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Gli elementi della Vita: istruzioni per l’uso

31 Mar

Le piante, come noi, hanno bisogno di mangiare le cose giuste al momento giusto: diamo loro una dieta scarsa o sballata e loro verranno su stentate e poco produttive; diamo loro ciò di cui hanno bisogno, quando ne hanno bisogno, e loro ci ricompenseranno con longevità e frutti abbondanti.

Lo spunto per questo discorso viene da una chiave di ricerca che ho trovato sul sito, a proposito dei concimi N-P-K: avevo già accennato qualcosa nell’articolo (più di due anni fa, come passa il tempo) sull’agricoltura da città. Adesso è ora di fare un discorso più ampio, senza comunque addentrarci in questioni agrotecniche su cui non ho abbastanza competenze.

I MACRO-ELEMENTI: AZOTO, FOSFORO E POTASSIO

Partiamo dunque da quelli che sono gli elementi della Vita per eccellenza, o macro-elementi: azoto, fosforo e potassio (o, se vogliamo, Nitrogen, Phosphorus e Kalium, da cui l’acronimo N-P-K che vedete sulle etichette dei fertilizzanti) cercando di vedere per ciascuno sia le carenze…che gli eccessi, perché in agricoltura le cose non vanno mai a senso unico e anche curare troppo una pianta può danneggiarla!

L’azoto (N) dunque, per primo, responsabile principale della crescita vegetativa, della taglia e del vigore della pianta, poiché è alla base dei processi di riproduzione cellulare; una pianta ben fornita d’azoto ha una crescita veloce, un aspetto sano, un apparato radicale forte, e foglie e germogli di un bel color Hulk grazie all’elevata quantità di clorofilla presente ^_______^ una carenza si manifesterà invece con una crescita stentata, un colorito giallastro delle foglie e una fruttificazione ridotta, tutti segnali che è bene prendere in considerazione al fine di intervenire rapidamente.

Carenza d’azoto su verdure afoglia verde (fonte: unpugnoditerraeunseme.com)

Per contro, livelli troppo alti di azoto causano rallentamenti nelle fasi di fioritura e fruttificazione, fino ad arrivare al blocco della crescita o alla morte (il cosiddetto “bruciare le piante). Spie di una over-fertilizzazione d’azoto sono il colore verde scurissimo delle foglie, seguito da un ingiallimento e un arricciamento delle medesime a partire dai bordi: non appena ce ne accorgiamo, sospendiamo immediatamente la concimazione e irrighiamo abbondantemente al fine di dilavare i sali in eccesso. Ma sarebbe bene non arrivare a questo punto.

Il fosforo (P) adesso, elemento necessario ai processi di fotosintesi clorofilliana e alla fortificazione dell’apparato radicale: è necessario altresì per lo sviluppo dei fiori, il cui maggior vigore si tradurrà in frutti migliori. In pratica il fosforo è una fonte di energia per la pianta, un po’ come lo è lo zucchero per noialtri :P le carenze e gli eccessi di fosforo si manifestano con sintomi simili a quelle d’azoto, nel primo caso con foglie di color verde pallido tendente al bluastro (prima le più vecchie, poi via via quelle giovani, e se le vedete andate a colpo sicuro!) ed eventuali bruciature a macchie, nel secondo con fogliame estremamente scuro.

Carenza fosforica su pomodoro (fonte: agrisystem.net)

Per finire abbiamo il potassio (K), elemento indispensabile in tutte le fasi della crescita, ma collegato in particolare all’allegagione dei frutti: l’elemento rende la pianta robusta stimolando l’apparato radicale, la fioritura e la produzione, e potenziando le difese naturali delle piante. Il potassio presiede alla produzione di clorofilla, insieme con l’azoto,, e una sua carenza  si manifesterà con un rallentamento della crescita e un ingiallimento delle foglie a partire dai bordi, che si trasformerà in un imbrunimento diffuso accompagnato dall’arricciamento verso l’alto dei lembi.

Carenza di potassio su foglia di vite.

I sintomi sono molto simili, dunque, e non sempre risulta facile capire qual è il deficit; per prevenire a monte il problema, paga senza dubbio la scenta di dare alla pianta ciò che le serve nelle varie fasi della crescita (che guarda un po’, è quello che fanno gli agricoltori professionisti! :P). Indicativamente sarebbe bene somministrare N nelle fasi di crescita, P in fioritura e K in fruttificazione, potendo eventualmente abbinare questi ultimi variando le quantità secondo il progredire della vitadella pianta.

  • la maggior parte dei fertilizzanti in commercio contengono infatti percentuali variabili di tutti e tre i macro-elementi, i cosiddetti titoli: un concime per la vegetativa, ad esempio, conterrà tracce di fosforo e potassio in misura minore rispetto ad uno per la fioritura o la fruttificazione, perché la pianta ha bisogno di tutti e tre gli elementi, in percentuali variabil, durante tutto il suo ciclo vitale.
  • è anche possibile intervneire su carenze specifiche impiegando gli integratori, concimi contenenti un solo elemento che possono essere utili per combattere carenzespecifiche (ma l’idea è quella di evitarle a monte, perché prevenire è seMpre meglio che curare!)

I MESO-ELEMENTI: MAGNESIO, CALCIO E ZOLFO

meso-elementi, o elementi secondari, sono complementari ai macro-elementi e la loro assenza nel substrato causerà carenze e sofferenze allo stesso modo.

Il magnesio (Mg) è un componente della clorofilla  ed è quindi necessario alla fotosintesi, oltre che per facilitare l’assorbimento  degli altri nutrienti, e per favorire l’eliminazione dei prodotti tossici dall’organismo vegetale. L’insufficienza di magnesio si manifesta con la comparsa di macchie chiare sulle foglie (prima le più vecchie e poi le altre), che si estendono fino a causare l’ingiallimento completo della pagina; un chiaro indizio di carenza da magnesio è la presenza delle nervature in evidenza sulle foglie colpite, che appaiono più scure rispetto al tessuto circostante. Il progredire della sofferenza causerà un arricciamento delle foglie a partire dalle punte, ed una conseguenze seccanza.

Carenza di magnesio in foglia di vite.

Per far fronte alla carenza di magnesio alcuni utilizzano la dolomia, altri la farina di alghe: io ho usato qualche volta la seconda e devo dire che ha fatto il suo dovere a correggere il problema ;).

  • La carenza di magnesio è di frequente innescata da una overfert di potassio, che blocca l’assorbimento dell’elemento da parte dell’organismo; vale anche il viceversa, poiché l’accumulo di troppo magnesio può inibire l’assorbimento del K da parte dell’organismo, quindi occhio!
  • L’overfert di magnesio dunque causa sintomi analoghi a quelli di carenza da potassio, essendo le due cose l’una diretta conseguenza dell’altra.

Il calcio (Ca) è un elemento indispensabile alla vita vegetale, in quanto regola la sintesi proteica e favorisce l’accrescimento e la produzione cellulare. Carenze di calcio si manifestano nella presenza di rami e fusti deboli, nel disseccamento/bruciatura delle foglie e nell’avvizzimento dei frutti: emblematici sono i pomodori, che anneriscono, una volta allegati, a partire dalla parte inferiore centrale come in foto.

Carenza di calcio che causa marciume del pomodoro (il cosiddetto “tacu” in dialetto Piemontese).

Viceversa un eccesso di calcio è responsabile di blocchi nell’assorbimento degli altri elementi benefici, e nel conseguente rallentamento generale dellos viluppo della pianta.

Lo zolfo (S) per finire, è il terzo concorrente importante, come componente della clorofilla; di norma il fabbisogno nutrizionale di zolfo viene assolto dall’ammendante maturo, ma è sempre possibile (per quanto più infrequente) che si verifichino delle carenze, le quali si manifestano con sviluppo rallentato e ingiallimenti/accartocciamenti delle foglie.

A confronto due pomodori con carenza di zolfo in vege: non serve che io vi indichi quello che sta male, giusto?

I MICRO-ELEMENTI: FERRO, BORO, CLORO,MANGANESE, MOLIBDENO E RAME

I micro-elementi sono quegli elementi rari accessori utili ai processi vitali della pianta, di cui spesso i substrati sono scarsi. Dato che è difficile parlare di eccessi ci concentreremo sulle carenze, a cui rimedieremo con l’utilizzo degli integratori e dei fertirriganti (cioè i fertilizzanti liquidi)..

Il ferro (Fe) per iniziare, componente importante della clorofilla e utile per lo sviluppo dell’apparato aereo; le carenze di ferro si manifestano con ingiallimenti diffusi nel fogliame, in modo specifico fra le nervature. Il sintomo può essere confuso con la carenza di magnesio, e curato allo stesso modo.

Carenza di ferro (fonte: unpugnoditerraeunseme.com)

L’uso della farina di alghe (o di un qualsiasi concime a base di alghe) infatti, anche in questo caso può aiutare a risolvere il problema; ricordo pure che mia nonna si faceva dare il sangue di vacca o di gallina da chi allevava e macellava, e lo versava nei solchi diluito con acqua. In alternativa possiamo impiegare il letame maturo nella fase di preparazione del terreno.

Il boro (B) è un elemento di cui non si sa molto nell’economia dellapianta: le conoscenze attuali ci dicono che è utile allo sviluppo cellulare, e di conseguenza all’accrescimento complessivo della pianta e al suo benessere; carenze di boro si manifestano più spesso nei substrati alcalini, con ingiallimenti, necrosi e disgregazione della lamina fogliare, marciumi secchi del frutto e spaccature lungo il fusto della pianta (nelle varietà carnose, come i cavolfiori). L’organismo in carenza di B avrà una crescita stentata, una fioritura misera e una produzione realmente scarsa.

Carenza di boro (l’unica immagine che ho trovato >.>)

Carenze di boro possono essere innescate da eccessi di calcio,che in grandi quantità sembra bloccare l’assorbimento di questo elemento.

Il cloro (Cl) è un micro-elemento coinvolto nelle reazioni chimiche del potassio; è un elemento comune nei substrati, quindi il problema, spesso e volentieri, è più un eccesso che una carenza: quando queste si verificano,comunque, la pianta presenterà ingiallimenti e appassimenti diffusi, con le foglie tendenti ad assumere un colore ramato/bronzeo prima dell’inevitabile necrosi.

Carenza di cloro (fagiolini? Son mica riuscito a capirlo -_-)

La carenza di cloro è spesso confusa con quella di potassio.

Il manganese (Mn) è coinvolto nei processi di sintesi della pianta, in particolare nella trasformazione della CO2 in zuccheri; una sua carenza, che si verifica più di frequente nei terreni sabbiosi o a PH basico, causa rachitismo e imbrunimento a chiazze delle foglie, dapprima fa le nervature, seguito dalla necrosi.

Carenza di manganese su pomodoro. Brutto eh?

Il molibdeno (Mo) è un attivatore enzimatico e concorre alla sintesi proteica: una carenza, innescata da un PH eccessivamente acido del terreno, induce deformazioni nella crescita della pianta accompagnate da un imbianchimento del bordo delle foglie (particolarmente visibile nelle verdure a foglia verde o nei fiori), che si estende progressivamente verso l’interno “corrodendo” la pagina fino alla necrosi.

Carenza di molibdeno su una primula.

Il molibdeno è l’elemento in assoluto più raro nel terreno.

Il rame (Cu) per finire, è un elemento indispensabile per la fotosintesi e la respirazione degli organismi vegetali. Essendo in natura abbastanza diffuso, carenze sono relativamente rare: esse si manifestano comunque con l’appassimento degli apicali vegetativi, dei germogli e delle foglie più giovani, accompagnato da colore verde scuro, arrotolamenti e contorcimenti delle foglie stesse, con comparsa frequente di necrosi. La pianta in genere sarà molto sofferente e potrebbe presentare lacerazioni sul fusto o sulla corteccia.

Carenza da rame (sembrerebbe una ninfea o una ombrellifera)

Le carenze di rame possono anche essere innescate da una overfert di fosforo, che blocca l’assorbimento dell’elemento.

IDENTIFICARE LE CARENZE E PREVENIRLE

Non è per niente facile, dato che molti sintomi sono simili; inoltre le carenze, come avete letto in giro se siete arrivati fin qui, possono essere generate tanto dall’insufficienza nel terreno degli elementi, quanto da eccessi di altre sostanze che bloccano l’assorbimento, quanto da fattori collegati al PH del substrato che di volta in volta favorisce o ostacola l’assorbimento.

L’utilizzo del letame maturo è raccomandato per preparare il terreno alla semina, restituendo gli elementi della Vita dopo una stagione e prima della successiva: si tratta del fertilizzante naturale forse più completo, a cui affianchiamo tutti gli altri tipi di sostanza organica ammendante, come il compost. L’impiego di fertilizzanti minerali (di sintesi o meno) verrà in genere incontro al fabbisogno di meso e micro-elementi, pur fornendo apporti di N, P e K(come del resto tutti i concimi esistenti:non ce n’è uno che vi dia soltanto l’azoto, il fosforo o il potassio, eccetto forse gli integratori specifici). Cercate soltanto di non esagerare, dato che le componenti sintetiche sono molto più concentrate di quelle naturali!

  • i concimi meno carichi di N, P e K contengono in genere più microelementi dei prodotti più concentrati.
  • alternando diversi tipi di concimi si diversificheranno gli apporti, evitando più facilmente le carenze.

Se coltiviamo in vaso, stiamo inoltre attenti alla considerazione per la quale presto tutte le sostanze presenti nel terreno verranno consumate, e quindi sarà ancora più imperativo star dietro allecoltivazioni e fornire il giusto apporto di nutrienti al primo accenno di carenze. Risulta impossibile comunque dire con precisione la quantità esatta di ogni fertilizzazione necessaria per ogni momento della crescita, per una qualsiasi pianta: semplicemente ci sono troppe variabili in gioco, e di nuovo (anche se sembra sempre di volersela cavare all’inglese) sarà l’esperienza la vostra miglior consigliera.

  • come parere puramente personale, io ritengo sia meglio utilizzare fertilizzanti naturali piuttosto che di sintesi, in quanto i primi favoriscono lo sviluppo della flora batterica del terreno e vengono, dunque, incontro ai processi metabolici della pianta. Inoltre sono ad azione lenta e quindi i sovradosaggi causano meno danni! Inoltre contengono, in genere, una maggior quantità di micro-elementi rispetto ai concimi sintetici.
  • per contro i fertilizzanti di sintesi sono di composizione precisa, sappiamo sempre quanta roba c’è e di che tipo è, ma è facile incorrere in sovradosaggi e accumuli nocivi di sostanze nel terreno, risolvibili solo mediante il lavaggio del substrato (flushing) a rischio di marciume delle radici.

Una buona pratica consiste nel disciogliere i concimi minerali di sintesi in acqua – magari a dosi inferiori di quelle consigliate, a calcare la mano c’è sempre tempo! – e poi usarla per annaffiare, nella pratica cosiddetta della fertirrigazione, in modo da far variare la composizione della fertilizzazione per adattarsi al particolare momento vissuto dalla pianta.

Anche l’impiego dei fertilizzanti liquidi ricade in questa categoria: in commercio sono vendute soluzioni fortemente concentrate di macro e micro-elementi, con cui preparare soluzioni (tipicamente 10 ml/lt ma fanno sempre fede le indicazioni specifiche) di impiego rapido e, per i cittadini schizzinosi, a fattore di sporco zero :P

  • in questo caso bisognerebbe usare acqua priva di cloro: quella piovana ad esempio, o decantata…
  • spesso leggiamo, sull’etichetta dei fertilizzanti (molto spesso liquidi), la parola ‘chelatura’ proprio in riferimento ai micro-elementi, che vengono definiti chelati; il processo chimico di chelazione consiste nel legare lo ione metallico d’interesse ad una molecola organica complessa, che lo protegge impedendogli di reagire con gli altri elementi e, dunque, ossidarsi: ciò garantisce l’arrivo al substrato di un elemento “integro” in grado di cedere tutte le sue proprietà alla terra (e dunque alla pianta) senza che nulla venga perduto nel processo.

Risulta anche possibile, pure se io non la pratico, la tecnica della fertilizzazione fogliare, che consiste nel nebulizzare sull’apparato aereo il concime con l’aiuto di uno spruzzino: in tal caso, se deciderete di optare per questa tecnica, abbiate cura di:

  1. seguire scrupolosamente i dosaggi.
  2. non esporre al sole diretto le piante bagnate, vale il discorso dell’applicazione del verderame o dei macerati, le foglie si ustionano proprio come noi!
  3. usare uno spruzzino dedicato allo scopo, che laverete e sistemerete come Cristo comanda dopo ogni utilizzo.

Nel caso, per concludere il discorso, di un eccesso di fertilizzazione l’unica cosa che potete fare per tamponare i danni è quella di somministrare pura acqua, come vi ho accennato poco sopra; se le coltivazioni sono in vaso, diamo acqua in ragione del doppio del volume del terreno (senza tenere il sottovaso sennò ristagna ed è inutile). Per coltivazioni in pieno campo non so darvi indicazioni precise (nonho ancora mai mandato in overfert nullanell’orto, semmai ho a che fare con le carenze) sappiate soltanto che il rischio di far marcire le radici è molto alto, specie se avete la sfortuna – come ho io – di avere un substrato argilloso.

In definitiva sarebbe sempre meglio evitare di esagerare col concime, eventualmente facendo patire un po’ le piante, ma senza mai superare la linea rossa tra la mancanza (arginabile) e l’eccesso (che spesso evolentieri vi ammazzala pianta).

Per adesso direi che è tutto.

 
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Pubblicato da su 31 marzo 2015 in Agricoltura, Colture, Cose utili

 

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