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Chiedilo a Cal #2 – convivenza tra peperoni, fagiolini coi pidocchi, forchettate di terra e molto altro!

11 Lug

Oggi niente convenevoli. Passiamo subito al dunque con le ricerche. Credo che dalla prossima settimana mi sceglierò un giorno per farle uscire a cadenza regolare, che ne dite del venerdì?

Vabbè, passiamo oltre d.d

Iniziamo con una domanda leggera…

cena diversa dal solito ke fare

…la rivoluzione per l’anarchia? :P meglio prepararsi bene allora! Nei miei articoli ho disseminato varie ricette sfiziose, te le riassumo qui (ma di sicuro ne dimentico qualcuna)

…altre arriveranno, se l’utilizzo di droghe pesanti di stato non mi stroncherà prima x.x e adesso attacchiamo con le questioni agricole:

come rendere più produttiva la pianta di peperoni

Vi consiglierei prima di tutto di fare riferimento al mio articolo della passata stagione :P a parte questo, i fattori che influiscono sulla produttività di una pianta qualsiasi – non solo dei peperoni – sono:

  • la collocazione, e
  • la concimazione

Riassumiamo dunque per sommi capi, nello specifico, cosa bisogna fare per questa varietà…

  • Il peperone, come già detto a suo tempo, predilige un terreno drenante e soffice in quanto teme il ristagno d’acqua. Se avete molto tempo da impiegare alla preparazione del terreno, potete valutare di togliere la terra fino ad una profondità di 40 centimetri, preparare un letto di ramaglie (come nel caso dell’asparagiaia) e poi ricoprire, sostituendo il terreno asportato con un substrato sabbioso/tufaceo di riporto. Mi rendo conto che, specie per quest’ultima operazione, potreste aver bisogno di un carico non indifferente di terra (che a sua volta andrà sbancata da qualche collina d.d) quindi non è per tutti.
  • La collocazione delle piante, proseguendo, deve essere soleggiata, anche se io eviterei posti in cui non riceve il minimo filo d’ombra durante tutta la giornata, dato che il rischio delle bruciature solari è sempre in agguato (specie quando le piante iniziano a produrre i frutti); quest’anno, a differenza del precedente (dove ne avevo in pieno sole e in mezza ombra) ho messo i miei peperoni in un posto dove prendono il sole da metà mattinata fino al tramonto, e devo dire che stanno venendo su bene.
  • Parlando di irrigazione: avevano detto che è bene evitare di gettare l’acqua direttamente sulle radici in modo da evitare malattie da marciume del colletto. Meglio prevedere un solco a lato della linea di coltura (o in mezzo, se le fate affiancate) che userete per irrigare – ogniqualvolta la terra sarà secca – avendo cura di non dirigere getti d’acqua violenti che causerebbero soltanto dilavamento della terra e conseguente affioramento delle radici! Il peperone in particolare ha radici che sono molto superficiali e altrettanto sottili, non ci va niente a romperle…
Questo è un coppo, un tetto di una volta; appoggiatene uno all'estremità del vostro solco, quindi poggiate la canna dell'acqua al suo interno in modo che il getto si rompa sulla parte terminale: in questo modo eviterete di scalzare la terra ed esporre le radici.

Questo è un coppo, un tetto di una volta. Mettetene uno all’estremità del vostro solco di irrigazione, quindi poggiate la canna dell’acqua al suo interno in modo che il getto si rompa sulla parte terminale: in questo modo eviterete di scalzare la terra ed esporre le radici.

  • L’uso del solco di irrigazione permette anche di tenere le radici in regime di stress controllato, facendo in modo che soltanto una parte sia effettivamente sempre bagnata, e l’altra all’asciutto: avevo fatto questa riflessione nell’articolo dei pomodori se non ricordo male…
    Inoltre va usato per effettuare la concimazione periodica (che aiuterete con una zappettatura del solco stesso dopo lo spargimento): andate di azoto durante la fase di vegetativa, passate al potassio nella fase di fioritura, e quando i frutti iniziano a mostrarsi cedete gradualmente il passo a concimi ricchi di calcio e magnesio (a tal proposito, potete valutare di ammendare il terreno, in via preliminare, con il litotamnio (calcare d’alghe) o la farina di roccia). Alla concimazione abbinerete, come al solito, la sarchiatura superficiale del terreno…facendo attenzione alle radici che, come detto, sono delicate!

Una idea interessante, per finire, viene dal modo dell’orticoltura sinergica e prevede di distanziare il peperone da quelle che, in gergo, vengono chiamate piante antagoniste: queste ultime sono quelle che hanno le stesse esigenze nutritive, e dunque disturberebbero la crescita. In linea di principio le antagoniste sono le piante appartenenti alla medesima famiglia (il peperone è una Solanacea, quindi evitate di seminarlo vicino a pomodori e melanzane). Le “piante amiche” del peperone sono invece le insalate, i finocchi, i carciofi e i cavoli…tenetelo a mente, se volete dare una marcia in più alle vostre coltive.

Altro spunto di riflessione mi viene offerto dalle parole:

fagiolini con pidocchi sono commestibili

…e qui le interpretazioni sono due:

  1. se mi stai chiedendo se i fagiolini abbinati ai pidocchi sono commestibili, ti dirò che sono molto buoni…se sei un cinese, uno Zulù o altro genere di mangiatore d’insetti X.x
  2. se invece mi stai chiedendo se i fagiolini, dopo che si sono presi i pidocchi, sono ancora mangiabili, la mia risposta è si: fanno un po’ schifo appena raccolti, dato che i pidocchi tendono a spalmarsi tipo lucido da scarpe sul baccello, ma basta che li lavi per bene (magari lasciandoli in ammollo per un’oretta e strofinandoli delicatamente con una spugna) e pensi che quella è tutta natura…mentre non sai le porcate che hanno dato a quelli da supermercato :P

Fagiolini con pidocchi. Che schifo.

Valuta comunque di prevenire il problema, o quantomeno di arginarlo, non appena hai le prime avvisaglie, ricorrendo a fitofarmaci specifici o ai cari vecchi macerati, che se pure li spruzzi suoi fiori non dovrebbero guastarli troppo…

A tal proposito, un assist:

efficacia macerato ortiche

…che ti devo dire? Qualcosa fa, ma è un ritrovato naturale, non un fitofarmaco! Io lo userei preliminarmente per disinfettare il terreno (come forse era già scritto nell’articolo) e successivamente in regime di trattamento periodico. Non aspettiamoci, ripeto, l’efficacia di un ritrovato chimico, ma a sentire quegli spostati che fanno permacoltura o agricoltura sinergica (e coltivano mettendo sulla terra 50 centimetri di pacciamatura @_@) serve…e io lo confermo. Entro i suoi limiti, senza aspettarsi la Luna, serve.

Altro spunto interessante:

rimedi per pianta di limoni secca per troppo concime

Immagino tu ti riferisca allo stallatico, o alla farina di lupini; posso dirti che questo inconveniente si verifica sia se esageri, sia dopo applicazioni ripetute, sia dopo una stagione di semplici annaffiature, quindi l’inconveniente è fisiologico. La terra si compatta attorno al limone e diventa difficoltoso drenare.

La soluzione che adotto io consiste nell’effettuare la sarchiatura superficiale con strumenti di precisione. Tradotto: prendi una forchetta e mettiti di santa pazienza a smuovere (la paletta è da evitare se hai radici prossime alla superficie). Va anche bene abbinare l’operazione ad una “ripuntatura” della terra stessa, che effettuerai prendendo uno spiedo e conficcandolo  per tutta la sua lunghezza. Il lavoro è ingrato e lungo, ma migliora effettivamente la permeabilità e l’ossigenazione, senza contare che lo stress positivo che causi alle radici dovrebbe stimolare la pianta a crescere più vigorosa ;). Tieniti in ogni caso alla larga dal piede della pianta: se necessario, in quella zona smuovi la terra con le mani!

Vediamo rapidamente ancora questo:

semina spaglio nylon

Nell’articolo sulla pacciamatura avevamo parlato del nylon, utile sia per riparare il suolo dalle erbe infestanti, sia per agevolare la crescita precoce (o in climi non troppo caldi). La semina a spaglio ovviamente non si adatta bene all’uso con il telo pacciamante: è bene trapiantare i virgulti dentro fori ricavati nel telo stesso (o nel materiale coprente, che può variare dalla paglia alle foglie).
Va tuttavia detto (articolo sulla semina e gestione delle colture) che, qualora si avesse il tempo di monitorare giornalmente le nostre colture, è possibile coprire un’aiuola seminata a spaglio con un telo (eviterei però il nylon, orientandomi decisamente sulla stoffa) in modo da favorire l’umidità del suolo e la conseguente germinazione: in questa eventualità, tuttavia, è necessario rimuovere il telo non appena i virgulti escono altrimenti rimarranno schiacciati e soffocati…

Ok, concludiamo adesso con la domanda da un milione di dollari…

come intervenire dopo una grandinata in un orto coltivato e danneggiato

Risposta da 5 €ro: non puoi ^_^ eggià, se la grandine ti investe, amico mio, l’unica cosa che puoi fare è bestemmiare e raccogliere i cocci. E, sebbene le piante abbiano una vitalità straordinaria, la rivegetazione dopo una grandinata non porterà mai al medesimo raccolto che avresti avuto se il fenomeno non si fosse verificato…o se tu l’avessi prevenuto ;)

L’idea è proprio questa: la grandine sulle colture è una piaga, qualcosa da evitare nel modo più assoluto; ti proteggi usando la rete antigrandine, che trovi nei consorzi o ai mercati agricoli, e sono d’accordo con te che costa un po’…ma il risultato è quello di una protezione totale, la grandine non ti farà nulla.

Su uno dei miei articoli in merito alla semina e gestione delle colture, avevo posto l’accento sulla costruzione dei tunnel antigrandine: basta procurarsi delle centine curve (sono fatte di alluminio, cave, leggere, le vendono i fabbri) e piantarle a distanza di un metro una dall’altra, quindi tendere sopra un telo antigrandine abbastanza largo da arrivare fino a terra (ma è elastico). Soluzioni alternative e creative sono possibili disponendo di picchetti alti e bassi, filo di ferro, e svariate metrature di rete. L’unico limite è la fantasia.

 
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Pubblicato da su 11 luglio 2014 in Agricoltura, Chiedilo a Cal, Cose utili

 

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