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Chiedilo a Cal #1 – vita media dei limoni, chimica dei fagiolini e studi del comportamento dei pomodori

04 Lug

Salve, mentecatti :) ho notato che molte delle parole-chiave che vi indirizzano al mio blog sono vere e proprie domande, questioni specifiche che spesso e volentieri non tratto nei miei articoli, a cui invece cerco di dare un piglio il più possibile generale. In virtù di questo, da oggi nasce una nuova categoria del blog (che vista la mia incostanza, spero di riuscire a portare avanti!).

Nell’attesa di trovare un’immagine carina da usare come logo, passiamo alle domande…

 Qualcuno, che chiameremo “sconosciuto N. 1”, è arrivato al mio blog cercando le parole

getti basalo del pomodoro

…ne deduco volesse avere informazioni sulla gestione dei getti basali dei pomodori; come vi avevo spiegato nel mio articolo, è doverosa l’eliminazione (sfemminatura) dei getti medesimi, sia ascellari che basali. Alcuni predicano l’eliminazione totale, altri sono più morbidi. Dall’esperienza fatta con la stagione ancora in corso, io ho ravvisato come la produttività delle piante non diminuisca lasciando anche due o tre fra getti basali e ascellari, con una preferenza verso i primi per una pura questione gestionale; posto che abbiate sufficiente spazio tra una pianta e l’altra, è più facile legare i getti che partono dal basso al medesimo sostegno del fusto principale, che quelli che si dipartono a mezza altezza, anche ricollegandoci a un discorso di cimatura oltre la quarta-quinta corona (sempre citando l’articolo).
Vediamo alcune configurazioni possibili:

  • se è il vostro primo esperimento, potete provare a vedere come va a finire lasciando il primo getto basale della pianta e poi un ascellare dopo la seconda corona, come faceva mio nonno: questa configurazione, oltre che fare assumere un aspetto elegante alle piante stesse, vi darà modo di sostenere il secondo ascellare a un paletto indipendente, che avrete cura di piantare tra una fila e l’altra ed al quale dovrete avvicinare a poco a poco il ramo intermedio con legature progressive. Lo schema è questo:
...non avete realmente bisogno di uno schema, per sapere come fare ad organizzare i pomodori doppi. Ma dato che non ho un cazzo da fare...:P

…non avete realmente bisogno di uno schema, per sapere come fare ad organizzare i pomodori doppi. Ma dato che non ho un cazzo da fare…:P

  • in alternativa, la scelta del fratello di mia nonna (buonanima, l’Uomo-.Gesù l’abbia in gloria!) è sempre stata quella di lasciare due basali (i “baffi” della pianta) che andranno fatti avvicinare a poco a poco al fusto, e legati allo stesso sostegno del medesimo. Questa scelta paga molto nel caso dei cuor di bue, anche se sarà necessario tendere sostegni orizzontali fra le file per sostenere il peso dei frutti maturi…!
  • nel caso vi troviate in una situazione di ridotta estensione verticale, come sotto una serra, potete provare a far assumere alla pianta una configurazione a bush lasciando sviluppare i primi quattro getti a partire dal piede e cimando la pianta all’altezza della terza corona, avendo quindi cura di ripetere la cimatura su tutti i collaterali e sfemminare tutti i nuovi getti che sforano oltre il termine (anche i laterali a loro volta li sviluppano). Io non ho mai provato questa tecnica, che prevede anche l’orientazione dei rami verso terra mediante legature ad asola effettuate oltre il terzo-quarto internodo, e fissate al terreno mediante mattoni o picchetti da tenda: lo scopo è quello di fare assumere ai fusti una crescita “a candelabro” per guadagnare centimetri preziosi in altezza a scapito di una maggiore estensione in larghezza (rami orientati forzatamente verso il basso cercheranno la luce rialzando le testoline dopo nemmeno mezza giornata). Se ci provate, data la non eccessiva elasticità dei pomodori stessi, fate attenzione alle stenosi!

Un’altra scelta di parole, non so se del medesimo visitatore, è la seguente:

pomodori cuor di bue genovesi

L’amico in questione è un intenditore ^_* il cuor di bue è una varietà molto polposa e adatta al consumo fresco, meno alla conservazione data la tendenza all’acquosità. Le declinazioni sono molteplici, dato che vogliamo nello specifico i liguri, mi permetto di consigliare qualche spunto di riflessione a proposito del cuor di bue d’Albenga; non so di che varietà siano quelli che mettiamo qui, probabilmente dei mutanti originari del territorio Canavese, che pur essendo tali non hanno nulla da invidiare quanto a gusto e resa alle varietà cosiddette pure ;) mettere da parte i propri semi in generale paga sempre…

Cambiamo argomento con questa ricerca:

vita media di un limone a spalliera

Qui devo dire che non ho trovato nulla di specifico riguardo la vitalità più o meno…vitale dei limoni adattati a spalliera oppure liberi. In linea di principio una pianta di agrumi può anche arrivare a cent’anni di età e fare ancora frutti, ma il mio consiglio è quello di avvicendare per quanto possibile le piante vecchie con le giovani per il medesimo discorso: sebbene le piante rimangano produttive, un organismo giovane sarà sempre più vigoroso di uno vecchio, anche nei termini della resistenza alle malattie!

Se avete una varietà di limone particolarmente buona che sta diventando anzianotta, valutate l’idea (come riportato nell’articolo) di procurarvi un clone per talea o margotta, prima che la pianta superi la soglia dei 15 anni; quando il clone avrà attecchito, potete tenerle entrambe oppure fare come si faceva una volta, che le piante in vaso non più desiderate venivano portate in luoghi incolti e piantate a terra. Ucciderle è sempre brutto…così facendo invece, magari stimolerete la crescita spontanea di un frutteto pubblico quando altri vedranno il vostro esempio e decideranno di seguirlo ;)

Per finire, un po’ di chimica aggressiva con le chiavi di ricerca:

ossicloruro di rame su fagiolini

L’ossicloruro di rame è un termine generico per indicare una particolare classe di fungicidi rameici nei quali il solfato di rame viene combinato con cloruri: l’abbinamento al cloruro di sé stesso genera l’ossicloruro tetrarameico, ad esempio, ma è anche possibile abbinarlo al cloruro di calcio in una miscela già conosciuta dai nostri vecchi. Il comunemente detto “verderame” (la poltiglia bordolese) è invece un esempio di solfato rameico neutralizzato con idrossido di calcio.

Noi da sempre utilizziamo la poltiglia bordolese, che ha una carenza più bassa e una maggiore rapidità di azione; i prodotti a base di cloruri, invece, sembrano essere più persistenti e la loro azione si distribuisce lungo tutto il tempo di efficacia. In qualsiasi caso, sia che usiate la prima che i secondi, vi raccomando sempre di attenervi alle dosi indicate sui pacchetti (per sicurezza anzi, datene un 10% in meno le prime volte!) e soprattutto di non effettuare i trattamenti in fioritura oppure con i frutti già allegati: nel primo caso perderete buona parte del raccolto, nel secondo vi intossicherete :)

Beh direi che come prima lezione integrativa ci siamo; se ci saranno altre ricerche degne di nota, non mancherò di dire la mia in merito ;)

 
1 Commento

Pubblicato da su 4 luglio 2014 in Agricoltura, Chiedilo a Cal, Cose utili

 

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Una risposta a “Chiedilo a Cal #1 – vita media dei limoni, chimica dei fagiolini e studi del comportamento dei pomodori

  1. Anonimo

    11 novembre 2014 at 23:53

    Riguarda i pomodori i fiori si spezzano dal ramo dopo 6-7 giorni di vita prima che lagano le piante sono belli piena di vita da Melburne Australia

    Mi piace

     

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