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Semina e gestione delle colture – la pacciamatura

28 Mar

Spesso ho trovato, nei termini di ricerca che hanno portato voi navigatori al mio sito, la parola “pacciamatura” accorgendomi che non ho mai pubblicato nessun articolo in merito…semplicemente perché è una pratica che non utilizziamo comunemente nell’orto. Dato che magari a qualcuno fa piacere leggere qualcosa in merito, ho cercato qualche fonte e consultato amici coltivatori che gestiscono la terra in modi diversi dai nostri, e questo è il risultato.

La pacciamatura è una tecnica d’ispirazione naturale – che si rifà al naturale deposito di materiale nel sottobosco di una macchia, o alla crescita di un manto erboso in una prateria, e che viene tra l’altro spiegata nei corsi di (se non sbaglio) agricoltura sinergica e permacultura – consistente nel coprire in modo più o meno permanente il terreno dei nostri appezzamenti con strati di elementi organici (paglia, foglie, frasche, scarti di potatura, corteccia (la vendono a sacchi dai fiorai, viene usata tra le altre cose per far sviluppare le orchidee), torba, ecc…) oppure inorganici (teli in plastica, MATER-B, ecc…) allo scopo di:

  1. ostacolare la formazione di erbe infestanti
  2. mantenere costante il livello di umidità prevenendo l’evaporazione dell’acqua contenuta nel suolo, il pH e la temperatura dello stesso (soprattutto nei mesi di cambio stagionale)
  3. proteggere il terreno dall’azione degli eventi atmosferici

In particolare, è sull’ultimo punto che i fautori della tecnica si soffermano: un terreno pacciamato viene preservato dall’eccessiva compattazione dovuta all’azione della pioggia ed alle conseguenti e ripetute fasi di asciugatura e dilavamento, oltre che dalla dispersione dei nutritivi superficiali dovuti proprio a questi continui stress. Vantaggi secondari sono collegati anche all’arricchimento del terreno a seguito dell’esposizione prolungata col pacciame, qualora decidessimo per una scelta “bio”, e dunque del clima favorevole allo sviluppo delle piante seminate in terreno pacciamato, ma è sul fattore di protezione che è concentrata la maggior parte delle ragioni di chi sostiene e applica questa tecnica.

Un terreno pacciamato con paglia ed erba (growtheplanet.com)

La pacciamatura può essere realizzata in qualsiasi periodo dell’anno, sia prima della semina come protezione per le piantine che cresceranno, sia in autunno in vista del gelo invernale.

PACCIAMATURA NATURALE E ARTIFICIALE: MATERIALI E METODI

PACCIAMATURA NATURALE: PERCHÉ BIO È BELLO! ^________^

Nel caso di una pacciamatura naturale, prediligeremo come ho detto sopra qualsiasi materiale ricco di sostanza organica, che sia anche asciutto e non marcio (escludendo gli aghi di pino, la cui composizione secondo alcuni miei amici non è gradita alla terra). Il pacciame dovrà essere opportunamente sminuzzato, anche in funzione delle verdure che dovremo andare a seminare (ebbene si, si semina dentro la pacciamatura): pianticelle più umili dovranno avere una pacciamatura a trinciato (= fatta a pezzetti piccoli) per evitare di esserne soffocate, mentre piante più vigorose potranno tranquillamente accettare una pacciamatura a cippato (= pezzi più grossi) o direttamente a strati di materiale grezzo, qualora sia soffice (come erba, paglia, torba o corteccia).

  • un altro amico, sentendo che mi interessavo, mi ha confidato di avere usato, per le sue prime volte, una mescolanza di erba/foglie sminuzzate e segatura di legno; provateci se credete…

Due appezzamenti pacciamati con paglia (…io le zampe lì sotto non ce le infilo, però! :S Fonte: salute.leonardo.it)

La terra dovrà venire smossa superficialmente (erpicatura – esistono macchine agricole che lo fanno su estensioni importanti) prima di essere pacciamata, in modo tale da favorire la penetrazione del materiale organico a seguito della sua decomposizione progressiva. Inizieremo con lo stendere uno strato sottile di materiale, e dopo un tempo che può variare da qualche settimana a qualche mese, eventualmente rinforzeremo la copertura là dove il vento l’avrà dispersa (o sarà appassita, o naturalmente degradata)

  • uno strato spesso (~5-10 cm) di materiale grossolano o addirittura grezzo è indicato soltanto per ottenere la preservazione del terreno durante i mesi invernali e/o il maggese…nulla potrebbe crescervi attraverso!

La pacciamatura naturale richiede anche attenzione particolare in fase di irrigazione per evitare di saturare il terreno di umidità causando di conseguenza il marciume delle colture! Dovremo controllare a occhio, non c’è niente da fare, e irrigare soltanto quando la terra è effettivamente secca…cosa che, per la natura stessa della pacciamatura, sarà un’eventualità che si presenterà molto più raramente che non nel caso di appezzamenti scoperti!

  • un altro importante vantaggio della tecnica è dunque la riduzione del fabbisogno idrico del nostro orto – e di conseguenza, per chi come il sottoscritto è avaro come un giudeo, della bolletta u.U

PACCIAMATURA ARTIFICIALE

La faccenda qui è molto più veloce: si tratta in buona sostanza di stendere un telo artificiale sugli appezzamenti (alcuni raccomandano di coprire anche i sentieri) DOPO averli preparati con cura, cioè aver smosso superficialmente la terra ed eliminato le erbe infestanti già germinate.

  • È anche possibile in questa fase predisporre un sistema di irrigazione goccia-a-goccia facendo correre dei tubicini sotto il telo, ma il sottoscritto non saprebbe nemmeno da che parte incominciare per fare questa cosa! @_@)

Il telo si fissa con dei chiodi adatti – che vi venderanno insieme, si spera – dopodiché valgono le considerazioni relative alla pacciamatura naturale per quanto riguarda soprattutto il controllo dell’umidità: non essendo un medium naturale, il telo pacciamante lascia traspirare di meno…!

Pacciamatura artificiale per un appezzamento di zucchini di grande estensione (materbiagro.com)

Una questione che si potrebbe aprire a questo punto riguarda le varie tipologie di telo pacciamante esistenti, che condizionano anche le modalità di irrigazione delle colture. Per prima cosa, facciamo una distinzione fra teli plastici e teli biodegradabili: sostanzialmente, film in polietilene (PE, PET) e polivinil-cloruro (PVC) contro bioplastiche derivate da mais, soia, grano, patate ecc…di cui fa parte il MATER-B.

  • I vantaggi nell’utilizzo di materiali biodegradabili sono – o dovrebbero essere – evidenti: minore tossicità degli elementi a contatto con la terra e le piante, e assenza di residui da smaltire in differenziata (anche se va detto che il MATER-B non si disintegra completamente nell’arco di una sola stagione: i brandelli potrebbero sopravvivere anche due anni!)

In entrambi gli schieramenti è poi possibile fare affidamento su teli impermeabili, che necessitano dell’impianto di irrigazione goccia-a-goccia di cui sopra, e teli microforati permeabili all’acqua (e all’aria); queste coperture hanno anche, a seconda del tipo, una differente schermatura UV e infrarossa…insomma, fatevi consigliare da chi li vende dopo avergli esposto le vostre esigenze: non usandoli, io non so sbilanciarmi…

SEMINARE IN TERRENO PACCIAMATO

Nel caso di una pacciamatura naturale, la cosa che sconvolge i neofiti della tecnica è, prima ancora che vedere questa massa disordinata di erba, rami, paglia e rifiuti vari dove un tempo c’erano appezzamenti ben ordinati, il rendersi conto di dove ficcare le zampe lì in mezzo come farebbero con la terra: infatti, su terreni pacciamati la semina avviene attraverso la pacciamatura, che ci piaccia oppure no!

  • …forse è questo il motivo per cui qui da noi non la usiamo (io credo che diventerei nevrotico nel vedere il mio bell’orto ordinato ridursi come gli esempi che ho messo in foto d.d); ad ogni modo…

Procediamo ricavando i solchi allo stesso modo di come faremmo nel caso della semina su terra nuda, tralasciando la parte del solco intermedio (annaffieremo direttamente sul pacciame, magari con un annaffiatoio a doccia, tenendo conto delle considerazioni fatte sull’eccesso di umidità!): se abbiamo steso strati di materiale “morbido” (come erba, corteccia, torba, segatura e simili, o mescolanze dei medesimi) ne saremo facilitati, ma dovremo ripristinare il pacciame una volta chiuso il solco; nel caso di materiale rigido – come rametti, paglia o frasche – scostiamolo per il tempo necessario e poi rimettiamolo al suo posto.

Immagine iconica della semina in pacciame (reiki.it – secondo me, quelli lì sono una manica di fumatori di sostanze sospette tendenti al promiscuo. Però alcune delle loro ragazze sono carine ^_________^)

Nel caso di una semina su pacciamatura artificiale dovremo praticare dei fori nel telo alla distanza giusta per il seme, lasciarlo cadere nel buchetto e poi richiudere. Semplice no?

  • consiglio: praticate delle incisioni a croce nel film plastico, i bracci non più lunghi di 5 centimetri; sollevate i lembi senza squarciare, mettete giù il seme – o la pianticella già sviluppata – quindi riaccostate la plastica. Nel momento in cui il virgulto spunterà troverà da sé la sua strada.

LA PACCIAMATURA APPLICATA AD ALCUNE REALTÀ DELL’ORTO

Uno dei motivi per cui ho scelto di parlare di pacciamatura, come ho detto all’inizio dell’articolo, è che determinate varietà si avvantaggiano di questa tecnica in modo particolare (e il fatto di aver ricevuto molte visite con questa chiave di ricerca mi fa pensare che siano parecchio diffuse!). Breve carrellata a seguire, che potrà o meno venire ampliata in futuro.

PACCIAMATURA DELL’ASPARAGIAIA

La pacciamatura degli asparagi, secondo le testimonianze dei miei amici e conoscenti, viene praticata innanzitutto per tenere il suolo umido e preservare dalle infestanti durante tutto l’anno (e non soltanto alla fine della stagione – come ho rimarcato nell’articolo sull’allestimento dell’asparagiaia – per proteggere dai rigori dell’inverno). Praticamente tutti impiegano il MATER-B nei mesi estivi, qualcuno si affida alla paglia in primavera e autunno, e molti fanno precedere all’impiego di questi due mezzi una pacciamatura a base di compost tra metà Febbraio e metà Marzo, e una seconda a base di letame maturo alla fine della stagione, tipicamente in Novembre, prima di stendere lo strato protettivo anti-freddo (e dopo aver rimosso il telo o l’eventuale copertura precedente!) che, ripetendo dall’articolo, può essere formato dagli stessi steli ormai secchi degli asparagi tagliati alla base, magari frammisti a foglie, paglia e altri mezzi leggeri.

PACCIAMATURA DELLE FRAGOLE

Filari di fragole pacciamati con paglia: la coltivazione è molto più ordinata della mia…>.< (ortofrutta-dal-campo.blogspot.com)

Un’amica di mia madre effettua la pacciamatura una-due settimane dopo aver effettuato l’impianto delle coltivazioni, che lei preferisce effettuare in Marzo (invece che in Ottobre, come mi pare di aver segnalato nell’articolo); anche qui io utilizzerei della paglia, delle foglie , della corteccia o della segatura (magari mista alle due precedenti), o anche dei ramoscelli residuo di potatura, opportunamente cippati…lei invece mi ha consigliato di impiegare degli steli di lino o addirittura di canapa happyfaic che però non saprei dove recuperare. Ha anche aggiunto che lei la rinnova ogni mese, e che a fine stagione le copre quasi del tutto con uno strato leggermente più spesso, che rimarrà al suo posto fino alla successiva, avendo cura di eliminare i residui dell’ultima.

…naturalmente anche qui possiamo stendere il MATER-B, pure se dobbiamo fare attenzione a forarlo perché dovremo farci passare delle piante ormai adulte: attenzione agli eventuali fiori, ma soprattutto alle foglioline novelle, che dovremo evitare di offendere!

 
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Pubblicato da su 28 marzo 2014 in Agricoltura, Colture, Cose utili

 

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3 risposte a “Semina e gestione delle colture – la pacciamatura

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