvicinò a lei.

[…]

Sul suo petto, montata in modo approssimativo al centro di un’armatura racimolata chissà dove, brillava una pietra viola, grande quanto il palmo di una mano. Non le ci volle molto a riconoscerla: a un nulla da lei, eppure irraggiungibile, splendeva la Gemma Primeva, l’Entelma degli Assyti.

..:diciamo che, sfruttando l’idea dell’imboscata nel tempio, questo ci stava. Così è di una fuffosità indecente (chi ha detto “le mie fanfic da dodicenne”, che vi magno l’occhi? X.x). Torniamo da Saiph che ha gli incubi e sogna di morire: eh già, perché è proprio questo che Verba gli aveva predetto, in un estratto che forse ho tagliato e forse no. Se diventi il Messia, crepi. Ora si spiega il perché di tanta ritrosia: non erano motivazioni etiche, ma il ben più prosaico freddo ai piedi :P
Abbiamo dubbi sul fatto che arrivi la donzella di conforto?

La porta si aprì e Lakina entrò allarmata. «Cosa succede?» Si sedette accanto a lui e gli prese la mano. «Ti senti male?»
Saiph ritornò in sé. «Non preoccuparti… era solo un brutto sogno» disse.
Ricordò che si trovava in un villaggio a ovest del Regno dell’Autunno. Ci era arrivato la sera prima, dopo un lungo viaggio a dorso di Kalatwa.
«Il solito incubo?» chiese lei, asciugandogli con un lembo del lenzuolo il sudore gelido sulla fronte. Il calore del suo tocco era così terribilmente vivo, così vero e presente.
«Sì.»
Lakina lo abbracciò, e lui la lasciò fare.

Ohoho, I smell a romance! *_* Prevedibile a questo punto: ma fare un eroe misantropo che sta sul cazzo a tutti quanti e le donne gli vomitano addosso, no? Trovata à la Carlton Mellick…che naturalmente sarebbe inaspettata…anyway, spazio-intimità, e grazie a Dio non ci sono metafore fuffose di ponti con gli intimi: solo un raccontato discretamente reso. E altrettanto prevedibilmente, al mattino:

Saiph si vestì in fretta. «Devo chiederti scusa» disse, preparandosi alla partenza. «Quello che è successo stanotte è sbagliato, è stato un tremendo errore. Perdonami.»
Lakina parve stupita. Poi, d’improvviso, sorrise comprensiva. «Non ce n’è bisogno. Tu non devi mai chiedere perdono a nessuno.»
«A te sì» disse lui. «Non è questo il modo, non dovevo.»
«Saiph, io ti seguo perché credo nelle tue parole. E la mia fede è più grande di qualsiasi altra cosa, anche di quello che provo per te.»
«Non deve succedere mai più.»

Anche fare in modo che l’Eroe si goda il momento senza fare ciò che ci si aspetta – cioè sentirsi in colpa (per cosa poi? Questo mentecatto sarà un adulto, in quanto eprsonaggio libro, ma ha le fisime di una quindicenne in tempesta ormonale d.d) – è un modo per spiazzare il Lettore. E se Saiph le fa i complimenti, le dice che gli è piaciuto e spera di rifarlo presto? Il cinismo improvviso di qualcuno che ha capito di essere diventato importante, e in modo estemamente umano ci marcia sopra, sarebbe stata una ventata di freschezza. Mettere da parte l’idea di Talitha in quanto amore irraggiungibile avrebbe dato profondità al personaggio. Ne avrebbe innescato una evoluzione inattesa (al contrario del mettersi a fare il Messia, talmente preannunciata che non stupisce manco per il cazzo) e avrebbe introdotto un nuovo elemento di conflittualità, che sarebbe precisamente ciò che vorrei vedere.

Ad ogni modo, nel nuovo teatro di guerra Saiph si incontra con Levish: le premesse sembrano forse spingere verso questa evoluzione del personaggio che io non mi aspetto…

Sentì una risata. Si voltò e vide un Femtita farsi avanti, le mani piantate sui fianchi.

[…]

Nei suoi occhi ardeva una fiamma che impressionò Saiph. Erano gli occhi di un folle, gli occhi di chi non si trattiene davanti a niente. Erano quegli occhi che avevano radunato tutta quella gente e la stavano spingendo al massacro.
Quest’uomo non si ferma con le parole, pensò con un brivido.

La faccenda si risolve in modo del tutto prevedibile:

Alzò il Bastone, poi lo lasciò un istante e lo riafferrò dalla parte del cristallo di Pietra dell’Aria. Persino Levish si fece indietro, mentre i suoi mormoravano increduli.
Saiph lo guardò gelido. (Levish starnutì d.d)
«E tu? Tu ce l’hai questo potere?» e indirizzò verso di lui il Bastone.
Levish indietreggiò di mezzo passo, ma poi si costrinse a rimanere fermo dov’era (fuffa). I suoi occhi s’incupirono. Contrasse la mascella, poi, d’un tratto, sorrise.
Si avvicinò e agguantò il Bastone con una mano. La sua espressione era imperturbabile, una maschera scolpita nel legno (fuffaa…). Subito però il mento cominciò a tremargli. Il suo viso si contrasse in una smorfia di dolore. Le vene affiorarono sulle braccia gonfie e tese, le spalle si curvarono come colpite da mille frustate (fuffaaaaaa…).
Cadde in ginocchio, trafitto da un dolore invisibile (LA FUFFAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!! >.>).
Saiph lo guardò costernato. (-_-)
Levish mollò la presa e si rimise in piedi, lentamente. Il suo viso era tornato impassibile e altero (-_________-”’).
«Andiamo» disse ai ribelli. «Questo buco non ha nessuna importanza, che si godano la loro libertà finché possono, perché molto presto la guerra li spazzerà via. Gli dei lo vogliono!»
Si levarono grida di esultanza.
Saiph lo osservò allontanarsi insieme ai suoi, e solo quando li vide scomparire in uno dei camminamenti tirò finalmente un sospiro di sollievo.

…e sul finire del pezzo Levish e i suoi scagnozzi violano il principio di incompenetrabilità della materia, dopo aver fatto un bel raccolto di emtafore e similitudini tutte quante ugualmente fuffose :P cazzate a parte: è del tutto prevedibile che i due si comportino così; sembra di leggere un copione già scritto, perché invece non li fai combattere? Perché non tieni fede alla frase per cui:

Quest’uomo non si ferma con le parole, pensò con un brivido.

IO NON MI ASPETTO CHE SAIPH COMBATTA! Perché non lo fai? Magari, mentre i due sono sul punto di scannarsi a vicenda, fai intervenire Lakina, così magari qualche dubbio alla marmaglia gli viene: che razza di messia è, uno che si fa difendere da una femmina? A ‘sto punto ci sta tutto che Levish se ne vada tutto sprezzante, perché in realtà è lui che ha vinto, senza colpo ferire. E siamo di nuovo al conflitto, che dici di amare ma ti manca…
Invece è Levish, paradossalmente (e potevamo aspettarci altro?) a dover cercare la riparazione…

«Percepisco con chiarezza la vostra esitazione» disse d’un tratto, percorrendo con lo sguardo gli astanti. Sentì l’imbarazzo serpeggiare tra i suoi uomini. Molti chinarono lo sguardo con aria colpevole. «Avverto che quel che è accaduto vi ha lasciati confusi, stupiti, probabilmente» proseguì.
Si prese un istante di pausa. Sapeva bene che l’arte di parlare alle truppe non era dissimile dalla musica: era questione di tempi, ritmo e intervalli.
«Ve lo dico io cosa dovete pensare» aggiunse all’improvviso, a voce più alta. «Che non c’è niente di cui dubitare, niente di cui aver paura. La fede è un cammino arduo, intessuto di trappole e tentazioni, ma è una strada dritta. Nel vostro cuore, sapete qual è la via. Il mio compito è solo ricordarvelo.»
Sentì che li aveva già in pugno.

Nulla da dire: questi Femtiti hanno la profondità d’animo dei cartonati dell’Unieuro d.d naturalmente non uno degli uomini di Levish dubita. E non uno degli accoliti di Saiph fa lo stesso. Cazzo che piattume d.d segue approfondimento psicologico di Levish, giusto per aggiungere una parvenza di terza dimensione: i Talariti gli hanno ammazzato la figlia a bastonate e…

Era stato quel giorno che aveva deciso. I Talariti dovevano morire tutti, dal primo all’ultimo. Quella sera aveva avuto una visione: Mira stessa glielo aveva rivelato, era il Messia, e il suo compito era sradicare dal mondo la piaga talarita. Con costanza e determinazione si era messo a capo della ribellione. E da quel momento in poi non si era dedicato ad altro, passando sopra a ogni forma di pietà, persino con i suoi, quando lo deludevano, quando non aderivano anima e corpo alla missione.

Hem…prima c’era Gerner…la fregola del Messia ti è venuta dopo? Sai che sarebbe stato bello? Svelare che Levish non è altro che un attendente codardo, o semplicemente un opportunista incallito, che ha profittato della morte di Gerner (che ancora non è stata approfondita) per raccogliere una facile eredità. Ciò ci eviterebbe il cliché della famiglia sterminata –> m’incazzo come ‘na jena e giuro vendetta al mondo. Ma ci farebbe scivolare, forse, in un nuovo cliché. Non so, in effetti essere originali a ‘sto punto è impresa improba…
Scontata anche la reazione: Saiph è un problema e…

Jarmal tacque qualche istante. «Cosa intendi fare?»
Levish sorrise dietro la coppa di porporino. «Tu lo sai, non c’è nulla che non farei per la causa.»
«Conosco bene la tua fede.»
«E allora ti basti sapere che ho già un piano per sistemare quel ciarlatano.»
Bevve dalla coppa, ma le sue labbra rimasero atteggiate a un sorriso di sfida.

W la fuffa <.< perché non cercare l’alleanza invece? Hai sempre tempo a farlo fuori dopo se proprio ti va…

Di nuovo da Talitha, rinchiusa in una fetida prigione (ci saranno state grida di scherno ad accompagnare il suo ingresso?) che riflette fuffosamente sul suo passato:

Quando ancora viveva a Messe, in un mondo in pace, non avrebbe mai immaginato che un giorno sarebbe stata una fuggitiva, braccata dal suo stesso padre, ma ancor meno avrebbe pensato di finire nelle carceri della Guardia. All’epoca quell’istituzione rappresentava tutto per lei, e indossarne le insegne era il suo sogno più grande.

Segue segregazione di due giorni a bere il proprio piscio, e pestaggio – naturalmente entrambi raccontati – quindi interrogatorio in pubblica piazza davanti al capo della marmaglia, tale Ghevar. Fuffosità andante durante la quale a Talitha viene detto che la consegneranno al suo babbo, che naturalmente sarà così felice di rivederla che, invece di farle le feste, le farà la festa direttamente d.d

Segue Deus Ex:

Si ritrovò ancora rinchiusa nello spazio angusto della sua cella. Aveva fame, la sete la divorava, ma era soprattutto l’agitazione a tormentarla. Doveva trovare una soluzione, doveva scappare da quella maledetta prigione. Ma come? Le avevano tolto il ciondolo di Pietra dell’Aria, non aveva armi. Non c’era via di uscita, non aveva alcuna speranza.

[…]

Non avrebbe saputo dire a che punto esatto della notte lo scatto della serratura la svegliò. Si appiattì contro il muro, attese che la porta si aprisse, poi si avventò sulla figura che si era affacciata. Le strinse la mani attorno al collo, la gettò a terra e sperò di avere forza sufficiente per metterla fuori combattimento.
Sotto le mani si ritrovò una ragazza, all’apparenza poco più grande di lei, che gesticolava convulsa.
Allentò appena la stretta. «Chi sei?» ringhiò.
«A… amica…» rispose quella con un filo di voce. «Scappare…»

-__________-”’ e possiamo scappare senza la gemma? Almeno, visto che è indubbio che la troverà, fagli sbudellare il gran capoccia!

Il corpo di Ghevar riposava nel letto, tondo e gonfio. Russava, come chi non ha una preoccupazione al mondo. Talitha lo guardò con astio. Per la prima volta da quando aveva abbandonato i ribelli, provò il desiderio di uccidere qualcuno.
Quell’uomo di certo se lo meritava. Ma non lo fece.

Come non detto d.d famola corta: gli furta l’armatura con dentro la gemma e se la batte. Niente fuffacombats, del che rendo grazie. Seguono intermezzi in cui da una parte si mostra Megassa che ha un abboccamento con Levish, in modo da prendere accordi e far fare a Saiph la fine del tacchino il giorno del Ringraziamento, e dal’altra si mostra il predetto Messia intento a confrontarsi con un altro bel cliché fantasy: l’Oscura Profezia™. Un vecchio Femtita infatti capita di punto in bianco al nuovo accampamento dei Beati portando delle tavole scritte da Verba qualche millennio prima, in cui Saiph rilegge e finalmente mette insieme tutte le rivelazioni dell’Eretico: era stato rpedetto che avrebbe portato la pace, ed era stato predetto che sarebbe morto nel tentativo. Mi è piaciuto leggere del modo in cui il personaggio nasconde questa verità sia ai suoi sostenitori, sia a Lakina, sia a sé stesso: finalmente cazzo viene descritto un comportamento credibile, che mostra il lato umano (nel senso Femtita del termine d.d) di Saiph:

Appoggiò la schiena contro la parete del piccolo tempio. Perché aveva voluto sapere? Come sempre, la fame di conoscenza era stata più forte.
Per molti minuti la sua mente rimase del tutto sgombra di pensieri. Le parole che aveva letto l’attraversavano da un capo all’altro e si mescolavano alle immagini dei suoi sogni, a quel palmo di lama che gli lacerava il petto notte dopo notte. Ma non riusciva ad articolare un singolo pensiero che potesse sciogliere l’angoscia.
Posso solo accettare quel che accadrà, si disse, e per un attimo si sentì meglio. Ma una forza dentro di lui continuava a ribellarsi.
No. Voleva vivere. Non si doveva rassegnare, non ora.
Porterò la pace, salverò Nashira, ma non morirò. È solo una possibile immagine del futuro.
Eppure, come era avvenuto quando per la prima volta Verba gli aveva parlato di quella sua visione, in fondo al cuore sapeva. Che era vero. Che avrebbe fatto quel che doveva. Ma adesso non voleva pensarci. Adesso voleva continuare sulla sua strada. Aveva già dovuto rinunciare a quanto di più caro e prezioso aveva, non voleva rinunciare anche alla vita.
Si girò, percependo una presenza. Intravide gli occhi di Lakina brillare dalla porta socchiusa, e le fece cenno di entrare.
Si sedette accanto a lui e gli accarezzò una mano. «Cosa c’era scritto sulle tavole?»
Saiph sussultò. Parlarne gli avrebbe fatto bene, lo sapeva. Da quando era diventato il capo dei Beati, era la condivisione che gli mancava. Ma Lakina non era la persona giusta.

[…]

Come dirle che non era vero? Come spiegarle che tutto rientrava nelle leggi di natura, che quelle erano le parole di Verba? Avrebbe contraddetto quanto le aveva insegnato, e l’avrebbe gettata nello sconforto.

[…]

Saiph rimase di nuovo solo con le tavole. Sarebbe stato il suo atto di rivolta contro il destino. Le tavole dicevano che doveva morire? E lui le avrebbe trasformate nel più grande strumento della missione che si era preso sulle spalle.
La morte si vince anche così, si disse. Non doveva avere paura. Non ora. Per la gente radunata là fuori, per Talaria e Nashira, e per Talitha.

Ce n’è voluta ma finalmente mi sono sentito coinvolto. Era ora. Sempre in questa parte ci viene anche mostrato il secondo – credo – combattimento finalmente degno di questo nome, in cui Talitha e Melkise devono affrontare la ragazza che li ha liberati, e che si rivela essere la misteriosa Cacciatrice sguinzagliata sulle loro tracce da Grele. L’ho letto con piacere, poche fuffosità, e Grif ci lascia quasi le penne (perché non farlo fuori del tutto?): i personaggi sembrano perdere la loro aura di intoccabilità, l’ho già detto che lo scritto migliora? E dunque quale punto migliore per sospendere l’autopsia? ^___________________^

Alla prossima, bestie!

 
3 commenti

Pubblicato da su 6 aprile 2015 in Fuffosità, Recensioni

 

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3 risposte a “Recensione: I Regni di Nashira 3 – Il Sacrificio (parte II)

  1. gianni

    6 aprile 2015 at 19:04

    Ti giuro ora smetto di commentare, è che mi sto sganasciando dal ridere ! Perché il bussare trafelato mi ha fatto pensare a Sheldon! AHAHAAH ! Grele ? Toc toc toc! Grele ? Toc toc toc! Grele ? Toc toc toc! Magnifico… Ok poso i’ fiasco.

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  2. gianni

    6 aprile 2015 at 18:58

    … E comunque leggere del “Megassa” mi fa ridere! :D Ué non fare il megassa… :D :D :D :D Ok, troppo prosecco… !

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  3. gianni

    6 aprile 2015 at 16:44

    Non sei bravo come Gamberetta ma siccome lei non scrive più recensioni… mi accontenterò! :D
    Scherzo… Sulla fase “info” dei racconti… Ma possibile che nessuno riesca a descrivere tipo non so: “tizio aprì uno dei sacchi purpurei della tal sostanza ed inalò avidamente: la navicella si riempì di ossigeno e lui fu grato per l’invenzione di quella roba gelatinosa; chissà il bestio lì fuori come faceva senza respirare per giorni.”
    E invece no, va data la info tipo notizia scorrevole CNN: le creature tal dei tali possono stare senza respirare per mille miglia… Comprati tanti sacchi di ossigeno solido da stipare nelle navette degli eroi!
    Riguardo l’aumentata leggibilità, dai picchia e mena uno impara e/o magari la casa editrice s’è accorta della perdita di abbrivio nelle vendite rispetto alle prime opere, ed ha regalato un/una editor più “scorrevole” alla nostra.
    Comunque io la rispetto per avere trovato la forza di portare in fondo ormai 2000 ? 2500 pagine?
    Che resta un’impresa, non come mangiare 32 hamburger in 1 ora, ma pur sempre un’impresa.

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