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Recensione: Tommyknockers – le creature del buio

16 Dic
Tommyknockers – le creature del buio
(ed. Sperling Paperback, lingua originale)

Al momento ho due titoli in sospeso da leggere: Hunger Games della Collins, e Primus, l’uomo che sognava di vivere gentilmente inviatomi dall’autore Massimo Valentini. Il libro oggetto della recensione lo (ri)lessi mesi addietro, poi per una cosa o per l’altra lasciai in sospeso la recensione che vado adesso a pubblicare. Sarà una recensione corta, come per tutti i titoli verso i quali nutro ammirazione incondizionata.

Dunque dunque, quanti di voi sono appassionati di Stephen King? Io personalmente adoro i suoi lavori degli anni ’70-’90 anche se ultimamente l’ho un po’ perso di vista: è diventato commerciale, per usare un termine del mondo della musica, ed è un vero peccato perché fino a tre-quattro decadi addietro i suoi libri erano pezzi da novanta, mai perfetti al 100% nello stile (ne Il Talismano ad esempio, altro capolavoro visionario, di frasi e costruzioni infelici ce ne sono un bel po’) ma capaci di staccarti – scollegarti – dalla realtà. Sarà perché li lessi da ragazzino, ma è a loro che associo il mito del Re dell’horror (anche se io penso che una volta passata l’età della ragione nessun libro possa più farti cagare in mano).

In ogni caso, Tommyknockers è stato scritto tra il 1982 e il 1987, è un romanzo horror con spiccati elementi sci-fi, e io personalmente l’ho adorato perché è Lovecraftiano, prima ancora che grandguignolesco (anche se spesso e volentieri i dettagli splatter ci sono) e perché sa coinvolgerti, sa trasmetterti inquietudine al pari dei lavori del Grande Pazzo di Providence: ti viene voglia di guardare fra le ombre della camera, quando dici che per quella sera non hai più voglia di leggere, che gli occhi ti si chiudono…e magari di riaccendere la luce dopo che l’hai appena spenta, perché gli occhi non ti si chiudono poi più così tanto, per dare un’ultima occhiata, che non si sa mai…QUESTO è l’effetto che dovrebbe fare un libro, e alcuni scrittori nell’ampio panorama del fantastico degli ultimi anni (Licia? Ghiro (posso consigliarti di levare l’embed a ciclo continuo dal tuo sito? Magari quando uno apre il sito medesimo non vuole essere tampinato da una canzone ç_ç)? Strazzu? GiElleD’Andr…ah no, tu hai già abbandonato il campo :3) a mio parere dovrebbe solo imparare.
Per questo motivo il libro non può che essere:

...promosso!

…promosso!

…a pieni voti. E non aspettatevi il lieto fine, nei libri veri, come nella vita stessa non c’è quasi mai: aspettatevi desolazione e amarezza, o per dirla più in grande, aspettatevi emozioni.
Ciò detto, diamoci una mossa e parliamone brevemente!

WARNING! SPOILER AHEAD!

WARNING! SPOILER AHEAD!

LA TRAMA

Come molti dei lavori del Re, anche questo è ambientato nel suo Stato di residenza, il Maine; qui, in prossimità di una piccola comunità immaginaria chiamata Haven, la scrittrice western Barbara “Bobbi” Anderson scopre nel bosco dietro la sua casa, in una regione semi-isolata, una nave spaziale precipitata sulla Terra qualcosa come venticinquemila secoli prima…e decide di disseppellirla semplicemente perché non ne può fare a meno, perché la nave è un organismo senziente che in grado di, diciamo, ipnotizzare chi si trova nelle sue immediate vicinanze donandogli tra le altre cose la capacità di comunicare per telepatia, una genialità fuori dal normale e una manualità che permette di creare improbabili macchine fantascientifiche utilizzando i componenti dell’elettronica di tutti i giorni.
L’obiettivo della nave spaziale è propagare l’essenza dei suoi costruttori, ormai morti, e lo farà mano a mano che Barbara prosegue nel disseppellirla arrivando ad asservire al suo controllo l’intera città di Haven (per poi passare, come si capisce col prosieguo della vicenda, al mondo intero se nessuno la fermerà) trasformando i suoi abitanti in coscienze all’interno di una mente-alveare nel corso di quella che per tutto il libro viene chiamata “la mutazione“; e con le modifiche mentali, naturalmente, arriveranno anche quelle fisiche, mirate a farli diventare come gli antichi viaggiatori che milioni di anni fa sono precipitati sul nostro pianeta…

L’eroe che dovrà mettersi di traverso è quello più improbabile possibile: un poeta fallito e alcolizzato – alterego di King per sua stessa ammissione – Jim Gardener (che per tutto il libro viene conosciuto col suo diminutivo, Gard) parzialmente immune agli effetti della mutazione per via di un impianto metallico nel cranio, che si troverà a dover combattere contro l’intera popolazione di Haven oltre che scendere per gradini che io personalmente augurerei soltanto al mio peggior nemico…

COME SI SCRIVE UN OTTIMO ROMANZO: MOSTRANDO

Questo libro è un capolavoro della caratterizzazione e dell’atmosfera: l’autore si concentra su due personaggi soltanto, Bobbi e Gard, ma è estremamente bravo nel mostrare le loro emozioni, i loro sentimenti, la loro evoluzione nel corso delle pagine (e questo libro l’ha scritto quand’era alcolizzato!); i due sono amici, erano intimi, vivono una specie di relazione tira e molla e si parte da qui, da quando Gard percepisce che Bobbi è in pericolo quando si trova dall’altra parte degli States (e lei ha appena incominciato a dissotterrare l’astronave). Viene mostrato il coinvolgimento emotivo dell’uomo verso di lei, la sua volontà di aiutarla a fare qualcosa di incomprensibile per qualcos’altro che è per metà curiosità e per metà amore…e viene mostrata la parabola di progressivo distacco quando Gard si accorge che lei sta cambiando, che a poco a poco non è più la donna che ha amato, fino a quando l’ultima umanità scompare da lei allorché la mutazione si completa e la prende anche nel fisico oltre che nella mente.
E allora sarà il momento di fare delle scelte dolorose, che si susseguono a ritmo serrato nelle ultime pagine fino ad arrivare a un finale estremamente triste e al tempo stesso liberatorio.

Le vicende di Bobbi e Gard sono intrecciate a quelle di figure minori, che comunque si inseriscono bene nell’economia della storia e contribuiscono a creare pathos anche quando si tratta di brevi comparsate: esse infatti fanno parte ad ogni titolo della storia, anche se vengono da spalle, anche se occupano lo spazio di dieci pagine o poco più ciascuna, perché contribuiscono a dare credibilità al processo di progressiva distruzione e soggiogamento della comunità. Leggere del modo in cui i personaggi – principali soprattutto, ma anche secondari – evolvono nella storia, leggere le piccole sottotrame che si compongono nel mosaico del romanzo mi ha causato…emozione, ecco. Partecipazione. Quello che un libro dovrebbe fare: e se mister King ci è riuscito quando era un alcolista, e cert’altra gentaglia non ce la fa da sobria, allora qualche riflessione bisognerebbe farla…u.U

  • forse se diventassi alcolista anch’io potrei migliorare il mio stile…@_@

Ho detto quasi tutto, non voglio entrare nel merito della trama, ma desidero ancora sottolineare come anche lo stile sia funzionale al racconto: il linguaggio è rapido, semplice e crudo, con prevalenza di mostrato, specie quando si tratta di descrivere l’azione o semplicemente la bizzarra fauna di Haven che giorno dopo giorno precipita più a fondo nella mutazione; King si rifà senza dubbio alle atmosfere di Lovecraft – per la vicenda lui stesso ammette di essersi ispirato ad un racconto specifico, Il colore venuto dallo spazio, che vi consiglio senza riserve di leggere (scaricatelo, tanto oramai è di pubblico dominio); io ci ho visto anche qualcosina de La Cosa di un altro mondo di Campbell – per creare la sensazione di inquietudine strisciante che inizia ad avviluppare il Lettore alle caviglie fin dalle prime pagine…per arrivare a fargli tremare i polsi quando raggiunge, insieme coi personaggi, la consapevolezza di ciò che sta succedendo.
I punti di vista si alternano fra Jim e Bobbi personaggi principali e le spalle rappresentate dai mutati di Haven, in parentesi del tutto funzionali – come ho detto – al racconto – per poi fissarsi quasi definitivamente su Gardener dalla seconda metà in avanti del libro: è attraverso i suoi occhi che percepiamo la spirale di orrore e decadimento che lo avvolge, sono le sue emozioni che l’Autore ci trasmette, le emozioni di un uomo che vede il suo mondo disfarsi intorno a sé, consapevole che non riuscirà a salvarsi…ma neppure desideroso di farlo, perché per chi ha perso tutto, il sacrificio di sé è l’ultimo e unico modo ancora a disposizione per cercare di sistemare le cose.

CONCLUSIONI

Questo libro, anche se è vecchio di trent’anni, è in conclusione un concentrato di emozioni e bravura, e io vi consiglio senza riserve di leggerlo: altro che Bryan di Stograncazzo Boscoquieto >.< A mio parere il libro non ha lati negativi, a parte forse qualche costruzione stentata (credo dovuta alla traduzione)…e la sua mole, se vogliamo ascriverlo come un difetto: 700 pagine, che forse scoraggiano i Lettori meno determinati, anche se non credo proprio ci sia il pericolo di noia visto come “acchiappa” la vicenda, che non cade mai in fasi di stanca, che non fa mai venire meno la voglia di vedere cosa succede, fino ad arrivare all’ultima decisione di Gard…e al suo lungo, lunghissimo viaggio.

tommyknockers

4.5/5
Capolavoro…lunghetto

 
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Pubblicato da su 16 dicembre 2013 in Recensioni

 

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