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Perché non possiamo essere liberi, parte IV – l’illusione del futuro

15 Feb

Ultima riflessione sul tema, che a continuare su questa linea mi sto accorgendo che mi aumenta la depressione: presto torniamo a parlare di orto e ricette, ma prima…non avete anche voi l’impressione che il “futuro” vi stia sospeso sulla testa?

Calcà ha sintetizzato bene la questione che ora vado adesporre rapidamente…

Nel senso: anche a voi qualcuno – genitori, compagni, professori, amici con la sindrome di Madre Teresa, o che, semplicemente, dovrebbero ficcare il naso di più nei cazzi propri e meno nei vostri – continua a ripetere che dovete pensare al “futuro”? Con me lo fanno dalle elementari, e il bello è che ci ho pure creduto, per un po’ così danto da sacrificare infanzia, adolescenza e prima età adulta allo studio e all’impegno, fino a quando non ho realizzato l’inculata: pensando troppo la futuro ho perso di vista il presente, l’attimo contingente (e fuggente), l’adesso, il qui-e-ora, perché quale senso ha costruire sé stessi in previsione del “futuro”?

Capiamoci, essere previdenti va sempre bene (nessuno vuol farla fine della cicala grulla) fino a quando è un pensiero formulato con giudizio, fino a quando non lo si fa diventare ossessione o schiavitù. Un ulteriore motivo per non essere liberi. Perché nel caso ve ne foste dimenticati…

…questo è, in definitiva, l’unico futuro che ci attende.

Quindi non ne vale neppure la pena di prendersela tanto calda, di idolatrare il lavoro al punto di sacrificarvi la vita intera, accumulando soldi, beni e posizioni, pensando al “futuro” come se fossimo immortali, mettendo dunque in secondo piano il riposo, il divertimento, lo spasso, il godersela edonisticamente e in modo del tutto fine a sé stesso; il problema è che tanti un discorso del genere non lo prendono nemmeno in considerazione, vuopi per educazione, vuoi per i paraocchi del “tutti fanno così quindi è giusto che lo faccia anch’io”: raccolgono (inconsapevolmente) il testimone passatogli dai genitori, educatori, amici di cui sopra – invece di rendere vano come si merita il loro lavoro d’inquadramento, una volta raggiunta l’età della ragione – e si dedicano anima e corpo a questa stronzata colossale del “futuro”, credendoci sul serio, pensando di fare del bene a sé stessi e agli altri. Ho già detto che è una colossale stronzata vero?
Già che di cappi intorno al collo ce ne mettono molti, a cominciare da leggi e convenzioni sociali, evitiamo di costruircene uno pure noi con le nostre stesse manine; perché se già Lorenzo il Magnifico, nel 15° Secolo, scriveva:

Quant’è bella giovinezza,

che si fugge tuttavia;

chi vuol esser lieto, sia!

Del doman non v’è certezza.

…qualcosa di vero ci sarà pure, no? ;)

 
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Pubblicato da su 15 febbraio 2015 in Fuffosità, Generale

 

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