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Aggiornamenti dall’orto – i pomodori

08 Mar

Salve, popolo! Il sole splende, le temperature sono in rialzo e i semi germogliano, se uno non avesse mille altri problemi sarebbe pure una bella giornata :P ad ogni modo, breve quanto inutile cappello introduttivo per parlarvi della seconda verdura che metteremo in produzione: il pomodoro.

Pomodori (non quelli del mio orto)

Il pomodoro (Solanum Lycopersicum) come il peperone e il mais, è arrivato in Europa a seguito dei viaggi dal Nuovo Mondo (in mesoamerica si chiamava tomatl); trattasi di una pianta annuale di alto fusto – arriva tranquillamente ai 2 metri se non la regolate – color verde scuro dalle caratteristiche foglie lanceolate, che arriva a produzione all’inizio dell’estate e mantiene per circa tre mesi. Nel Rinascimento considerato dotato di proprietà afrodisiache (poi confutate) viene largamente impiegato nella produzione di  passate, conserve e insalate, può venire consumato in succo e trova perfino impiego nella preparazione di cocktails. Il frutto, ricco di antiossidanti (licopene), vitamine B, D ed E, minerali e acidi organici, è rosso nelle varietà maggiormente diffuse in commercio anche se esistono molte cultivar dai toni che spaziano dal bianco al violaceo. Non ci credete?

…io non ho mai comprato semi di questo tipo, non li ho mai trovati nelle bustine qua in italia, e comprare su Internet i semi non mi quaglia tanto x.x le varietà predilette dal sottoscritto sono sostanzialmente due: la prima è il pomodoro cuore di bue, dalla forma caratteristica irregolare e la buccia molto delicata, di dimensioni importanti, pesante, carnoso, adatto alle insalate. Raggiunge anche i tre etti per ogni esemplare, con punte da un chilo (@_@) e la pianta che deve sostenere tale ben d’Iddio è robusta e va ben coccolata.

Un cuore di bue; adoro mangiarmeli con un filo d’olio e una spruzzata di sale, magari accompagnati a nodini di mozzarella, MMMMMH! *_________*

 Il cuore di bue è simile, ma non identico agli occhi di chi è attento a queste cose, al costoluto fiorentino, più piccolo (siamo sui 150 grammi per esemplari cresciuti in condizioni ottimali) dalla polpa morbida e aromatica, ottimo per le conserve e il consumo fresco, o al costoluto genovese, che si presta bene alle passate ed ai sughi.

L’altra varietà che abbiamo è simile al San Marzano, ma ha la punta più allungata, quasi appuntita invece che rotonda, e presenta dei filetti molto spessi (sebbene corti): è probabilmente una varietà bastarda che ci portiamo dietro dai tempi di mia nonna, a dispetto di chi dice che le genetiche col tempo si degradano; in ogni caso il pomodoro San Marzano (o pomodoro perino) è preferibile da utilizzarsi in sughi e preparazioni, piuttosto che nelle insalate, semplicemente perché “rende di meno” (visivamente, quantitativamente ed al gusto – naturalmente all’avviso di chi scrive) rispetto ad un cuore di bue: la polpa in ogni caso è ottima senza questioni.

Pomodori Pachino, varietà “ciliegino”. Fai click sull’immagine per andare al sito igppachino.it

Una variazione sul tema dei pomodori propriamente detti è rappresentata dai pomodorini a grappolo, di utilizzo esclusivo nelle insalate: sono piccoli e meno dolci dei loro fratelli maggiori, e si mangiano con buccia e semi (mentre alcuni preferiscono pelarli e/o sgranarli); una cultivar ben conosciuta è quella del pomodorino Pachino, disponibile nelle varietà ciliegino e costoluto (rispettivamente rotondo e più piccolo, oppure più grosso e con le coste. Molte cultivar hanno la varietà “ciliegino” comunque…!); un’altra è il pomodorino Vesuviano – noi non lo mettiamo – che cresce su grappoli a spina di pesce ed è, in pratica, una versione in piccolo del perino, data la sua forma allungata “a botticella”.

Le declinazioni sono molte, scegliete quella più adatta alle vostre esigenze.

COLTIVARE POMODORI

(seguirà materiale fotografico del mio orto quando ce l’avrò :P per ora accontentatevi delle immagini di repertorio da Wikipedia)

Per coltivare pomodori vi serve prima di tutto un appezzamento ampio, largo sui 2 metri e lungo almeno il tre volte tanto, soleggiato e, se possibile, con lieve ombra ad intervenire nelle ore centrali del giorno (perché l’esposizione continua al sole può causare stress e bruciature delle foglie); come il peperone, il pomodoro teme il ristagno d’acqua e necessita di irrigazioni frequenti ma moderate.

pomodori_piantinaIl ciclo di vita della pianta inizia in semenzaio o in vaso, dove semineremo a spaglio i semi comprati o ricavati dai frutti migliori (come facevano i vecchi!) della passata stagione, nella luna crescente di Marzo; nel caso utilizzassimo un vaso, riempiremo con substrato di terriccio universale da giardino (PH 6.5) e poi ricopriremo con una pellicola o vetro, ed esporremo alla luce del sole sul davanzale di una finestra (meglio se in prossimità di un calorifero) ricordandoci di umidificare la superficie della terra con uno spruzzino, ogniqualvolta essa diventerà secca!

Dopo una diecina di giorni le piante inizieranno a spuntare: il seme si “alza” e poi “scoppia” liberando i cotiledoni, cioè le prime foglie embrionali. Lasciamo passare altri dieci giorni e poi passiamo al diradamento: come già era stato per i peperoni, estirpiamo le pianticelle troppo raggruppate, o quelle più basse e meno vigorose, nel nome della sopravvivenza del più forte (non vi sentite un po’ Dr. Mengele Mendelev anche voi? xD). Fatto questo lasciamo passare un’altra settimana (saremo a fine Marzo) quindi trapiantiamo i virgulti prelevandoli con un cucchiaino insieme al loro pane di terra dentro vasetti singoli; l’idea è di usare due tipi di vasi, come nel caso dei peperoni…

Vasi da semenzaio; quello più a sinistra è il primo da usare.

Vasi da semenzaio; quello più a sinistra è il primo da usare.

Per prima cosa trapianteremo i virgulti in un vaso con capacità di mezzo litro, e magari effettueremo un trattamento preventivo col verderame; quando le radici avranno colonizzato tutto lo spazio, nel giro di 3 settimane max, trapianteremo nuovamente in un vaso da 1.3 LT e lì ce li terremo fino al passaggio in terra. Il substrato è terriccio universale misto a terra dell’orto (anche puro va bene!) ammendato con una leggera quantità di stallatico. La posa dei pomodori in pieno campo avviene verso Maggio, in un appezzamento che (il tempo permettendo) avrete lavorato e concimato in via preliminare

  • vi raccomando, oltre all’uso dell’ammendate classico, di destinare un buon quantitativo di calcio alla terra per evitare l’insorgenza di una malattia chiamata marciume del frutto, che si presenta sottoforma di macchie nere sulla superficie che guastano irrimediabilmente la presentazione e il sapore dei frutti.

Ecco un possibile schema di disposizione dell’appezzamento:

Uno schema per l’appezzamento dei pomodori

Come vedete, le piante di pomodori sono organizzate su due file con il solco in mezzo: useremo quest’ultimo per irrigare mantenendo l’idea già illustrata parlando di peperoni, per la quale le piante vanno tenute in regime di “stress positivo” con metà radici irrigate e l’altra metà asciutte. La cosa essenziale sarà predisporre – prima della posa in terra, per non danneggiare le radici – una serie di tutori alti sui 200 cm a cui dovremo legare le piante mano a mano che si alzano.

  • alcuni invece dei tutori usano dei fili pendenti da un’incastellatura e tirati fino a terra, a cui legare i fusti dei pomodori. L’importante è avere qualcosa a cui le piante si sostengano, sennò il peso dei frutti le abbatterà!

Sarebbe importante, anche qui come nel caso dei pomodori, disporre di una copertura antigrandine dato che basta una grandinata per fare fuori i vostri pomodori una volta per tutte :S

  • consiglio di differenziare le colture di pomodori e pomodorini, semplicemente per agevolarvi in fase di raccolta: potete dedicare agli ultimi un’area separata dell’orto, limitandovi a 2-3 piante dato il loro utilizzo più modesto e non a tutti gradito.

Le piante inizieranno a fiorire verso la prima decade di Giugno (dipende comunque dalle varietà): come mostrato più in basso i fiori sono piccoli e gialli, disposti a raggiera intorno ad un “picciolo” comune, e vengono chiamati corone. I pomodori matureranno a corone successive a partire dal basso della pianta, e verranno raccolti per tutto Luglio, Agosto e Settembre se il clima si mantiene clemente.

COLTIVAZIONE DI POMODORI IN VASO

…io non ci ho mai provato, ma l’idea che ho è che la pianta si presti bene alla coltivazione su terrazzi e balconi; diamo dunque qualche linea-guida.

Per prima cosa è opportuno impiegare pomodori di piccole dimensioni: il San Marzano, ad esempio, oppure il Pachino, anche se nessuno vieta di provare a mettere in coltura una pianta di cuor di bue per vedere che cosa viene fuori (in agricoltura la migliore scuola è l’esperienza, se una cosa non va bene l’anno successivo non si fa più!). Ciò detto, mi sentirei di considerare vasi di capacità intorno ai 30-40 LT come dimora ultima della pianta, e metterei a dimora un esemplare per ogni vaso; per quanto riguarda il substrato io consiglierei terriccio universale misto a drenante (pietra pomice o argilla espansa, magari concentrato in uno strato sul fondo del vaso stesso) o anche il terriccio da agrumi che contiene già questo tipo di componenti (in quest’ultimo caso il mio dubbio è relativo al PH dello stesso); anyway, abbiate cura di impiegare una terra che eviti il ristagno d’acqua.

Un vaso di pomodori rotondi; a naso è una cultivar di dimensioni medio-piccole (tondo liscio per insalata? Bolseno magari? ) ma sembra di buona produttività.

Il terreno andrà ammendato secondo le linee che esporrò più sotto parlando di concimazione ternaria e progressiva.  Il vaso andrà tenuto in posizione soleggiata (l’ideale sarebbe in un posto da cui possa “vedere” l’intera arcata del Sole su di lui); again, valgono le considerazioni che seguono, soprattutto per quanto riguarda la cimatura degli esemplari una volta raggiunta l’altezza massima consentita dalla nostra location. I tutori, nel caso di pomodori in vaso, possono limitarsi ad astine sottili (non devono avere chissà quale portanza, le piante tenderanno a rimanere piccole se le regolate come Cristo comanda!) e la zappettatura superficiale del terreno potrebbe essere anche superflua, dato che il terriccio universale difficilmente fa il crostone della terra da orto.

Non lo ritengo comunque il metodo ottimale di coltivazione, e le mie idee si fermano qui: potete provare a seminare qualcosa, non andrete di certo in rovina per due o tre semi e qualche manciata di terriccio :P se poi qualcuno vuol farmi sapere com’è andata, lo gradirei molto ;).

IRRIGAZIONE, CONCIMAZIONE, LEGATURA, SFEMMINATURA, SFOGLIATURA E CROPPING

Di seguito per punti, le operazioni fondamentali con cui seguire le vostre piante di pomodoro dalla messa in pieno campo alla scodella dell’insalata :P

IRRIGAZIONE E CONCIMAZIONE

L’irrigazione del pomodoro deve essere, come ho già detto, moderata ma frequente: diciamo una volta alla settimana, ad esempio il Lunedì (naturalmente con tutti gli aggiustamenti alla stima del caso, in termini di clima e caratteristiche della terra!) o quando – nel caso di una semina in pieno campo – la terra del solco risulta secca. Procediamo versando qualche annaffiatoio pieno e lasciamo che la terra assorba; dovremo, dopo le prime volte, zappettare per rompere la crosta che si formerà in superficie. Molto importante è evitare il ristagno d’acqua, che porta malattie da fungo ai pomodori oltre a far marcire le radici! Fate anche attenzione a non bagnare le foglie, perché questa è la via prediletta per le malattie fungine che possono decimare il vostro raccolto…!

La concimazione del pomodoro, al di là dell’ammendante presente nel terreno quando lo prepariamo, deve seguire una serie ben definita di fasi:

  1. fino a quando la pianta rimane sotto i 30cm d’altezza, è bene adottare una concimazione ternaria a base di azoto, fosforo e potassio (concime NPK) il più possibile equilibrata; leggete sulle indicazioni dei concimi le percentuali di elementi, e fate in modo di avere all’incirca 1/3 di ciascuno nella composizione.
  2. fino alla presenza di frutti verdi sulle prime due corone, la concimazione deve avere prevalenza di potassio.
  3. per il rimanente ciclo di vita della pianta, la concimazione deve essere a prevalenza di fosforo.

Un disturbo frequente dei pomodori è la comparsa di macchie nere sui frutti sin dallo stadio in cui sono ancora piccoli e verdi, ad indicare una carenza di calcio: correggete il più rapidamente possibile!

LEGATURA

Fiore di pomodoro. Regalatene un mazzetto alla vostra bella, e vi garantisco che vi darà la patonza per una settimana d.d

La legatura delle piante deve avvenire di pari passo con la loro crescita in altezza, ed è molto importante per evitare che il peso dei frutti o le semplice raffiche di vento le spezzino. Poi sono moccoli che si sentono fino in Portogallo, vi avverto.

Il tutore, una canna da giardino o paletto che dir si voglia (li trovate nei garden center), deve essere alto sui 200cm e deve venire collocato prima della posa della pianta per non offendere le radici, ad una distanza di ~5cm dal fusto. Si lega quest’ultimo al sostegno mediante l’uso di giunchi di salice o fili di nylon se i giunchi non sono disponibili, facendo in modo che non vi sia mai più di un palmo di pianta penzolante. Attenzione anche a non offendere i fiori quando sopraggiungerà la fase di fioritura (Giugno). Qualora stiate usando i fili di nylon, inoltre, ricordatevi alla fine della stagione di raccoglierli tutti perché, salvo indicazioni, non sono biodegradabili; coi giunchi invece non avrete problemi, ed anzi fornirete anche un apporto di sostanze alla terra *_*

DI pari passo con la legatura delle piante deve avvenire quella dei frutti: a partire dal mese di Luglio le corone più basse avranno già allegato i frutti, che a causa del loro peso potrebbero piegare le corone stesse (inducendo stenosi) oppure spezzarle del tutto! Questo è ciò che intendo x.x la foto seguente mostra una stenosi da peso eccessivo non sostenuto…

Nonono così proprio non va...

Nonono così proprio non va…

…mentre quest’altra suggerisce come procedere: legate i pomodori con bande di tessuto ricavate da stracci, dallo spessore ampio (se troppo piccole inciderebbero sicuramente i sostegni delicati dei frutti!) senza fare nodi stretti:

Ora si ragiona! ^______^

Ora si ragiona! ^______^

L’idea è proprio quella di accompagnare la pianta e sostenerla, senza deviare l’orientamento naturale delle corone! Ah e già che ci siete, cercate di toccare il meno possibile i frutti immaturi e i fiori ancora presenti sulla corona: il rischio di danneggiarli è abbastanza elevato quando si effettua questa operazione…

  • potete anticipare questa legatura alla fase in cui i pomodori sono appena formati all’interno del fiore: così facendo eviterete del tutto l’eventualità di dimenticarvene qualcuno, ma il rischio di rovinare i fiori sarà ancora più alto…io vi ho avvisati!

SFEMMINATURA E SFOGLIATURA

Un ciclo di operazioni che è bene effettuare in parallelo alla legatura è la sfemminatura: quando la pianta inizia a svilupparsi in altezza (la fase, in gergo, di vegetativa) all’attaccatura dei rametti laterali (i prendisole, cioè diramazioni di foglie atte a captare radianza) si svilupperanno i cosiddetti getti ascellari: gemme che, se lasciate sviluppare, indurranno il tronco della pianta a svilupparsi in direzioni collaterali con nuovi rami, nuovi fiori e nuovi frutti. Contemporaneamente dalla base della pianta si distaccheranno rami e foglie, che prendono il nome di getti basali. Entrambi questi comportamenti sono potenzialmente rischiosi per la pianta e vanno gestiti con attenzione.

Germoglio ascellare (cerchiato in rosso)

Per prima cosa, l’idea è di eliminare in tutto o in parte i getti ascellari per evitare che la pianta disperda le sue energie su molti frutti di qualità mediocre: riducendo il numero dei getti ascellari avremo meno fiori e di conseguenza meno frutti, che saranno però di qualità superiore. Togliamo i getti ascellari rompendoli alla base con le dita (attenzione a non rovinare i fiori, e alle macchie sui vestiti: la linfa di pomodoro non va più via!)

  • i getti ascellari vanno spezzati fra pollice e indice: non strappati, né tagliati, né tirati verso l’alto o verso il basso, ma piegati lateralmente e fatti saltare via.
  • una tecnica usata consiste nel mantenere i primi due getti ascellari dal basso, in modo che il tronco si espanda in modo controllato.
  • i gatti ascellari vanno eliminati mano a mano che la pianta cresce, perché si rinnovano sempre!

Nel caso dei pomodorini a grappolo o delle varietà specificatamente dedicate alla conserva (come i perini) io vi consiglio di lasciare uno oppure due getti, scelti fra ascellari e basali, magari alla distanza di 30 cm uno dall’altro…

Getti basali (fonte: coltivarepomodori.myblog.it)

Per le varietà da tavola, come i costoluti, invece li tolgo tutti senza pietà, lasciando al massimo un ascellare a mezza altezza oppure un basale, in rari casi l’uno e l’altro, comunque solo sulle piante che si dimostrano più vigorose; togliamo tutti gli altri, con le forbici se sono già grossi, oppure spezzandoli all’altezza del fusto con le dita, avendo cura di levare pure le foglie che sfiorano la terra (per evitare la contaminazione da muffe dovuta alla cattiva circolazione d’aria nella parte bassa della pianta).

  • Va detto in ogni caso, che ognuno ha le sue teorie in merito per quanto riguarda la sfemminatura, e molto probabilmente parlando con due vecchi vi verranno consigliati due modus operandi diversi a seconda di ciò che ci si tramanda di padre in figlio; la regola aurea in ogni caso è: più verde “inutile” ha la pianta, meno frutti produce.

Guardate la foto che mostra come si presenta una delle piante più forti del mio orto: due getti, doppia produzione, e tutti son contenti. Ma, ripeto, fatelo solo sugli esemplari migliori…

Questo pomodoro è stato fatto sviluppare con due fusti paralleli, lasciando in vita un getto ascellare basale.

Questo pomodoro è stato fatto sviluppare con due fusti paralleli, lasciando in vita un getto ascellare basale.

Una tecnica praticata spesso, ma che io non seguo (perché non mi convince del tutto) consiste nell’eliminare tutti i getti e attendere che la pianta mostri segni di volersi biforcare, come in foto:

Pomodori a due teste? WTF?!?

Pomodori a due teste? WTF?!?

La traccia rossa rappresenta un fusto “alternativo” che nasce direttamente dal gambo della peendisole, che si identifica facilmente perché non ha fiori in formazione, e che io tratto come un ascellare (e quindi taglio via)…ma che alcuni preferiscono mantenere: in pratica si avrà una pianta a due teste, che dovrà essere regolata ricorrendo magari a tutori a filo per sostenere il clandestino, e su cui è opportuno non permettere la formazione di nessun altro collaterale (sennò davvero non raccoglierete più nulla…).

Un’altra pratica comune è la sfogliatura della pianta di pomodoro, che consiste:

  1. nell’eliminare le foglie più basse, secche e gialle (è normale che ingialliscano col progredire dell’età della pianta!) per evitare che portino muffe e malattia, oltre che migliorare la circolazione d’aria nel fogliame
  2. nel tagliare selettivamente i prendisole che coprono le corone di frutti, in modo da esporli il più possibile alla luce solare e, nel contempo, evitare l’adombramento eccessivo fra piante.

Foglie da eliminare per migliorare l’esposizione dei frutti (fonte: it.paperblog.com)

…evitate soltanto di pelarli come bastoncini! Le foglie sono necessarie alla pianta per la fotosintesi, se gliele togliete tutte, beh…la fate morire :)

CIMATURA

Il cropping (o cimatura) della pianta, per concludere, è l’operazione che consiste nel tagliere l’apicale del pomodoro, in modo da arrestare la sua crescita verso l’alto e consentirgli di dedicarsi alla maturazione delle corone di frutti già formate. Il discorso a questo punto si sposta sullo stabilire quante corone di frutti lasciare alla pianta…  indicativamente:

  • se vogliamo raccogliere in fretta lasciamo 3 corone
  • se desideriamo avere una buona produzione assecondando i ritmi naturali della pianta, lasciamo dalle 4 alle 5 corone cimando verso metà Agosto (o quando la pianta raggiunge lo sviluppo desiderato)
  • se vogliamo sfruttare al massimo la pianta lasciamola sviluppare fino ad un massimo consigliato di 1,80cm, quindi tagliamo sopra l’ultima corona di fiori ancora in formazione appena prima dell'”occhio” della pianta (come mostrato nella foto che segue).

Sarebbe infatti opportuno cimare prima che la pianta raggiunga i due metri d’altezza, sia per evitare che disperda troppo le sue energie (producendo all’infinito foglie e rami, ma pochi frutti!) sia per una pura e semplice questione di gestione: voglio vedervi a controllare mostri di 2 metri e oltre!

Questo pomodoro è stato cimato da due settimane, come potete notare dai fiori molto ben sviluppati sotto il taglio...

Questo pomodoro è stato cimato da due settimane, come potete notare dai fiori molto ben sviluppati…

RACCOLTA E CONSERVAZIONE

La raccolta dei pomodori da consumo fresco va effettuata in luna crescente, quelli da conservare vanno invece presi in luna calante: invertendo l’ordine otterremo salse, sughi e conserve acquosi, e insalate poco gustose anche se avremo selezionato le giuste varietà per un uso e per l’altro!

Per quanto riguarda la conservazione del pomodoro, qui da noi è prassi comune destinarne una buona parte alla preparazione della conserva: una salsa cotta e arricchita di aromi che potete usare come base per sughi, intingoli e preparazioni sia a base di carne che di verdura. La conserva è diversa sia dalla passata, che non viene fatta cuocere (ma solo sterilizzata), che dai pelati (che sono semplicemente pomodori privati della pelle e messi in vetro). Una cosa a metà fra le due, magari vi piace.

LA CONSERVA CASALINGA DI POMODORO

Bene, per iniziare prendete – diciamo – una decina di Kg di pomodori, meglio se perini, noi non sottilizziamo e facciamo come viene :P tagliateli a metà eliminando la parte del torsolo, strizzateli leggermente (per eliminare l’cqua in eccesso e ridurre i tempi di cottura) e poi fateli a pezzi dentro una marmitta. Portate poscia ad ebollizione e fate andare per 45 minuti aggiungendo a piacere sedano e basilico, quindi togliete dal fuoco e passate dentro la macchina per la conserva: si tratta di apparecchi decisamente sconcertanti, simili a tritacarne, dove far passare la verdura per ottenerne la separazione della polpa dai semi e dalla buccia e nel contempo una spremitura accurata (se non ce l’avete, potete provare col passaverdure ma non garantisco il risultato). In qualsiasi caso raccogliete il succo e polpa in pentole capienti, quindi rimettete sul fuoco per altri 45 minuti (o comunque finché la broda non si addensa).conserva

A questo punto armatevi di vasetti Bormioli, imbuto e mestolo, e facendo attenzione (state maneggiando roba a 200°) riempite, chiudete. capovolgete e disponete all’interno di una scatola dentro cui avrete dispiegato uno straccio spesso (lenzuolo dismesso, panno di lana, ecc…). Quando avrete riempito la scatola, avvolgete il tutto con lo straccio e lasciate raffreddare naturalmente per uno o due giorni. Tirate fuori, per finire, i vasetti e controllate che ciascuno abbia “tenuto il fiato” (la capsula non deve fare *CLICK* al centro); riponete in cantina (o luogo fresco, asciutto e buio – NON in frigorifero!) e tirate fuori per gustare all’occorrenza!

  • se alcune capsule non avessero tenuto – può succedere – potete rimediare facilmente facendole bollire dentro il microonde (senza il tappo, sennò salta tutto! :S) e poi richiudendole appena tirate fuori.

In figura, un vasetto da 750ml, che è poi la capacità consigliata; questa conserva si mantiene (relativamente) indefinitamente, anche se il mio consiglio è di consumarla tutta entro l’anno per fare posto alla successiva nella prossima stagione ;).

LA RUBRA

La rubra è una salsa cotta di pomodori, peperoni, cipolle e aceto, color rosso scuro, ideale per accompagnare la carne del bollito alla piemontese: un vero e proprio ketchup antesignano!

Possiamo preparare una provvista di rubra sufficiente ad un anno intero, che conserveremo in piccole botticelle di vetro, a partire da:

  • 9kg di pomodori
  • 12kg di cipolle
  • ~22 grammi di acido acetil-salicilico
  • 6 peperoni gialli varietà Carmagnola
  • 9 peperoncini “chili”
  • 3 cucchiaini di senape
  • 2 cucchiaini di polvere di garofano
  • 6 cucchiai di sale
  • 5 cucchiai di zucchero
  • mezzo litro d’aceto
  • sedano e basilico q.b.

Il procedimento è simile a quello della conserva: tagliamo a pezzi i pomodori e i peperoni, strizziamo i primi e priviamo dei semi i secondi; spelliamo e tagliamo a pezzi le cipolle; facciamo bollire il tutto insieme con sedano e basilico in una marmitta bella grossa per un’ora. Passiamo nella macchina da conserva, rimettiamo sul fuoco e aggiungiamo la senape, la polvere di garofano, il sale, lo zucchero (questi due amalgamateli precedentemente in una scodella) e l’aceto. Proseguiamo la bollitura fino ad ottenere una brodaglia lacrimevole di media consistenza (deve scivolare con difficoltà da un cucchiaio sollevato). Aggiungiamo adesso l’acido acetil-salicilico (indicativamente, tanti sono i Kg di materiale, altrettanti sono i grammi di polvere!), invasiamo a caldo e mettiamo a raffreddare le botticelle capovolte.

ALTRE MODALITÀ DI CONSERVAZIONE

Possiamo conservare i pomodori ciliegini interi, raccogliendoli e congelandoli dopo averli lavati ed asciugati: verranno utili nella preparazione di minestre e bolliti di carne. Possiamo anche tagliare a pezzettini i filetti di cuor di bue, lasciarli sgocciolare dentro il colapasta e poi mescolare basilico tagliato a striscioline in quantità a piacere: questo pomodorame verrà usato per riempire una forma per il ghiaccio, quelle di una volta, con gli scodellini belli grossi, che andranno poi ugualmente congelate in modo da ottenere una serie di cubetti di pomodoro simil-fresco che potrete usare per colorare i soffritti di cipolla di risotti, rolate ecc…

MATURAZIONE FORZATA DEI POMODORI VERDI

Per un motivo o per l’altro può capitare che i pomodori non riescano a maturare del tutto: vuoi perché le piante si sono ammalate, vuoi perché siamo alla fine della stagione e le ore di sole/il clima non è più quello giusto; in queste situazioni è possibile “forzare” la maturazione dei frutti in modo da minimizzare le perdite, con procedimenti del tutto naturali.

PIANTE INTERE APPESE

Se una pianta ha i sintomi di una malattia terminale, o se è prevista un’ondata di freddo/grandine invalidante per il nostro raccolto e non abbiamo la possibilità di proteggere adeguatamente le nostre piante, per salvare il salvabile estirpiamo le piante tutte intere – facendo in modo di scuotere bene la terra dalle radici –  e appendiamole in un luogo fresco, asciutto e riparato non all’oscurità assoluta: va bene un sottoscala ad esempio; con un po’ di fortuna le piante sottoposte a questa “concia” porteranno a maturazione le corone che avevano al momento dello sradicamento!

MATURAZIONE ESEMPLARI SINGOLI

Nelle tecniche che seguono sarà necessario l’aiuto di una o più banane  non è necessario che siano delle più belle, magari comperatene qualcuna passatella al Lidl e dedicatele a questo scopo.

Dunque d.d se abbiamo a disposizione piccole quantità di pomodori verdi possiamo farli maturare nel modo seguente: procuriamoci alcuni vasetti di vetro a chiusura ermetica, dentro ciascuno infiliamo una banana e qualche pomodoro verde; chiudiamo e riponiamo in luogo caldo, ombroso (lontano dalla luce diretta del Sole) e moderatamente umido la fica della vostra ragazza non vale come loco idoneo, zozzoni!.

  • Qualora in questa organizzazione la banana marcisse, sostituitela con un esemplare nuovo!

Se abbiamo a disposizione quantità importanti di pomodori invece dei vasetti useremo delle cassette o meglio ancora degli scatoloni, con qualche foglio di giornale adagiato sul fondo; i pomodori andranno disposti in uno strato solo (per le cassette) o al max. tre strati (per lo scatolone, divisi uno dall’altro da uno spessore di fogli di carta di giornale) con la banana appoggiata in mezzo da qualche parte. Anche qui dovremo posizionare le cassette o lo scatolone in luogo caldo, semi-umido e al riparo dalla luce solare diretta, come sui ripiani di una scansia.

Un metodo alternativo, che si adatta bene per ogni quantità di pomodori consiste nel procurarsi dei sacchetti di plastica, che dovremo forare e riempire con sette o otto pomodori e la solita onnipresente banana; i sacchetti andranno poi richiusi e messi a decantare nel solito luogo caldo, mediamente umido e in mezza ombra. Il sacchetto può essere, invece che di plastica, anche di carta.

Molto importante in tutti i metodi sopra esposti è partire da pomodori puliti, privi di foglie e residui di terra (eventualmente lavateli prima, e lasciateli asciugare) oltre che controllare regolarmente le maturazioni, e fare attenzione alla formazione di muffe o eventuali parti marce (nel caso, rimuovete immediatamente il frutto incriminato!). In condizioni normali di clima tardo estivo-autinnale, i pomodori verranno a maturazione dopo due settimane più o meno abbondanti.

 
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Pubblicato da su 8 marzo 2014 in Agricoltura, Colture, Conserve, Cose utili

 

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9 risposte a “Aggiornamenti dall’orto – i pomodori

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