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Semina e gestione delle colture – legature e sostegni

30 Giu

Piccolo articolo ispirato da alcuni termini di ricerca che ho visto apparire nelle mie statistiche: a quanto pare alcuni hanno puntato il blog in cerca di informazioni riguardo le modalità di legatura, sostegno e tutoraggio delle piante da orto, dunque bisogna dare a questa gente qualcosa da leggere, no? :P Divideremo l’articolo in due parti:

  1. prima di tutto ci occuperemo di sostegni e tutori alle piante, dopodiché…
  2. …analizzeremo più o meno in dettaglio come fare per legare i fusti ai medesimi, laddove necessario naturalmente!

Ok, diamoci una mossa che il tempo come sempre è poco d.d

PALI, PALETTI, SOSTEGNI E RAMETTE

Piante diverse nell’orto hanno bisogno di gestioni diverse, ma il denominatore comune a tutte quante è la necessità di un sostegno: in mancanza del medesimo, le piante non possono crescere in un contesto di agricoltura organizzata perché tendono ad invadersi una con l’altra (anche se alcuni fautori dell’orto biodinamico vi diranno che è bene così: a loro le loro convinzioni e a me le mie, se vi è gradito)…e poi perché il peso dei frutti le schianta. Se non altro, questa ultima eventualità io la eviterei.

Il sostegno più comune e universalmente conosciuto è il bastone, o “picchetto” che dir si voglia: se siete puristi del bio ad ogni costo, vi orienterete sul legno, altrimenti potrete trovare molto più performanti i picchetti di plastica, che non si spezzano nella terra né marciscono a causa della pioggia :P qualsiasi sia il materiale scelto, il picchetto andrebbe posizionato dopo la preparazione della terra, e APPENA PRIMA della messa a dimora delle piante…naturalmente là dove è possibile! Così facendo infatti si evita di offendere le radici andando a suscitare il substrato in momenti successivi.

Picchetti di plastica posizionati in via preliminare all'impianto di una proda di pomodori.

Picchetti di plastica posizionati in via preliminare all’impianto di una coltivazione di pomodori.

La posa dei picchetti va effettuata con l’aiuto di un attrezzo chiamato palanchino, che altro non è se non una sbarra di ferro pieno appuntita, che utilizzerete per scavare dei buchi nel punto in cui volete posizionare il sostegno: conficcatelo e liberatelo in rapida successione, e il peso stesso dell’attrezzo lo farà penetrare nella terra. I picchetti di legno possono venire piantati con l’aiuto di una mazzetta (dove con il termine intendo il martello, non la tangente >.<) mentre quelli di plastica, presumibilmente, si spaccheranno se ci proverete.

  • ad ogni modo non è necessario che vadano troppo in profondità: 20-30 centimetri sono più che sufficienti ad assicurare la giusta portanza!

Alcuni, me compreso, preferiscono tendere ad intervalli regolari in altezza, lungo tutta la fila dei picchetti, un sostegno orizzontale, che può essere un cavo elettrico, una banda di stoffa, un pezzo di raffia, ecc…così da assicurare il duplice intento di:

  1. sostenere i picchetti tra loro
  2. sostenere le piante che poi si arrampicheranno

Se sceglierete di optare per questa soluzione, avrete cura di ancorare il filo a terra alle due estremità utilizzando dei paletti da tenda o dei semplici mattoni. Le piante andranno poi posizionate alla giusta distanza dai sostegni in modo da rendere agevole la successiva legatura: e anche se sembra una cretinata, vi garantisco che le prime volte le metterete o troppo distanti, o troppo vicine, facendo così in entrambi i casi una grassa cagata ^_________^ non preoccupatevi, l’esperienza verrà in vostro soccorso dopo le prime colture rovinate :P

Il secondo tipo di sostegno che si può utilizzare è la rametta, piemontesismo che sta ad indicare la parte terminale e ramificata di un ramo giovane, che avrete potato e messo da parte nei mesi di Febbraio-Marzo proprio allo scopo di usarla nelle colture.
La rametta va preparata eliminando eventuali foglie, senza rompere i rami, quindi appuntita ad una estremità e fatta seccare al sole (sennò poi vi germoglia nella terra xD).

Una rametta. Dell'anno scorso, qua non si butta mai via niente :P

Una rametta. Dell’anno scorso, qua non si butta mai via niente :P

Come usare la rametta? Essa viene particolarmente in aiuto per sostenere le piante nane o rampicanti, come fagioli o fagiolini: potete inserirla nella terra fra le linee dei semi appena dopo averle interrate, oppure quando le piante sono alte una spanna (le radici sono molto sottili e ramificate, in questo tipo di colture, quindi non dovrebbero risentire troppo dei danni!) accompagnando delicatamente i fusti e le foglie in modo che si sostengano ai rami. I fagioli nani ne beneficiano particolarmente, dato che allegano i frutti alla sommità delle piante, e gli stessi maturando le tirerebbero giù…

Fagioli cresciuti apparentemente senza controllo intorno al loro sostegno...

Fagioli cresciuti apparentemente senza controllo intorno al loro sostegno…

Anche i fagiolini accettano con piacere questo tipo di tutore, che nella foto è disposto sull’esterno della linea di coltura e fa da sponda:

Una giungla di fagiolini e ramette!

Una giungla di fagiolini e ramette!

Quelli esaminati non sono gli unici tipi di sostegni – ad esempio, come vi ho detto nell’articolo sui piselli, è possibile sostenere le colture con reti o graticci – ma rappresentano quelli che è possibile impiantare rapidamente ed a costo zero, anche nel caso di colture in vaso.

L’ARTE DELLA LEGATURA

Alcuni pensano che per legare una pianta basti prendere un pezzo di spago e fare un nodo. E invece, anche qui sono presenti astuzie e accorgimenti piccoli e grandi, elementari o meno che, se conosciuti, ci facilitano la vita e aumentano le nostre rese.

Prima di tutto, il materiale; evitiamo lo spago di nylon o il filo da arrosto per cortesia >.< se vogliamo legare in modo funzionale le nostre piante, una buona scelta è la rafia: trattasi di una fibra vegetale ricavata dalle palme del genere Raphia, che si presenta in fettucce lunghe e resistenti (sebbene, se di scarsa qualità, tendenti a sfrangiarsi, maledette loro X.x) e si trova in vendita in gomitoli presso i negozi di articoli da giardinaggio a prezzi abbastanza contenuti.

  • alternativa alla rafia vegetale è la rafia sintetica, petrolio puro in stringhe, di reperibilità e aspetto identici (ma – cosa molto più importante – non biodegradabile!)

Matasse di rafia: sono colorate! *___________*

La rafia è utile per le legature “di fino” ai tutori; possiamo invece avvalerci di bande di stoffa nel caso dovessimo tendere sostegni tra un bastone e l’altro, o regolare in modo più grossolano le piante (ad esempio fare a mazzetti le code di un vaso di stevia, o raggruppare i rami di un limone indisciplinato!). Anche il fil di ferro verde è utilizzabile in assenza di rafia, per legature più rigide e preferite da alcuni, ma dovreste fare molta attenzione a non dimenticarvelo nella terra, che sennò la prossima volta che andate a sarchiare ve lo piantate fra le zampe e io rido :DDD

  • una ultima alternativa, sempre per chi vuole essere il più possibile biologico, è quello che dalle mie parti si chiama veng, ovvero il ramo giovane del salice, che va tagliato a fine Marzo – inizio Aprile e tenuto a bagno per metà dentro secchi d’acqua per evitare che si secchi, fino al momento dell’utilizzo. Le legature di giunco sono resistenti e biodegradabili al 100%: potete lasciarli tranquillamente cadere nella terra quando dovete rimuovere le piante esaurite, rilasceranno pure sostanze nutritive nel terreno! Gli svantaggi sono che:
    • puzzano
    • sono viscidi
    • vi fanno le mani nere quando li maneggiate, per pulirle dovrete sciacquarle nella candeggina
    • sono maledettamente difficili da legare: non potete fare semplicemente il nodo bensì incrociare tra pollice e indice i capi, torcere per due o tre volte, e all’ultimo giro tornare indietro di mezza torsione per incastrare una estremità del giunco tra il sostegno e sé stesso @_@ solo mio padre ci riesce, io ci ho del tutto rinunciato dopo molti e molti moccoli livornesi…
  • aggiungiamoci che per avere i giunchi dovrete prima disporre di un salice (o andare a fare la barba, di frodo, a quello di qualcun altro) e converrete con me che talvolta è bene vendere un pezzo della propria anima immortale alla moderna tecnica :P
Un nodo correttamente eseguito lascia sempre che la pianta respiri...

Un nodo correttamente eseguito lascia sempre che la pianta respiri…

Per quanto riguarda le tecniche di legatura: l’idea più semplice è quella di avvolgere il mezzo legante intorno al fusto della pianta e al sostegno insieme, e quindi fare un bel nodo doppio :P in questo caso dovremo stare attenti a due cose:

  1. non usare un filo troppo sottile
  2. non fare il nodo troppo stretto

In entrambi i casi infatti, il tessuto penetrerà nel fusto, generando nella migliore delle ipotesi un callo…e nella peggiore una stenosi che pregiudicherà il corretto sviluppo della pianta: è come se vi metteste un braccialetto troppo stretto, dopo un po’ la vostra mano inizia ad avvizzire *__* prendete come riferimento la foto, vedete che ho lasciato dello spazio tra il fusto e il palo? Assolutamente evitate di strozzare la pianta cercando di avvicinare il più possibile i due, non è necessario! La ruvidezza stessa del tessuto epidermico della pianta impedirà alla legatura di scivolare verso il basso senza che la stringiate come dei disperati…

Accanto al nodo, che è utile per sostenere rami prossimi al sostegno, possiamo affiancare la tecnica della legatura ad asola, che serve invece per reggere quei rami che, per un motivo o per l’altro, sono ad una distanza di qualche centimetro dal tutore: in questi casi provare a forzare un avvicinamento potrebbe causare, specie presso i coltivatori meno esperti, rotture e conseguenti piovaschi di bestemmie…

Dunque, per prima cosa: l’asola non è altro che un cappio, che voi realizzate col vostro filo (consigliabile usare la rafia) per farci passare dentro un ramo. Il cappio viene realizzato annodando un capo del filo intorno al filo stesso dopo aver creato un occhiello: in questa configurazione il cappio è scorrevole, e dunque regolabile, a meno che il nodo non sia stretto del tutto. Lo utilizziamo per evitare di legare semplicemente la corda intorno al ramo nel tentativo di avvicinarlo al sostegno: ciò infatti impedisce alla pianta di aumentare la sezione del ramo stesso, producendo invariabilmente una stenosi. Se predisponiamo un cappio invece, la pianta avrà tutto lo spazio necessario per accrescere la sezione del ramo (nel caso degli esemplari adulti si tratta in ogni caso di pochi millimetri!) senza il minimo problema.

Se gradite, ecco un tutorial passo-passo (fonte: http://killroys.com/knots/perfection-loop/ – io traduco a braccio) per una tecnica alternativa di asola “a doppio occhiello”: chiameremo i due capi del filo “inizio” e “fine” d.d

1 – create un occhiello col filo, portando il capo “fine”  dietro il capo “inizio” e pizzicando tra pollice ed incide la base. Il capo “fine” si troverà, al termine dell’operazione, alla vostra destra.

2 – create un secondo occhiello, più piccolo, portando il capo “fine” in avanti, quindi dietro il primo occhiello. Il capo “fine” dovrà trovarsi di nuovo alla vostra destra. Tenete l’accrocchio in posizione fra pollice e indice, e mi raccomando, non bestemmiate

3 – passate il capo “fine” tra gli occhielli e tenetelo fermo (…non state bestemmiando, vero?)

Tirate il secondo occhiello attraverso il primo con la destra. Fate attenzione a che il capo “fine” non scappi fuori posizione…(e se scappa, mi raccomando ancora, non bestemmiate!)

…è più facile a farsi che a dirsi d.d in ogni caso, per complicare un po’ le cose, ecco come si realizza un’asola a 8 (utile se abbiamo un filo doppio e vogliamo creare un sostegno molto resistente). Compitino a casa: provateci :P

Asola ad 8

Asola ad 8

Germano Mosconi ringrazia d.d ad ogni modo, una volta presa la mano, il processo diverrà automatico (come legarsi le scarpe) e lo userete per sistemare configurazioni difficili, come questa melanzana che ha sviluppato un ramo collaterale distante dal sostegno…

Questa asola sosterrà il peso delle melanzane che stanno allegando, senza danneggiare in alcun modo il fusto.

Questa asola sosterrà il peso delle melanzane che stanno allegando, senza danneggiare in alcun modo il fusto.

Per le asole vale lo stesso discorso fatto per i nodi: non strozzate troppo il cappio altrimenti tutti i benefici della tecnica verranno a mancare.

  • potrebbe in ogni caso succedere che, per un motivo o per l’altro, anche con le migliori intenzioni il filo passi attraverso il fusto; se l’eventualità sopravviene, la prima cosa da fare è eliminare la legatura; quindi provvederete a rifarla con più attenzione, in un’altra parte del fusto.
  • per scongiurare maggiormente il rischio, potete interporre tra il fusto e il filo un brandello di tessuto.

Beh, direi che per adesso è tutto!

 
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Pubblicato da su 30 giugno 2014 in Agricoltura, Cose utili

 

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