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Aggiornamenti dall’orto – l’innesto

04 Apr

Marzo e Aprile (soprattutto il secondo, per chi come me vive a latitudini alte) sono mesi importanti, oltre che per la semina, anche per la gestione del frutteto; l’operazione forse più importante, che possiamo svolgere all’inizio del ciclo vitale delle nostre piante da frutto, è senza dubbio la pratica dell’innesto. Mio padre è quello più specializzato nella mansione specifica, ed è un pessimo insegnante >.< mi rifarò per questo al mio almanacco – “Nuovo calendario lunare delle semine e dei lavori” – già citato in altre occasioni qui sul blog.

Dunque, l’innesto è una pratica agronomica conosciuta anche da chi non è addetto ai lavori, almeno nel suo significato: consiste nell’unire due piante da frutto giovani in un solo individuo in modo, tra le altre cose, da ottenere una pianta che riunisca le qualità migliori di entrambi i “genitori” (anche se in questo caso, sarebbe più corretto parlare di donatari). Detto molto volgarmente – e in spregio della cura e dell’attenzione con cui questa operazione va effettuata – si prende un pezzo dell’una e dell’altra pianta e, come ha fatto il dr. Frankenstein, si uniscono assieme per vedere che cosa succede.

Un innesto riuscito

GENERALITÀ SUGLI INNESTI

Come schematizzato poco sopra, con l’innesto noi saldiamo una parte di pianta viva – la marza – destinata a fornire la chioma del nuovo individuo, sopra un’altra pianta di specie simile – il portinnesto – a cui verrà affidato il compito di provvedere al nutrimento e al sostegno dell’intero organismo vegetale. L’innesto può avvenire sia decapitando il portinnesto e applicandovi sopra la marza, sia in modo meno invasivo praticando incisioni di vario tipo o natura sul tronco del sostegno e incuneando parti più ridotte della pianta estranea: questa seconda è la via più usata, almeno dal sottoscritto.

L’innesto funziona sfruttando la capacità della pianta di rimarginare le ferite (anche se esistono in commercio degli ormoni cicatrizzanti, io non li ho mai usati: lasciamo che le cose facciano il loro corso!
Il tessuto responsabile della riuscita (attecchimento) della marza sul portinnesto si chiama cambio ed è un meristema (=tessuto le cui cellule mantengono la capacità di fare mitosi anche una volta che si sono differenziate, per produrne di nuove; il corrispettivo delle staminali umane o animali) secondario del fusto e delle radici delle piante a tronco legnoso localizzato fra la corteccia e il durame.

Il cambio è il responsabile della produzione di due tipi di tessuto vegetale: il legno – che mano a mano che la pianta cresce diventa durame, cioè legno solido con funzioni di sostegno – e il floema, tessuto vascolare in cui scorre la linfa (in pratica le vene dell’albero!). L’alburno comprende il cambio nella sua parte più interna, verso il centro dell’albero cioè, e il floema ed è la zona “attiva” e vitale della pianta.

Struttura del legno (da Wikipedia.org)

1- Midollo
2- Anelli di crescita
3- Legno
4- Cambio
5- Floema
6- Corteccia

La condizione essenziale per la riuscita dell’innesto è la sovrapposizione del cambio dei due donatari: il tessuto stesso a questo punto si “accorgerà” della ferita e crescerà a rimarginarla formando un rigonfiamento duro, il cosiddetto callo cicatriziale, che assicurerà continuità fra i due sistemi vascolari e dunque la circolazione della linfa necessaria alla sopravvivenza della marza.

 I motivi per i quali viene effettuato un innesto sono molteplici:

  1. prima di tutto, la finalità è quella di migliorare la produzione combinando una pianta robusta e resistente alle malattie – tipicamente selvatica – nel ruolo di portinnesto, e una pianta selezionata di un certo tipo di cultivar, con precise caratteristiche di produttività e qualità del frutto, nel ruolo di marza. Come al solito l’uomo pensa sempre al suo tornaconto :P
  2. possiamo anche effettuare un innesto per salvare una pianta malata ma non ancora del tutto compromessa: magari una porzione è ancora sana, così noi la preleviamo e la applichiamo sopra un ricevente di specie affine.
  3. l’innesto serve anche a migliorare la qualità delle radici, punto direttamente collegato al primo, per generare piante in suoli che non sono i loro ideali, e che dunque accompagnerebbero con difficoltà la messa a dimora di un esemplare da vivaio non autoctono; meglio dunque prendere un grande vecchio robusto cresciuto spontaneamente in quell’ambiente e usarlo per sostenere una varietà migliore: con un po’ di fortuna i frutti che otterremo saranno apprezzabili – magari non come quelli di una pianta pura – e non correremo il rischio che tutto l’albero soffra e non produca.
  4. l’innesto è anche utile per moltiplicare piante in alternativa alla talea o alla margotta, o per accelerare la crescita e la fioritura di specie che, in condizioni normali, costringerebbero ad una attesa di anni prima di vedere una produzione…

I motivi come vediamo sono molteplici; tutto sta nell’imparare bene una tecnica che è abbastanza difficoltosa per chi è alle prime armi, e che può risultare dispendiosa se a cattivo fine per molte volte di seguito. Cerchiamo quindi di limitare i danni e, prima di provare con le nostre zampe, studiamo qualcosina.

IL PORTINNESTO: COME SCEGLIERLO

Il portinnesto è la parte di pianta ancorata al terreno: quello che dovrà ricevere il materiale estraneo. Prima di tutto dobbiamo sceglierlo in modo che sia compatibile con la marza, nella tabella di seguito (fonte: giardini.biz) sono elencate alcune varietà e le relative specie compatibili:

Specie del portinnesto

Specie compatibili

Albicocco (prunus armeniaca) Albicocco, Pesco*, Susino*
Ciliegio acido (prunus cerasus) Ciliegio dolce*, Ciliegio acido
Ciliegio dolce (prunus avium) Ciliegio dolce, Ciliegio acido
Cotogno (cydonia oblonga) Cotogno, Pero
Mandorlo (prunus amygdalus) Mandorlo, Pesco*, Susino*
Melo (malus sylvestris) Melo
Pero (pyrus communis) Melo*, Pero e Pero asiatico (Nashi)
Pesco (prunus persica) Albicocco, Mandorlo, Pesco, Susino*
Susino cinogiapponese (prunus salicina) Susino cinogiapponese ed europeo*, Pesco*
Susino europeo (prunus domestica) Susino cinogiapponese ed europeo

!!! l’asterisco indica compatibilità non costante per tutte le varietà !!!

In linea generale, le piante della medesima specie sono compatibili; l’innesto intraspecifico è una tecnica che consiste nell’effettuare incroci tra specie differenti, e può non portare ai risultati sperati. Fatevi consigliare da un agronomo, o da qualcuno che abbia studiato più di me la materia: anche un vivaista dovrebbe saperne di più, in alternativa potete ricorrere a un vecchio campagnolo. Loro ne sanno sempre molto.

Come accennato in precedenza, meglio se il portinnesto è una pianta selvatica: tendono ad essere più resistenti delle loro controparti “addomesticate”, e in molti casi si trovano già in loco, dunque non devono sopportare, oltre allo stress da integrazione di nuovo materiale genetico, anche quello di un eventuale trapianto!

ALCUNI ACCORGIMENTI PER EFFETTUARE UN BUON INNESTO

I mesi preferibili per effettuare un innesto sono Marzo e Aprile, ma alcuni li protraggono fino a Giugno, l’importante è che la pianta sia in fase vegetativa, cioè all’inizio o comunque nel pieno del suo ciclo vitale, in modo da sfruttare la continua crescita e rigenerazione del cambio. La fase è quella di luna calante.

Effettueremo gli innesti non col sole a picco, quindi nelle ore della mattinata, avvalendoci dell’utilizzo di lame sottili e affilate come quelle di un taglierino o di un serramanico: i tagli devono essere netti, la corteccia non deve essere “masticata”, arricciata o altre porcherie del genere. La superficie del taglio deve essere il più possibile liscia.

  • magari fate prima le prove su un pezzo di cuoio: se riuscite a tagliarlo al primo tentativo, allora il coltello è sufficientemente affilato.

Dobbiamo inoltre fare attenzione a eliminare il più possibile liquidi in eccesso e bolle d’aria fra le superfici a contatto, e cercare di far coincidere più vasi linfatici possibile: il discorso è analogo a quello dei trapianti, dove più radice riuscivamo a portarci dietro, maggiori erano le probabilità di tenuta del virgulto! Dovremo anche preoccuparci di fare aderire bene le due parti in causa, per evitare che si scollino: applicate pressioni decise ma evitate di schiacciare la marza sul portinnesto, perché così facendo danneggereste la pianta…!

Infine, una volta effettuato l’innesto – con una delle tecniche che andremo a illustrare fra breve – dobbiamo assicurarci che le due parti non si muovano: è conveniente quindi “bendare” le ferite con legacci, strisce di stoffa e quant’altro, almeno per un paio di settimane dopo l’operazione. In questa fase si può anche fare uso degli ormoni cicatrizzanti, se vogliamo, disponibili sotto forma di polverine o addirittura di mastici, col duplice scopo di sigillare la ferita senza usare le bende e di favorire la ricrescita del floema.

TIPOLOGIE DI INNESTO

Esistono molti tipi differenti di innesto: determinati periodi dell’anno sono più favorevoli a certi tipi di innesti piuttosto che ad altri, come ci viene mostrato dalla tabella seguente (fonte: giardini.biz) per quanto riguarda le tipologie più comuni:

Tipo d’innesto

Epoca di esecuzione

Note

Triangolo Da fine inverno (febbraio- marzo) Per piante giovani, di 2-3 anni.
Spacco primavera (marzo-aprile) Per piante giovani, più semplice del triangolo.
Corona primavera (marzo-aprile, in epoca della fioritura) Indicato per  il reinnesto di piante adulte con branche di 10-15 cm e più.

Inoltre va detto che non tutte le varietà sopportano indifferentemente tutti i tipi di innesto! Per una discussione esaustiva, forse vi conviene procurarvi un libro che tratti la teoria degli innesti meglio di come possa fare io qui…
Vediamo una carrellata delle caratteristiche di questi tre innesti molto comuni.

INNESTO A TRIANGOLO, O “A GEMMA”

L’innesto a gemma è adatto praticamente per tutte le piante da frutto; si può effettuare da Febbraio-Marzo (innesto a gemma vegetante) a Luglio-Settembre (innesto a gemma dormiente). Consiste, detto molto semplicemente, nel ritagliare una gemma da una pianta esterna (che rivestirà il ruolo di marza) e nell’innestarla sul portainnesto ricavando un taglio a triangolo.

Un innesto a gemma. La pianta è stata bendata come se si fosse fatta male :P.

Per effettuare un buon innesto a gemma dobbiamo partire col piede giusto, nella fattispecie dai rami da cui ricaveremo il materiale: sceglieremo rami di un anno prelevati da una pianta adulta ma non vecchia, dalla parte di chioma rivolta a Sud, avendo cura di scegliere diramazioni ricche di gemme prediligendo quelli in cui le stesse sono lievemente sollevate dal legno (per evitare di danneggiarle durante il ritaglio, e poi perché queste sono le più vigorose).
Nel caso di un innesto a gemma vegetante i rami andranno prelevati prima della fioritura

  • La gemma deve trovarsi infatti in fase di sviluppo più arretrato rispetto al portinnesto; in caso contrario il germoglio si evolve prima che la saldatura sia completa ed è quindi destinato a soccombere per insufficiente nutrimento.
  • possiamo prelevare le gemme in anticipo e conservarle in frigorifero, dentro un contenitore di plastica, alla temperatura di 4-5°.

Nel caso di innesti a gemma dormiente non avremo il problema della sincronia dello sviluppo, e potremo tranquillamente prelevare le gemme al momento…!

A questo punto effettuiamo sul portinnesto una incisione a forma di “T” avendo cura di recidere solo la corteccia e gli strati superficiali, senza arrivare – nei limiti del possibile – fino al legno…

  • alcuni consigliano prima di effettuare il taglio verticale, e poi quello orizzontale, più corto, sulla cima; potete anche fare le prove su un pezzo di cuoio o su un albero morto, tanto per addestrare la mano!

Lo stesso procedimento fa effettuato sulla marza, vale a dire una gemma scelta fra tutte quelle migliori su uno dei rami che avrete reciso: anch’essa andrà “sagomata” con una forma il più possibile speculare a quella che avrete ricavato sul portinnesto.
Per finire introducete la gemma nel taglio sul portinnesto, e fermatela in posizione usando bende, legacci o mastice cicatrizzante (sempre secondo le dosi indicate sulla confezione – io non lo uso e non me ne intendo!).

  • le legature devono essere abbastanza strette da impedire che la gemma cada dalla sua posizione, e al tempo stesso abbastanza morbide  da permettere la formazione del callo e il successivo ingrossamento della pianta quando quest’ultima riprenderà a crescere!

In figura illustriamo il procedimento:

I passi dell'innesto a gemma

Innesto a gemma

Se lo desideriamo possiamo innestare più gemme sullo stesso portinnesto (partendo dal presupposto che non tutti terranno) facendo attenzione però a non esagerare, per non stressare troppo la pianta…!

INNESTO A CORONA

L’innesto a corona è un innesto difficile, adatto a piante da frutto adulte per sostituire la varietà (ringiovanimento): rimaniamo nell’ambito della stessa cultivar, semplicemente mettiamo una marza più giovane sopra un portinnesto più vecchio. Un altro impiego classico di questo tipo di innesto è quello di accelerare la produzione: con un innesto di questo tipo portato a buon fine, nell’arco di un paio d’anni potremo nuovamente godere di frutti identici a quelli della madre…mentre acquistando una pianta da vivaio, i tempi come minimo si raddoppiano. Non parliamo della nascita da seme, in cui possono volerci tranquillamente 10 lunghi anni…ç_ç

Innesto a corona con due marze (innestatori.altervista.org)

Le varietà che ne beneficiano di più sono sicuramente il ciliegio in primis, seguito da pero, melo e albicocco; è importante specificare, inoltre, che possiamo innestare differenti cultivar sullo stesso portinnesto mantenendoci però all’interno della medesima varietà (melo con melo, ciliegio con ciliegio, pero con pero ecc…).
L’innesto va effettuato in fase di crescita vegetativa della pianta, cioè quando il cambio è in attività, dato che il procedimento richiede di separare la corteccia dall’alburno e questa operazione è più semplice in questa situazione

Sezione del taglio: marza e portinnesto (fonte: innestatori.altervista.org)

Ok, andiamo a incominciare, per prima cosa procurandoci le marze: si tratterà in questo caso di estremità di ramoscelli prelevati da una pianta madre in salute e, di nuovo, non vecchia, lunghi sui 15 cm e provvisti di almeno 4 o 5 gemme…e naturalmente non in fioritura; i ramoscelli andranno tagliati con le cesoie da giardiniere con un taglio obliquo (devono “fare la punta” per potersi incastrare meglio sul portinnesto) almeno una settimana prima dell’impianto e conservati in frigorifero.

Per procedere con l’innesto decapitiamo il portinnesto a 40-60 cm dal suolo con un taglio in piano, quindi apriamo dei tagli verticali sui lati del cilindro fin sotto il livello della corteccia. Inseriamo successivamente le marze tra legno e corteccia – una per spacco, magari dovremo appuntirle un poco, prima – in modo tale che non “sporgano” lateralmente, e che la punta della marza sia a contatto col floema (alcuni arrivano fino al cambio!). Di solito si infilano due marze diametralmente opposte, nulla vieta di mettercene tre, io però non andrei oltre quattro.

Le marze incuneate potranno venire spolverate di ormone cicatrizzante oppure no, in qualsiasi caso dovranno essere fissate con due bei giri di nastro adesivo, perché dei semplici legacci non sono sufficienti a tenere in compressione ottimale il tutto; il nastro andrà tagliato da due a tre mesi dopo, quando, se l’innesto è andato a buon fine, la pianta inizierà ad ingrossarsi per la formazione del callo cicatriziale. A questo punto dovremo anche spuntare le marze innestate e, per il successivo anno, eliminare tutte le infiorescenze: in questo modo eviteremo che porti frutto, ma questa è una scelta necessaria e calcolata per evitare che l’innesto stesso si stressi quando non è ancora abbastanza forte.

Foto riassuntiva dei passi:

Innesto a corona

Innesto a corona

INNESTO A SPACCO

L’innesto a spacco è un innesto facile e adatto a piante giovani (1-2 anni d’età), anche qui praticamente tutte le piante da frutto ne beneficiano favorevolmente. Il periodo più favorevole va dalla seconda decade di Febbraio allo stesso periodo di Marzo.
La procedura è simile all’innesto a corona, con alcune facilitazioni dovute al procedimento e alla scelta dei ramoscelli; ecco come dovrebbe apparire il prodotto finito:

Innesto a spacco su susino (compagniadellaterra.xoom.it)

Similmente all’innesto a corona, anche qui dobbiamo procurarci delle marze dalla pianta-madre nella stessa fase lunare dell’innesto, tipicamente una settimana prima, conservandole in frigorifero: abbiamo cura di scegliere rami con qualche gemma attaccata – almeno una – e separiamoli dalla madre, anche qui, con un taglio obliquo. Non è necessario avere a disposizione rami particolarmente novelli, anche se personalmente eviterei di prendere quelli più vecchi di un anno…!
Successivamente dovremo capitozzare il portinnesto, anche qui a 40-60 centimetri dal suolo, e aprire uno spacco laterale su di esso con l’aiuto di un coltello di una roncola (potremmo doverci aiutare con un martello, se il fusto del portinnesto è importante).

  • per evitare di spaccare in due il portinnesto, prima di iniziare lo spacco disponiamo una legatura qualche centimetro sotto l’orlo della capitozzatura. Lo spacco da aprire è più marcato delle fenditure dell’innesto a corona, cerchiamo in ogni caso di contenerci: non è necessario arrivare fino al midollo, basta incidere la parte superiore del cambio!

Ora facciamo la punta alla marza, naturalmente senza rovinare le gemme: dobbiamo fare in modo che l’estremità del ramoscello assomigli a un piccolo cuneo; una volta terminato, infiliamo la marza nello spacco facendo in modo che la corteccia sopra la punta sia a livello del taglio del portinnesto, e che i tessuti teneri delle due parti siano il più a contatto possibile.

  • nel caso dell’innesto a spacco, di solito ci si limita ad inserire una marza su ciascun portinnesto…

Abbiamo quasi finito: adesso leghiamo strettamente il portinnesto con due o tre giri di nastro isolante, a partire dal basso verso l’alto (per evitare il più possibile le infiltrazioni d’acqua!) quindi copriamo la parte apicale del portinnesto con mastice per innesti avendo cura di sigillare al meglio il taglio.

Figura riassuntiva anche qui:

Innesto a spacco.

Innesto a spacco.

 
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Pubblicato da su 4 aprile 2014 in Agricoltura, Cose utili

 

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