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Recensione: I Regni di Nashira 3 – Il Sacrificio (Parte I)

27 Feb

I regni di Nashira 3 – Il Sacrificio

Ciao bimbi belli, post-fiume perché voglio tornare a farmi del male con le produzioni made in Licia Troisi; e giacché la tipa, questa primavera, ci scodellerà Nashira 4, quale modo migliore per ingannare l’attesa che effettuare una dissezione completa del terzo numero della trilogia?

Il Sacrificio, serie de “I Regni di Nashira” è un tomo di quattrocento e passa pagine edito da Mondadori nell’autunno 2013, che riprende le vicende di Talitha e Saiph in quel di Talaria, terra lacerata dalla guerra civile e prossima all’annientamento causa misterioso cataclisma che, guarda un po’, soltanto loro due possono attivamente scongiurare….e io devo dire che sono curioso come un mormone alla sua prima notte di nozze di vedere se Talitha ha il pratino all’inglese o se è selvaggia se dopo l’1 (una zangolata sui cojones come pochi, e non ho ancora capito come mai l’hanno intitolato “il sogno di Talitha”: quale cazzo dovrebbe essere ‘sto sogno?) e il 2 (fuffosità ridanciana leggibile e dimenticabile) il capitolo numero 3 saprà regalarmi almeno una parvenza di emozione: mica mi aspetto chissà quale epifania, solo un minimo di coinvolgimento emotivo (come quando WordPress mi avvisa che ho salvato l’articolo: “Bozza salvata. Avanti così!” x.x). Sarò stato soddisfatto?

Dato che mi va di risparmiarvi l’ansia, e la tirata (sebbene divisa in due parti) sarà notevole, vi do subito la risposta: ovviamente NO, ma il perché e il percome li vedremo soltanto nella  tirata di cui sopra; per adesso tranciamo il nostro solito giudizio d.d I Regni di Nashira 3: Il Sacrificio è:

meh

…meh?

Esatto, non so decidermi, perché se è vero che il libro si fa leggere e coglie il suo obiettivo di intrattenimento (anche se, in molti casi, mi sento di dire che non lo fa nel modo in cui l’autrice si era proposta :D) lo è anche che si dimentica con la stessa facilità con cui si è letto, lasciando al Lettore un po’ più maturo del target di riferimento la sensazione amara dell’occasione sprecata, che oramai si trascina dal primo libro della covata. Nello specifico:

  • il ritmo di narrazione è veloce ma a volte affrettato;
  • i personaggi ci provano ad avere uno spessore, ma si arroccano sostanzialmente sulle posizioni del libro precedente  (eccetto Saiph, che già dall’inizio si capisce essere destinato ad alte vette di miticità – chi ha detto “Gary Stue”? xD) e spesso scivolano nel cliché;
  • lo stile è quello della Licissima da guerra, snello, comprensibile, senza farloccate e con una ridotta percentuale di cortocircuiti logici, ma ancora grondante fuffosità, in special modo nei combattimenti;
  • la trama è lineare e dopo la metà del libro diventa pericolosamente simile ad una sessione di ADnD (con tanto di main quest “alla ricerca dell’artefatto [inserire nome fuffoso qui]”) e genera un ridotto hype nel Lettore, che soltanto alla fine (come dirò tra un momento) si trova a domandarsi che cosa succederà dopo;
  • alcuni colpi di scena, che avrebbero potuto essere tali se sfruttati nel libro precedente (o addirittura nell’1) quando si verificano sono adesso talmente preannunciati e attesi che non stupiscono manco di striscio

In buona sostanza vale il discorso de “Le Spade dei Ribelli”: se siete tredicenni dall’emozione facile e la tempesta ormonale, qualcosina potrebbe darvi. Sicuramente è al di sopra delle vaccate à la Geronimo Stilton ed è pure meno stupido delle produzioni dei vari Clare, Jackson e Meyer. Se invece vi aspettate che la vicenda vi emozioni veramente, che i personaggi vi coinvolgano, che le situazioni narrate vi entrino nel cuore, io mi sento di consigliarvi i soliti Martin, Brooks, Pratchett, King ecc…o almeno Francesco Gungui, l’uomo dal cognome che sembra il gemito di morte di un cincillà e che fa rivoltare Dante nella tomba (ma la trilogia dei Canti delle Terre Divise l’ho letta con piacere e prima o poi la disseziono :P)…perché l’unica ventata di emozione che io ho provato, al di là dei sopraccigli sollevati, dei barriti che vorrebbero essere risate, e dei

masticazzichecazzoscriviunnaiancoraimparatomalimmortaaaaa…!

…l’unico anelito di emozione, di voglia di vedere cosa succede dopo, dicevo, ce l’abbiamo nel finale. E può bastare un finale sospeso a rendere bello un libro mediocre, che si accontenta di galleggiare (come – cit. – una nota sostanza anfibia comunemente detta merda) per tutta la sua durata, fra colpi di scena al sapore dell’ovvio, personaggi che si applicano ma non ce la fanno e fuffosità raccontate di draghi e fughe, cazzi e mazzi, mentecatti e sessantottini in ritardo, Evil Overlords™ schiumanti di rabbia (“TALITHA TI UCCIDERO’! TI UCCIDEROOOOOO!!!!!111) e spade mulinanti? xD

Al sgt. Hartman il libro non è proprio andato giù: Licia, hai sulla coscienza le duecento flessioni del soldato Palla di Lardo di ieri…

Che entrino i draghi di terra adesso, naturalmente rosso fuoco e giallo oro, che abbiamo ben 11.412 parole con cui fare i conti!

WARNING! SPOILER AHEAD!

WARNING! SPOILER AHEAD!

I REGNI DI NASHIRA 3: IL SACRIFUFFO

Partiamo con l’immancabile prologo, che non è altro se non un infodump mascherato. Abbastanza bene direi; poteva in ogni caso mancare una scena di Descrizione Allo Specchio™? Alla seconda pagina del libro? Licia ha proprio il feticismo per certe cose :P

Era un piccolo ambiente circolare, dalla volta a botte, così bassa che Nera la sfiorava col capo. L’interno era dominato da una grossa lastra ovale di un azzurro tenue, dalla superficie liscia e i contorni malamente sbozzati: l’Occhio dell’Eternità (fuffoso! *_*), lo strumento che lei stessa aveva costruito, in un passato così remoto che persino uno Shylar come lei faceva fatica a ricordare, e che a mano a mano le era diventato sempre più indispensabile, al contempo fonte di gioia e di dolore. Non c’era altro, nella piccola stanza, se non pareti irregolari di mattone e calce, e una semplice sedia, davanti all’Occhio. Nera vi guardò il proprio riflesso: i lunghi capelli bianchi, le rughe lievi che le attraversavano il viso, il corpo longilineo fasciato in una veste dal corpetto aderente che le scendeva fino ai piedi.

Ohohoh, e chi sarà mai questa sellerona? Una guaritrice sembra, dato che la troviamo intenta a curare afflitti&malati di un non ben specificato morbo:

Era talmente esausta che ormai confondeva i volti e i malanni (laurea presa al CEtusPU? :P). Alcuni si consegnavano nelle sue mani come bambini inermi, lo sguardo fiducioso e pieno di speranza nonostante le macchie devastassero loro la pelle fino a renderli quasi irriconoscibili ai propri cari. Altri, incapaci di camminare senza l’aiuto di un bastone, arrivavano con lo sguardo spento e rassegnato (…avrei detto coi calli ai piedi d.d).

Sembra un avvelenamento da radiazioni…gustoso! E c’è anche una nuova razza, gli “Shylar” (spero non siano presi di peso dagli Shi’ar anche se più avanti, tipo due righe dopo, c’è più di una strizzata d’occhio…):

Un movimento dolce, e un paio di ali si aprirono sulla sua schiena. Erano diafane, attraversate da riflessi iridati, e la circondarono come una morbida corolla.

>.< in ogni caso, tanta carne al fuoco: sarà tutta fuffa? Lo scopriremo solo leggendo…e per questo passamo immediatamente alla prima parte del libro, e chi ti ritroviamo? No, non è lei…

“Benvenuto, Saiph. Benvenuto nel regno dei morti”

Malimortacci, di nuovo lui! Ma non era morto sotto il crollo di un obelisco o sarcazzo del genere? Come dite, troppa grazia Sant’Antonio? Immagino di si…

Si tastò febbrilmente (le palle e il cazzo, vista la gufata?) le mani e il volto. Tremore. Respiro affannato. Sudore (e ascella pezzata). Non poteva essere morto (porcoggiuda >.<). L’ultimo ricordo che aveva, prima di finire in quello spazio sospeso, era la capitale assyta, oltre i monti della Barriera di Assys. Poi, l’enorme cristallo a forma di obelisco che sorgeva al centro della città distrutta, il tocco delle sue mani sulla superficie iridescente e il grido di Verba alle sue spalle, l’attimo prima di svanire e risvegliarsi in quel bianco sfolgorante.

Parte ora un lunghissimo infodump mascherato da lezione di fisica delle alte energie, che ha il pregio di essere abbastanza godibile (sembra di assistere a un discorso fra Robinson Crusoè e Venerdì); l’interlocutore del Nostro è una specie di monaco Buddista spilungone, con mani a tre dita e metafore fuffose:

Il volto dell’Assyta era atteggiato a una calma suprema. I suoi lineamenti erano sereni e distesi, non una ruga solcava la sua fronte calva, e la bocca piccola e ben disegnata sorrideva. Teneva le mani incrociate in grembo, sopra la stoffa setosa della semplice tunica (O.o?), e Saiph si soffermò sul particolare che aveva colto al primo sguardo: le sue mani avevano tre dita. L’Assyta lo guardava con penetranti occhi azzurri che, incastonati nella pelle quasi nera (-_-‘’), sfavillavano come i Monti di Ghiaccio (>.<).

A parte il fatto che non si capisce di che cazzo di colore è ‘sta pelle…bimbi cari, indossate sempre un giubbotto antiproiettile da Guardiano – che troverete nel doppiofondo di serie della vostra cassapanca (cfr. Nashira 1, che trovate recensito qui) – prima di scambiare occhiate con un Assyta. Ad ogni modo, come è naturale attenderci, Saiph deve salvare il mondo:

«Sei l’uomo che ci libererà. Raccoglierai la nostra eredità» disse il Tramite. «E salverai questo mondo

Giusto perché i posti da impiegato del catasto erano finiti. C’è crisi. E come salvare questo mondo? Lo spilungone lo spiega per filo e per segno (anche reso bene, va detto); sostanzialmente Miraval, la prima delle due stelle del sistema binario di Talaria, una gigante rossa, trasferisce materiale stellare a Cetus, una nana bianca. Oltre una soglia critica dovuta all’accumularsi del materiale trasferito la nana bianca ha un brillamento, non tanto forte da distruggere per sempre quel mondo di disgraziati, ma sufficiente per spazzare via tutta la vita (o quasi). In pratica, ogni tot millenni il mondo d Talaria ripercorre il cammino dell’evoluzione pressoché da zero, ricreando la biosfera e le civiltà che la popolano. Una sospensione dell’incredulità un po’ troppo grande, ma facciamo grazia alla Licissima e accogliamola. Perché proprio Saiph, a questo punto?

«Non lo vedi che sei diverso dagli altri, Saiph? Non sei né un Femtita né un Talarita, provi dolore e puoi maneggiare l’olakite. Questa capacità ti permette di parlare con noi e ti consentirà di essere il nostro testimone nel mondo. Di compiere quello che noi non siamo riusciti a fare.»

Ah ho capito. Il prescelto. L’Eletto. Gary Stue. Solita storia xD e vabbè, l’importante è che la vicenda non sia troppo fuffosa. Spostiamoci adesso da una nostra vecchia conoscenza…proprio lei cazzo! E in versione dark, che ci piace, basta che non gioca più a fare Nihal, ché è bastato sopportarla per metà del secondo libro d.d

I passi si fecero più vicini. Uno… due… tre. Tre persone. Armate. Talitha distinse il suono del ferro delle spade che tintinnavano nei foderi. Soldati. Strinse le dita sull’elsa mentre il cuore rallentava i battiti, come se il tempo si fosse d’improvviso dilatato. Solo lo spessore della piattaforma in legno di Talareth li separava dalla persona più ricercata di tutta Talaria, l’unico nemico riconosciuto sia dai Talariti che dai Femtiti in guerra. La traditrice di entrambe le razze.

La piccola infatti è in fuga dai suoi vecchi compagni, l’armata Brancaleone del comandante in capo Gerner, oltre che dagli scagnozzi del conte Gru Megassa:

Uno scagnozzo di Megassa.

L’obiettivo di Talitha è raggiungere il deserto, a.k.a “Posto Innominato” (avevate nostalgia dei toponimi fuffosi eh? ^_^) ma per farlo, prima deve fare provviste:

La meta era una locanda alle pendici ovest dei Monti Centrali, non lontano da Mantela, capitale del Regno dell’Autunno. […] La locanda era l’unico posto dove potesse rifornirsi di cibo, poiché doveva tenersi lontana da città e villaggi.

Detta così sembra che sia l’unica locanda ancora in piedi su Talaria, in ogni caso il compiangimento del Narratore Onnisciente nei confronti della sua eroina diventa stucchevole già alla seconda passata. Ignoriamo gli spunti di riflessione offertici dal fatto che Talitha è piccola e nera e tutti ce l’hanno con lei. La locanda è occupata da un gruppo di ribelli, del tutto confondibili con un gruppo di tifosi del Miraval United (Il Galatasaray, squadra sponsorizzata dall’omonimo monastero, è andata dal culo dopo l’incendio. A proposito, Sorella Mira se la spassa che è un piacere, col suo nuovo impiego all’Ufficio Sollazzo Peni Nobili e Babymaking xD) intenti a sbevazzare e toccare il culo alle cameriere.

I ribelli nella sala erano per lo più giovani, e l’atmosfera era allegra e chiassosa. Festeggiavano qualcosa, evidentemente. Gli unici Talariti in sala servivano ai tavoli, mani e piedi gravati da pesanti catene, e c’erano donne, coperte di stracci.

Talitha scopre che il comandante Gerner è morto, e che a capo della feccia ribelle ora c’è tale Levish. Infodump mascherato da conciliabolo con un guerriero ubriaco, è già il terzo (ho contato bene?) dall’inizio del libro…ad ogni modo, a tarda notte, Talitha si sveglia dal pagliericcio dove è riuscita a trovare posto, con l’intento di furtare un po’ di provviste

Nell’aria vibrava una sinfonia dissonante di gemiti e respiri, e un russare pesante. L’odore era acre, puzza di alcol e di uomo.

Pregevole la “sinfonia dissonante” di rutti, peti e bestemmie; ad un certo punto:

Talitha si girò di scatto. Era la ragazza che l’aveva servita. L’aveva colta con il cappuccio calato, e il trucco non sarebbe bastato a impedirle di riconoscere la Talarita più ricercata dei quattro Regni. Si guardarono per un istante, e in quei pochi secondi Talitha realizzò che l’unica cosa da fare sarebbe stato ucciderla. Ma qualcosa la tenne bloccata al suo posto, la fiasca stretta in pugno.

Quel “qualcosa” si chiama incoerenza: da come è stata dipinta finora, Talitha sembra essere diventata una bestia con poca o nulla umanità (…Talarità? d.d) residua, e che salti alla gola della cameriera che la coglie con le zampe nella marmellata sarebbe, da un lato, una azione perfettamente in linea col personaggio, e dall’altra qualcosa che i lettori non si aspettano. Perché non lo fa? (“perché è un libro per patatine” non è una buona risposta). La Licissima ci ha tanto abituato a sgualembri attorcigliati, ampi tondi, pugnali volanti e nefandezze raccontate-non-mostrate che qui una coltellata al volo ci sta tutta, se non altro per sottolineare, come ho detto, la nuova impostazione del personaggio. Invece Talitha si accontenta di tagliare la corda e in un battibaleno si ritrova la marmaglia degli Ultras all’insegumento!

Talitha prese a correre. Ci voleva del tempo perché quella gente si armasse e riuscisse a mettersi sulle sue tracce, e invece un trapestio di passi concitati cominciò subito a rimbombare sul legno del camminamento. Forse c’era qualcuno sveglio, al piano di sotto, una sentinella che lei non aveva visto. Le erano alle calcagna, e il camminamento proseguiva dritto fino al bivio che aveva preso la mattina. Non c’erano vie di fuga, il ciondolo di Pietra dell’Aria che aveva al collo si era esaurito e non aveva tempo di prelevare i frammenti appesi alla cupola del camminamento, i pochi sopravvissuti agli scontri. Non le restava che correre, correre con tutto il fiato dei suoi polmoni.

Perfettamente inutile che ci venga specificato che “ci va del tempo perché si gettino alle sue calcagna”, parole sprecate (come del resto buona parte del paragrafo) che appesantiscono inutilmente il narrato, del tutto eliminabili in fase di correzione delle bozze. Sarebbe buona norma che, in scene concitate, lo stile si facesse rapido e incalzante, con periodi corti, come ci ha abituato la letteratura Anglosassone; sbrodolate del genere fanno solo incazzare chi legge! Editor, dove sei?

L’Editor Mondadori che ha avuto in carico il romanzo della Liciona.

Ad ogni modo, dopo un breve inseguimento…

Non finirà adesso, non per mano di questa gente! si disse, e la sensazione più forte, quella che le occludeva la gola, era la rabbia di dover soccombere per mano di quei sanguinari. Finalmente il bivio si profilava all’orizzonte, quando una freccia la colpì di striscio alla spalla. Non la ferì in modo grave, ma sufficiente a farla incespicare e rallentare. (fuffa dalla prima all’ultima parola >.>) I passi dietro di lei si facevano sempre più vicini, i Femtiti le erano quasi addosso, era impossibile fuggire ancora. Doveva combattere. Si fermò, sguainò la spada e si voltò.

«Sono qui che vi aspetto, bastardi!» gridò.

Oho, ciò non rischierà di traviare qualche giovane mente? Mai come il fuffacombat successivo x.x ora, piccola parentesi: fino a qui il libro è stato nella norma, leggibile, magari un po’ piatto lo stile (non è Pratchett, non è Martin, non è Brooks ma è comunque scritto decentemente e in modo scorrevole). Non appena c’è un combattimento, PAM! Di nuovo fuffa come se piovesse!

Falciò il primo di slancio, con un colpo netto. Nell’istante in cui la lama affondò nel petto dell’avversario, Talitha sentì una vampa bruciare in tutto il corpo, il dolore del Femtita propagarsi attraverso la lama fino al suo braccio e dentro il cuore, dilaniante. […] Scambiò due stoccate col secondo, poi gli affondò la lama nel fianco con tale violenza da trapassare anche il suo compagno dietro di lui (>.>). Dolore, ancora, intollerabile. E ancora forza, e rabbia. (E sadomasochismo! *_*) Abbatté un altro nemico, poi ancora un secondo e un terzo ribelle armato di mazza (e un quarto, dipendente del comune di Mantela, che era venuto a riparare la ringhiera del camminamento e non c’entrava un cazzo d.d più una piccola colonia di nutrie che passava di lì) prima di cadere in ginocchio. Ne vide arrivare altri cinque. La lama mulinava nell’aria emettendo scintille e abbattendo in un colpo solo (…mentre sei in ginocchio…vi prego uccidetemi ORA! :S) nemici con cui avrebbe dovuto ingaggiare scontri ben più faticosi con un’arma comune, ma ora stavano diventando troppi, e la forza della spada non sarebbe bastata a fronteggiarli tutti.

Sarebbe il caso che applicassi anche a questi frangenti lo stile che hai nelle descrizioni,che è buono, invece no. Perché? Secondo me non sei capace e basta, affaracci tuo d.d ad ogni modo, ecco dopo gli infodump anche un altro immancabile cliché fantasy: il caro Deus Ex, che nel nostro caso dovrebbe essere più un Deus Melk che altro xD

In quel momento l’impiantito del camminamento si aprì, e Talitha si sentì sprofondare. Poi, mentre stava per precipitare nel vuoto, un paio di braccia possenti l’afferrarono (una palpatina di poppe ci sta :P). Una mano salda le mise qualcosa sulla bocca (detta così è brutta…) […].Era la gelatina di aritella che usavano i ribelli per muoversi nel Bosco del Divieto, e che permetteva di respirare anche in condizioni di estrema scarsità di aria (ma ARGH! L’infodump anche in medias res! ABBI PIETÀ! >:((( ).

[…]

Chiunque l’avesse presa saltò a terra, fuori (da un’altezza, presumiamo, di qualche centinaio di braccia? Sennò a che pro mantenere un camminamento?) là dove non c’erano camminamenti, né Talareth, né dunque aria. Atterrarono con un tonfo morbido su un manto sconfinato di erba nera e lucida (…che cresce in assenza d’ossigeno…), che si stendeva a perdita d’occhio, una distesa fresca e ondulata di nulla (come quello che riempie le teste di certi scrittori che conosco io, che per ogni passo avanti che fanno arretrano di due <.<)

[…]

Sentì l’aria mancarle sempre più, i polmoni gonfiarsi disperatamente. Poi salirono di nuovo (a forza d braccia, in dieci secondi, con una marmaglia di gente alle calcagna, per un’altezza imprecisata di centordici braccia???). Chi l’aveva presa la gettò all’interno di un ricovero. Talitha, nonostante le ferite, scattò in piedi, almeno quanto le permetteva lo spazio angusto in cui si trovava. «Chi sei?» urlò (”IL LUPO MANGIAFRUTTA!” -_-).

Ecco cosa intendo quando parlo di pagnotte ancora da mangiare: io a questo punto sono confuso e questo pezzo è reso davvero male: il lettore dà per scontato che i passaggi sui Talareth siano ad almeno (N+1) metri da terra, perché se fossero più in basso si vedrebbe cosa c’è sotto, né ci sarebbe bisogno di allestire passerelle o camminamenti; ma, o siamo tornati a Salazar, oppure qualcuno ha perso una zappa che è andata a piantarsi fra i piedi della Licissima ^_______^ perché anche solo a saltare giù da cinque metri puoi spaccarti testa e gambe, cocca :P da più in alto ti frittelli. In ogni caso il misterioso salvatore non è altri che quella vecchia canaglia efebofila di Melkise, anche se per un momento, leggendo “la gettò all’interno di un ricovero”, avevo pensato al carceriere Bozo dell’accampamento in quel del bosco dei segnali stradali…

«Ben ritrovata, contessina» disse Melkise.

Salve d.d sospendiamo con un cliff dei poveri e torniamo da Saiph, appena riemerso dal mondo dei mortaccisua

La prima cosa che Saiph vide quando riprese conoscenza fu Verba che lo schiaffeggiava in viso.

Farsi mettere le mani in viso appena svegli, che bell’inizio di giornata! Pagine seguono in cui il Nostro scopre di avere dentro la testa un intero popolo di fantasmi (e io che mi lamentavo delle personalità multiple della mia ex :P)

Mente formulava quel pensiero, d’improvviso avvertì un leggero brusio nelle orecchie. Sembrava un coro di voci lontane. Si guardò intorno per vedere se fosse sopraggiunto qualcuno, ma scorse solo Verba seduto su un basso muricciolo, quanto restava di un’antica dimora assyta, intento ad affilare il pugnale con un sasso. Il brusio si fece più intenso, fino ad addensarsi in un chiacchiericcio concitato. Una ridda di voci gli riempì la testa, una cacofonia di parole dissonanti, pronunciate tutte assieme, come se a un tratto il deserto si fosse popolato di migliaia di presenze. Erano così tante che non riusciva neppure a capire cosa stessero dicendo. Ma gli riempivano la testa, rischiando di farlo impazzire.

Fuffa in rosso, cose del genere vanno farre trasparire dal raccontato, e non semplicemente mostrate! La frase poteva finire tranquillamente a “presenze”; anyway, dopo quello che sembra a tutti gli effetti un bad trip da LSD:

Verba accorse da lui, e fece appena in tempo a raccoglierlo mentre cadeva a terra, gli occhi rovesciati all’indietro. Lo chiamò, lo scosse, ma non ottenne risposta. Saiph sembrava completamente fuori di sé. Il suo corpo era scosso da singulti, una bava bianca gli colava dalla bocca.

…il buon Verba impacchetta il dddrogato l’eroe e se ne parte in volo sopra il bacherozzo da trasporto che hanno usato per attraversare il Luogo Innominato nel libro n. 2. Destinazione uno degli innumerevoli (!) rifugi – tutti uguali – che l’Eretico ha creato nel suo peregrinare millenario attraverso Talaria (un impiego come costruttore edile non ce lo vedrei male, magari riesce a rimetterci su l’Irpinia e l’Aquila prima del prossimo secolo. Naturalmente con l’aiuto di un’altra colonia di nutrie).

Saiph aprì piano gli occhi e una luce soffusa gli investì il volto. Si sentiva stremato. Sopra il suo capo vide (una nutria?) una volta di roccia, e un oggetto che pulsava di luce azzurra: un cristallo di Pietra dell’Aria. Spostò lentamente la testa di lato e capì di trovarsi in un rifugio sotterraneo, l’ennesimo di quell’interminabile viaggio. Era molto simile a quelli che lo avevano preceduto: spoglio, angusto, con una nicchia in un angolo che fungeva da focolare. Una piccola grotta in cui Verba aveva costruito una delle dimore in cui si riparava nei suoi viaggi lungo Nashira.

[…]

Rientrò e andò verso la bisaccia di Verba, gettata in un angolo. La aprì e ci frugò dentro. Provviste, un coltellaccio, della corda, alcuni libri. Uno era un diario. L’abitudine di annotare le esperienze di viaggio, a quanto sembrava, non gli era passata.

Verba non ha rinunciato al suo sogno di scrittore esordiente. Conciliabolo segue, in cui Sai racconta del suo incontro nel monolite con le anime dell’antico popolo Assyta (che ora ha preso alloggio nella sua cabeza) e, naturalmente, chiede aiuto per salvare il mondo.

«È come se la mia anima fosse entrata nel cristallo» disse Saiph. «E ha visto le anime degli Assyti. Una in particolare, e mi ha detto che sono l’unico che può impedire l’esplosione di Cetus. Sospettano che qualcuno stia governando il ciclo delle esplosioni, e devo scoprire chi è. Iniziando da te.»

Tiramolla classico in cui Verba fa il prezioso più di una cubista tredicenne del Parhasar, ma almeno il pezzo è ben raccontato e non c’è quasi traccia di fuffosità nel dialogo. Naturalmente l’Eretico rifiuta. E altrettanto naturalmente alla fine cederà ;)

L’azione si sposta, ora, di nuovo su Talitha e Melkise, intento a medicarla; non mancano introspezioni fuffose:

Talitha osservava il suo volto, i gesti svelti ed esperti con cui lui si affaccendava intorno alla ferita, la pelle delle mani indurita dall’uso delle armi e dalle notti passate all’aria aperta. Era il Melkise che ricordava, quello che aveva cercato di riscuotere la taglia che Megassa aveva messo sulla sua testa quando era solo una contessina in fuga e Talaria non era ancora sprofondata nella guerra. Era come se il tempo si fosse fermato, e le battaglie, Kora, Saiph e tutto il sangue versato fossero stati solo un sogno. L’unica ad essere cambiata, si disse Talitha, era lei. Era passato poco più di un anno, eppure sulle spalle sentiva gravare il peso di un’eternità. Gli agi della vita a palazzo, la sventatezza dei tempi dell’addestramento presso la Guardia, quando tutto ciò che desiderava era diventare un Guardiano, e dei migliori, appartenevano a un’altra vita

…e terapie mediche degne degli indios Guaymì:

Melkise masticò le erbe fino a ridurle in una poltiglia che applicò sulla ferita. Talitha la degnò di un rapido sguardo, solo per confermare ciò che il corpo le aveva già detto: un graffio, nient’altro.

Solo un graffio, per qualcosa che non sia un’amputazione o una mastectomia (senza tette non si può fare l’eroina!) Mary Sue non si scompone d.d anche qui tutto sommato la narrazione procede bene, i dialoghi sono funzionali, sebbene non escano dalla linearità semplice che ci si aspetta da un racconto per rigazzini. Questa però non voglio risparmiarvela:

In fondo non aveva torto, pensò Talitha. Le ferite le bruciavano ancora, ed era esausta. Si accoccolò nel ricovero e, tempo pochi minuti, Melkise la sentì respirare pesantemente. Si voltò, e Grif gli rivolse uno sguardo significativo. Lui fece un gesto di noncuranza con la mano. «Lo so, non me lo devi ricordare» disse. «Non la toccherò neanche con un dito.» In realtà la desiderava, l’aveva sempre desiderata, un pensiero che si era mosso ai margini della sua coscienza fin da quando l’aveva incontrata. Talitha era giovane, bella, sfrontata, impetuosa, ed era attratta da lui… Ma Melkise aveva imparato a conoscerla per quello che era veramente: una ragazza che avrebbe potuto essere sua figlia, la cui irruenza nascondeva un animo fragile e tormentato. Ma soprattutto sapeva che non era lui che amava. Talitha apparteneva a un altro. C’era stato un tempo in cui avrebbe calpestato qualsiasi giuramento, in cui l’onore e il rispetto non avevano per lui significato, a eccezione forse per Grif. Ma quel tempo era passato. Stare accanto a Talitha l’aveva cambiato, così come conoscere Saiph: mantenere la parola data e rispettare i suoi sentimenti era diventato importante per lui. La guardò un’ultima volta, si permise solo una punta di tenerezza nel contemplare il suo volto sfatto dalla stanchezza, e sospirò. «Farò il bravo» concluse.

…l’avevo trovato poco credibile nel 2, e continuo a trovarlo poco credibile ora; Melkise me lo immagino, dopo che ha saltato il fosso ed è entrato a far parte del Team Buoni, un po’ come Han Solo: caga nel buco giusto ma è, e rimane, una canaglia. Perché non impostare una romance trai due? Risposta: perché non è opportuno che un uomo adulto faccia sesso con una ragazzina (che non ha sei anni, ma ben diciannove, come scopriremo tra poco, pure se non ho capito se in termini umani, elfi o nutrie). Che non sia opportuno, chi poi l’ha deciso? Un conto è uno stupro, che magari, in un libro destinato al target della Licissima, non ci sta…ma una storia fra i due sarebbe stato qualcosa che il Lettore non si aspetta, e che avrebbe potuto offrire uno spunto di conflitto per tutta la durata del libro.. Pensaci la prossima volta.

  • e già che ci siamo, certi spunti, di nuovo, falli trasparire dal narrato, non limitarti a mostrarli!

Intermezzo col conte Megassa, una volta più dimenticabile, che s’incazza col consiglio di guerra perché lo sforzo bellico non va nella direzione sperata, e Grele, che dal rango di Piccola Madre diventerà Grande Madre del Regno d’Estate dopo che il Conte l’avrà ammazzata. Cosa che succede alla fine del capitolo, in un time-lapse che non mi è molto chiaro; prima si dice che:

«La Grande Madre è dovuta fuggire da Mantela, l’ho protetta io lungo la strada. La sua carrozza è stata attaccata dai ribelli, lo sai?» Nello sguardo di Megassa baluginò un lampo di cattiveria. «Adesso è a Larea, circondata dai miei uomini. Per difesa, ovviamente. E… non si opporrà.»

…e poi, alla fine del capitolo (cioè tipo 3 pagine dopo):

Grele era ancora nel tempio, quando la sua attendente si precipitò dentro, pallida e scarmigliata. «Terribili notizie, mia signora!» gemette. «Calmati e dimmi» disse lei, imperturbabile. «I ribelli hanno assassinato la Madre dell’Estate!» Grele accolse la notizia in un silenzio attonito. Chiuse gli occhi, reprimendo, nonostante tutto, un sussulto di soddisfazione.

despcable two, ad eccezione della fuffa sul “pallida e scarmigliata” :P. di nuovo al duo Verba/Saiph, e devo dire che questa impostazione della storia, con un capitolo dedicato, in alternanza, a ciascuno dei protagonisti mi piace abbastanza, anche se il ritmo, a volte serrato con cui sopravvengono i cambiamenti, può confondere il Lettore. Orbene, l’Eretico ha un trip flash in cui rivive la sua morte sotto il brillamento dii Cetus, cinquanta millenni prima. Molto ben mostrato devo dire, e ripeto: se avessi questa cura durante tutto il libro, e soprattutto nei combattimenti, abbatteresti drammaticamente il livello della fuffa, cara la mia Liciosa :P ad ogni modo questo basso espediente serve a sbloccare la trama, infatti:

«Ho sognato del ghiaccio, tanto ghiaccio» disse Verba dopo un lungo silenzio. «E una mappa. Ho un ricordo vago, ma indicava la zona a nord del Bosco del Divieto, sulla direttrice che passa attraverso i Monti Marini.» Saiph gli rivolse uno sguardo interrogativo. «È da là che vengo» continuò Verba. «È un posto molto lontano. Ma sento che si trova laggiù.» Il cuore di Saiph perse un battito. «Ma allora sapevi…» «No, non sapevo. È successo stanotte… L’incubo. Credo fosse un ricordo, aveva tratti troppo vividi. Ha toccato qualcosa di profondo dentro di me che era sepolto da tempo. Potrebbe essere stato un effetto del Mehertheval, o delle tue parole, non lo so.»

Non ci aspettavamo nulla i meglio in un libro per ragazzi, anche se la trovata è bieca e mi fa storcere il naso (un po’ come lo schiavo che impara a decifrare gli appunti dell’Eretico con la stele di Rosetta). In viaggio dunque, durante il quale anche Saiph si fa un trip da canna d’erba in cui:

Si innalzarono nel cielo e seguirono il profilo della Barriera di Assys, spostandosi verso i Monti Marini. Volavano più rapidi che potevano. Saiph si affidava completamente a Verba e alla sua memoria. Sentiva nel cuore quella stessa cieca fiducia che Khler aveva sempre riposto nel suo amato. Diede uno sguardo sotto di sé, alla distesa desertica che stavano sorvolando. E, d’un tratto, accadde. Acqua, acqua a perdita d’occhio, appena increspata dal vento. Non ne aveva mai vista tanta e, al tempo stesso, sapeva esattamente cosa fosse. L’oceano, sussurrò una voce nel suo petto. Gli parve di precipitare verso quell’enorme massa, e qualcosa, qualcosa di piccolo e nero (…Calimero?banana), farsi sempre più grande. Una nave, come quella che aveva scoperto, pietrificata, nel suo viaggio nel deserto, quando era andato a cercare Verba. Solo che questa era di legno, e solcava il mare, le vele che garrivano al vento. Sulla plancia, i marinai si affrettavano, intenti ai loro compiti: slanciate figure nere, calve, con tre dita per mano. Assyti.

Questi svarioni affliggeranno il nostro eroe fino all’arrivo sui Monti Marini,

Dopo tre giorni di viaggio […]

Non so a che velocità hanno volato, non voglio saperlo, credo qualcosa di simile a Mach 12, comunque…malgrado il “vago ricordo” dell’Eretico, i due trovano subito la destinazione: una montagna persa fra tutte le altre, identica a tutte le altre…anzi no!

Verba lo riscosse dai suoi pensieri con una risata sarcastica. «Sai cos’è quella montagna solitaria?» «Era un’isola, un tempo» rispose Saiph. «No, non “un’isola”. La mia isola, quella in cui ho vissuto in solitudine per anni e anni.» Saiph la guardò con altri occhi.

…tralasciando la facile ironia sulla fufffosità della scelta “altri occhi”, i due trovano, sepolti sotto il ghiaccio, i resti di una capanna dalle mura di pietra. Si scava (grazie a Mira lo fanno fare al baghino) e poi…

Sotto le rocce, notò un’apertura. C’era ancora da scavare, c’era qualcosa che scendeva più sotto. «Il tunnel…» mormorò appoggiandosi con una mano a terra, quasi non riuscisse a reggersi. «Ricordo di essere salito da questa apertura. Forse qui sotto c’è una delle mie grotte, la capanna non bastava a ripararmi.» Saiph lo guardò deciso. «Non ci resta che scoprirlo.» Si affacciarono entrambi, e videro: oltre l’apertura si snodava una galleria buia, più piccola, che sembrava discendere fin nelle viscere della terra.

…ma non c’era “ancora da scavare”? :P l’alunna ha capacità ma non si applica! xD ad ogni modo c’è una galleria che scende nel suolo…e che fa da preludio ad un brutto momento, nel quale ci sembra d’esser tornati alle Cronache!

La discesa si rivelò molto faticosa e Saiph, nonostante fosse abituato allo sforzo fisico, presto sentì i muscoli delle braccia bruciare. Avvertiva un senso di oppressione al petto: il tunnel sembrava non avere mai fine.

[…]

Per il primo, lunghissimo centinaio di braccia il tunnel sembrò del tutto naturale. Poi, gradualmente, apparvero i segni del passaggio di creature senzienti. Le pareti diventarono lisce, puntellate (ma come cazzo lo puntelli un tunnel verticale???) qua e là da cunei di un materiale che Saiph non conosceva.

[…]

Ripresero a scendere, Saiph sempre più esausto. Un attimo di distrazione bastò a fargli perdere la presa con una mano, mentre l’altra scivolò dolorosamente lungo la corda. Fu costretto ad aprire le dita. La sensazione vertiginosa della caduta lo dominò, mentre superava Verba. Udì il suo grido. È finita? pensò in un istante, con un misto di sorpresa e orrore. Poi, inatteso, qualcosa si accese in lui. Sentì un calore mai provato, e un’energia calda uscirgli (…occhio che detta così è brutta…) dal petto (xD?). La corsa si arrestò lentamente, e si ritrovò a fluttuare a mezz’aria. Mentre volava, vide la Pietra dell’Aria, appoggiata sul petto, luminosissima. E questo poteva voler dire una cosa sola.

…ovvero FUFFAAAAAAA!!! >.< o Gary Stue, che per me pari sono; Saiph ha appena compiuto una magia. Dopo che per due libri e svariate centinaia di pagine è stato un completo ignorante in materia. Ma WTF Licia, ma faglielo fare a Verba il savataggio! Sarebbe più credibile invece di accampare menate tipo:

«Probabilmente è stato il contatto con il Mehertheval» disse Verba mentre procedevano nella discesa. «Oltre alla capacità di vivere i ricordi degli spiriti assyti, ti ha lasciato anche questo dono.»

Eccheccos’è -_-” allegre discussioni durante una discesa faticosa permettendo. Mi immagino Reihnold Messner che tiene un gaio conciliabolo coi compari di cordata mentre attacca la parte finale dell’Annapurna, manco fossero in salotto a sorseggiare il the d.d cooooomunque:

[…] D’un tratto, il tunnel si interruppe, curvando gradualmente in un cunicolo orizzontale. Le pareti erano levigate, e Verba notò che sulla superficie erano incisi strani segni, decori geometrici che ricordavano i caratteri della sua lingua.

[…]

Lo spazio era completamente occupato da un grande pannello metallico. I bordi erano piegati e a terra c’erano frammenti di roccia, come se ve l’avesse portata un gigante con le proprie mani.

Ma chi è quel mona che lascia in giro le metafore quando non servono??? :P Sopra un cliff abbondantemente fuffoso concludiamo il capitolo, perché ci sarà ancora da scavare!

Verba si voltò lentamente verso di lui. I suoi occhi sembravano essere stati vattraversati da qualcosa che non apparteneva al loro mondo. «Sono là dietro. Tutti. La mia gente. Ho ricordato, infine. Io vengo da sottoterra

La vera natura di Verba d.d

Le velleità di scavatori dei due mentecatti verranno messe a dura prova nell’immediato, tra ricordi erotici:

Verba sentì nel cuore una sorta di quieta e piacevole eccitazione. Qualcuno gli stringeva la mano. Alzò gli occhi e una donna, i capelli lunghissimi acconciati in una morbida treccia che le scendeva su una spalla, lo guardò e gli sorrise.

…e turbamenti religioso/metafisici!

Saiph non sapeva che fare, anche perché un nuovo, inconfessabile pensiero gli si era infiltrato nell’animo. Eppure là dietro c’erano le risposte, lo sentiva, in un modo confuso e istintivo. I ricordi degli Assyti tacevano; nessuno di loro era mai stato là sotto. Eppure percepiva la loro ansia di conoscere, la stessa che li aveva spinti a solcare i mari, a indagare le stelle, a rivelare l’ordine segreto del cosmo. Ma cosa c’era davvero, là dietro? Chi era davvero colui che chiamavano l’Eterno? «Cosa ti turba?» chiese Verba d’un tratto. «È che…» Saiph esitò. Non sapeva se dirlo o meno. «Tu sai in cosa crediamo, vero? Conosci la nostra religione. Allora saprai anche che gli dei vivono sottoterra

…ma Dio grillotalpa! Ad ogni modo, quando si tratta di mettersi sotto, appare chiaro che gli sforzi sono destinati ad essere infruttuosi:

Le provarono tutte per forzare il passaggio. Saiph tentò di fare leva lungo i bordi con il pugnale, prese a spallate la lastra, cercò di sfruttare il potere della Pietra dell’Aria, ma non sapeva ancora come servirsi appieno della Risonanza, e il ciondolo rimaneva inerte tra le sue mani. Il presentimento che oltre quel pannello lo aspettasse la verità, il fine ultimo del suo viaggio, dava ai suoi sforzi un vigore del tutto nuovo. Percorse con le dita i fregi che decoravano le pareti del tunnel, nel tentativo di trovare un meccanismo che aprisse la porta. Invano. La lastra restava immobile come se nulla potesse smuoverla.

Avete provato con una testata nucleare da 50 kilotoni? No? Almeno la Liciosa non se ne esce con una trovata kamehameha incanalando flussi di energia improbabili e ridanciani ad opera di uno che si è scoperto mago da due giorni o poco più: ciò dimostra che dai tempi di Sennar e farlocchi vari, qualcosa l’Autrice ha imparato :P e già di questo noi tutti diciamo grazie. L’unica alla fine sembra essere quella di tornare da Talitha (che nessuno dei due sa dove sia), prenderle la spada e provare ad usarla per aprire lo sbarramento, come si farebbe con una scatola di sardine particolarmente ostinata.

«Talitha ha la tua spada» continuò Saiph. «Hai detto che è fatta di almek’ra, come questa porta. Non pensi che sarebbe in grado di scardinarla?»

Una volta aperto, lo sbarramento nel tunnel assomiglierà a qualcosa di simile a questo…

L’azione si sposta dunque al Bosco del Divieto, in prossimità dell’ennesimo rifugio di quel talpone rintanato di Verba:

«Ma in quanti posti hai costruito un rifugio, su Nashira?» gli chiese Saiph impressionato. «Quasi ovunque. Non sono mai stato capace di fermarmi in un luogo. E poi, l’eternità è lunga, e girare è un modo per impegnarla» rispose lui in tono ironico.

Se era serio mi preoccupavo d.d in ogni caso lo dico e lo ripeto: avresti fatto la tua fortuna nell’edizilia popolare. I due si accampano, Verba si tira indietro…

«Ti lascerò al margine del Bosco del Divieto» annunciò senza preamboli. «Cosa?» chiese Saiph stropicciandosi gli occhi. «Non verrò con te. Ti accompagnerò fino a Talaria, e poi proseguirai da solo.» Per un attimo Saiph rimase senza parole.

(fuffosità intrinseca della frase a parte, immagino sarebbe stato troppo chiedere che rimanesse senza parole per sempre) e poi c’è un siparietto bello gaio che quasi quasi lo convince a rimanere happyfaic:

«Anch’io ho qualcosa per te» disse Saiph dopo qualche istante di silenzio. E lo fissò negli occhi. «Io l’ho vista, Verba, è dentro di me.» Verba sbiancò all’istante. «Quel mondo non è andato perduto, e lei c’è ancora, assieme a tutte le persone che hai amato, qui» e si portò una mano al petto. «Mentre ti guardo, riesco a vederti come ti vedeva lei.»

Parole di Saiph…opperbacco la cosa qua diventa brutta…xD

«E come mi vedi?» La sua voce tremava. Saiph cominciava ad avere dimestichezza con le capacità che il Mehertheval gli aveva donato. Era come mettere a fuoco qualcosa di vicino mentre si guarda un panorama; bastò isolarsi un istante appena, e la sentì dentro di sé. Una creatura sperduta e stanca, proprio come quando ti venni a cercare. Ricordi? Mi trattasti come un nemico, e dovetti guadagnarmi la tua fiducia passo dopo passo. Eri testardo, sorrise Khler dentro Saiph, ma soprattutto solo. E io volevo dissipare quella solitudine, e toccarti nella tua distanza. Non sei cambiato da allora, Verba, per niente. Tutti questi millenni ti hanno forse indurito, ma io vedo lo stesso uomo che imparai ad amare allora. Ci sono cose che i soli non possono distruggere, e tra quelle ci siamo io e te. Verba scoppiò in un singhiozzo soffocato. Saiph gli prese una mano, e lui non sentì le callosità delle sue dita da schiavo, ma la morbidezza della carne di lei, il tocco dolce tipico della sua razza pacifica, e il calore inconfondibile della sua stretta. Finirà un giorno tutto questo, disse ancora Saiph, e la sua voce alle orecchie di Verba aveva gli stessi accenti di quella di Khler. Finirà e ci ritroveremo al di là di tutto, non avremo più bisogno di intermediari e saremo di nuovo assieme. Resisti, Verba, ancora un poco. Sento che prima o poi questo ciclo insensato finirà, e la tua vita sarà libera. Verba adesso piangeva senza ritegno. Cadde in ginocchio. «Io ti amo ancora…» mormorò. Anch’io, per sempre.

Chissà se Levish è favorevole ai matrimoni gaii? In ogni caso i due si separano, al mattino, e io non voglio sapere nulla di ponti con culi intimi che possono essere divenuti solidi nel frattempo :P torniamo una volta ancora da Talitha e Melkise, che se la stanno facendo gambe in spalla, verso (pure loro) il bosco dei segnali stradali. C’è spazio per un immancabile pistolotto su quanto-è-brutta-la-guerra:

Sotto i rami dei Talareth di giorno in giorno più radi e secchi, arsi dalla siccità che stava piegando i quattro Regni, i camminamenti erano sempre più deserti e fatiscenti, disseminati di cadaveri che Talitha osservava con profondo sgomento. Nonostante tutto, non riusciva ad abituarsi a spettacoli del genere.

[…]

«Chissà se i ribelli se lo domandano mai» disse Talitha. «Cosa?» chiese Melkise guardando fisso davanti a sé. «Se sia valsa la pena lottare per questo» rispose lei indicando il camminamento che stavano percorrendo. La passerella in legno era mezzo distrutta, e un paio di squarci nelle assi permettevano di intravedere le sconfinate distese d’erba nera che si estendevano all’esterno (…in assenza d’ossigeno…), mentre in un canto si decomponevano due cadaveri di Femtiti. Non erano ribelli, e uno era rannicchiato come se avesse chiesto pietà prima di morire. «Non vedo molta differenza con la loro condizione passata: prima morivano di fame e venivano uccisi per un sì o per un no. Adesso è lo stesso.» «Già, ma adesso moriamo di fame anche noi Talariti, e siamo noi a essere uccisi per un sì o per un no dei Femtiti.» «Quindi hanno raggiunto il loro scopo?» chiese Talitha con amarezza. Melkise tirò un calcio a un frammento d’armatura che scintillava a terra. «Per gente come i ribelli che abbiamo conosciuto, questo è tutto. È una questione di potere.» «Ma che senso ha il potere senza la felicità?» «Parli come una ragazzina» disse Melkise con un sorriso canzonatorio. «Quanti anni hai?»

Scopriamo che ne ha diciannove. Di nuovo un parallelo col nostro mondo che non dovrebbe aver ragione di essere. Come i vari “uno a zero” sparsi in giro per Cronache, Guerre e Leggende (ce n’è uno pure nel primo libro della serie). Bene, da quanto mi è sembrato di capire fino a qui, i Talariti sono ben lontani dall’essere anche solo vagamente simili agli esseri umani: dire che Talitha ha diciannove anni mi fa uscire del tutto dal coinvolgimento dell’ambientazione. Perché dirlo? Ti viene il dubbio che qualcuno possa pensare che è minorenne e, dunque, si possa scandalizzare per i tentativi di romance con la vecchia canaglia? Farle rispondere “abbastanza” con annesso sorriso amaro da ragazza che è cresciuta troppo presto, troppo in fretta, a mio avviso sarebbe stato migliore. Poco più avanti altra zappata:

Melkise sospirò. «Spero che non ti sbagli. Per seguire questa specie di traccia dovremmo proseguire lungo questo passaggio, e non mi sembra molto agevole.» Grif, che li aveva sempre preceduti lungo il cammino, si sporse oltre la frattura e guardò nel vuoto. La distesa d’erba nera era lontana, e una caduta avrebbe di sicuro significato una gamba o un piede fratturato.

…mentre a inizio del libro, quando Melkise fa la sua comparsa da Deus Ex, si salta e si volteggia in allegria. Questi sono gli errori da evitare: i classici errori da distrazione, per i quali lo studente, secondo il mio agire, viene punito con una nerbata sui malleoli :P proseguono le scelte infelici…

Senza dire una parola, Talitha tornò indietro, lasciando gli altri due davanti al baratro. «Dove vai?» gridò Melkise. Ma lei non rispose, scomparendo ben presto dietro a una curva. Riapparve poco dopo con un frammento di Pietra dell’Aria in mano. «Ne avevo visto uno appeso alla cupola di Talareth, sono riuscita a prenderlo. Dovrò fare un incantesimo di Levitazione.» In tempi di pace, rubare un frammento di Pietra dell’Aria sospeso sui camminamenti sarebbe stato un reato punibile con la morte, ma ormai non c’era nessuno a far rispettare simili regole.

Bastaaaaa con gli infodump a tradimento! Mi spieghi a cosa cazzo serve mettere la puntualizzazione in questa frase? Offre qualcosa di più al lettore? No? E allora levala via quando correggi le bozze! Ce l’hai il vizio eh…in ogni caso i miei sensi di ragno stanno vibrando, mica che si avvicina un nuovo combattimento??? *_*

L’alba colorava a poco a poco il camminamento, penetrando a fatica tra l’intrico di foglie, quando un rumore di grida e un tintinnare di spade si fece strada verso di loro.

Valà che ci siamo, sarà leggibile stavolta?

«Sono un cacciatore di taglie» rispose Melkise con voce calma. Talitha gli invidiava quella capacità di autocontrollo. Lei aveva la schiena gelida di sudore, e non le riusciva di staccare gli occhi dal prigioniero a terra. Il soldato lo guardò sospettoso. «Nome e generalità?» «Leptika» rispose Melkise, dando una sfumatura tremolante alla voce. «E questi sono il mio servo Usha e la mia prigioniera.» «Falle togliere il cappuccio, la voglio vedere in faccia» sibilò il soldato. «È di mia proprietà» protestò Melkise portando la mano alla spada. «Non più» ribatté l’altro. «Da questo momento è nostra, e comunque i prigionieri non valgono più nulla, se non qualche minuto di divertimento.»

[…]

All’improvviso estrasse la spada, e Talitha agì allo stesso istante. Si liberò in un lampo dalle catene, portò la mano alla schiena e con un unico movimento impugnò la Spada di Verba. Il cappuccio le scivolò via dal volto, e tutti poterono vedere chi era. La sorpresa dipinta su quelle facce giocò a suo favore. Con un colpo solo trapassò il soldato che stava parlando con Melkise (si spera che Melkise si sia scansato in tempo d.d) Il suo compagno si armò al volo, mentre il terzo estraeva la spada, ma tenendo ben saldo il prigioniero. Istintivamente, Talitha andò verso di lui (con l’intenzione di offrirgli uno spritz). Il soldato puntò la spada al collo del Femtita: da lì si riusciva a distinguere solo un po’ di pelle chiara, macchiata da un’incolta barba verdastra. «Dobbiamo prenderla viva per consegnarla a suo padre!» gridò rivolto ai compagni. E guardando Talitha, aggiunse con un ghigno: «Tu hai a cuore la feccia, vero, contessina? O ti lasci catturare senza fare scherzi, oppure guarda cosa faccio al tuo bel Femtita.» Il furore della battaglia si riaccese in lei all’istante. In un lampo si avventò sul soldato e gli troncò il braccio di netto, ma non poté evitare che l’acciaio incidesse di striscio il collo del prigioniero. Il Talarita emise un urlo disperato, mollando la presa, e Talitha lo trapassò parte a parte. Al terzo ci pensò Melkise.

Meh…raccontato fuffoso e confuso, come al solito >.< tra l’altro, come fai a trapassare da parte a parte il soldataccio quando questi ha davanti un prigioniero tenuto, immagino, ben stretto in presa di collo? Prima ancora, come fai ad amputargli un braccio senza sbudellare l’ostaggio? -_- Ora una svolta mentecatta:

Solo il prigioniero era in piedi davanti a lei, con il cappuccio ancora sul volto, ma Talitha non aveva bisogno di conferme. Gli saltò al collo e lo strinse con forza, come se da un momento all’altro dovesse sparirle da sotto le dita. «Saiph!» Aveva le guance bagnate. Non si era neppure accorta di essersi messa a piangere. Lui ricambiò l’abbraccio, e nel farlo finalmente il cappuccio gli scivolò dal capo.

Cioè, dieci pagine fa i due erano separati, dispersi, ignoranti l’uno di dove si trovasse l’altro…e adesso di nuovo insieme? Questa si chiama maccheccazz pigrizia a casa mia -_-” non mi da alcuna emozione rivederli insieme così di botto, anche se, confidiamo, ci verrà fatto almeno il riassunto del perché e del percome. Intanto, un altro spunto di incoerenza:

Melkise gli tastò il torace, facendolo urlare di dolore. «Hai una costola rotta» sentenziò. «E una incrinata. Non possiamo proseguire.»

(secondo me è solo il timore che anche Melkise voglia fargli le coccole, dopo Verba :P sennò perché, quando lei ti salta al collo, non fai una piega? O magari è la disattenzione di chi scrive in modo approssimativo…). Volete anche un nuovo infodump indebito?

La Pietra dell’Aria riluceva tenue tra le sue mani, mentre cercava di medicarlo. Gli incantesimi di Guarigione erano efficaci sulle ferite da taglio, ma molto meno su contusioni e fratture. E inoltre lei era molto stanca, provata dal combattimento e dalla lunga marcia.

Cosa cazzo c’entra, di nuovo, infilare qui questa osservazione??? Sarò io che odio il ‘nuff said, ma perdiana, qua si sta esagerando! Tutti questi dettagli devono esser fatti trasparire dal raccontato, non incuneati così di punto in bianco, con la delicatezza di una sodomia ricevuta dal carceriere Bozo! Queste cose fanno uscire il Lettore dal coinvolgimento che hai imparato – con fatica – a creare. È una cosa realmente spiacevole, vorrei davvero che non lo facessi >.> ad ogni modo, fra cibo che viene trovato perché si e dialoghi che si fanno mentecatti e fuffosi (e poi, ma solo dopo averci tediato le gonadi, si risollevano) Saiph mette la piccola al corrente dell’in between, poi tutti quanti pigliano l’apriscatole e tornano al tappo di metallo. Naturalmente il viaggio è lungo, ma ci sono villaggi abbandonati di serie in cui riposarsi:

Al secondo giorno di marcia, Melkise consultò una vecchia mappa (da dove arriva cazzo se è la prima volta che la tiri fuoriiiIIIIIIII??? >.<). «A cinque leghe da qui c’è un villaggio abbandonato (Te lo dice la mappa che è abbandonato?). Ci fermeremo lì per consentire a Saiph di recuperare le forze (io sarei per sopprimerlo, visto che piagnucola, rompe e non fa un cazzo d.d).»

Qui la faccenda ridiventa tragicamente simile a quell’episodio delle Cronache 2 (o era il 3?) della foresta pietrificata e del mago con la gamba fracassata (che non gli ha impedito di scambiare materiale genetico con Nihal, tuttavia d.d). Arriva un nuovo eprsonaggio, una bimba mezzosangue, e lo stile peggiora a vista d’occhio: sembra di stare a sentire il guerriero CN con Int9 e Cha6 in una sessione di ADnD fra quindicenni segaioli. Non certo un cacciatore di taglie di cui, poche pagine prima, si sono rimarcate la saldezza di nervi e l’autocontrollo. Che la Licissima si sia stancata a metà giusta del libro?

Un fruscio alle sue spalle la fece sussultare. Portò la mano all’elsa della spada e, con estrema lentezza, si voltò. Davanti a lei c’era una ragazza. Aveva circa la sua età, i lunghi capelli mossi di un colore tendente al viola, la carnagione ambrata e gli occhi allungati, con grandi pupille dorate. Una mezzosangue. Indossava abiti da famiglio ormai logori e teneva le mani alzate. «Lo posso curare» disse. Aveva una voce sottile, ma sicura. Melkise arrivò di corsa con Grif, la spada in mano. Talitha lo fermò con un cenno. «Conosco bene le erbe» continuò la ragazza. «E ne ho qui con me.» «Che Cetus ti maledica, e tu chi sei?» sbottò Melkise. «Lakina. Mi chiamo Lakina.» «E chi ci dice che non lo vuoi avvelenare?» incalzò Melkise. «Dei mezzosangue come te non ci si può fidare, dicono che non avete l’anima.» «Non gli farei mai del male. So chi è. E so anche chi sei tu, Talitha. Tutti noi lo sappiamo.» «Tutti noi chi?» chiese Melkise. Le si avvicinò, le puntò la spada alla gola. «Se gli torci anche solo un capello, sei morta.» «Smettila» disse Talitha. «Che altre scelte abbiamo? E poi, se avesse voluto farci del male non si sarebbe certo presentata così.»

Ne hai ancora di pagnotte da mangiare, amica mia, prima di dire che sai scrivere…in ogni caso, cure rapidissime, nemmeno gli avesse dato un antibiotico di ultima generazione:

Lakina estrasse dalla scollatura una piccola sacca di cuoio. Dentro, erbe dal profumo intenso. Erano odori familiari per tutti, Talitha li aveva sentiti spesso nei campi dei ribelli, dopo la battaglia, quando si dovevano curare i feriti. Ne mescolò una manciata, le masticò, quindi prese alcune bende da un’altra piccola sacca che portava alla cintura. Si muoveva con estrema sicurezza, come chi sa esattamente cosa sta facendo. Spalmò le erbe sulla ferita, la bendò e infine fece ingoiare a Saiph una polvere giallastra. Dopo un po’, il suo volto aveva ripreso colore. «Il peggio è passato» disse Lakina. «Ma ha ancora bisogno di cure.»

In dieci minuti, sciolta la prognosi e fatta la diagnosi. I tre fuggitivi hanno trovato quella che sembra una comunità di pacifisti di entrambi gli schieramenti, Talariti e Femtiti che vivono in pace, rintanati nelle case arboree a fumarsi le canne d’erba come gli studenti di una qualsiasi facoltà Umanistica. Direi che è un punto di svolta: finalmente, dopo due libri e mezzo, qualcuno che non vuole sbudellarli a vista!

«Fra di noi ci chiamiamo Beati» spiegò Lakina. «Dal nome di Beata, la città in cui i Femtiti vivono liberi e in pace.» «Voi qui però non siete solo Femtiti» osservò Talitha. «Infatti. Per noi Beata non è una città nel Luogo Innominato, ma un luogo dello spirito, ovunque ciascuno di noi possa essere semplicemente se stesso, senza doversi definire Femtita o Talarita. Noi crediamo che Beata possa realizzarsi solo con la pace tra le due razze, e che essa esista ovunque un Femtita e un Talarita riescano a vivere insieme, in armonia.»

Pace, amore and lots of ganja, la cosa mi piace ^____________^

Un beato di Beata: fa un po’ impressione, lo riconosco…:S

Come in ogni comunità che si rispetti anche qui abbiamo l’Assemblea™, a cui i due vengono introdotti il mattino dopo, passati alcuni dialoghi pregni di ideologia anni ’60 (a questo punto è palese: le foglie di Talareth sono psicoattive); la comunità li accoglie e i tre decidono di prendersi una breve vacanza, che non potrà comunque durare, perché:

[…] non potevano restare, non con la minaccia di Cetus sulle loro teste […]

Duro il mestiere di chi vuol salvare il mondo, eh? L’avete voluta la bici? :P qualcosa mi dice che, malgrado le premesse di un Woodstock in ritardo, la tranquillità non potrà durare…malgrado ciò, prima del prevedibile combattimento che giungerà ad interrompere la quiete del luogo, c’è tempo per introdurre l’ennesimo oggetto fuffoso nella storia. Davanti ad una statua dell’Eretico, Saiph sviene come una mammoletta dopo aver notato un particolare per nulla secondario:

Poi, il loro sguardo venne catturato da un dipinto che si trovava in fondo, in prossimità dell’altare. Rappresentava a figura intera un essere alto e longilineo, dalle membra sproporzionate. Tra le mani stringeva una spada dal profilo inequivocabile: scura, appena sbozzata, con l’elsa cilindrica e la guardia incurvata verso l’esterno, il pomolo costituito da una grossa pietra rossa. «Verba…» mormorò Talitha. Le faceva sempre impressione vedere l’eretico descritto in qualche antico tomo o, come in quel caso, raffigurato in un dipinto. Saiph rimase in silenzio, e lei si girò a guardarlo. Il suo sguardo era perso, appuntato su un particolare dell’affresco che sembrava del tutto secondario: incastonata sulla cintura di Verba, c’era una grossa pietra violacea, montata su una struttura metallica nera.

L’avrà steso l’intrinseca pacchianata dell’aggetto, roba che nemmeno Snoop Dogg nei suoi momenti migliori? Ma anche no!

«Ho notato che sulla cintura dell’Eterno è rappresentata una pietra» aggiunse Saiph. «Mi ha colpito, non è presente in molte raffigurazioni pittoriche.» Il Curatore lo guardò come se fosse felice di aver trovato qualcuno con cui parlare di un argomento che gli interessava. «Concordo» disse. «È un dettaglio sul quale non tutti gli artisti si sono soffermati. È la Gemma Primeva (what the fuff…>.<).» «La Gemma Primeva…» ripeté Talitha. «L’ho vista citata in un libro, quando ero in monastero. Mi aveva colpita perché, come la Spada di Verba, si diceva fosse appartenuta a un Primo.»

Ma WTF? Questa cosa è la prima volta che la sentiamo ‘sta storia, in quasi mille pagine di fuffosità finora macinate da Nashira 1 >.< solo gli scrittori amatoriali buttano a metà trama un oggetto che si rivelerà importante ai fini della stessa, senza averlo mai citato in precedenza. Dilettante. C’è immediatamente spazio per una nuova quest:

«Sarebbe interessante approfondire» disse Saiph. (“malimmortaccitua” disse Cal x.x) «Ebbene, so che esiste un libro sull’argomento. Un libro che parla di reliquie, scritto da un antico Padre dell’Inverno. Ma si trova solo nella biblioteca di Larea» spiegò il sacerdote corrugando la fronte.

[…]

«La Gemma Primeva… loro la chiamano così» disse Saiph non appena fu rimasto solo con Talitha. «Vuoi spiegarmi cos’è successo in quel tempio, Saiph? E perché ti interessa tanto quella pietra?» sbottò Talitha, come se avesse trattenuto la domanda fino a quel momento. «L’Entelma. Questo è il nome con cui gli Assyti chiamano la Gemma Primeva» aggiunse Saiph afferrandole la mano, gli occhi che brillavano. «Di cosa stai parlando?» chiese Talitha. «Ho avuto un’altra visione» disse Saiph. E mentre raccontava, rivide quelle immagini.

…visione che io non ricordo di aver mai sentito raccontata; ma forse (come la Licissima ci spiegherà di qui a poco) è accaduta nel momento in cui il povero grullo è stramazzato a terra…ma allora, non sarebbe stato opportuno descriverla lì, e NON totalmente a posteriori, evitando di tirare via il tappeto da sotto i piedi del Lettore con un fatto senza capo né coda, che sembra uscito direttamente dal buco del culo di Zeus? Loads of bullshit e infovomiti mascherati da farneticazioni mistiche, alla fine della fiera veniamo a sapere che la bigiotteria in questione è un accumulatore di energia magica (o qualche sarcazzo del genere) e:

«Verba mi ha detto (il mese scorso) che la tua spada possiede una particolare permeabilità, che può essere caricata di energia. Se usassimo insieme la tua spada e l’Entelma, forse avremmo più possibilità di abbattere la porta.»

Conclusione a cui Saiph è giunto solo sulla base di una visione – tra l’altro resa malissimo nell’economia generale di un racconto fino a qui leggibile – senza avere la minima cognizione di magia, e solo sulla base di uno scampolo di dialogo avuto con l’Eretico qualcosa come un mese prima. Gary Stue fa il paio con l’orgasmo levitante nel tunnel. E la trama, tirata per i capelli, si lamenta e geme in attesa del colpo ferale. Abbiamo dubbi sul prosieguo?

«Il nostro tempo sta per scadere, abbiamo una sola possibilità, Talitha. Non possiamo permetterci un viaggio a vuoto. Dobbiamo portare con noi tutto quello che pensiamo possa servirci.» «Allora dobbiamo cercare altre informazioni sull’Entelma. E possiamo farlo solo nella biblioteca di Larea.» «Andremmo dritti nelle fauci di tuo padre» mormorò Saiph. «Ma è la nostra unica possibilità se vogliamo scoprire dov’è custodita quella pietra.»

Ora c’è un pezzo che vale davero la pena di gustarsi: direttamente dalle terre lacerate di Talaria, il Mira-Messenger!

«Ce n’è un’altra» rifletté Saiph. «Puoi portarmi il mio tascapane?» Talitha glielo porse, e Saiph ne estrasse l’oggetto che gli aveva consegnato Verba, un piccolo frammento di Pietra dell’Aria dalla forma rotonda. Aprì la boccetta di liquido scuro che vi era legata con un pezzo di corda, vi intinse un pennino e scrisse sulla sua superficie. Ricordi l’Entelma, la pietra che portavi alla cintura? La frase scomparve, come asciugata dal sole. Saiph attese qualche istante, e sul dischetto si compose un’altra frase. Ho un vago ricordo… un oggetto molto potente… ma non so dirti di più. Talitha guardava la scena esterrefatta.

E vabbè, immagino che i collegamenti telepatici fossero passati di moda, ma l’avrei trovato un filo più serio :P comunque, visto che l’Eretico fa il pesce in barile, come nella migliore tradizione GDRistica bisogna andare dritti in bocca all’Evil Overlord™ per trovare l’Oggetto Magico™ necessario alla Salvezza del Mondo (e di conseguenza all’Ottenimento della Vagina della Principessa da parte del Protagonista): due cliché infilati in due righe – spero che la base di Megassa non sia dentro un vulcano spento, sennò urlo – fai progressi Licissima. E io che avevo pensato fossi diventata una scrittrice…>.> Non so se si è capito, ma la qualità della narrazione, dall’arrivo a Woodstock fino a qui, è andata peggiorando come un grafico di profitto di Rockerduck al 31/12. Peccato. Speriamo si risollevi, ma la voglia, faticosamente ritrovata dopo il prologo astrofisico (che mi aveva inchiodato nella lettura per quasi un anno) è già bella che perduta…

Rockerduck davanti ai filotti di fuffosità inanellati dall’Autrice.

Per non farci mancare nulla, adesso arriva l’immancabile attacco, che chiunque abbia un Q. I. più elevato delle mie bietole da taglio ha subodorato fin dall’arrivo di Lakina. In ogni fuffantasy che si rispetti, quando il Team Buoni ha il tempo di rifiatare, succede sempre qualcosa che gliela fa scontare: che sia lo stesso meccanismo Buddhista dell’oscurità interna?

«Purtroppo, però, Verba non ricorda nulla dell’Entelma. Dovremo andare a Larea. Ed essere praticamente invisibili, per non farci scoprire» disse Saiph. «Non appena avrò recuperato completamente le forze, partiremo…» Fu in quel momento che udirono le prime grida.

Bastaaaaaa, qua tra un po’ grido io! >:((( segue un pezzo che definire mentecatto è dire poco: bimbi belli, che s’aspetta uno a questo punto? Una lotta all’ultimo sangue come quella delle miniere di ghiaccio del 2, dove Melkise e Talitha fanno il culo a strisce a un catorziliardo di expendable vilains? Magari spade che mulinano mentulae canis, sbudellamenti, ammazzamenti raccontati mentre i Beati se la filano portando via le scorte indebilte di LSD ed erba? Forse sarebbe pure stato meglio…

Chissà cosa spingeva quel manipolo di guerrieri all’attacco: forse un gruppo di Talariti e Femtiti che vivevano in pace era più pericoloso di Megassa nel sabotare i piani di espansione dei ribelli. Saiph si staccò dal parapetto, andò verso l’alloggio di Erhyan. Come aveva immaginato, era sveglia e stava organizzando l’evacuazione del monastero. Fu ben lieta di accoglierlo. Lui andò dritto al punto: «Mi serve un Bastone.» La donna si irrigidì, come se avesse udito una parola blasfema. Saiph era preparato a quella reazione. «So che il Bastone è uno strumento di morte per i Femtiti. (anche noi lo sappiamo! E ANCHE LEI! ç_ç a che serve scriverlo di nuovo? Non tutti i tredicenni hanno la memoria di un pesce rosso…) Ma, credimi, è per una buona causa.» Erhyan lo studiò, cercando di capire se potesse fidarsi. «Ce n’erano, ma appena arrivati li abbiamo distrutti: ci sembrava un buon modo per iniziare la nostra vita qui.» «E non ne è rimasto neppure uno?» chiese Saiph. «Lo escludo. Li abbiamo trovati nell’alloggio del Piccolo Padre, ma li abbiamo eliminati (veramente gli oggetti si “distruggono”…).»

[…]

L’alloggio aveva l’aspetto dei luoghi abbandonati: era stato saccheggiato, e i mobili giacevano a terra, in rovina. Tutti i preziosi erano stati razziati. Saiph frugò la stanza in ogni anfratto. Trovò quel che cercava in un angolo, nascosto da uno stipetto rovesciato: coperto da uno spesso strato di polvere, il cristallo di Pietra dell’Aria era quasi irriconoscibile. Ma quando lo vide, incastonato sulla punta di un Bastone spezzato, Saiph non ebbe dubbi.

Ovvìa mi par giusto: la tipa “esclude” che ne siano rimasti e dieci righe dopo Saiph ne trova uno >.< a parte che il pezzo poteva finire a “rovesciato”, sarà mica tutto ciò un preludio al glorioso fuffacombat? Vuoi vedere che nel ménage di coppia Talitha-Melkise si insinua anche Saiph? Avanti a apaccar culi!

…come ho detto, forse sarebbe stata pure meglio una soluzione così…

Era ormai l’alba quando tornò sulla piattaforma, dove i Beati si stavano radunando. Poco lontano scorse Talitha e Melkise, che aiutavano Erhyan a gestire la folla accalcata sotto i rami del Talareth. Si fermò un istante a guardarli. Poi, prima che qualcuno potesse fermarlo, superò la balaustra e si gettò nel vuoto.

Ok scorciamola, che sennò alimento le false speranze di chi pensa al suicidio del mentecatto: Saiph decide di punto in bianco, novello Sant’Agostino, di mettersi a giocare a fare il Messia. Ricolmo di miticità levita fino alla base del Talareth e…

Saiph rallentò la caduta, e infine atterrò dolcemente vicino alle radici del Talareth. Con lo sguardo percorse il gruppo di ribelli che gli si paravano davanti, il simbolo della rivolta sulle casacche. Erano tutti a bocca aperta. Tra le mani stringeva il Bastone, e la sua sola vista causò un improvviso mormorio di preoccupazione tra i Femtiti. Il loro comandante si fece largo a spintoni, cercando di non mostrarsi turbato. «Se un traditore è veramente convinto di poter battere un esercito con un Bastone, allora siete arrivati al fondo della disperazione!» disse con un ghigno sprezzante. Stava per sguainare la spada e ordinare l’attacco, quando Saiph sollevò il Bastone e si colpì un avambraccio. Non cadde a terra, non urlò di disperazione, il suo volto non fu deformato dal terrore che tutti i Femtiti provavano quando venivano percossi da quel pezzo di legno, sulla cui sommità era incastonato un frammento di Pietra dell’Aria. Rimase saldo, in piedi, imperturbato. Qualcuno cadde in ginocchio. Saiph si colpì ancora una volta il braccio, più forte. «È un trucco» gridò un ribelle dal volto pieno di cicatrici, indicandolo con veemenza. «Vuole solo confonderci!» Saiph gli tese il Bastone. «Toccalo, allora.»

Il pescione ha ragione…anzi no d.d

Va bene, questa poteva sorprendere il Lettore nel 2, ma Sai ha detto e ribadito di quelle tante volte che la guerra è brutta, la guerra fa male, il Messia io no ecc ecc che a questo punto una scelta del genere è quasi obbligataE il Lettore se la aspetta. Come risolverla dunque? Inventandosi qualcosa – possibilmente qualcosa di creativo – per venire fuori da una situazione di accerchiamento in inferiorità numerica: è difficile lo riconosco e sul momento non mi viene in mente nulla; ma la puzza di questa trovata avevo iniziato a fiutarla già da cinque pagine almeno, perché è l’alternativa più scontata alla fuga o al combattimento. Nonché un altro modo per dire “deus Ex” d.d ciao, Deus! ^_^ La trovata a mio parere è del tutto fuori tempo massimo…e tanto per dare una ulteriore spintarella alle gonadi, giacché non stanno rotolando bene sul pavimento:

«Quel che vengo a dirvi è che questa guerra non si combatte con le spade. Non ci riprenderemo la nostra libertà pagandola con il sangue dei Talariti. La via è quella che vi hanno mostrato i vostri fratelli che vivono lassù, in pace» e indicò il monastero.

Un Messia, per giunta pacifista: anche questa uno se l’aspetta…perché invece, per salvare il salvabile, non fai finalmente riconoscere a questa scamorza di Saiph che le chiacchiere stanno a zero, è tempo di distruzione, le palle sul tavolo, facciamoli tutti a fettine? E invece no, rimettiamoci all’amore libero e al tiaccacì, ficcate dei fiori nei vostri cannoni, eccetera eccetera. Sono infastidito dalla prevedibilità di questo pezzo: davvero, la si poteva risolvere in modi differenti, anche creativi, bastava sforzarsi di trovare una via d’uscita alternativa e non scontata da una situazione difficile. Fategli crollare addosso il Talareth a ‘sto punto, trovata kamehameha ignorante, coi poteri combinati Sue/Stue e Erhyan in minigonna plissé che fa la cheerleader, ma questo…questo…

Voglio le cheerleaders d.d prendiamo atto, meglio tardi che mai: Saiph vuole trasformare Talaria in una nuova Woodstock, prima però è necessario portare avanti l’altra main quest, ricordate? C’era un libro da cercare, e naturalmente il libro è vicino alla Evil Overlord’s Den™ come in ogni sessione di DND che si rispetti: potevano mica nasconderlo in un argine infestato di nutrie assassine?

State sintonizzati per il seguito, perché (e questa è una minaccia) non è ancora finita…

 
9 commenti

Pubblicato da su 27 febbraio 2015 in Fuffosità, Recensioni

 

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9 risposte a “Recensione: I Regni di Nashira 3 – Il Sacrificio (Parte I)

  1. nicholaswolfwood

    2 marzo 2015 at 10:20

    PS
    Ho trovato anche la recensione al volume 1, il volume 2 l’hai recensito e sono scemo io che non lo trovo o era troppo affrontare pure quello?

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    • Cal Mood

      2 marzo 2015 at 10:35

      C’è c’è…segui i commenti di Gianni, o cerca “le spade dei ribelli”…l’amaro calice va bevuto fino in fondo! xD

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      • nicholaswolfwood

        2 marzo 2015 at 10:48

        Le mie (poche) recensioni le trovi su Lega Nerd (eg. stroncatura di Sapkowski http://goo.gl/9vMryj doppia recensione di Forever War e Starship Troopers http://goo.gl/Wu9Ubi Recensione di the kobold wizard dildo of enlightment + 2 http://goo.gl/IWhzzR e un paio di altri), ma non ho uno spazio mio, inoltre non sono granchè come recensore.
        In ogni caso ho visto che su amazon te lo tirano dietro a 2,5 euri quindi lo compro volentieri, poi se mi piacerà lo consiglierò di sicuro (e, almeno in privato, ti farò sapere il mio giudizio se ci tieni ;) ).

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        • Cal Mood

          2 marzo 2015 at 16:23

          Quando siederò alla destra di Umberto Eco potrò fare prezzi più alti d.d comunque sappi che mi aspetto recensione – anche su Amazon, anche solo due righe :P intesi?

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  2. nicholaswolfwood

    2 marzo 2015 at 10:13

    Eccomi eccomi!
    Intanto compliementi, mi sono annoiato io a leggere gli estratti non riesco a immaginare tu a leggere millemila pagine.

    Cmq la scena nel bosco è bellissima, mi aspettavo che a un certo punto sorridessero entrambe e partisse la musichetta di gai ingenui.

    Poi appena ho letto ciç
    Per noi Beata non è una città nel Luogo Innominato, ma un luogo dello spirito, ovunque ciascuno di noi possa essere semplicemente se stesso

    Ho pensato: “la città di Beata ignoranza” -.-”

    La main quest è introdotta un maniera bellissima: “hei! Ho due oggetti a caso: un sasso e una spada, e devo aprire una porta tozzissima!
    Ora calcolando il gradiente di interazione tra le due forze, costruiamo una matrice vettoriale così da avere la risultante da confrontare con la resistenza offerta dall’interazione nucleare forte e bam!
    Si funziona di sicuro!”
    Talitha “Saiph perchè non vai a lavorare all’LHC invece che fare il sintu con noi?”

    Licia si conferma illeggibile, credo i suoi libri li compriamo solo più noi per fare le recensioni divertenti.
    Grazie per la recensione!

    Tra l’altro ho scoperto che sei scrittore O_o
    E la trama del tuo romanzo mi piace (western post-apocalittico FTW!), appena finito Abaddon gli concederò di sicuro una chance.

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    • Cal Mood

      2 marzo 2015 at 10:34

      S’ha da fare il lavoro d.d comunque Licia non è il peggio e io non la disprezzo, ci mancherebbe,come persona…e quasi nemmeno come scrittrice: anzi, un po’ la considero una sorellona o.O mi da solo fastidio che abbia ricevuto la pubblicazione da Mondadori con una pila di merda fumante…e soprattutto che non riesca ad ingranare e a produrre opere di qualità oggettiva. Credo che come scrittrice abbia potenziale (e l’ispirazione per uno dei miei cattivi mi è venuta da Dubhe delle Guerre…ovviamente in versione adulta, non fuffosa) ma come si dice, “l’alunno ha capacità ma non si applica”. Perché oggettivamente, certe belinate un editing le toglie eh…e non dimentichiamo i progressi che ha fatto dalle Cronache sin qui, un miglioramento oggettivo c’è.

      Peccato che molto spesso le sue produzioni facciano ancora schifo, o comunque non si alzino dalla soglia della mediocrità. Un vero peccato…

      PS: per quanto riguarda la mia storia, c’è il primo pezzo nella sezione dei racconti. E se sei fan della Torre nera prevedo troverai molte citazioni volontarie, in ogni modo aspetto recensione :P (possiamo pure fare uno scambio: libro in cambio di autopsia del medesimo sul tuo spazio, che dici? Fammi sapere se ti interessa l’accordo :P)

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  3. gianni

    27 febbraio 2015 at 18:41

    contessina? ha scritto contessina?
    e nel tempio ci sono le attendenti?
    magnifico

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    • Cal Mood

      27 febbraio 2015 at 19:26

      Vero? Pensa che ho avuto un orgasmo leggendolo. Adesso devo istruire la mia escort favorita a un nuovo dress-code: non più cheerleader in minigonna e pon-pon, ma contessina/guerriera sexy Talitha-style *___________* avanti popolo!

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      • gianni

        27 febbraio 2015 at 20:48

        Va bè la bellzza elfi ca (attenti allo spazio)

        Mi piace

         

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