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Semina e gestione delle colture – diradamento e trapianto

24 Mar

Salve bimbi belli; qui avevamo parlato dell’impostazione generale che dobbiamo dare alle nostre colture in termini di semina e substrato, e prima ancora avevamo discusso dell’ABD del piantatore fai-da-te. Il brevissimo articolo che segue è dedicato alle due fasi conclusive della semina in ambiente protetto, che nei precedenti avevamo soltanto sfiorato (o peggio dato per scontate) vale a dire il diradamento e l’eventuale trapianto dei virgulti.

DIRADARE LE PIANTICELLE: QUANDO UCCIDERE NEONATI NON È SOLO BELLO, MA ADDIRITTURA NECESSARIO!

Il diradamento di una coltura è l’operazione con cui vengono estirpate le pianticelle in sovrannumero, tipicamente a seguito di una semina in vaso o semenzaio (ma anche in pieno campo, sotto un tunnel o una serra!): questo serve sostanzialmente a selezionare i virgulti migliori garantendo maggiore spazio per le loro radici, e si applica indifferentemente a tutte le varietà dai semi piccoli (peperoni, pomodori, melanzane, meloni, bietole da taglio e da coste, ecc…) oppure ai fiori ornamentali. Uccidine dieci per renderne forte uno, questo è il principio.

Questi virgulti di fagiolo hanno bisogno di un diradamento…

Come diradare: afferriamo le pianticelle a filo di terra e – senza spezzarle nel substrato – tiriamole via ignorando le loro disperate invocazioni d’aiuto. Saranno utilissime nel compost, quindi in ogni caso non andranno sprecate…

L’operazione di diradamento si effettua dalle tre settimane di vita in su delle piante, o comunque quando il vaso (o la linea colturale) inizia a diventare troppo affollata: noteremo immediatamente, nei giorni a venire, un irrobustimento dei sopravvissuti, il che contribuirà a farci scordare rapidamente coloro i quali sono stati sacrificati. La natura molto spesso è crudele.

TRAPIANTO, O RIPUNTATURA: È ORA DI TRASLOCARE!

All’incirca due-tre settimane dopo il diradamento – in linea di massima tra la fine di Marzo e la seconda decade di Aprile per le varietà da orto – è possibile effettuare il trapianto delle pianticelle, che ora saranno diventate robuste come delle piccole sequoie *_* procuriamoci allo scopo tanti piccoli vasetti da semenzaio, capacità variabile tra mezzo litro e un litro e mezzo, riempiti di una mescolanza di terriccio universale, terra da orto setacciata e stallatico (o letame maturo) che avrete impastato a manina santa sopra un telo di plastica per eliminare il più possibile le pietruzze e sfaldare i grumi più grossi.

  • in percentuale sul totale, l’ammendante in questa fase non dovrebbe superare il 15%…SE NON SIETE SICURI DI SAPER STIMARE RAGIONEVOLMENTE LA QUANTITA, LASCIATE STARE, NON SOMMINISTRATE NESSUN CONCIME NEL TERRICCIO DA TRAPIANTO! Meglio avere una crescita più lenta che rischiare di bruciare tutto quanto, vi garantisco, se vi fate prendere la mano succede…!

I vasi andranno riempiti fin quasi al bordo, lasciando all’incirca mezzo cm; la terra va leggermente compattata, quindi al centro esatto di ognuno infilerete il vostro indice e farete un buco. Semplice no?

Il mio dito. Dentro un vaso. Le signorine per bene non guardino, né colgano il simbolismo. Le donnacce si accomodino, a coppie di due plz.

Il mio dito. Dentro un vaso. Le signorine per bene non guardino, né colgano il simbolismo. Le donnacce invece si accomodino (a coppie di due per cortesia).

Preparate tanti vasi così predisposti quante sono le pianticelle che volete trapiantare, tenendo sempre presente un fatto: non è detto che tutte quante sopravvivano allo shock! per questo è una mossa saggia mantenere nel vaso di coltura i necessari rimpiazzi, almeno per due-tre settimane dopo il trapianto, per recuperare da eventuali morti anche non direttamente correlate al trauma (le piante si ammalano, specie se le tenete in serra – e di solito, i climi nei quali effettuate i trapianti lo impongono ancora per una luna circa!).

  • essere previdenti, avere il culo coperto, poter sfoderare sempre un piano B: questa è la cosa che rende diverso un volgare zappaterra da un artista della zolla U.u

La fase più delicata del trapianto è sicuramente l’estrazione del virgulto dal terriccio di nascita e il suo riposizionamento nei vasetti – tipicamente una pianticella per ciascuno, max due se sono vasi da 1,5LT; al proposito l’idea fondamentale è la seguente: riuscire ad estrarre la pianticella portandosi dietro la maggiore quantità possibile di radici in modo da massimizzare la probabilità di attecchimento e minimizzare il rischio di morte per shock. Ci sono molte scuole di pensiero in proposito, io mi limito a illustrarvi la strategia che uso.

Il mio primo consiglio è sicuramente quello di bagnare il substrato e sprimacciare leggermente il vaso ai lati, se si tratta di un recipiente in plastica semirigida (o sbatterlo leggermente contro lo spigolo di un mattone se è di coccio o plastica dura) in modo da smuovere superficialmente il terriccio; saremo facilitati in questa fase se avremo utilizzato terra da semine e non da campo, perché nella stragrande maggioranza dei casi le prime sono decisamente più soffici e friabili delle seconde! A questo punto procuratevi un coltello a lama larga, ondulata se possibile (non è necessario che sia affilato) e cercando di essere il più delicati che potete (come se steste facendo un ditalino alla vostra patata) affondatelo nella terra intorno al virgulto che desiderate rimuovere, fino a incontrare il fondo del vaso. Fotografia prego!

FASE #1: Incidiamo il pane di terra di questo pomodoro; il coltello deve entrare perpendicolare nel terreno, non deve segare, non deve sfruzzicare: affondi netti e decisi.

FASE #1: Incidiamo il pane di terra di questo pomodoro; il coltello deve entrare perpendicolare nel terreno, non deve segare, non deve sfruzzicare: affondi netti e decisi.

Come leggiamo in didascalia il coltello NON deve affettare la terra, perché così facendo rischieremmo di rovinare le radici del virgulto…e di quelli circostanti; invece, piantiamolo intorno alla piantina secondo i lati di un ipotetico quadrato e quando incontriamo il fondo del vaso, ritiriamolo muovendolo lievemente in senso trasversale. Nella figura in alto sono mostrati gli orli della terra smossa, evidenziati in rosso.
Quando arriveremo all’ultimo lato del quadrato immaginario, invece di ritirare il coltello facciamo delicatamente leva verso l’alto, e contemporaneamente afferriamo, con le dita dell’altra zampa, la pianta a livello della terra.

ora solleviamo delicatamente il virgulto, radici e tutto, con l'aiuto della lama...

FASE #2: ora solleviamo delicatamente il virgulto, radici e tutto, con l’aiuto della lama…

Se facciamo cilecca ce ne accorgiamo subito, perché il fusto della pianticella andrà da una parte…e le radici dall’altra ^______^ le prime volte, vi garantisco, succederà e saranno moccoli livornesi (il sottoscritto è comunque consapevole del profondo valore morale e formativo della bestemmia) ma quando ci prenderete la mano, l’intera operazione vi verrà così facile che potrete trapiantare in serie per ore senza nemmeno pensarci!
Assumendo che il virgulto sia venuto fuori tutto intero, deponiamolo in uno dei vasi preparati in precedenza avendo cura di adagiarlo al centro del buco, tenendolo fermo con le dita di una mano mentre con l’altra fate cadere la terra intorno alla radichetta:

: ora possiamo collocare il virgulto...e sperare di non averlo strapazzato troppo!

FASE #3: ora possiamo collocare il virgulto…e sperare di non averlo strapazzato troppo!

Ultimate la procedura schiacciando leggermente la terra intorno al colletto del virgulto, quindi bagnate superficialmente con una bottiglia (facendo attenzione che il getto d’acqua non scalzi la terra!) quindi passate al prossimo.

  • La procedura descritta e mostrata non è l’unica, esistono innumerevoli variazioni sul tema – ad esempio c’è chi estrae le pianticelle con un cucchiaino, come se dovesse sollevare una zolletta di zucchero fuori misura, o chi le estirpa pizzicandole intorno al colletto e tirandole via dopo aver smosso superficialmente la terra – in ogni caso cercate di avere più radici possibile con voi. Sarete facilitati a tal proposito da varietà che sviluppano apparati radicali solidi, come i fagioli o i meloni, piuttosto che filiformi (come pomodori e peperoni), in ogni caso la tecnica è universale e potete applicarla a qualsiasi varietà da orto o fiore necessiti di essere trapiantato. Escludiamo giusto i bulbi, va là, che quelli è meglio toglierli con un cucchiaino!

I vasetti appena trapiantati andrebbero tenuti in serra, semenzaio o al peggio sotto un tunnel improvvisato fino a che le radici non hanno attecchito; capirete in qualsiasi caso dopo appena una notte se la vostra operazione è andata a buon fine: se al mattino i virgulti si saranno afflosciati a terra, nove su dieci che qualcosa è andato storto. Prendetevi ancora due giorni per vedere se la situazione cambia (a volte hanno soltanto bisogno di tempo per assorbire il trauma) poi, se all’alba del terzo nulla cambia (e anzi le foglie iniziano a raggrinzirsi) allora mettetevi il cuore in pace, strappatelo via e rimpiazzatelo con un nuovo candidato.

Pomodori ripuntati dopo 5 giorni: sembrano abbastanza in salute!

Pomodori ripuntati dopo 5 giorni: sembrano abbastanza in salute!

VI RACCOMANDO ESTREMA CAUTELA NEL MANTENERE LE PIANTINE IN SERRA QUANDO LE TEMPERATURE SI ALZANO! Dalla prima metà di Aprile (o anche prima, qui da me al momento sta facendo un caldo da Giugno!) valutate se rimuovere parte della copertura della vostra serra/tunnel in modo da arieggiare i virgulti, oppure toglierli del tutto dall’ambiente durante il giorno (o almeno le ore più calde): i vasi di plastica tendono a concentrare il calore, specie se sono fotoassorbenti, e qualora esageraste i vostri piccoli inizieranno ad abbassare le orecchie, a diventare giallognoli indipendentemente da quanta acqua gli date…e infine a morire…! E se li tiraste fuori una volta trapassati, vedreste che le loro radici sono diventate nere: dicesi “cottura in vaso”, e io ho sprecato non so quante pianticelle prima di realizzare il fatto…

  • A parer mio, i virgulti da Aprile in avanti andrebbero tenuti in mezza ombra durante le ore più calde, limitando l’esposizione diretta soltanto a quelle della mattina, fino alla messa a dimora definitiva in pieno campo…

Se le pianticelle sopravvivono alla prima settimana, avrete buone probabilità di portarle avanti; in questa fase irrigate soltanto quando la terra è secca – e comunque mai col sole al mezzogiorno – ma soprattutto non esagerate col concime (magari dategliene dopo due settimane dalla posa in vaso, sempre e comunque con giudizio!) e nel caso disponetelo lungo la circonferenza del vaso e NON a ridosso del fusto!

  • di nuovo, se non vi sentite sicuri, lasciate perdere: il terriccio universale ha già in sé un ottimo pacchetto-base di nutrienti sufficienti a portare la vostra pianta fino al momento della messa a dimora. Piuttosto che rovinare tutto quanto, non concimate per niente in questa fase…

 Per finire, mi sento in dovere di consigliarvi di sfruttare le settimane che verranno per i trattamenti preventivi a base di fungicida rameico o zolfo (o prodotti più specifici secondo la cadenza indicata sulle confezioni): in tal modo preparerete al meglio le piante per la loro vita adulta in pieno campo!

  • Ccnsiglierei come linea generale di impiegare la poltiglia bordolese, con dosaggio di 3,5 g/lt per evitare di bruciare le foglie tenere dei virgulti. A me è successo e ho bestemmiato.

Molto importante in ogni caso, indipendentemente dal tipo di preparato che userete, è evitare di esporre al sole le piantine bagnate fino a quando il liquido non si è seccato!

 
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Pubblicato da su 24 marzo 2014 in Agricoltura, Colture, Cose utili

 

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2 risposte a “Semina e gestione delle colture – diradamento e trapianto

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