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Aggiornamenti dall’orto – il limone

19 Apr

Anche se non è propriamente una pianta da orto, oggi parliamo di lui: il limone (Citrus Limon) è un agrume domestico originario del Sud-Est asiatico – si pensa venisse coltivato in Cina già nel 950 d.C, in Assam e in Myanmar – da cui si diffuse prima in Medio Oriente (Persia, Iraq, Egitto) come pianta ornamentale, e da lì nell’area Mediterranea a partire dalla Sicilia dove, nel Decimo Secolo, venne avviata la prima coltivazione di limoni del Vecchio Continente. In cambio delle numerose varietà che abbiamo rubato che abbiamo importato dalle Americhe, inoltre, Colombo per primo diffuse la specie del limone portando con sé i semi in occasione del suo viaggio del 1492, contribuendo alla propagazione globale di questo ottimo frutto, sinonimo metonimico di acidità presente quasi in ogni frutteto che si rispetti.

Un limone. La sua storia è millenaria. E guardate com’è giallo! *____*

VARIETÀ DI LIMONI

Ne esistono di innumerevoli, ma influenzano più che altro aspetti quali: l’altezza della pianta, la dimensione, il colore del frutto e il gusto percepito, e lo spessore della buccia (quest’ultima viene richiesta spessa se si vuole impiegare nella preparazione di canditi e liquori, piuttosto che sottile e tenera come scorza da dolce) in quanto le caratteristiche organolettiche rimangono pressoché invariate. DI seguito quelle con cui il sottoscritto ha qualche esperienza, o che semplicemente ha sentito nominare.

il limone Sfusato Amalfitano, famosissimo, è un frutto grosso – sull’etto per esemplare – dalla buccia di spessore medio e colore giallo chiaro molto ricca di olii essenziali (infatti si usa per il limoncello!) con polpa mediamente acida e succosa. Viene coltivato nell’area della Costiera Amalfitana ed è un prodotto IGP.

Sfusati Amalfitani

Il limone Vaniglia è una varietà non comune ma immediatamente riconoscibile, che produce frutti quasi perfettamente sferici dalla buccia sottile, corrugata e paglierina, polpa molto succosa e moderatamente acida, e sospetti di vaniglia nel profumo e nel gusto. Si trova disponibile in vivaio.

Limoni Vaniglia

Tra le varietà più diffuse c’è sicuramente quella del limone Femminello, che produce frutti grandi, sodi e compatti dalla buccia sottile e forma tondeggiante e allungata dall’apice appuntito.

Limone Femminello

Altra varietà facile da reperire, rimanendo in tema di varietà nostrane, è quella del limone Primofiore, caratterizzato dalla fioritura precoce che si protrae ininterrotta per tutti i mesi invernali da Ottobre fino ad Aprile. I frutti sono più piccoli, tondeggianti, appuntiti, dalla buccia sottile e la polpa aspra e profumata. Molti dei limoni Siciliani sono della varietà Primofiore.

Grappolo di limoni Primofiore

Il limone Meyer è un’altra varietà da vivaio, ibrido fra il limone propriamente detto e l’arancia dolce; la sua caratteristica è quella di essere resistente al freddo, cosa che invece le altre varietà mal sopportano. I frutti hanno una forma che è una via di mezzo tra lo Sfusato e il Vaniglia, con buccia molto lucida e liscia, colore più scuro tendente all’arancione, polpa succosa dal gusto meno aspro della media.

Limone Meyer

Sempre rimanendo in tema di incroci, il limone Volkameriano (che sembra un nome uscito da qualche insulsa cagata made in Licia Troisi d.d “all’estremo confine del Mondo Emerso, le oscure terre dei Volkameriani, feudo incontrastato del Tiranno, si estendevanoBLABLABLA!” >.<) nasce dall’ibridazione del limone comune con l’arancia amara ed ha foglie di colore verde intenso, ellittiche e medio-piccole. I nuovi germogli e i fiori hanno sfumature viola, i frutti sono tondeggianti, di medie dimensioni, con buccia arancio e polpa acida simile a quella del limone.

Limone Volkameriano

Categoria a parte, per finire, meritano il cedro e il lime; il cedro (Citrus Medica) è una specie primitiva, una di quelle da cui si sono succedute, per ibridazioni naturali o indotte, tute le altre specie conosciute di limoni. In natura il cedro da limoni (da non confondersi con il cedro da legno!) è un albero che può raggiungere i 4 metri d’altezza, con rami rossastri, allungati e spesso spinati, e foglie lunghe fino a 20 centimetri. Produce fiori bianco-rossastri a grappoli di 3-5 come per tutte le varietà di limoni, e i frutti prodotti sono allungati e bitorzoluti con colore che varia dal verde chiaro al giallino (dipende dalle cultivar e dagli eventuali innesti) spesso appuntiti sull’estremità opposta al picciolo.
La buccia è molto spessa (parliamo del 70% del frutto) motivo per il quale la varietà è ricercata per la produzione di canditi piuttosto che per il consumo in sé, che è difficoltoso e poco piacevole dato che l’interno del cedro è filoso e asprigno. Probabilmente solo un palermitano potrebbe mangiarselo a morsi. Che gli faccia buon pro dico io!

Un cedro.

Il lime, o “limetta, o ancora “limone Sudamericano”, è invece un ibrido fra il limone e il cedro: presenta foglie ovali, finemente crenate, arrotondate alla base e appuntite all’apice, di colore verde chiaro, e frutti piccoli, ovali o rotondi, dall’inconfondibile colore verde e la polpa estremamente acida. Viene di solito tenuto ad alberello sul metro-metro e mezzo d’altezza, e il suo succo è un ingrediente irrinunciabile di molti cocktails, il più famoso dei quali è sicuramente la caipirinha.

Lime. Mi fa accapponare la lingua soltanto vederlo…:S

Esistono a onor di cronaca varietà di lime dolce, coltivate in Palestina ed Egitto, dai frutti succosi e privi di semi relativamente dolci, e incroci fra limoni e mandarini (a nome, con scarsissima fantasia, Mandarin Lime) coltivati in India, Australia e California e dedicati alla produzione di confetture. Il sottoscritto non ha familiarità con questo tipo di bizzarrie d.d

COLTIVARE PIANTE DI LIMONI

Per prima cosa è opportuno sottolineare che, qualora vi troviate in regioni sopra il Lazio, è del tutto sconsigliabile coltivare limoni in frutteto: il freddo invernale ve li farebbe fuori senza pietà; molto meglio dunque pensare a varietà in vaso, più facilmente gestibili durante i mesi invernali.

LIMONI IN VASO

Il modo più rapido per procurarsi un nuovo limone è quello di acquistarlo presso un vivaio, anche se sono possibili metodi di riproduzione per talea o margotta (vedi seguito) o anche innesti a seguito di semine da seme. Comprerete piante ovviamente giovani, di un paio d’anni, all’inizio della loro vita produttiva, che potranno essere state allevate in differenti configurazioni dai vivaisti:

  • la scelta più diffusa per piante semi-ornamentali da terrazza o giardino è sicuramente quella ad alberello, nella quale i rami sono potati e direzionati a formare una chioma ordinata al termine di un tronco che di solito è sottile e alto non più di un metro e mezzo.
  • alcuni vivai propongono l’acquisto di limoni a spalliera, piante i cui rami sono stati opportunamente regolati mediante canne infilate dentro il vaso (si tratta di elementi già grandicelli e ingombranti), ideali per essere posizionati vicino ad un muro di cinta!

Limoni a spalliera. Ci va della fantasia per queste cose qui!

  • anche l’allevamento di limoni in forma rotonda o “conica” è diffuso: questa configurazione si realizza piantando cannule lungo la circonferenza del vaso, e legando i rami ad esse mano a mano che la pianta cresce. Naturalmente rinvasare un limone direzionato in questo modo è un vero e proprio incubo…

Limone Carrubaro allevato in forma rotonda.

 Potete tranquillamente realizzare voi stessi queste configurazioni a partire da un classico limone ad alberello di due anni o giù di lì, lasciando che la chioma si “arruffi” per una stagione e poi, nella successiva, magari a seguito di un trapianto in vaso più grande, potare i rami vecchi e dirozzare quelli nuovi sui sostegni.

Per quanto riguarda la scelta del vaso, vi orienterete senza pensarci due volte su soluzioni in cotto, meglio se fiorentino, per evitare che dopo i primi 3-4 anni le infiltrazioni di umidità dalla terra lo facciano sfogliare come una pasterella :P costano un occhio della testa, ma sono praticamente eterni. Il volume deve essere commisurato alle dimensioni della pianta: se alberelli giovani (2-3 anni) possono accontentarsi di 15-20 litri, piante di venti o trent’anni (o anche di più) hanno bisogno di molto più spazio per le loro radici. Parliamo di volumi che vanno dai 30 ai 60 ai 150 litri, su vasi enormi alti anche un metro e mezzo e larghi altrettanto, decisamente poco gestibili per gli spostamenti!

  • …diciamo che si rende necessario un compromesso: se siete in regioni a clima freddo, potete optare per confinare i vostri limoni dentro vasi da 60-80 litri arrestandone la crescita ma potendo comunque contare su raccolti decorosi, previa anche concimazione, ed evitando che vi sentano fino a Lisbona quando dovete spostarli d’inverno.
  • se invece state negli Emirati Arabi Uniti di Puglia, Calabria e Sicilia allora non avrete problemi a mettere le piante dentro vasi di cento e più litri, accontentandovi di tirarli al riparo dei muri esterni della casa nei mesi invernali. O potete anche costruire loro intorno una baracca di assi e plastica come fanno dei nostri conoscenti particolarmente fissati. Decidete voi.

Limoni in vaso (mimmapallavicini.wordpress.com)

In qualsiasi caso, oltre al vaso per garantire benessere alla vostra pianta di limoni è necessario un occhio di riguardo verso il substrato: il limone è una pianta acidofila, ama un PH della terra orientato verso il 7, e teme molto il ristagno d’acqua. Se desiderate preparare da voi il terriccio, una buona soluzione consiste nel mescolare:

  • 3 parti di terriccio universale a PH neutro
  • 1 parte di foglie decomposte
  • 1 parte di torba acida
  • 0.5 parti di stallatico maturo

Un sacco di terriccio da limoni. Fate click per raggiungere il sito del produttore.

Le foglie decomposte e la torba alzeranno il PH del substrato, e la cornunchia assicurerà una cessione graduale di azoto, elemento di cui i limoni sono ghiotti! A questa composizione dovrete aggiungere almeno mezza parte di cornunchia e altrettanto di drenante, vale a dire: argilla espansa, perlite, lapillo vulcanico o pietra pomice (quest’ultima io la preferisco) per evitare il pericolo di soffocamento delle radici. Mescolerete il drenante alla vostra mistura e avrete cura di stenderne uno strato spesso 5 centimetri sul fondo del vaso.

…se non volete prendervi il mal di pancia di preparare da voi il terreno, potete affidarvi con fiducia al terriccio pronto: io uso senza particolari problemi quello della Vigorplant, 50 litri a 6.5 €uro e vi passa la paura. Questo terriccio è già addizionato di tutto quello che vi serve, ha una componente di torba di sfagno ed è arricchito di cornunchia nelle proporzioni adatta per non essere inutile e neppure dannosa :P ed è anche ottimamente drenante: se provate ad affondare la mano nel sacco lo sentirete della consistenza di fiocchi di capelli, precisamente come deve essere.

I limoni in vaso non richiedono di essere rinvasati di continuo: come idea generale, potreste cambiare vaso ogni 5 anni fino a che la pianta non raggiunge i quindici anni, con l’ultimo cambio nella dimora definitiva. Naturalmente ogni caso è storia a sé.

Una cosa molto importante da tenere presente, per facilitare lo spostamento dei vasi, è posizionarli sopra dei carrellini dotati di ruote: mi consta che li vendano in giro, anche se potete tranquillamente pensare al fai-da-te se avete a disposizione un saldatore e un trapano. Vi basterà prendere una plancia di ferro, farci un buco in mezzo (per permettere all’acqua di sgrondare) e poi saldargli contro un bordo. Applicherete poi quattro ruote di gomma dura agli angoli e il gioco è fatto ;) senza ruote nemmeno Maciste riuscirà a spostare i vostri vasi col peso del terriccio e della pianta…siete avvisati! @_@

ESPOSIZIONE DELLA PIANTA

Il limone ama il sole: durante i mesi primaverili ed estivi, da Marzo a Settembre inoltrato, posizionateli in un luogo dove abbiano almeno 7-8 ore di luce diretta al giorno, eventualmente valutando di tenerli al riparo (della casa, di un muro perimetrale, di altri alberi) nelle ore centrali delle giornate più calde di Luglio e Agosto, anche se in quei mesi le foglioline tenere sviluppate durante la vegetativa dovrebbero già essere diventate belle forti.

Un limone Vaniglia suppergiù sui 30 anni in vaso da 80 litri sul retro di casa mia, fra piante grasse e pomodori in vaso.

Fate una particolare attenzione, durante i mesi estivi, al pericolo della grandine: se vi accorgete delle avvisaglie, fate il possibile per coprire i vostri limoni altrimenti, dopo, sembrerà che qualcuno gli abbia tirato con un cannone a mitraglia :S. Per quanto riguarda il pericolo del freddo, vedere la sezione sulle malattie del limone, in buona sostanza la pianta dovrà essere tenuta riparata nei mesi autunnali e invernali fino a quando le temperature esterne non torneranno stabili sui 10-15 gradi durante il giorno, e sopra lo zero di notte.

ANNAFFIATURE, CONCIMAZIONI, POTATURE E GESTIONI VARIE

Per quanto riguarda le annaffiature, sappiate che il limone è una pianta dalla spiccata sensibilità idrica: in parole povere, non ama né la siccità né l’eccesso di umidità, per questo il substrato deve venire accuratamente preparato per essere il più possibile drenante. Per questa ragione dobbiamo ricordarci di annaffiare il limone regolarmente, poco nei mesi freschi e umidi, e spesso e abbondantemente durante i mesi caldi ed asciutti quando la terra in superficie e appena sotto è diventata secca.

  • in fase di annaffiatura direzioniamo l’acqua piuttosto sull’esterno del vaso, lungo la circonferenza, evitando di gettarla direttamente addosso al piede della pianta (cioè il punto da cui esce dalla terra!): eviteremo così l’insorgenza di marciumi del tronco.

Concime idrosolubile per agrumi Granverde Cifo; non è che l’AD della compagnia mi ha spedito a casa dieci puttane per Natale in modo che io gli faccia le marchette, è solo che mi ci trovo bene!

Sul fronte della concimazione, il limone è una pianta che adora azoto, fosforo e potassio, e macroelementi come boro, manganese e ferro; in caso di concimazioni in pieno campo potremmo avvalerci tranquillamente di letame maturo, distribuito nel terreno all’atto della messa a dimora, e successivamente a cadenza triennale in quantità indicative di 30 kg per ogni pianta adulta. Ogni sei mesi si può abbinare una concimazione ternaria NPK a basso tenore di azoto e percentuali fisse di fosforo e potassio (molti consigliano titoli di 4-24-24). Fanno fede le indicazioni sui sacchi, anche se una buona dose, sempre per piante adulte, è di 3 kg a esemplare. Nel caso di piante giovani (<5 anni) possiamo somministrare un terzo della dose.

Nel caso della concimazione in vaso, gli spazi ristretti e il maggiore dispendio di nutritivi conseguente ad una crescita negli stessi impongono l’uso di concimi più mirati del semplice letame maturo; esistono molti fertirriganti a base di azoto, fosforo e potassio (le percentuali sono più alte per il primo e il terzo elemento, e minori della metà per il secondo; molti danno come titolo ideale un 10-5-10) arricchiti di macroelementi. Facciamo attenzione ai dosaggi, nel dubbio è meglio metterne di meno che troppo, a rischio di bruciare la pianta!

  • Un ottimo ammendante totalmente biologico per i limoni in vaso è la farina di lupini, disponibile in vendita presso i consorzi agricoli ed estremamente ricca di azoto: interrate superficialmente due-tre bicchieri per un vaso di diametro 60 centimetri ogni due mesi (o seguite le indicazioni sull’etichetta) e vedrete che la vostra pianta letteralmente ringiovanirà *_*

I tempi di concimazione per i limoni coincidono con la bella stagione: in pieno campo spargeremo il letame a Marzo, per i limoni in vaso la finestra utile è da Aprile a Settembre. Fanno sempre fede le indicazioni sui sacchi e sacchetti dei concimi stessi, attenetevi a quelle per evitare di somministrare dosi troppo alte o troppo basse!

Potete anche utilizzare concimi fogliari se siete pratici , io non li ho mai usati.

Le potature dei limoni, per concludere il discorso, vengono effettuate d’estate quando la pianta in qualche modo rallenta il suo ciclo vegetativo, impegnata com’è a pompare i frutti e mantenere i fiori; non si tratterà quasi mai di interventi estesi, le potature dei limoni sono interventi “di fino” volti ad eliminare rami rotti o infestati (a tal proposito vedere la sezione relativa alle malattie).
Oltre a questi ritocchi di poco conto, specie nelle piante più giovani è imperativo eliminare quei particolari rami novelli e vigorosi, spesso provvisti di spine, che crescono perfettamente diritti: si tratta di branche totalmente improduttive e lo stesso in grado di prosciugare molte energie alla pianta, per questo vengono chiamati succhioni. Una vera spina nel culo!

  • un possibile metodo per individuare i succhioni può essere il seguente: quando la pianta è carica di fiori in boccio, cercate se vi sono rami – o parti di essi – che ne sono del tutto privi; quando li avrete individuati prendete le cesoie e mozzate senza la minima pietà *_*.

Succhioni di limone (forum.giardinaggio.it): abbatteteli a vista!

Nel caso di limoni innestati è fondamentale asportare sempre e repentinamente eventuali rami sviluppati al di sotto del punto di innesto, in quanto, allo stesso modo dei succhioni, non sono mai rami portatori di fiori

IL FREDDO E LE MALATTIE DEL LIMONE

Il limone è una pianta freddolosa: anche in luoghi a clima temperato, più di uno-due gradi sottozero saranno fatali per le nostre povere piante, anche se si tratta di varietà Meyer! All’atto pratico potete permettervi di tenere i limoni all’aria aperta anche d’inverno, o coltivarli in frutteto, che è lo stesso, SE E SOLO SE le temperature non scendono MAI sotto lo zero termico, in caso contrario dovrete valutare una adeguata copertura per i limoni stessi.

Ricoverare i limoni per l’inverno può essere un problema, piante di una certa età e imponenza possono essere molto difficili da gestire, e la situazione è ulteriormente complicata dal fatto che il momento del ricovero coincide con quello della fioritura autunnale: perché i fiori possano venire portati a frutto è necessario che la pianta continui a godere di luce il più possibile diretta, di umidità e di un clima fresco ma non gelato!
Per conto mio la scelta migliore è quella di costruire una tettoia o baracca che dir si voglia nell’orto, il più possibile vicino al punto in cui li esponete d’estate, e metterli lì quando i primi freddi sopraggiungono (e in ogni caso prima delle prime gelate!): il riparo dovrà essere chiuso su tutti e quattro i lati, con pareti di plastica o vetro, eventualmente stracci a chiudere gli spifferi, abbastanza alta per permettere ai rami di alloggiare comodamente, e larga a sufficienza da permettervi di ispezionare la limonaia ogni 3 settimane per somministrare le annaffiature necessarie affinché le piante non secchino troppo.

  • Fate attenzione, in fase di spostamento dei vasi, a non far cadere troppi fiori: tutti quelli che vanno giù non li godrete come frutti la stagione successiva!

SI sconsiglia di mettere i limoni al riparo negli appartamenti, in quanto l’atmosfera artificiale del riscaldamento è troppo secca per apportare reali benefici alle piante stesse…

Per quanto riguarda le malattie del limone, per prima cosa parliamo di patologie legate allo stress idrico: annaffiature troppo frequenti causano marciumi e insorgenza di patologie fungine, troppo scarse causano secchezza, in entrambi i casi stress deleteri alle radici, produttività ridotta, sofferenza costante ed eventualmente morte della pianta se le condizioni sono portate all’estremo. La prima cosa da fare sarà dunque di rendere le annaffiature il più possibile regolari: d’inverno scegliete un giorno ogni due settimane e annaffiate in quello, in primavera sceglietene uno ogni 8 giorni, nei mesi più caldi uno ogni 4 o 5, verificando in ogni caso il grado di umidità della terra prima di irrigare. Datevi delle regole insomma.

Un attacco di cocciniglia.

 Dopo lo stress idrico una delle patologie croniche dei limoni è l’infestazione da cocciniglia: questo piccolo insetto bianco, dalla cui spremuta si ricava un colorante alimentare (non ci credete? E da dove pensate che lo prendano, il “rosso cocciniglia“? xD) è in grado di ricoprire molto rapidamente le pagine delle foglie e la superficie del tronco perforando gli strati superficiali dei medesimi in cerca di sostanze nutritive, coprendo nel corso del processo la pianta di colate di rivoltante melata zuccherina :S che schifo.

Scarsa ventilazione e climi asciutti causano l’insorgenza di infestazioni, e per esperienza vi dico che se un limone si becca la cocciniglia, è estremamente difficile che se ne liberi del tutto! Mai come in questi casi vale il detto: prevenire è meglio che curare, ad esempio ricoverando le piante in luoghi ben aerati ed effettuando trattamenti preventivi con anticrittogamici specifici.

A questo proposito, sia per prevenire le infezioni che per curarle, il rimedio più gettonato in orticultura è l’olio bianco, impiegato come base attiva nella preparazione di molteplici composti di lotta chimica oppure come principio a sé stante: trattasi di un olio minerale raffinato, moderatamente tossico ma consentito in agricoltura biologica in virtù del fatto che i suoi effetti decadono rapidamente, che viene spruzzato sulle parti aeree delle piante ed ha lo scopo di combattere l’insediamento degli insetti uccidendoli per soffocamento sia nei loro rifugi fra le crepe della corteccia, sia nel caso in cui abbiano già iniziato a colonizzare.

Possiamo preparare da noi una sospensione di olio bianco al 2% diluendo 20 ml di preparato in un litro d’acqua, e vaporizzando la soluzione sulle piante indicativamente una volta ogni 10 giorni e in orari serali in modo da non disturbare gli insetti benefici del giardino (e comunque mai quando le piante sono già fiorite, o comunque cercando di non far cadere il preparato sui fiori, altrimenti li guastiamo!). In alternativa possiamo affidarci a preparati di sintesi, come l’Oliocin, il Confidor o il Reldan 22, efficaci oltre che nei confronti della cocciniglia anche contro molti altri insetti infestanti: molti di questi composti, in luogo dell’olio bianco, usano principi attivi differenti (pecie quelli ad ampio spettro, non dedicati cioè alla lotta specifica contro la cocciniglia) e sono addizionati di piretro, un insetticida naturale ricavato dal tanaceto (ma comunque, anche se è naturale, non significa che si acqua fresca eh!).

La lotta biologica alla cocciniglia si può attuare mediante soluzioni naturali a base, ad esempio, di gemma di pino o propoli (come l’Altea Propi) e altre componenti, ma si tratta di preparati mediamente più costosi delle loro controparti chimiche. In alternativa pare che le soluzioni a base di sapone possano dire efficacemente la loro:

  • alcuni consigliano di sciogliere un panetto di sapone di Marsiglia in 2 litri d’acqua calda, eventualmente diluendo ancora fino a quando la soluzione non risulta nebulizzabile, e usarla (una volta fredda) per irrorare le foglie con cadenza giornaliera fino alla scomparsa delle infestazioni. Alcuni ci mettono in mezzo anche una manciata di spicchi d’aglio schiacciati, mi domando che effetti abbiano sui limoni…
  • altri impiegano il sapone molle (o “sapone per piante”), un composto saponoso in pasta di origine totalmente vegetale, sia come rimedio preventivo che curativo: nel primo caso utilizzando un cucchiaino di pasta in un litro d’acqua e nebulizzando una volta ogni 3 settimane, nel secondo due cucchiaini nel medesimo volume, nebulizzando per due giorni di seguito ogni settimana. Fanno in ogni caso fede le indicazioni specifiche delle differenti marche, se ve ne sono!

Il sapone di Marsiglia non piace alle cocciniglie: questi insetti zozzoni hanno perso l’abitudine di lavarsi, così ogni volta che vengono a contatto col sapone…si sciolgono! ^_____^

Risulta anche possibile impiegare i macerati d’ortica e d’equiseto – che abbiamo già visto come preparare – e il classico verderame; alcuni creano tinture al 2% di alcool etilico a 90° in acqua e le usano per spruzzare le aree colpite, tre volte ogni due giorni, consigliando di effettuare il trattamento nelle ore di piena insolazione (o.O io lo farei alla sera invece…:S); altri utilizzano un cucchiaino di bicarbonato e uno di olio essenziale di the in un litro d’acqua per nebulizzazioni giornaliere; altri ancora, probabilmente a seguito di uno sciopero dei saponai di Marsiglia, si sono inventati il macerato d’aglio: 75 grammi di bulbi tritati in 10 litri d’acqua, da utilizzare per disinfettare la terra prima dell’applicazione di altri rimedi (per evitare che le larve di cocciniglia si salvino) irrigando copiosamente senza filtrare né diluire. I più esotici utilizzano anche l’olio essenziale di Neem in proporzione di 5-7 ml/litro (oppure polvere di semi in ragione di 5 grammi/litro) lasciando riposare il preparato per 6 ore, filtrando e nebulizzando sulle aree colpite ogni 7-10 giorni a seconda della gravità dell’infestazione.

  • Ogni vecchio coltivatore ha, in buona sostanza,  i suoi rimedi naturali per combattere la cocciniglia, quindi se siete a corto di idee prendete un anziano appassionato di giardinaggio e chiedetegli. Praticamente tutti questi rimedi, inoltre, hanno uguale valenza anche contro gli afidi, volgarmente detti pidocchi, la cui incidenza di infestazione per i limoni rimane minore ma comunque significativa…specie se se li prendono da altre piante!

TEMPI DI MATURAZIONE E FIORITURA

limoni_fioriIl limone è una delle poche piante del regno vegetale che porta su di sé i frutti contemporaneamente ai fiori; anche se i tempi possono essere differenti per le varie cultivar, più o meno sfasati, più o meno precoci, vedrete un inizio della fioritura verso Marzo-Aprile e contemporaneamente una maturazione dei frutti invernali che andrà avanti fino a Settembre, periodo in cui i fiori sbocciati alla fine dell’estate si concretizzeranno in piccole palline verde scuro che dovrete avere massima cura nel cercare di non far cadere dalla pianta: essi matureranno più o meno lentamente nei mesi freddi per poi arrivare a maturazione nella primavera della stagione successiva. La pianta non si riposa mai veramente!

Capirete che un limone è maturo dalla sua consistenza e dal suo colore: palpatelo delicatamente, deve essere morbido e cedevole, ed aver assunto appieno il tono della cultivar di appartenenza. Evitate di cogliere limoni acerbi, a meno che non siate costretti dalla necessità di effettuare un trattamento anticrittogamico: i frutti che la pianta ha addosso a Ottobre rimarranno quiescenti per i mesi freddi e matureranno a primavera!

Il succo di limone si può conservare ghiacciato: riempite gli stampini per il ghiaccio, e una volta che si sarà solidificato, estraetelo e mettete i cubetti dentro un contenitore a chiusura più o meno ermetica (in modo che non venga influenzato dagli odori del freezer). Risulta molto pratico dimensionare in questo modo le quantità giuste per schiarire una caraffa di the, piuttosto che preparare la base per la bresaola, o qualsiasi altro uso possa venirvi in mente per il succo ;).

RIPRODUZIONE: TALEE, MARGOTTE E INNESTI

I limoni non sanno che si perdono a non fare sesso d.d i modi migliori per riprodurli, tralasciando la semina (che è lunga, laboriosa e prevede di suo un innesto dopo che la pianta avrà raggiunto l’età di 2-3 anni) sono la talea e la margotta.

TALEE DI LIMONI

La talea è una pratica botanica con la quale si crea un “clone” di una pianta-madre (cioè una figlia con le stesse caratteristiche genetiche) prelevando una porzione di ramo e interrandola. In parole povere il discorso sta tutto qui d.d e non si tratta di un’operazione esclusiva dei limoni, o degli agrumi in genere: anche piante come le rose, la forsizia, l’ibisco, l’erica, i ficus, ecc…beneficiano ugualmente di trattamenti di questo tipo!

Per eseguire delle talee di limone, avete a disposizione una finestra ampia di mesi che vanno da Aprile a Luglio, quando cioè la pianta è nella fase vegetativa più marcata; dovrete per prima cosa individuare un ramo di due-tre anni, semilegnoso (dicono che anche i succhioni vadano bene, se volete provare con materiale più giovane) e tagliarlo alla base, quindi suddividerlo in tronconi lunghi al massimo 30 cm. Per ogni pezzo dovrete avere cura di tenere due-tre nodi ed eliminare le foglie alla base, cioè nel punto in cui andrete ad interrare la talea.

Fatto questo, con un pezzettino di cartavetro scorticate leggermente il legno all’estremità priva di foglie, quindi immergetela dentro della polvere radicante (io uso il Rigenal se vi interessa) per accelerare il processo di emissione delle nuove radici, quindi procuratevi un vaso sui 2-3 litri e riempitelo di terriccio universale. Interrate a questo punto la talea dalla parte trattata col radicante, per il 40% circa della sua lunghezza, quindi posizionate il vaso in un luogo luminoso, caldo e umido (una serra va benissimo).

All’interramento dovrà fare seguito una innaffiatura delicata, da apportare con uno spruzzino; successivamente il vaso dovrà venire avvolto in un sacchetto di plastica, che fermerete intorno al bordo con un elastico o del fil di ferro da giardino e che andrà rimosso ogni 3 o 4 giorni per far svaporare la condensa ed eventualmente inumidire nuovamente il substrato, che non deve mai seccarsi ma nemmeno manifestare ristagni d’acqua, che causerebbero la comparsa di muffe.

Talee di gruppo (compagniadelgiardinaggio.it)

…naturalmente nulla vieta di produrre più talee del medesimo ramo, come accennato: in questo caso valutate l’idea di mettere i singoli pezzettini dentro una cassetta (distanziandoli di una 20ina di cm uno dall’altro) invece che in vasi singoli, dentro cui li trapianterete nella primavera successiva. In foto hanno usato i vasi, ma se tanto mi da tanto, loro hanno tutto lo spazio necessario a gestirli!

In un mese-un mese e mezzo le talee dovrebbero radicare. A questo punto dovrete prendervi cura di loro per tutta la stagione fino all’autunno dell’anno successivo, quando potranno essere messe a dimora in nuovi vasi con terriccio da agrumi, o in pieno campo se avete le condizioni climatiche opportune. Le talee, per tutta la durata di questa prima fase della loro vita, in genere non vanno concimate: saranno sufficienti i nutrienti del terriccio.

Nel giro di 18 mesi all’incirca, ipotizzando di preparare la talea a Marzo e curarla fino al Settembre dell’anno successivo avremo una nuova pianta di limoni.

MARGOTTE DI LIMONI

La margotta non è un nomignolo tenero con cui apostrofare la vostra patata nella speranza che ve la dia con più frequenza: anche lei è una tecnica botanica che prevede, a differenza della talea, di far sviluppare le radici alla nuova pianta quando essa è ancora collegata alla madre.

A tal proposito, nei mesi di Aprile, Maggio e Giugno dovremo individuare un ramo di piccola grandezza (diametro sul mezzo centimetro) e privarlo di foglie per un tratto sui 5-7 cm poco distante dalla base del tronco, che dovremo successivamente incidere in superficie con l’aiuto di un taglierino rimuovendo la corteccia ed esponendo il cambio.

  • alcuni anche qui si limitano a scorticare superficialmente con la cartavetro senza rimuovere del tutto la corteccia…

Margotta di limone (faidate360.com)

Ora procuriamoci una bottiglia di plastica che taglieremo per prima cosa a 3/4 della lunghezza conservando la parte con il collo, quindi apriamola incidendola di lato e facciamola passare intorno all’incisione nel ramo. Dentro la bottiglia verseremo muschio misto a terriccio universale e chiuderemo strettamente la bottiglia con qualche giro di scotch da pacchi, eventualmente sostenendola al ramo stesso con delle legature. In alternativa alla bottiglia di plastica, possiamo usare un telo tenuto fermo da due corde come nell’immagine a fianco.
In qualsiasi caso il muschio all’interno dovrà venire sempre tenuto umido, e in capo a qualche mese le radici dovrebbero comparire dal taglio: a questo punto dovremo tagliare il ramo sotto al muschio, liberarlo dalla plastica e interrarlo in un vaso più capiente di quelli che useremmo per le margotte.

Il nuovo limone ottenuto con questo procedimento sarà più resistente di quelli generati da talea, e potrebbe darsi che nel caso di due anni fruttifichi già. Per farvi un esempio, in figura sotto vi mostro un limone che ho creato nel 2011 per margotta, e che ho direzionato con una piccola spalliera che vedete in sfondo al vaso: questo limone mi ha stupito perché quest’autunno ha messo i fiori – a cui naturalmente non davo nessun credito – e adesso…ha già i frutti addosso!

Limone di 3 anni da margotta: semplicemente maestoso *_*

Limone di 3 anni da margotta: semplicemente maestoso *_*

INNESTI DI LIMONE

L’innesto è la terza pratica di riproduzione dei limoni, che personalmente non ho ancora mai avuto modo di praticare: si può procedere sia con gemma che a corona, e in entrambi i casi il portinnesto è un limone selvatico caratterizzato dalla presenza di molte foglie e molte spine, ma nessun frutto.

L’innesto si effettua in primavera, molti consigliano Maggio; io in effetti ho un piccolo limone bastardo nato da seme 4 anni fa e che finora non ha mai fatto nulla…magari ci provo a innestarlo, tanto per vedere che cosa succede.

 
5 commenti

Pubblicato da su 19 aprile 2014 in Agricoltura, Cose utili

 

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5 risposte a “Aggiornamenti dall’orto – il limone

  1. minguccio

    6 novembre 2015 at 16:10

    è una bella esperienza leggere questo commento anchio ho fatto i limoni a talee volevo avere una maggiore conferma grazie minguccio

    Mi piace

     

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