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Aggiornamenti dall’orto – il kiwi

22 Feb

Era da un po’ che non facevo un post di aggiornamenti dall’orto, ma visto e considerato che la stagione 2015 sta per cominciare, direi che è ora di ridare a questo posto la sua funzione primaria. Oggi volevo parlarvi nello specifico del kiwi, che oltre ad essere una brutta bestiaccia (a metà fra un tapiro e un ornitorinco) è anche un gustoso frutto che possiamo introdurre nell’orto e che, con le dovute cure, ci regalerà una provvista di ottima frutta esotica per la stagione invernale.E poi guardatelo, non trovate anche voi che sia fottutamente verde?

Kiwi come se piovesse.

In conclusione, a chi servono le banane Colombiane usate per i giochini gaii fra narcos happyfaic quando abbiamo il kiwi autoprodotto? Avanti popolo!

 IL KIWI, QUESTO SCONOSCIUTO

Il kiwi produce frutti a grappolo, che penzolano da sotto i rami simil a liane.

Il kiwi è una pianta rampicante a fusto legnoso della famiglia delle Actinidiacee, originaria della Cina dove veniva coltivata sin dal secondo-terzo secolo dopo Cristo, giunta in Inghilterra e Francia all’inizio del Diciannovesimo Secolo, e diffusasi su scala globale soltanto a partire dal primo Novecento con le coltivazioni intensive della Nuova Zelanda. L’Italia è stato nel 2011 il primo produttore mondiale di kiwi, oltre che uno dei primi Paesi in cui le coltivazioni si avviarono su scala industriale in Europa, nel tardo Novecento.

La pianta di kiwi è dioica: esistono pertanto individui maschili e femminili (a differenza p. es. della zucchina, che invece è monoica – o ermafrodita) e come voi tutti sapete da quando avete iniziato a masturbarvi su youporn, i primi impollinano le seconde divertendosi nel contempo un sacco; il frutto – nel vero e proprio senso del termine – del loro aMMore è un oggetto per nulla invitante, di forma oblunga, coperto da una buccia sottile coperta di peluria marroncina. Un coglione praticamente. Se tuttavia non ci fermiamo alle apparenze e lo sbucciamo, riveleremo una polpa verde quasi fosforescente, dal gusto acidulo e rinfrescante (più dolciastro e ricco nel caso di frutti maturati a lungo) piena di vitamine C ed E, potassio, ferro e fibre, che può essere consumata al naturale, in macedonia o in spremuta.

La varietà più diffusa in assoluto di kiwi domestico è l’Actinidia Deliciosa, che può raggiungere un’altezza di oltre 9 metri e una longevità superiore al mezzo secolo, seguita a ruota dall’Actinidia Hayward, frutto di incroci selettivi che hanno aumentato la dimensione dei frutti e la compattezza della polpa, oltre a garantire una conservabilità maggiore dei frutti stessi (un po’ come per le mele). L’Actinidia Arguta è una varietà minore e decisamente curiosa di “mini-kiwi” che produce bacche senza peli, piccole quanto un polpastrello, che si mangiano intere e sono molto più dolci delle loro controparti maggiori.

Frutti di Actinidia Arguta

Altre cultivar di pregio sono rappresentate dai kiwi a polpa gialla o rossa, questi ultimi costituenti una variante particolare dell’Arguta molto popolare in Cina.

ALLESTIRE UNA PIANTAGIONE DOMESTICA DI KIWI

Il kiwi necessita di un terreno a PH neutro, drenato e permeabile, non troppo argilloso e profondo, ammendato con stallatico ed eventualmente corretto con l’aggiunta di torba se presenta caratteristiche tendenti al disseccamento troppo marcato nei mesi estivi. La messa a dimora dovrebbe avvenire in primavera, essendo la pianta sensibile al freddo, su terreno già concimato in autunno (così da dare il tempo al nutrimento di distribuirsi e alle caratteristiche del terreno stesso di normalizzarsi per effetto degli agenti atmosferici); lo scasso – cioè il buco – dovrà essere abbastanza profondo da ospitare il pane di terra della pianta (acquistata ovviamente in vivaio, pure se è possibile farla nascere da seme e poi innestarla; io non ci ho mai provato): diciamo 40-60 centimetri, e sul fondo dovrà esserci uno strato di sassi a grana grossa di almeno 10 centimetri per favorire il drenaggio.

Vista dal basso di un pergolato, e dettagli costruttivi.

Vista dal basso del mio pergolato, con dettagli costruttivi sparsi.

Nelle zone del Saluzzese (CN), famose per la produzione di kiwi, la coltivazione avviene in filari non troppo dissimili dalle vigne, che si estendono ai lati delle stradine di montagna per chilometri in modo davvero suggestivo; noi sceglieremo invece l’approccio a pergolato, che può trovarsi dovunque nella nostra proprietà, purché in pieno sole, requisito necessario per una buona produzione. Possiamo avvalerci di strutture a gazebo in ferro o cemento, per dare modo ai rami di correre in verticale, oppure pergolati a ridosso di mura perimetrali se preferiamo uno sviluppo orizzontale; l’importante è che la pianta abbia uno spazio di almeno due-tre metri per espandersi nel lungo periodo.

Realizzare un pergolato è semplice: vi procurate dei pali di ferro da ponteggio, li piantate a distanza regolare e poi, con quelle specie di morse che i muratori usano proprio per fare i ponteggi, ne orientate altri in diagonale. Quindi disponete orizzontalmente dei travicelli di legno verniciato, fissate con le viti e il gioco è pressoché fatto.Fa fede la foto, se non vi basta, fatevi aiutare da qualche patito del fai-da-te, ma vale soltanto se è riuscito a montare da solo la poltrona Sköldpadda dell’IKEA.

  • Potete anche usare strutture prefabbricate, se decidete di optare per il gazebo, basta soltanto che siano solide e resistenti alle intemperie,perché quando il kiwi colonizza lì rimane per i prossimi 50 anni (e più) e non c’è verso di smuoverlo se non uccidendo la pianta.

Ecco come si presenta il mio pergolato appena prima delle operazioni stagionali di manutenzione (vedi seguito).

Un pergolato di kiwi adeguatamente protetto da filo spinato e cocci di vetro: sono molto geloso dei miei frutti...

La mia coltiva, adeguatamente protetta da filo spinato e cocci di vetro: sono molto geloso dei miei frutti…

Per quanto riguarda la composizione della popolazione, direi per esperienza diretta che un maschio è sufficiente a soddisfare happyfaic fino a tre-quattro femmine nelle immediate vicinanze; in foto lo stallone è quello a sinistra e le sue concubine happyfaic happyfaic happyfaic gli esemplari più a destra. Ho anche un Arguta, pressoché invisibile (è ancora piccolina) all’estrema sinistra del campo visivo. Ma ha già prodotto, quindi i gameti sono interscambiabili d.d che schifo.

CONCIMAZIONE, CURE COLTURALI  E RACCOLTO

Il kiwi richiede di essere concimato in primavera con letame maturo o compost, che interreremo alla base della pianta e integreremo con P-K durante l’allegagione dei frutti. La necessità idrica del kiwi è forte nei mesi estivi, dunque non dovremo mai smettere di innaffiare la pianta durante i mesi più caldi per evitare che la produzione dei frutti rallenti o si interrompa, specie se il clima è poco piovoso. Dovremo anche fare in modo di proteggere la pianta dal freddo, che teme, avvolgendo a partire dalla metà di Ottobre coperte o veli di tessuto-non-tessuto intorno ai fusti principali, e riempiendo l’intercapedine con paglia o foglie secche (vanno benissimo le stesse foglie che il kiwi perde, se avrete cura di raccoglierle) purché il materiale sia il più possibile asciutto. In mancanza di ritrovati naturali possiamo usare le palline di polistirolo, anche se sono un po’ una porcheria dato che tendono a spargersi per tutto l’orto…>.<

  • L’Actinidia Deliciosa ha temperatura minima di sopravvivenza intorno ai -12°; l’Hayward e l’Arguta tollerano fino a -20°…anche se io non ho mai verificato con mano i dati!

A proposito di frutti, la maturazione ha luogo per tutta l’estate, durante la quale osserveremo un progressivo ingrossarsi dei frutti, visibili fra le grandi foglie che la pianta inizia a mettere fuori a partire da Marzo-Aprile. Il raccolto dei kiwi avviene in Novembre quando i rami sono spogli, e va effettuato tagliando il picciolo in prossimità del frutto, che va poi riposto in cassette a strato singolo, in luogo fresco e asciutto, distante da altre verdure che potrebbero innescare una maturazione troppo veloce.

Possiamo iniziare a consumare i nostri kiwi dopo qualche setimana, quando risulteranno morbidi al tatto, e potremo conservarli indicativamente fino alla primavera successiva.

LA POTATURA DEL KIWI

L’operazione di potatura del kiwi è necessaria affinché la pianta sia regolata in una crescita altrimenti selvaggia e produca frutto.

Nel caso di una pianta giovane (cioè alla sua prima stagione) dovremo limitarci alla spuntata dei rami laterali in primavera, per promuovere la crescita in altezza, e alla cimatura – che andrà effettuata in autunno, direi Novembre – per favorire lo sviluppo dei getti laterali nella stagione successiva. Il secondo inverno prevederà una spuntata dei getti laterali alla distanza di una decina di gemme per innescare, nella terza primavera, la generazione di getti fruttiferi.

Riassunto indicativo di ciò che c’è da fare nei primi due anni e mezzo di vita produttiva della pianta.

Se la pianta ha già almeno due inverni alle spalle il procedimento è un po’ più regolare, e anche qui deve essere effettuato quando l’organismo vegetale è quiescente: la seconda decade di Febbraio è un buon periodo anche se l’ultima analisi dipende come al solito dalle latitudini (ci si può spingere fino all’inizio di Marzo, indicativamente. Io preferisco farla il prima possibile così non devo più pensarci).

Per prima cosa evitate di farvi prendere dal panico quando vi appresterete a fare il lavoro: il kiwi tende a crescere in modo incontrollato durante la vegetativa (e anche in concomitanza con la produzione dei frutti) quindi l’aspetto della vostra coltiva prima della ripresa delle attività sarà quello di una chioma arruffata che necessita dei classici 50 colpi di spazzola prima di andare a letto (spero non siano presenti dendrofili nel pubblico, anche se non mi danno nessun problema – almeno fintantoché non cercano di accoppiarsi col mio ficus benjamin).
L’unica vera regola da seguire è la seguente: quando si pota il kiwi, si tagliano i rami più vecchi di un anno; infatti queste sono le branche che hanno già dato, e che dunque, se lasciate sulla pianta, si comporteranno più o meno come i succhioni del limone (cfr. il mio articolo). Dovremo quindi mantenere solo le branche giovani e fruttifere: distinguerle è semplice poiché hanno un diametro più piccolo, sono di colore più chiaro, sono tenere e flessibili e, soprattutto, si distaccano dalla base della branca vecchia a mò di forcella.

Considerate la foto che segue:

Branche di kiwi giovani e vecchie, a confronto.

La marcatura rossa indica la branca vecchia (ancora orientata nel senso delle legature che avrete fatto sul pergolato, e che avrete sciolto – mi pare ovvio – prima di mettervi a potare); la marcatura verde indica invece una branca novella che dovremo preservare.

  • possiamo riconoscere le branche vecchie anche dalla presenza dei residui di picciolo dei frutti raccolti
  • è necessario passare con grande attenzione tutte le branche, una per volta, individuando quelle giovani e quelle vecchie: con l’esperienza degli anni il processo diventerà automatico, ve lo garantisco.

Per quanto riguarda il numero di branche da tenere, io per i maschi mi oriento su quattro o cinque ad esemplare, mentre per le femmine mantengo semplicemente tutte quelle che ci sono (fatelo anche voi, compatibilmente con lo spazio, specie se le piante sono giovani e vigorose). Le branche andranno conservate fino al punto in cui la loro sezione è più grande del dito mignolo (o fino all’estensione massima del vostro pergolato) scartando le parti terminali, che molto spesso avranno questo aspetto:

Questa fantasia di spaghetti è come si presentano le parti terminali delle branche novelle: tagliate via senza pietà!

Successivamente dovrete districare le branche le une dalle altre, avendo cura di non spezzare né scorticare il legno tenero, e neppure di offendere le gemme in formazione evidenziate da piccole cupolette lungo la branca stessa (pena una minor produzione); per finire potremo tagliare la branca vecchia all’internodo della branca giovane, il più possibile a filo, e con forbici affilate in modo da produrre una mutilazione netta:

Un taglio netto, pulito e il più possibile prossimo all’internodo ci permetterà di liberarci della branca vecchia per la nuova.

Notare in figura la presenza del taglio della stagione 2014 (grigio e cicatrizzato) accanto a quello, fresco, della stagione 2015: alla lunga (30+ anni) si verrà a creare una cattedrale vegetale di rami contorti e moncherini davvero suggestiva ^____^ in ogni caso questo è quanto: il processo va ripetuto per ogni branca, e le branche nuove dovranno essere orientate e accompagnate con estrema attenzione al pergolato (per evitare di spezzarle a metà: il legno di kiwi non è resistente ed è solo moderatamente flessibile) e legate ai sostegni tramite rametti di salice (non usate la rafia, crescendo la pianta ne verrà strozzata). Visto che non era difficile? ;) e il legno ricavato, se seccato, è ottimo per il caminetto!

 
5 commenti

Pubblicato da su 22 febbraio 2015 in Agricoltura, Colture, Cose utili

 

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5 risposte a “Aggiornamenti dall’orto – il kiwi

  1. victorebingerf2

    21 luglio 2015 at 07:56

    Possiamo avvalerci di strutture a gazebo in ferro o cemento, per dare modo ai rami di correre in verticale, oppure pergolati a ridosso di mura … fferrogazebo.wordpress.com

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    • Cal Mood

      25 luglio 2015 at 09:32

      Verissimo ;) io il ferro tendo a non usarlo però, si arrugginisce e può trasmettere infezioni alla pianta. Meglio il legno, secondo il mio parere, anche se di tanto in tanto bisogna rifare i sostegni.

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  2. gianni

    25 febbraio 2015 at 08:04

    Non me l’aspettavo, un post così.

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