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Recensione: I Regni di Nashira 1- Il Sogno di Talitha

03 Ott

I regni di Nashira – Il sogno di Talitha

Dunque: tra breve deve uscire il terzo capitolo della saga di Nashira, ultimo parto creativo della “scrittrice fèntasy Italiana più venduta al mondo”: Licia Troisi, d’ora in avanti L. T.

!!! SEGUE PICCOLO SFOGO !!!

 Amici cari, dovete sapere che io detesto L. T. – non come persona umana eh – ma come autrice fantasy senza talento: ma se non avesse talento e basta sarebbe il meno, perché chi non ha talento e si ostina a scrivere invece di andare a lavorare in fabbrica, finisce pubblicato su Amazon o presso Il Filo con buona pace dell’universo intero. Non potrei, in altre parole, detestare un semplice senza-talento, sarebbe uno spreco immane di energia emozionale!
Qui le cose sono differenti: io detesto L. T. come autrice fantasy senza talento, e fortunata…badate bene, io mi limito a riportare ciò che lei stessa dice di sé quando le fanno domande a proposito delle origini del suo successo: controllate un po’ questa intervista ormai datata, e poi sappiatemi dire…

Ciò che si evince dall’intervista è che il merito del successo della Troisi – ciò che l’ha portata ad essere “la scrittrice fantasy Italiana più venduta al mondo” >.< e l’ha catapultata nel mondo dorato degli scrittori di successo – è da ascriversi a un fattore puramente aleatorio, una parola che inizia per “C” e finisce per “aso” (oppure per “ulo”): eggià, tu invii, così per sport, il tuo tomo di mille e passa pagine alla più importante casa editrice italiana e tre mesi dopo ricevi una proposta di pubblicazione in diecimila copie (dato ramazzato in giro, credo dal blog di Gamberetta, nelle vecchie discussioni a proposito delle Cronache).

…WTF?

Giudicate voi la plausibilità dell’evento, anche alla luce di un dato di fatto: i romanzi d’esordio di L. T. sono delle porcate immense, atroci e inenarrabili, delle oscenità, delle condanne, delle maledizioni senza perdono tali che anche Lord Voldemort ha preferito utilizzare estratti de “La Missione di Sennar” per uccidere i suoi nemici invece dell’Avada Kedavra. Le “Cronache del Mondo Emerso” sono a mio parere (e non solo mio) vere e proprie antologie su come NON FARE per scrivere un libro, e se voleste toccare con mano la veridicità di questa mia affermazione non avreste che da seguire i link forniti poco più in basso nell’articolo. Ciò detto io mi fermo qui, riservandomi di pensare, nel mio piccolo spazio di libertà interiore (e nessuno potrà impedirmi di farlo) che l’autobiografia di L. T, se e quando verrà data alle stampe, a causa di questo episodio soffrirà di seri problemi di credibilità di trama

La ragione del successo di L. T.

Ora: un qualsiasi esordiente sconosciuto di belle speranze e scarsissimi mezzi, alla luce di una tale fortuna, si rode, s’incazza, si indigna, maligna&malpensa – specie se si è visto rifiutare il suo lavoro molte e molte volte: delah, come direbbero in altri mondi – e questa è cosa che ognuno ha facoltà di fare…nel privato (tanto so a cosa state pensando, tranquilli, è la stessa cosa a cui sto pensando io ;) ) in ogni caso, qualora desideraste incazzarvi ancora un po’, potete anche leggere questo articolo più recente direttamente dal sito dell’autrice e godervi la trollata fino in fondo.

Chiusa la parentesi di livore, vi linko le recensioni di Gamberetta al ciclo delle Cronache (volumi I, II e III ) perché possiate valutare e giudicare se meritavano davvero la pubblicazione d’esordio con la Mondadori senza perlomeno una pesante revisione  da capo a coda (che NON c’è stata!); aggiungo che io li ho regolarmente comperati e letti, così come tutti i successivi, nella speranza di un salto deciso di qualità da una saga all’altra (che non c’è stato) e poi regalati all’oratorio della città, ben conscio che altri, magari ragazzini piccoli&innocenti, li avrebbero avuti tra le mani: ebbene si, a volte qualche atto di gratuita cattiveria ci vuole.

  • e non rompetemi la minchia dicendomi che non apprezzo più la letteratura per ragazzi perché sono “grande”: questa estate mi sono riletto “Moby Dick” di Melville e “Alla conquista di un impero” di Salgari, e sono tornato come per magia ai pomeriggi assolati e soli della mia adolescenza. E Salgari è il primo autore Italiano per Young Adults che io conosca e riconosca. Al suo confronto, Licia Troisi come autrice è Polvere.

Li ho comprati, inoltre, perché volevo essere dalla parte della ragione qualora avessi voluto prendermela con lei per avermi rifilato fuffa pagata a peso d’oro; con lo stesso spirito ho preso Nashira 1 e 2 (da una bancarella dei libri usati, confesso, non caccio mica il prezzo pieno di libreria!) perché sono anche un professionista in quel che faccio: prima di recensire il 3 voglio colmare le mie lacune sorbendomi le puntate precedenti e segretamente sperando, come ho sempre fatto, in un miglioramento.
…inutile dire che, almeno per quanto riguarda il primo libro della saga, le mie speranze sono state brutalmente violentate (avete presente quegli hentai con le ragazze e i tentacoli? Ecco x.X). In altre parole, I Regni di Nashira 1 – Il Sogno di Talitha è:

Bocciato! Fa semplicemente C A G A R E!!!

Bocciato!

Senza (quasi) appello alcuno in quanto romanzo sciatto e stupido, con l’aggravante di aver sprecato spunti di originalità con una narrazione da quattro soldi (crimine che andrebbe punito con l’interdizione perpetua da tastiere di computer e macchine da scrivere d.d). Parlando nello specifico di trama, stile e caratterizzazione,ecco quello che ho da dire:

  • la trama è rovinata da suicidi logici e voragini che ne minano la stabilità, indice di una scarsa attenzione nella stesura che sembra essere una costante quando si parla di Licia Troisi. E come ripeterò più di una volta, è di Licia Troisi che stiamo parlando, non dell’ultimo cane autopubblicato…
  • lo stile, che è semplice e fortunatamente privo di ridondanze inutili, spesso diventa facilone, con metafore scontate, raccontati fuffosi, scene cretine e stonature sparse di cui la più gustosa, forse, è l’esclamazione “uno a zero!” per sottolineare un colpo vincente in un combattimento -_- per tacere delle scelte discutibili per quanto riguarda la suddivisione in paragrafi, ma questo è ancora il fatto più soggettivo di tutti quanti (ricordo di aver letto il romanzo di un autore che non usava nemmeno la punteggiatura, perché riteneva in tal modo di rendere il fluire della storia il più possibile simile ad una successione vera di eventi…per alcuni era un genio, io personalmente ci ho rimediato soltanto un bel mal di testa).

Devo dire a onor del vero che abbiamo un tentativo di caratterizzazione dei personaggi coinvolti: non c’è per fortuna il piattume di Nihal e compari, né gli stereotipi dei suoi comprimari, in quanto a sua differenza Talitha ha una personalità, un carattere, una consistenza che troviamo anche nelle varie altre figure, credibili, in linea generale, tutte quante…almeno fino a quando non arriva la trovata diversamente astuta o la frase idiotonta che fa diventare il cattivo, fino alla pagina precedente accettabile, un bamba senza rimedio. Ma fino a quando ciò non succede, si può dire che almeno in questo Licia sia migliorata.
Sfortunatamente ciò non basta, almeno per il sottoscritto: un libro non è soltanto attenzione ai personaggi (altrimenti scrivo una biografia!) ma è anche trama, scene e realizzazione, tutti in parti uguali; e se un obiettivo è quantomeno centrato gli altri due sono mancati in pieno. In definitiva non ci siamo proprio, e la severità è d’obbligo anche tenendo presente la personalità di cui stiamo parlando: Licia Troisi, mica – ripeto – l’ultimo cane pubblicato con Albatros-Il Filo! Dalla “scrittrice Italiana di fantasy più venduta al mondo” io mi aspetto ben altro che un libro come questo, che può andare bene per un esordiente al suo primo concorso letterario…

Sospendo in ogni caso il giudizio sugli altri due , fino a quando non li leggerò; per riassumere, affermo che questo primo volume della trilogia è miserrimo. E se questo giudizio tranciato e tranciante non vi basta, mettetevi comodi, inizia la lezione che esaminerà lo svolgimento di due delle tre parti del libro (dopodiché ho ritenuto fosse abbastanza >.<): sarà una cosa lunga, sarà dolorosa, sarà uno strazio…ma ricordatevi che lo avete voluto voi.

PS: qui è presente un mini articolo di Gamberetta, mentre il link a library.nu non è più attivo; esistono comunque molte fonti in rete che vi permetteranno di valutare, nell’arco di 24 ore, il libro; inutile che io vi dica che, trascorso questo tempo, per non commettere un illecito dovrete cancellarlo dal vostro computer…;)

WARNING! SPOILER AHEAD!

WARNING! SPOILER AHEAD!


LA TRAMA

…così come la riporta il sito di L. T:

Nashira è un mondo in cui l’aria è il bene più raro: solo gli immensi alberi che ricoprono l’impero di Talaria possono produrla e un’arcana pietra è in grado di trattenerla. Tutte le città vivono alla loro ombra, e un antico dogma impedisce agli abitanti di osservare direttamente il cielo e i suoi due soli. È così che Talitha, figlia del conte del Regno dell’Estate, è sempre vissuta, finché la morte improvvisa dell’amata sorella non la costringe a prendere il suo posto in monastero. Ma Talitha è una combattente e quella vita, con i suoi intrighi e le sue proibizioni, le va stretta: il suo destino è la spada, e con il fedele schiavo Saiph progetta di fuggire. Non sa ancora che le sacerdotesse proteggono un segreto: il mondo sta per essere distrutto, minacciato da un male che presto trasformerà ogni cosa in un incubo di fuoco, e solo un essere di razza sconosciuta, imprigionato e nascosto come eretico, sa come salvarlo. In un universo rigidamente diviso tra schiavi e uomini liberi, fede e dubbio, verità e oscurantismo, Talitha dovrà affrontare un viaggio fino alle terre più fredde di Talaria e trovare l’unica risposta in grado di salvare Nashira.

Come ho detto, ci sono spunti di originalità: peccato che naufraghino miseramente nel mare della fuffa :) e ora che ho esaurito i convenevoli, che il massacro la disamina cominci (attenzione: linguaggio esplicito).

UN NUOVO MONDO. UNA NUOVA GUERRIERA. UN NUOVO INIZIO. LA SOLITA FUFFA

Per prima cosa, desidero far giungere un mio personale suggerimento all’autrice: Licia, NON è un buon modo far incominciare un libro con un infodump! Non è meglio se certe informazioni le fai arrivare dalla vicenda invece che spiattellarle in questo modo?

DA I DONI DI MIRA, INTRODUZIONE, DI SORELLA DENEA DEL MONASTERO DI GALATA (…SARAY? NdR).

Molti credono che prima del tempo dello Scontro, su Nashira l’aria fosse abbondante e ovunque diffusa. Se questo sia vero o meno, non possiamo dirlo. I Primi, che vissero in quel periodo di beatitudine, non ci hanno lasciato cronache né altre tracce di sé. Quel che possiamo dire, è che, contrariamente a quanto creduto dagli incolti, non è l’aria a difettare su Nashira, ma la sua componente respirabile. È quest’ultima ad essere da millenni rarefatta, impalpabile, diafana. Solo la potenza della Pietra dell’Aria riesce a radunare la poca prodotta dai Talareth sotto le loro immense chiome, in porzione tale da consentire la vita ai Talariti. Per questo notte e giorno non dobbiamo mai cessare di lodare e ringraziare Mira, per averci dato la Pietra e i Talareth, l’uno custode, l’altro padre di Talaria.

Questa cosa è fuffa dalla prima all’ultima lettera, con buona pace di sorella Denea. E’ merda. Una roba del genere può scriverla un liceale che fa una ficcyna su Harry Potter, o il sottoscritto che si cimenta per la prima volta nei racconti (ma io non faccio testo, io non sono nemmeno uno scrittore!) e NON l’autrice fantasy Italiana più venduta al mondo, perché detta autrice troverebbe/dovrebbe trovare il modo di far passare queste informazioni dalla trama. Come? …cazzi suoi, io sono qui soltanto a fare della tetrapilicectomia spicciola, non è un mio problema :) sta di fatto che un infosbocco alla seconda pagina del libro bendispone alla lettura come un letamaio davanti all’ingresso di un ristorante di lusso (o un centro per la cura delle malattie veneree di fronte a un bordello).
E questo è solo uno degli INNUMEREVOLI inforigurgiti presenti nel libro: arriverete a detestarli, vi avverto…

Proseguiamo abbandonando il monastero di  Galatasaray. L’inizio questa volta è in medias res: subito un combattimento! *.* Adoro i combattimenti, ritrovarmene uno davanti nelle prime righe del primo capitolo potrebbe farmi improvvisamente ricredere e invogliarmi al proseguimento della lettura?
…ma anche no >.< leggiamo testuali parole:

l rumore delle spade che si incrociavano riempiva lo spazio della piccola arena. Due soli contendenti si misuravano, abbigliati nello stesso modo: un giustacuore marrone su un paio di brache di tela ruvida, rinforzate da bande di cuoio su cosce e stinchi, e infilate in un paio di stivali neri. Le mani erano protette da spessi guanti di pelle e un elmo copriva completamente il volto.
Uno dei due era più basso e minuto, l’altro più prestante, ma meno agile. Il più piccolo sembrava in difficoltà: chiuso a difesa, subiva i colpi dell’avversario, che attaccava con ampi tondi laterali.
Indietreggiò, ancora e ancora. Rimase sulla difensiva finché l’altro non lo strinse quasi spalle al muro. Fu un attimo, l’attaccante alto mosse il capo per proteggere gli occhi da un raggio di sole, e l’avversario si rianimò, approfittando della sua distrazione: con un colpo dal basso verso l’alto, preciso e fulmineo, incise il cuoio del petto, là dove batteva il cuore, e proseguì fino alla celata dell’elmo. Il guerriero più alto perse l’equilibrio e l’altro fu rapido ad approfittarne: completò il movimento, sostenne il piatto della spada con la mano libera e la portò sotto la gola nemica 

Fatemi indovinare: fuffa? Mais oui! *.* perché non si mescola raccontato – in rosso – e mostrato – in verde – come non si mescolano carne e pesce, o vino e birra (a meno di voler fare come le ragazzine ai concerti degli Uàn Dairèkshion, che vomitano dall’agitazione ^_________^); nel dettaglio, la parte di raccontato è _inutile_ e dunque non ha la minima ragion d’essere: un buono scrittore la toglie in fase di correzione di bozze. La parte di mostrato si salva, ma…perché prima viene usato un termine tecnico di scherma e dopo una fuffosità generica?

  • parentesi: io NON SONO uno schermidore, ma non so se il “tondo laterale” esista o.O so che il tondo è un colpo orizzontale portato all’altezza della vita, tipo quello con cui Obi-Wan taglia in due Darth Maul in SW I, e può essere dritto o roverso (= da destra a sinistra e viceversa). Un “tondo laterale”…cos’è? :S Dalla pratica guida “D’Artagnan in Nove Lezioni” che mi ha prestato Paperoga (ora fa un corso di analista per locomotive) e col breviario di scherma alla mano, può essere che L. T. intendesse uno sgualembro – che sembra un insulto e dunque ci piace! *.* – vale a dire un colpo portato in diagonale, ma non credo…più probabile che sia un affondo diretto al fianco, in ogni caso di “tondi laterali” le mie scarse fonti non parlano. Aspetto di venire contraddetto.
  • per quanto riguarda il “colpo dal basso verso l’alto”, il breviario di Paperoga lo descrive come un ridoppio,  o magari come un  montante, a seconda del tipo di esecuzione: perché allora non dirlo? Forse il lettore medio sa immediatamente che cos’è un tondo e invece casca sul ridoppio come il proverbiale asino? Io invece credo che entrambe le parole suonino mediamente oscure a chi non ha una cultura in merito

…dunque, perché impostare la scena in questo modo? Non si ottiene che di farla diventare una scena scema: a mio parere, dato che i nomi dei colpi di scherma sono abbastanza sconosciuti a chi non è addetto ai lavori, oltre che, in alcuni casi, decisamente ridanciani, meglio tenersi sul generico con stile. E soprattutto non mescolare raccontato e mostrato (next time I’m gonna puke X.x).
In dieci minuti d’orologio una versione alternativa, buttata lì come puro e semplice esercizio:

l rumore delle spade che si incrociavano riempiva lo spazio della piccola arena. Due soli contendenti si misuravano, abbigliati nello stesso modo: un giustacuore marrone su un paio di brache di tela ruvida, rinforzate da bande di cuoio su cosce e stinchi, e infilate in un paio di stivali neri. Le mani erano protette da spessi guanti di pelle e un elmo copriva completamente il volto.
Dei due contendenti uno era più minuto, ed agile: si getto rotolando di lato mentre la lama dell’avversario, visibilmente più massiccio, sferzava l’aria a pochi pollici dalla sua tempia. Si rialzò in una nuvola di polvere ocra e fece scattare il braccio in un affondo che il guerriero deflesse quasi sull’elsa. Si studiarono per qualche secondo, il respiro roco tradiva la stanchezza di entrambi; poi il guerriero più esile scartò e il colosso lo seguì con un attimo di ritardo. La spada guizzò colpendo il paraspalle e strappandogli un’esclamazione inequivocabilmente maschile. Il guerriero minuto inclinò l’elmo di lato, sorridendo sotto la celata un attimo prima che l’arma dell’avversario si spostasse in una finta destra, a cui seguitò un fendente opposto che parò con difficoltà.
Il contraccolpo gli risalì nell’avambraccio strappandogli un grido acuto e femminile; indietreggiò, il guerriero ne approfittò incalzandolo con un rapido montante che evitò di misura, impattando l’attimo successivo contro una spallata che lo sbalzò all’indietro. Sollevò la spada recuperando a fatica l’equilibrio, arretrò finché l’altro non lo strinse quasi spalle al muro.
Fu un attimo: l’attaccante alto mosse il capo per proteggere gli occhi da un raggio di sole, e l’avversario si rianimò approfittando della sua distrazione. Con un montante preciso e fulmineo incise il cuoio del petto, là dove batteva il cuore, e proseguì fino alla celata dell’elmo. Il guerriero più alto perse l’equilibrio e l’altro fu rapido ad approfittarne: completò il movimento, sostenne il piatto della spada con la mano libera e la portò sotto la gola nemica

Personalmente avrei voluto leggere qualcosa di simile, Licia, perché non mi hai accontentato? :'( Proseguiamo!
Il guerriero minuto è ovviamente Talitha, figlia del Conte Bagassa Megassa: un personaggio…despicable...

Ecco il Conte!
…come dite, ho sbagliato qualcosa??? >:(

…oltre che un buon convitato di pietra per tutto il libro: comparirà a dire tanto tre o quattro volte, magari un po’ più di approfondimento non avrebbe fatto male; mi sento di specificare – avendolo letto – che nel 2 si lavorerà sulla sua figura rendendolo meno macchietta…il problema è che io volevo vedere un personaggio fatto e finito, e un cattivo credibile, già dal primo tomo :) evabbè non si può avere tutto dalla vita, in fondo anche cacare diamanti fa male se sono troppo grossi (qualsiasi cosa c’entri con la frase precedente d.d).

Necessario ora è specificare che, come tutte le eroine di L. T., anche Talitha è una antikonformista con la “K” al punto giusto! Eh si, in un mondo dove la società è rigidamente divisa in classi, lei, invece di ricoprire il suo ruolo di femmina da arredamento e babymaker per qualche nobile che la impalmerà ancora minorenne (*_____*) nel corso di un matrimonio combinato, lei dicevamo si allena da soldatessa per entrare nella Guardia…poco importa che in tutto il corso del libro NON venga mai detto che cosa accidenti sia, lasciando all’0immaginazione del lettore di supporre che si tratti di un qualche corpo di polizia/frangia paramilitare/divisione dell’esercito/ordine di vigilantes.
E soprattutto in un mondo dove una razza dominante – i Talariti, di cui Talitha fa _ovviamente_ parte – schiavizza, opprime, vessa, angaria e sodomizza a tradimento happyfaic un’altra razza – quella dei Femtiti – e gli unici rapporti fra i membri delle due razze sono ascritti nel paradigma padrone-schiavo, lei…
.

.

.

 …esatto, lei fa l’amyketta col suo schiavo, che di nome fa Saiph, e del quale facciamo la conoscenza subito dopo l’incontro all’arena:

«Saiph!» esclamò la ragazza correndogli incontro. (ottimo esempio di rapporto padrone-schiavo, i satrapi Persiani adottavano lo stesso approccio: se il servo non baciava immediatamente il padrone con la lingua, veniva condannato alla morte per scafismo NdR)
«Avete finito l’allenamento, padrona?» chiese lui. «Cosa sono tutte queste formalità
[…]
Lo schiavo si guardò intorno intimorito. «Lo sapete che qui non possiamo scherzare» disse con una punta di rammarico. Talitha gli strappò di mano il mantello e se lo mise sulle spalle. «Contento?» disse con una risata. «Sei insopportabile quando fai il servo rispettoso delle regole» aggiunse sorpassandolo e avviandosi verso l’uscita dell’arena. (…wtf? NdR)

Abbastanza scontata questa cosa, sinceramente non mi aspettavo nulla di diverso. Seguiamo in pieno il canovaccio della ficcy (vorrei però che anche le mie ficcy avessero venduto 3kk di copie, porca miseriaccia bastarda >.>).

Alcuni Femtiti: Saiph è il terzo da sinistra in seconda fila, notare l’espressione più intelliGGente della media e il piglio indomito & coraggioso (perché lui è lo schiavo dell’eroina…)

Dopo l’incontro i due tornano verso casa attraverso le strade della città di Messe, una delle metropoli di Talaria, interamente costruita sotto la chioma di un Talareth (solo io fiuto un mezzo plagio omaggio al bosco di Lothlòrien…o agli Ewok di Endor? xD) scambiando battute fuffose e infodump direttamente offerti dal Narratore Onnisciemente:

Saiph la guardò perplesso. «Sai cosa penso? Che più della tua spada ha potuto la fama di tuo padre.»
[..]
«Come ti scaldi… Mi ricorderò sempre quella volta in cui mi dicesti che sapevi suonare tutti gli strumenti della Sala di Musica!» disse con un sorriso di scherno.
«Saiph, è stato sette anni fa! Sarò un po’ cambiata da allora.» «Non così tanto» scherzò lui.
Gli sguardi intorno a loro virarono dal curioso allo scandalizzato: non era uno spettacolo comune un Talarita e il suo schiavo così affiatati. Saiph tornò subito serio sotto quella selva di occhi.
Talitha, per ripicca, lo prese sotto braccio.
«Sei pazza?» disse lui, divincolandosi.
«Saiph, sei divertente come un’accetta arrugginita…»
[..]
Saiph controllò i graffi con noncuranza. I Femtiti, che non provavano dolore, erano addestrati fin da piccoli a temere il sangue più di ogni cosa, ma anche a saper distinguere le ferite che potevano essere pericolose da quelle innocue.

 Eh si, perché i Femtiti – cioè la razza schiavizzata – non avvertono il dolore fisico…
…solo a me sembra una trovata gegnale? Soprattutto perché, più avanti nel libro, verrà detto (anzi, raccontato >.<) che i Femtiti sono anche un’antica razza di formidabili guerrieri o.O

  • non so se il quadro è chiaro: guerrieri che non sentono il dolore…E SONO SCHIAVI?!? Ma WTF! @_@

In ogni caso non sembra che nessuno dei Femtiti, nel corso del libro, soffra in alcun modo per le conseguenze della mancanza di sensibilità al dolore (nessuna lingua maciullata per sbaglio, ad esempio ^_^ che è una delle prime cose che succede a chi soffre di questa patologia reale, come nessun caso di malattie covate e mai scoperte, o più semplicemente, trattandosi di guerrieri, di amputazioni accidentali ^____^) e per qualche motivo, l’immunità alla sofferenza fisica non garantisce quella alla fatica, cosa che al sottoscritto suona abbastanza come un controsenso; la mia sensazione è che la trovata sia stata buttata lì e poi…boh o.O serve solo all’autrice per zapparsi i piedi xD

  • e in ogni caso, sarebbe stato MOLTO più elegante far trasparire questa peculiarità dalla trama, invece che infovomitarla sui piedi del lettore, santa pizza <.<

I Femtiti hanno come tallone d’Achille una sensibilità “spiritualmente dolorosa” come la descrive l’autrice stessa nelle interviste (non sono parole testuali) alla magia; nello specifico, esporli alla Pietra dell’Aria è analogo al frustarli o.O a tal proposito questa è la scemna a cui assistono Talitha e Saiph di ritorno a Megassa Manor: una esecuzione! *.*

Al centro della piccola folla, il famiglio addetto alla disciplina degli schiavi teneva in mano il Bastone. Era nulla più che un ciocco di legno, sulla cui sommità era incastonato un minuscolo frammento di Pietra dell’Aria. Lo si vedeva a malapena brillare di una debole luce azzurrina. La Pietra, fonte di ogni magia, sorgente di vita per tutta Talaria e di dolore per i Femtiti.
[..]
Il famiglio alzò il Bastone e colpì. Non appena la Pietra toccò la schiena dello schiavo, si accese di un’intensa luce viola. Il volto del Femtita si deformò in un’espressione di terrore puro. Non era semplice paura: era un orrore profondo, che sembrava dilaniarlo da dentro. Il Bastone si alzò di nuovo, ancora e ancora, e a ogni colpo i lineamenti del ragazzino sembravano risucchiati in un vortice di dolore. Le sue grida si fecero altissime, ma Megassa non si scompose. Guardò fino alla fine, assaporò impassibile ogni istante di quell’agonia.
Ci vollero molti colpi prima che le urla dello schiavo si facessero meno intense e il suo corpo smettesse di divincolarsi. Cadde a terra, i muscoli che si contraevano a ogni percossa. Al quarantesimo colpo i suoi lamenti si spensero. Un silenzio gelido calò sulla platea.

 (N+1)-esimo infodump, e siamo solo all’inizio @.@ c’è di buono che non viene immediatamente spiattellato il perchè del fatto che la Pietra dell’Aria sia letale per i Femtiti, ma ugualmente, quelle citate sono righe:

  1. inutili, e
  2. ineleganti

…e che dunque avrebbero dovuto essere tagliate in fase di correzione delle bozze: il lettore lo capisce da solo che la Pietra dell’Aria è cattiva medicina per i Femtiti, senza bisogno di evocare il fu Monsieur de La Palisse; lo scrittore deve soltanto integrare questo dato di fatto nel suo world building con la narrazione.
Proseguiamo tralasciando la fuffa evidenziata; il Conte strapazza un po’ la figlia ingiungendole di darsi una sistemata, perché devono partire per il villaggio dei Puffi la casetta di Pan di Zenzero il reame di Molto Molto Lontano il Regno della Primavera (…sigh?) dove sua cuGGina Kalyma deve sposarsi.
Poche pagine dopo L. T. dà prova di aver ascoltato una delle critiche dei fèns: se sei una guerriera non puoi avere un corpo da modella, quindi scordati le poppe della Ferilli!

Si bloccò davanti alla propria figura nuda riflessa nel grande specchio appoggiato a un angolo della stanza. Studiò il fisico allenato, il tendersi nervoso dei muscoli delle braccia sotto il velo della pelle, il tracciato dei tendini, le forme tornite delle gambe. Si compiacque del suo corpo quasi androgino, e con le mani appiattì il seno. Non fosse stato per i fianchi, forse avrebbe potuto essere scambiata per un ragazzo.
[…]
Si girò di fianco e trattenne il respiro. Con occhio critico si contemplò il ventre e ne fu
entusiasta: visto così sembrava perfetto, impeccabilmente piatto. Ma fu subito costretta a prendere fiato, e allora le rotondità della pancia vennero fuori.

Un’eroina meno che perfetta, questa è una scrittrice col pedigree! (chi ha detto “infatti scrive da cani?” xD)
Non basterà a salvare le sorti del libro, ma almeno non abbiamo l’insopportabile perfezione di Nihal, anche se alla famigerata Descrizione Allo Specchio™ non si scappa.

  • non sappiamo, come nota a margine, se Talitha abbia il pratino naturale o all’inglese: io personalmente, laggiù me la immagino…selvaggia #^____________^# è o non è una guerriera? Forse il dettaglio verrà risolto quando qualcuno getterà col suo intimo un ponte che diverrà solido (cit.), più avanti nel libro avremo gli indizi per pensare che sia Saiph, fino ad allora il giudizio rimane sospeso.

Non manca la pacchianata…

La carrozza aspettava all’ingresso principale del palazzo. […] Ma soprattutto, a trainarla, c’erano due splendidi draghi di terra.

…uno è giallo oro e l’altro rosso fuoco (metafora condivisa una manciata di righe dopo dai capelli della madre di Taitha: assistendo a ciò, Musa Originalità si impicca ai finimenti gemendo come un giaguaro smacchiato da Bersani) ma la cosa importante è che quello di sinistra ha le minigonne, i led blu sulle caviglie e l’autoradio Ido Surround con subwoofer nel c*lo xD ok, la pianto di fare il cretino, la cosa su cui volevo realmente farvi soffermare è questa:

Talitha intravide Saiph, che li avrebbe seguiti sul carro degli schiavi. A volte quasi lo invidiava, tanto la condizione di schiavitù le sembrava preferibile alla propria. […]

Hem…wut?!? Cioè, hai appena visto uno schiavo frustato lapidato torturato a morte nel cortile di casa tua e tu invidi la condizione del tuo schiavo?!? Ma sei diversamente astuta? xD sorvoliamo…
Segue viaggio-fuffa con immancabili infodump, e una manifestazione di cattivissima cattiveria da parte di Gru Megassa, degna di stare in un libro di Elisa Rosso:

«Più di duecento morti, per fortuna quasi tutti Femtiti, e qualche Talarita incolto. Ironico, non trovi? Da noi c’è siccità, e qui invece di acqua ne hanno anche troppa» commentò Megassa con una risata roca, mentre pescava un grosso pasticcino da un involto di stoffa.

Despicable him. Ha pure la Evil Laugh™ menre si serve di cioccolatini d.d quanta cattiveria…coooooomunque: quando arrivano è proprio Kalyma ad accoglierli, ma poco dopo, al momento di sistemarsi nelle loro stanze, Talitha fa un improvviso incontro…dai capelli rosso fuoco!!!1!1!! *.* Si tratta di Lebitha, sua sorella, sacerdotessa del Regno della Primavera dove, per ammissione dell’autrice (tramite infodump a gamba tesa, che vi credevate??? >.>) la casta sacerdotale regge le fila della vita politica ed influenza direttamente l’elezione del Re, che di fatto avviene ad opera di un collegio di venti gran sacerdoti, i Piccoli Padri e le Piccole Madri a loro volta controllate da un Supremo Sacerdote e una Suprema Sacerdotessa. Lebitha è una sacerdotessa in procinto di diventare Piccola Madre (segnatevi il particolare), se non fosse che, durante il banchetto della sera, succede un fatto inaspettato…

Solo allora notò che Lebitha aveva gli occhi lucidi e le guance cineree. «Ti senti bene?» le chiese.
«Io… non…» balbettò Lebitha. La tosse le tagliò la frase in gola. Tossì, sputando sangue. Si portò una mano alla bocca, ma ugualmente alcuni schizzi rossi macchiarono le pietre pregiate del pavimento.
Poi, piano, scivolò a terra.

OMFG!!!1!1!! Lebitha muore, per esigenze di trama dico io (e direte anche voi) malgrado sia stata affidata alle cure dei migliori guaritori del Regno. E quando muore, Talitha dà sfogo al suo dolore: pagine abbastanza ben fatte, lo riconosco, almeno c’è un tentativo di dare spessore al personaggio…se non fosse per una cosa che mi perplime abbastanza:

[..] si strappò le lacrime dalle guance, vergognandosi di se stessa e di quel momento di debolezza.

Cara la mia Licia, sono queste le cose su cui devi lavorare: non puoi scrivere _certe cose_, non puoi e basta, non si fa, non dopo una manciata di pagine in cui reggi dignitosamente il confronto e la fuffosità diminuisce sensibilmente.

E va beh; appena Lebitha è sottoterra, Megassa convoca Talitha e le comunica che dovrà prendere il posto della sorella al monastero. La motivazione? Esigenze di trama il solo fine di garantirgli un voto utile per la sua elezione a Re del Regno della Primavera.
Un voto.
Uno solo.
…per tutti gli altri diciannove, c’è Cetuscard d.d a parte questo, soltanto a me sembra deboluccia la motivazione? Voglio dire, se l’elezione del Re fosse dipesa da un’unica persona, allora l’avrei vista più sensata la cosa…ma così, visto che comunque devi corrompere gli altri elettori e non è nemmeno detto che la tua figliola salga dal rango di monaca semplice a quello di Piccola Madre (beh in effetti qua è il meno: basta comprarsi la superiora xD) tanto vale che lasci fare a tua figlia l’accidente che vuole, no? Inoltre lo stesso Conte, nel tentativo di blandirla, afferma che Talitha deve ubbidirgli perché:

[…] è in gioco il futuro del nostro casato.

…e qui c’è di nuovo qualcosa che non mi quaglia: se sei avanti negli anni, hai due figlie, una morta e l’altra in convento, a chi minchia lo passi il potere quando finalmente crepi?
O magari quando sei Re ti fai una bella zompata con Sorella Denea, ora addetta all’Ufficio Sollazzi Peni Nobili e Babymaking dopo che l’archivio è stato chiuso per infodump indebito; non lo so, in effetti a ben pensarci le motivazioni possono pure esserci…di certo in questo gineceo di famiglia che il Conte si ritrova, sarebbe stato un niente metterci un figlio cadetto – magari in rivalità con Talitha – per evitare con stile questa possibile stonatura. Stile che a L. T. abbiamo capito che manca.
In ogni caso si arriva alle mani, e quando Megassa inizia a picchiare Talitha (despicable him) ecco arrivare Saiph a difenderla. Dopodiché…

«Fermatevi!» Talitha socchiuse gli occhi. Saiph era entrato nel salotto e stava in piedi davanti a lei, le braccia aperte come per proteggerla da suo padre.
«Come osi!» urlò il conte, e lo colpì in faccia.
Lo schiavo rimase immobile, saldo, e non abbassò lo sguardo. Quell’atteggiamento mandò in bestia Megassa. Si avventò su di lui come un pazzo, con un pugno lo gettò a terra, poi prese a infierire con calci sul suo torace.
«Schiavo schifoso! Non ti è permesso rivolgermi la parola, non ti è permesso neppure guardarmi in volto!» Il corpo di Saiph si piegava a ogni colpo. I calci diventavano però sempre più forti, facendogli perdere sangue dalla bocca.

Che dire, mi mancavano le scene di raccontato-non-mostrato.

“Ma si, è andata proprio così! Che bisogno hai di vedere? Ti RACCONTO io!”
(notare in sfondo l’albero genealogico del casato di Talitha…)

Ora voglio proprio chiedere una cosa all’autrice: Licia, ma è così difficile da capire questa cosa? Se mostri e non racconti, tu

  1. migliori la qualità del tuo libro, e oltretutto
  2. scrivi di più, quindi produci più pagine, quindi puoi spillare più $oldi a chi ti legge e lui non capirà mai di essere stato intortato!

Il problema è che talvolta mostri e ti riesce anche abbastanza decentemente (un’altra cosa in cui, dai tempi delle Cronache, sei migliorata: diamo a Cesare quel che è di Cesare, vivaddio!) perché dunque non farlo sempre, o quantomeno dove il buonsenso richiede che venga fatto? Non dico una sbrodolata di cinque pagine per descrivere Megassa che brutalizza Saiph, ma almeno qualcosina per non cavartela così, che fa proprio brutto, dai! ç__ç In ogni caso il pestaggio fa si che Talitha ceda e, come già Gertrude di Monza prima di lei, prometta al padre di prendere i voti entrare in monastero. Puntualmente la cerimonia di iniziazione avviene, il giorno dopo, alla fine di una nottata in cui Talitha festeggia e fa bagordi negli alloggi degli schiavi di palazzo (perché lei è antikonformista – non ci sono accoppiamenti selvaggi, comunque). In ogni caso:

Tre Femtiti festeggiano la fine della prima parte del libro.

La cerimonia d’iniziazione avvenne a porte chiuse.

…nell’aula bunker di Megassa Manor, dove c’è anche il tempo di controllare la Risonanza di Talitha, vale a dire la sua affinità con la magia; a questo punto del libro, e come mostra l’ulteriore prova fatta in quattro e quattr’otto, è già stato detto che è bassissima: praticamente Talitha non potrebbe mai fare nessun uso della magia, cosa che invece viene richiesto di saper fare alle sacerdotesse. Non importa, essendo la sua una nomina del tutto politica, ma segnatevi il particolare, dico solo questo, perché lo useremo più avanti come parte di un raffinato escamotage sblocca-trama esercizio narrativo.

La prima parte del libro finisce così; la seconda inizia…con un infodump! Ma SIGH! Dato che Sorella Denea è stata trasferita all’USPNB, leggiamo di Sorella Ramia che allo stesso modo della collega, ci vomita sulle scarpe parole che non avrebbero ragione d’essere in un racconto serio…

DA FOGLIA E RADICE: BOTANICA DEL TALARETH (…catalogo Bakker? NdR), CAPITOLO NONO, DI SORELLA RAMIA DEL MONASTERO DI MANTELA.

Infinite sono le proprietà dei Talareth. Producono l’aria che respiriamo e sono versatili al punto tale che, con appropriati sistemi di coltivazione, possono crescere sino a milleduecento braccia. Il loro legno, se non viene separato dalla pianta, ha la straordinaria capacità di resistere alla folgore e al fuoco. I Talareth si dimostrano così una presenza benigna per le città che ospitano.

Segnatevi quest’altro particolare, entrambi verranno usati più avanti per stuprare sbloccare la narrazione. In ogni caso è già chiaro che Talitha non verrà trattata bene al monastero: può mai un’eroina della Troisi mancare del rapporto tormentato col mondo? Già durante la salita al monastero – un’ascesa lungo una scala scavata nel tronco del Talareth – la superiora (o Prima Madre) se la prende con lei:

Talitha avanzava gradino dopo gradino, sollevando la tunica in modo da lasciare scoperti i piedi, ma era esausta. Provò a sostenersi al corrimano.
«Non ti è permesso appoggiarti!» gracchiò la Piccola Madre.
[…]
La Prima Ascesa è un momento sacro” le aveva spiegato la Piccola Madre. “La fatica che proverai, ogni singolo spasmo dei tuoi muscoli, è un’offerta ad Alya, il primo dei molti sacrifici che dedicherai alla dea. Non ti è permesso profanare il rito con le parole. Dal momento in cui porrai il piede sul primo gradino, non ti fermerai né proferirai verbo finché non saremo arrivate in cima.”
A un tratto, qualcosa iniziò a intravedersi tra le foglie. Talitha tirò il fiato e si fermò un istante.
«Non ti è permesso fermarti!» Ancora la voce della Piccola Madre, brusca e perentoria. Talitha sentiva già di odiarla.

Tutto il mondo è paese: non sarà un’accademia con un generale decisamente gaio happyfaic ma la componente del “tutti ce l’hanno con me perché sono piccolo e nero” c’è sempre. Come farsela mancare.

«Qui non siamo a palazzo, le cose funzionano in modo diverso. E ti conviene capirlo alla svelta, contessina. Ora seguimi.»
L’Educatrice si voltò e avanzò a grandi passi verso il monastero.Talitha non ebbe altra scelta che obbedire.

In effetti, le altre monache iniziano subito mettere sotto sia lei che Saiph; Talitha inizia saltando la cena:

Gli schiavi si fecero avanti e cominciarono a portare i piatti: contenevano carne immersa in un intingolo dall’odore forte, erbe di campo e granaglie bollite. Tutte vennero servite, tranne Talitha e un’altra decina di ragazze.
[…]
«Infine, la nostra nuova arrivata, Talitha di Messe» disse scandendo bene le parole. «Sebbene tu sia nuova, e dunque non ancora del tutto al corrente delle regole del monastero, devi sapere che qui chi sbaglia viene punito. Il suo errore si riverbera su tutta la comunità, e offende direttamente la dea. E anche tu hai sbagliato: hai indugiato sulla scala al momento di iniziare l’Ascesa, hai cercato di appoggiarti al corrimano quando sapevi che non ti era permesso. Inoltre, benché ti fosse stato fatto notare che si trattava di un atteggiamento irrispettoso nei confronti di una tua superiore, mi hai interrotta e hai parlato senza averne la facoltà
[…]

…mentre a Saiph viene spiegata la disciplina:

Gli schiavi furono fatti allineare sul piazzale, poi la sacerdotessa disse il nome di quello da punire. Era un ragazzo più o meno dell’età di Saiph, che nel sentirsi chiamare si lasciò cadere a terra, tremante di terrore. Le Combattenti lo trascinarono fuori dalle fila, poi due di esse lo legarono mani e piedi a un ceppo. «Dieci bastonate» proclamò la sacerdotessa.
Lo schiavo cercò di protestare, ma la prima bastonata gli mozzò la parole in bocca. Poi non poté fare altro che gridare, mentre le bastonate si susseguivano. Saiph non aveva mai visto nessuno colpire con tale foga, né con una simile impassibilità. Le punizioni a palazzo, in confronto, erano carezze. Dovette distogliere lo sguardo. Non ce la faceva.
Quando la Combattente ebbe finito, e lo schiavo rimase a terra a gemere, la sacerdotessa si fece avanti. Era giovane, persino bella, ma il suo sguardo non tradiva un’ombra di pietà.
«Così trattiamo gli schiavi che disobbediscono. Così verrà trattato ognuno di voi, se mancherà. E ora, tornate a dormire.» Rientrarono nella baracca. «Che cos’aveva fatto?» chiese piano Saiph al vecchio che gli si sdraiò accanto. Quello lo guardò con triste rassegnazione.
«Niente. Ogni tanto prendono a caso uno di noi e lo bastonano, giusto per ricordarci come funziona qui.»

Una Combattente sta per farti il culo.

Queste Combattenti, responsabili della sicurezza del monastero, sono guerriere marziali che non usano armi: soltanto Bastoni – quando devono angariare gli schiavi – e le loro nude mani, più letali di una spada!
Ciò detto, ci sono modi migliori per mostrare la crudeltà del trattamento degli schiavi, che non una punizione insensata; ad esempio una punizione smisurata per una mancanza negligibile. Ma così, essere puniti senza l’ombra di un motivo…boh, non mi convince :S nel senso: è puerile la cattiveria fine a sé stessa, fa romanzetto di serie B, nessun cattivo “maturo”, che non voglia rientrare nello stereotipo dell’Evil Overlord™ amministra punizioni senza la minima fondatezza…

  • per dirne una: le monache che puniscono Talitha per aver parlato senza permesso sono credibili; le monache che somministrano una tantum bastonate agli schiavi per far capire chi comanda, fanno storcere il naso. E poi, stuzzicare una torma di individui che non percepiscono il dolore fisico – oltre a essere una razza di antichi guerrieri – non mi sembra una trovata propriamente gegnale

Possono anche essere credibili le cattiverie a cui Talitha viene fatta oggetto nei giorni successivi, così come la novizia Grele e le sue due compari che fanno le stronzette a tempo pieno verso di lei (praticamente Draco, Tiger e Goyle in versione perennemente mestruata :P) e anche l’arrivo dell’Unica Amika™, Kora, sta appieno nel canovaccio della ficcyna scolastica…anche se alcune situazioni sono un po’ tirate per i capelli. Prendiamo ad esempio questo pezzo:

«Allora, Talitha di Messe, anche stasera ci allieterai con qualche bella lettura?» Era la ragazza bionda che l’aveva spintonata ad aver parlato. Le si era fatta da presso, accompagnata da un altro paio di ragazzine che ridacchiavano.
«Basta, Grele, sai che è nuova» intervenne Kora.
«Nessuno ha chiesto il tuo parere» replicò l’altra, brusca. Poi fissò di nuovo Talitha. «Credo tu abbia raggiunto un primato: farsi punire dopo nemmeno un giorno.» Talitha indurì lo sguardo, pronta a replicare, ma Kora la prese per mano e la trascinò avanti. «Lascia stare, non vale la pena mettersi nei guai»
«Chi è quella?» chiese Talitha.
«Si chiama Grele. E non le piace avere concorrenti» rispose Kora enigmatica.

Capiremo tra poche pagine che Grele odia Talitha perché lei era destinata a diventare Piccola Madre prima che Talitha entrasse in monastero.
wut? Prima di tutto era Lebitha, semmai, a concorrere per il posto di Piccola Madre; Talitha è l’ultima ruota del carro, e a meno che Grele sappia qualcosa che noi sappiamo solo grazie al narratore onnisciente (vale a dire, che Gru Megassa vuole farla nominare oliando qualche ruota) ma sarebbe difficile credere che una ragazzina sia così addentro ai giochi di potere di Messe, ci troviamo di fronte a un suicidio logico.

Due Femtiti attoniti davanti a un suicidio logico…

Inoltre Grele avrebbe dovuto sapere in qualche modo che Lebitha è morta, e che Talitha è sua sorella: ok, tra gli eventi sono passati due mesi, qualche fuga di notizie può esserci stata, ma è un suicidio logico ancora più grande, il credere che siano arrivate alle orecchie delle semplici novizie…

«E poi, certo, ti ho vista alle cerimonie, con tuo padre. Ecco il bello del monastero: a Messe non avrei potuto starti davanti così e parlarti in questo modo. Qui invece sei una mia consorella, anche se un giorno tu sarai Piccola Madre
«Mio padre mi ha mandato qui per questo» disse Talitha.

WTF?!? A parte che sembra davvero di essere nella repubblica delle banane…è poco credibile dai! Delle _ragazzine_ che sanno tutto di tutti! A questo punto l’unica spiegazione possibile, complice anche questa osservazione di poche pagine prima:

«Sì» rispose. «Sono nuova, mi chiamo Talitha.» «Lo so. Lo sappiamo tutte. Io mi chiamo Kora» disse l’altra portando una mano alla fronte.

…è che la superiora, il giorno prima dell’arrivo di Talitha, abbia fatto questo annuncio alla folla in refettorio:

“Ragazze, domani arriva Talitha di Messe, figlia del conte Gru Megassa. Sua Eccellenza il Conte ha promesso di fare una generosa donazione al nostro Monastero, e qui c’è sempre bisogno di fondi: siamo a corto di pitali per gli schiavi, uno soltanto per duecento non basta più…e il Talareth si è preso di nuovo la cocciniglia, i giardinieri costano lira di Alya, sapete, con le indennità di rischio a salire fino a mille braccia d’altezza…e poi i draghi di terra delle scuderie monastiche hanno bisogno di una revisione all’impianto stereo e una mano di rosso fuoco e giallo oro alle scaglie, e…e i Femtiti da compagnia delle sacerdotesse hanno _urgente_ bisogno di quell’operazione di allungamento. Così, ragazze, non vi dispiacerà se la faremo diventare Piccola Madre, si?”
Nel silenzio si sente un sommesso *GRUMBLE GRUMBLE* e decine di occhi si girano verso Grele, che rimesta rabbiosa nella sua ciotola di pancotto…

Passa la mattina del primo giorno; Talitha ha coltivato il proposito di svignarsela fin da quando suo padre le ha imposto la nomina. A sera, poche pagine dopo lo scambio con Kora, torna in camera e scopre che Saiph è riuscito a nascondere tra la sua roba i suoi vecchi abiti da combattente e delle armi.

Accuratamente piegati, c’erano i suoi vestiti da cadetto: le brache rinforzate col cuoio, l’ampia casacca, il giustacuore, persino gli stivali. Sopra, appoggiato sulla stoffa, c’era un pugnale. La lucentezza dell’acciaio parlava chiaro: era un’arma forgiata di recente. Un’arma sua.
Bravo, Saiph, bravissimo, pensò con gratitudine. Chissà come, tra i compiti gravosi e la sorveglianza, era riuscito a portarle quello che aveva accuratamente nascosto durante l’ascesa al monastero.

Già: come? Io avrei trovato interessante un capitolo che lo spiegasse (tra l’altro, il giustacuore non sembra un indumento adatto all’allenamento con le armi, dato che si tratta di una casacca attillata di stoffa; forse L. T. intendeva dire corpetto?). Queste vesti vengono rinvenute in un sottofondo della cassapanca nella stanza di Talitha: sottofondo che non viene mai menzionato prima nel libro: quindi come fa a sapere dove cercarli? A meno che tutte le cassapanche di Talaria abbiano il doppiofondo di serie…no eh? No >.<
Veniamo a questo punto a sapere, nel corso della lezione pomeridiana, che sembra presa di peso da uno qualsiasi dei libri di Harry Potter, che la Risonanza non è la componente fondamentale per poter fare le magie: fino a qua siamo stati, dunque, abilmente intortati…in realtà, io che malpenso&maligno, ho il sospetto che questa cosa sia un bieco espediente per giustificare il fatto che Talitha riesca a scappare dal monastero utilizzando la magia. Espediente riuscito per metà, in quanto, come dice Sorella Pelei, l’istruttrice di magia:

«Chi ha una Risonanza forte ha bisogno di meno studio: la magia gli riesce semplice, immediata» e schioccò le dita. «Chi ha una Risonanza come la tua deve rimboccarsi le maniche, ma con lo studio può diventare abile come gli altri
Talitha rimase impassibile.

…e vedremo più avanti che le magie compiute da Talitha non hanno proprio l’aria di trucchetti da principiante, anche se il tempo per padroneggiare l’arte con lo studio, semplicemente, lei non l’ha avuto perché è scappata prima >.< (interverremo con una seconda pezza parlando dell’Es, che dovrebbe rendere credibile la faccenda…ma che al sottoscritto sa, di nuovo, di bieco espediente da scrittore di terz’ordine); a questo punto una chicca: per stimolarle l’interesse, Sorella Pelei mostra a Talitha l’uso che si può fare della magia in battaglia, con un fuffacombat di cui isolo una parte minima per mostrarvi come L. T. non impari dai suoi errori...

[…] Talitha scattò in avanti con un grido, caricando un colpo dall’alto. Ma quando la sua spada calò, rimase bloccata a mezz’aria, come arrestata da un muro invisibile. L’arma rimbalzò indietro, mentre l’aria crepitava di minuscole scintille azzurre.
Sorella Pelei fu fulminea e puntò dritto al fianco, approfittando del suo sbilanciamento.
«Toccata!» disse, e si ritirò. «Uno a zero. Devi fare meglio…»

…SIGH! >:((( Licia, ti è già stato detto fin dai tempi delle Cronache, che usare espressioni idiomatiche del nostro mondo può essere stonato in bocca a personaggi che, nel caso specifico, non dovrebbero avere la minima idea di che cosa CAZZO sia una partita ai punti! >:(((

  • vale la pena di sottolineare, come era logico aspettarsi, che NESSUNO in tutta Talaria (almeno nel corso del primo libro) usa la Risonanza in questo modo…>.<

Talitha studierà, in ogni caso, la magia in una classe di bimbe dai 5 ai 10 anni (…banana?banana) ma almeno sembra sulla buona strada per sviluppare con Sorella Pelei il rapporto Eroe-Mentore che non potevamo farci mancare. Proprio no. Uno a zero per il canovaccio :P pregevole l’infodump mascherato da lezione a cui Talitha deve sottostare quella sera stessa, di nuovo come punizione…
…pregevole il salto di contesto con Saiph, che viene mostrato intento a lavorare nella lavanderia, e descritto come devastato dalla fatica (ma se non senti il dolore, perchè invece senti la fatica? o.O)…
…e pregevole l’autoplagio citazione direttamente dalle origini dell’orrore, che inaugura un lungo raccontato all’inizio del cap. 14: là era l’accademia col generale gaio happyfaic qui è il convento, ma l’eroina non può che prendere pesci in faccia & calci in culo da tutti quanti, perché lei è tormentata!

Igiorni seguenti non furono migliori di quelli che li avevano preceduti.
Sebbene passasse le notti sui libri, quando veniva interrogata da sorella Dorothea Talitha sbagliava ancora gli inni e veniva puntualmente punita. Mentre ripeteva le parole a stento, spremendo la memoria fiaccata da tutte quelle ore di veglia, Grele la guardava implacabile e, appena mostrava un’incertezza, alzava la mano per correggerla. Sorella Dorothea le dava la parola e l’ascoltava soddisfatta.
«Maestra, è “glorioso”, non “gioioso”.» «Maestra, ha invertito la prima strofa con la seconda.» Così, la sera, Talitha si trovava spesso china sull’inginocchiatoio.
[…]
In quei primi tempi Talitha non ebbe neppure l’appoggio di Saiph
[…]
Talitha riusciva a resistere solo grazie all’amicizia di Kora e alle lezioni di sorella Pelei. Kora era la sua ancora di salvezza. Sapeva trovare il buono in ogni cosa, ed era dotata di un’intelligenza vivace. Eccelleva in qualsiasi materia e possedeva una fulgida Risonanza. Sorella Pelei non mancava di lodarla e indicarla a esempio, e Talitha capì che Grele odiava anche lei. Per questo si divertiva spesso a bersagliarla di battute acide sulle sue  umili origini.

“Maestra maestra, Talitha mi ha rubato la merendina!” o.O ma siamo in un monastero dove vengono educate le figlie dell’alta società…o alle elementari? Veniamo in ogni caso a sapere nel corso di questo necessario riassunto, oltre alla natura fuffosa della magia a Talaria (di nuovo, mi sarei aspettato che comparisse Malocchio Moody come insegnante in codocenza) che Talitha pur non avendo praticamente Risonanza, ha invece una elevata energia spirituale, altresì chiamata Es: a che serve?
In pratica, chi ha un Es elevato può usare la magia sacrificando la propria energia…mentre chi ha una elevata Risonanza lo fa consumando frammenti di Pietra dell’Aria, in cui in entrambi i casi gli incantesimi devono essere infusi e poi richiamati; una raffinatezza narrativa…o una pezza messa lì per giustificare l’uso, da parte della protagonista, di incantesimi potenti per scappare dal monastero? Io vado per la seconda, e insisto sul fatto, complice ciò che ha detto Sorella Pelei in merito allo studio, che Talitha non ha avuto abbastanza tempo per imparare plausibilmente a fare uso della magia nel modo che vedremo quando la filippica si avvierà alla conclusione.

Scorciamo la fuffa: dopo un incontro nel sottoscala del monastero, Talitha e Saiph decidono che è ora di levare le tende e, in cerca di indizi per la fuga, Talitha decide di perquisire la stanza della sorella (a onor del vero, c’è una motivazione che la porta a questa decisione, ma non voglio fare più spoiler di quanto non abbia già fatto). Prepariamoci all’incontro, tra breve, con una successione di storture, perplessità e buchi di trama che eclissano persino l’uso sfrontato delle giratempo in Harry Potter 3.
Dunque: grazie a Sorella Pelei, Talitha riesce a guadagnare l’ingresso alla stanza di sua sorella e qui trova un rotolo di pergamena e una chiave incisa; meanwhile, Saiph – nuovamente distrutto per il lavoro di bella lavanderina – viene a sapere nel modo più fuffoso possibile che nel monastero c’è una zona proibita chiamata Nucleo…

«Saiph» bisbigliò «sei sveglio?» «Ancora per poco» biascicò lui. «Che c’è?» «Devi smetterla di andare in giro a fare domande.» Lui si girò e la guardò interrogativo. Beris si mordicchiava nervosamente il labbro.
«Vuota il sacco» disse lui scherzoso, ma lei non rise.
«Ho saputo che nel monastero c’è una zona proibita.» Saiph tese le orecchie.

…me l’ha detto mio cuGGino! xD e che ci sarà mai lì dentro? Un mostro cattivo cattivo?

“Ciao, sono il mostro della Zona Proibita!”

A Saiph viene detto, inoltre, che negli anni alcune sacerdotesse sono morte, e anche tutti gli schiavi che si occupavano di quella zona…tranne uno, naturalmente u.U comunque per chi si aspetta il mostro, ho l’enorme piacere di deludervi. Talitha e Saiph, in occasione del loro prossimo incontro clandestino, nel modo più becero che ci sia fanno 2+2=22 e…

«Non abbiamo le prove, ma potrebbe essere così. Mia sorella aveva scoperto qualcosa che la Piccola Madre e le altre non vogliono si sappia, e per questo l’hanno uccisa» disse Talitha.

è un gomblotto!!!1!!1!!!!

«E ha affidato a me il compito di scoprire di cosa si tratta. Lei sapeva che se le fosse successo qualcosa, nostro padre mi avrebbe mandata quassù a prendere il suo posto.» «Tua sorella ti amava, non ti avrebbe mai lasciato un peso simile.»
«A meno che non fosse davvero importante. Dobbiamo entrare nel Nucleo

Naturalmente serve il gancio, cioè l’unico schiavo sopravvissuto (per esigenze di trama naturalmente): Saiph lo porta al cospetto di Talitha, e qui…lo comprano per un tozzo di pane:

«Sapresti tracciare una mappa per arrivare in quel posto?» Ceryan arrossì e iniziò a scuotere con violenza la testa. «No, no, queste sono faccende segrete, ci sono schiavi morti per molto meno.» «Non lo saprà nessuno, hai la nostra parola» promise Talitha.
«Mia signora, non posso farlo.» «Ti farò avere cibo per due giorni. Per aiutare la memoria.» Il vecchio volse gli occhi rugosi e malinconici a Saiph, come se cercasse una conferma definitiva, e lui gli allungò un pezzo di pergamena e un carboncino.
Ceryan li prese con mano tremante e iniziò a disegnare. «E va bene» sospirò. «Tanto non ho niente da perdere da quando è morta Silea. Era mia moglie, l’hanno ammazzata a bastonate perché aveva fatto cadere un orcio.»

gegnale in ogni modo che le monache mettano un uomo delle pulizie in una zona così importante del monastero, e poi lo lascino circolare con gli altri servi col rischio che veda e spifferi qualcosa a qualcuno, come è puntualmente successo.

  • io ci avrei messo uno schiavo a cui sono stati cavati gli occhi e tagliata la lingua, sarebbe stato troppo per un libro Young Bimbiminkias Adults del 2013?

Perplessità a parte, dopo l’ennesima punizione di Saiph, finalmente i due si decidono a sloggiare; tons of bullshit, tra cui anche indizi di romance che saranno inevitabilmente (sigh) approfonditi nei prossimi capitoli della trilogia…

«Ci penso io.» «E come farai?» Talitha si issò fino a portarsi davanti a lui, subito sotto la grata. Lo spazio era scarso, e i loro corpi si sfioravano.
«Non farti venire strane idee» disse, e Saiph arrossì violentemente.
«Devi sostenermi, ho bisogno di avere le mani libere per aprire il lucchetto.» Saiph la strinse sui fianchi, e lei si abbandonò alla sua presa, puntellandosi con i piedi. Poi tirò fuori dalla tunica una forcina e sussurrò: «Preparati, sto per usare la magia.» Saiph annuì, ma si sorprese distratto da altri pensieri. Il profumo del corpo di lei era così intenso da dargli il capogiro. Era un profumo nuovo, diverso.
Un profumo di donna.

…e così scoprimmo che Talitha aveva le sue cose >.< ma ARGH! >:((( anyway…la combattente guardiana alla Zona Proibita è stata precedentemente narcotizzata da Saiph, che le ha somministrato un sonnifero consegnato da Sorella Pelei a Talitha per curare una sua presunta insonnia (come ci sia riuscito, a drogarla, viene sbrigato in quattro parole); i due sono sgattaiolati nei passaggi nascosti del monastero (che a quanto pare, viene detto, ha una doppia intercapedine sul fondo per far circolare l’aria – wut? – e svariati cunicoli che corrono fra i corridoi e il Talareth a cui le stanze sono addossate) seguendo la mappa “per andare in quel posto” del vecchio Ceryan, e adesso Talitha deve scassinare una grata chiusa a chiave, usando una magia…e naturalmente una forcina. Probabilmente l’hanno visto fare in qualche film (please don’t ask).

Talitha riuscì a infilare due dita oltre la grata, poi si concentrò come le aveva insegnato sorella Pelei: dopo qualche istante la forcina si accese di un flebile bagliore e assunse una forma sinuosa. Pronta, la inserì dentro il lucchetto, si concentrò ancora qualche secondo, e la Pietra sul suo petto splendette. Provò a girare, ma non funzionò.
L’operazione non era affatto semplice, perché occorreva modellare l’Es in modo che il metallo si adattasse ai cilindri della serratura: se il meccanismo era troppo complicato, non c’era verso di forzarlo. Per fortuna, dopo un paio di tentativi sentì la serratura scattare. Sfilò il lucchetto, tirò il chiavistello e insieme spostarono la grata.

L’operazione “non è affatto semplice” ma “dopo un paio di tentativi” ce la fanno. WTF!? Solo io la trovo stiracchiata questa scena? A questo punto sarebbe stato più credibile farglielo fare allo schiavo, magari avendo cura di introdurre nelle centinaia di pagine sprecate scritte fino a qui, un background da mascalzone…
Sorvoliamo che adesso c’è un pezzo gustoso *.* in pratica, dopo cazzi e mazzi, Bonnie e Clyde Talitha e Saiph scoprono, usando la chiave trovata nella stanza di Lebitha, che nella Zona Proibita del monastero –  conosciuta, è bene ricordarlo, a tutti gli schiavi e financo all’ultimo cane di bidello – sono nascosti nientepopodimeno che i diari di tutte le sorelle eretiche bruciate sul rogo, negli anni, fino a quel momento.

Talitha sfogliò freneticamente, finché non lesse: La verità non può morire con me, non può. Andrà oltre le mie spoglie mortali, continuerà il suo cammino anche quando il mio spirito si sarà ricongiunto agli dei, sottoterra. Altri scopriranno quel che io ho scoperto, altri lo sosterranno. La brama di potere ha accecato il clero e l’ha allontanato da Mira. Tutto questo ci costerà molto caro.
Subito sotto c’erano due righe vergate in una calligrafia differente.
Sentenza eseguita l’anno Quarto, mese Settimo, rogo.
«L’hanno uccisa…» mormorò Talitha.
«E con lei parecchi altri» aggiunse Saiph. «Gli elenchi sono pieni di diari bollati come “eretici”. Scommetto che se andiamo a sfogliarli, dicono tutti la stessa cosa.»
Talitha lo guardò con gli occhi lucidi.
«Lo sapeva» disse, la voce che le tremava. «Mia sorella lo sapeva…»

Tralasciando la fuffa, i due capiscono (abbastanza confusamente, ho dovuto rileggere il passaggio due volte per afferrare a mia volta il concetto) che uno dei due soli di Talaria – Cetus, una nana bianca – è destinato ad esplodere e inglobare l’altro, una gigante arancione chiamata Miraval. Questo è contrario ai precetti della religione Talarita, e le sorelle che hanno scoperto questa cosa sono state sistematicamente giustiziate.

Le annotazioni lo confermavano. Cetus, negli ultimi dieci anni, aveva aumentato  costantemente la sua luminosità.
Talitha si sentì mancare. Ricordò quel che le avevano insegnato fin da bambina: Mira,  benevola, donatrice di luce e vita, aveva creato Miraval, sua diretta promanazione, perché  avvincesse a sé il perfido Cetus, che in cielo era costretto a seguirla in eterno. Così era riuscita a  contenerne la malvagità. Miraval appariva luminoso e splendente perché alimentato dal potere  stesso di Mira, Cetus più piccolo e meno fulgido, e così era da sempre, fin dal momento in cui  l’uno aveva sconfitto l’altro, e così sarebbe stato in eterno, fino alla fine dei tempi, quando Miraval avrebbe definitivamente abbattuto Cetus e l’avrebbe assorbito.
Cetus era maligno, non poteva diventare più grande e luminoso.
[…]
«È così, ti dico! L’hanno uccisa per questo!» Talitha sbatté la mano sul libro. «Perché lei  sapeva che i fondamenti della nostra fede sono una menzogna, sapeva che Cetus non sarà riassorbito da Miraval, ma anzi sta accadendo il contrario.
[…]

…strano che una trovata gegnale come il proibire a TUTTA LA POPOLAZIONE di Talaria – esclusa una particolare casta sacerdotale, quella delle Oranti – di guardare il cielo (no dico, ma mi state prendendo per il culo? >.<) non sia servita alla fine a insabbiare la cosa.

«Lei era destinata a essere Piccola Madre, ed era un’Orante. Le era permesso vedere il cielo, me l’ha detto. A lei studiare piaceva, era intelligente e curiosa… Avrà scoperto la verità, e quando l’ha detta a qualcuno, avranno deciso di ucciderla.» Saiph scosse la testa.

Duuuuunque, calma e gesso, ricapitoliamo quanto confusamente appreso in queste ultime pagine:

  1. nessuno mai ha saputo, in chissà quanti anni (decenni? secoli?) che nei monasteri si appiccassero le eretiche
  2. le eretiche tenevano (tutte quante? Peggio che una selezione di aspiranti scrittori!) dei diari, che racchiudono questa verità sconvolgente per l’apparato di fede di Talaria, e…
  3. questi diari invece di venire distrutti sono stati ordinatamente conservati in una stanza difesa da una sola combattente, che a quanto pare qualsiasi cane riesce a mettere fuori uso, permettendo a chicchessia di ficcanasare dentro informazioni che non dovrebbero mai e poi mai essere di pubblico dominio?

Per tacere del fatto che le monache – come viene detto a proposito di Kora – hanno a disposizione delle “licenze” in cui tornano a casa per visitare i loro familiari: perché perché perché cazzo perché nessuna eretica ha mai diffuso la notizia fuori dal monastero in questo modo???

Il Supremo Sacerdote si rallegra del fatto che per secoli sia bastato impedire alla gente di guardare il cielo per coprire la verità. Per fortuna che alla fine due menti eccelse si sono svegliate…

…a questo punto, Musa Credibilità stacca la canna del gas e inala profondamente singhiozzando come un vitello, mentre capiamo che le monache sono senza ombra di dubbio diversamente astute: sia quelle regolari – che non si sa bene se per sindrome acuta di San Tommaso, o Tolemaicite congenita, non prendono in considerazione il palese eppur si muove riportato da CENTINANA di consorelle, né provano in qualche modo a fare qualcosa per evitare la catastrofe planetaria (che non sia arrostirle) – sia le dissidenti, casi evidenti di sindrome di John Langdon Down
Ma per le chiappe di Zeus e le poppe di Afrodite, se fai parte di un sistema di potere religioso che vuole nascondere al mondo la menzogna su cui si fonda la tua fede, ma cazzo, tu distruggi le prove delle tue menzogne, NON le tieni tutte quante a disposizione di cani, porci e satanassi ç__ç e se tu sei un eretico che ha scoperto una scomoda verità, la diffondi, ne parli, NON ti limiti a scrivere un diario nell’attesa che vengano a macellarti…
Questo è un buco così grosso che ci passa un cane con una ramazza in bocca X.x NON SI FA cazzo, NON. SI. FA. La “scrittrice Italiana di fantasy più venduta al mondo” NON PUO’ FARE delle porcate del genere!
Licia, c’è una zappa fra i tuoi piedi

  • adesso io ti regalo un’idea alternativa, frutto di un limoncello doppio a stomaco vuoto, usala pure se vorrai nella riedizione di Nashira 1: invece di venire bruciate, le sacerdotesse eretiche sono state assorbite dentro l’enorme Pietra dell’Aria che Talitha e Saiph trovano appena prima di entrare nel Nucleo, visto che dichiari che la magia di morte a Talaria esiste; naturalmente i loro diari sono stati distrutti, ma dalla loro prigione, come fossero dei fantasmi, le essenze delle eretiche parlano alla protagonista (che è in grado di percepirle – diciamo Mary Sue, ma tanto a questo punto…); questo potrebbe anche introdurre l’idea per la quale la pietra dell’aria, per funzionare, si nutre di anime intrappolate…magari quelle dei poveri Femtiti…imprimendo una svolta dark a un romanzetto, finora,  tutto fuffa e menate a colori pastello.

Proseguiamo…anche se a me, a questo punto, era venuta voglia di tirare il libro fuori della finestra. Sul più bello arrivano delle Combattenti: Saiph riesce – naturalmente – a salvare Talitha rimediando una condanna a morte per due giorni dopo.
…devo dire che Talitha lo salverà, già la notte successiva? E’ necessario che ve lo dica? E’ necessario che vi dica che la ragazza ha in mente di causare il parapiglia appiccando un incendio? Perché se vi ricordate il catalogo Bakker infodump soliloquio di Sorella Ramia, i Talareth sono ignifughi fintantoché il legno non viene staccato dall’albero…

“…EH?!?”

Solo a me sembra una stronzata pezza trovata teeeeeerribilmente naif? Secondo il mio modesto pensiero, arrivata a questo punto e in difficoltà per l’arenarsi della trama, L. T. ha pensato all’idea – banale – dell’incendio. Poi però si è detta: “orcomondo, un incendio su un albero…questa è troppo grossa anche per me” (xD); non riuscendo tuttavia a pensare a nulla di meglio per salvare il culo a Saiph, e col fiato di Sandrone sul collo, è tornata all’inizio della Parte 2, ha messo l’estratto dal catalogo Bakker e poi l’ha usato. Nulla di male. Un qualsiasi scrittore facilone si sarebbe comportato così.

 Ora uno spunto di riflessione: ma era proprio necessario salvare Saiph? Sai quanto spiazzi il lettore se fai morire per davvero il comprimario? Loro NON PENSANO che lui possa morire, la tensione emotiva leggendo della morte per 100 bastonate, è bassa/nulla (a meno che non stiamo parlando di tredicenni con gli ormoni impazziti e il pianto facile…wut? Il libro è indirizzato a questo target? >.<) perché nessun autore farebbe morire la spalla prima della fine del libro, specie se è così “prossimo” alla protagonista, giusto? …e invece ZAC! Tu lo ammazzi, e scateni emozioni! Pensaci la prossima volta, potrebbe essere una trovata che paga ;)

 Loads of bullshit in ogni caso, tra cui anche una vestizione in stile Mulan e un incendio che a me ha ricordato, in “i pilastri della terra”, il figlio di Tom il costruttore che dà fuoco alla chiesa di Kingsbridge (solo che Follet è molto più drammatico: Licia si sforza, diamogliene atto, di far trasparire l’angoscia di Talitha in ciò che sta facendo, ma il risultato è modesto). Combattimento misto raccontato-mostrato fra Talitha e una combattente del monastero, appena un po’ migliore di quello che inaugura il libro, resto dell’idea che mostrando dalla prima all’ultima riga il risultato sarebbe stato differente; sopraggiunge Sorella Pelei che salva la situazione, lo contiamo come Deus Ex-Machina? Non lo so…in quale altro modo Talitha avrebbe potuto salvarsi la pelle, ferita, e con 50 kg di schiavo privo di sensi per le torture ricevute in spalla?
…ok, Deus Ex-Machina ^_^ in ogni caso  tre si arrampicano fino alla sommità del Talareth, perché

 «Là sarete più al sicuro.»

Hem…wut? Non è meglio cercare di SCENDERE, se vuoi scappare?? Anyway, la fuga è descritta in modo fuffoso e di nuovo ho avuto difficoltà a capire cosa stesse succedendo: da quanto ho capito si infilano prima nel tunnel di uno degli enormi montacarichi che servono per far arivare (Cibo? Bagagli? Fuffa?) al monastero, e da lì in un passaggio diretto proprio verso la Pietra dell’Aria incastonata sulla cima del Talareth; raccontato molto confusamente ripeto, ho dovuto rileggere per afferrare… comunque sia, prima che possano arrivarci Sorella Pelei viene uccisa dal colpo mortale di una combattente; la combattente successivamente si avventa su Talitha…e muore perché il pavimento – di legno separato dal Talareth altrimenti il gioco non funziona – brucia e lei precipita (Deus, ciao! ^__^) non si capisce bene dove: io la scena me l’ero immaginata in un cunicolo dentro l’albero, invece sembra che cada da uno strapiombo…boh o.O piccola chicca in ogni caso:

Stava per seguirla, quando il suo corpo fu scosso da un violento spasmo e un grido lancinante tagliò l’aria.
«Maestra!» urlò Talitha.
Sorella Pelei sbarrò gli occhi e irrigidì il corpo.

A parte la fuffosità intrinseca del “grido lancinante” e del “tagliò l’aria”…se ti spezzano il collo, Licia cara, tu NON strilli come un porco scannato: mi sento di dire, invece, che te ne vai silenziosamente (anche se non mi sono mai fatto spezzare il collo da nessuno e quindi non ne ho la certezza matematica). Qua sembra piuttosto che Ken Shiro abbia fatto esplodere i chakra della povera Sis, o l’accidenti che fa con il colpo delle sette stelle…cooooomunque x.x stacco dell’ultimo capitolo della seconda parte, godiamoci il conte Megassa cazziato dalla superiora, e le immancabili sciatterie a spaglio:

«Quello che è successo è di una gravità inaudita» disse l’anziana sacerdotessa con solennità, dopo aver spiegato quello che Talitha aveva fatto al monastero.
Megassa, inginocchiato sul pavimento del salone, fremeva di rabbia. Strinse la mandibola, cercando di contenere l’imbarazzo. «Sono sicuro che è stato lo schiavo» disse sollevando la testa.
«Non insultate la nostra intelligenza» (…wut? bananaNdR) replicò la Piccola Madre. «Lo schiavo era incatenato nelle segrete quando è scoppiato l’incendio.»
«Non è mia intenzione mancarvi di rispetto. So che mia figlia non ha un carattere docile, ma escludo sia stata capace di compiere un simile oVVendo oVVoVeVole oVVoVe scempio» mentì il conte.
«Non ho alcun dubbio sulla sua colpevolezza» ribatté la Piccola Madre con decisione, come affermando una verità inconfutabile. «Ha orribilmente ustionato una consorella. Ha rubato la Sacra Spada di Verba. Ed è sparita portando con sé lo schiavo. Non vi sembrano prove sufficienti?» Megassa non seppe cosa rispondere.

…poi ammiriamo questo estratto parimenti fuffoso:

Era più difficile del previsto camminare sui rami superiori del Talareth, lontano dalle passerelle. Pur essendo abbastanza spessi da sostenere anche due persone affiancate […]

(Licia carissima, se fai osservazioni sullo spessore di un ramo, vuol dire che ti interroghi sulla sua capacità di sostenere il peso altresì detta solidità; leggendo di persone affiancate, invece, sembra che tu postuli sulla sua larghezza. Non sarebbe stato meglio, dunque, scrivere “Pur essendo abbastanza solidi da sostenere anche due persone” piuttosto che “Pur essendo abbastanza larghi da permettere il passaggio di due persone affiancate…”? In queste due differenti versioni la frase ha senso, la tua invece…perdonami ma è una corbelleria xD che ci azzecca lo spessore con la capacità di sostenere le persone affiancate? Questa frase è sciatta: da un amateur che si diletta a scrivere, me lo posso anche aspettare; dal sottoscritto, ovviamente si; da te, che sei addirittura astrofisica e hai non meno di – sono quattordici, giusto? – libri pubblicati alle spalle, no…ma forse fa il paio con la torre di Salazar e i draghi di quattro braccia al garrese xDDD)

…poi inciampiamo in quest’altra fufosità…

Dammi la spada, la porto io.» Talitha scosse la testa. «È la mia arma, e solo io so usarla

(battuta mentecatta, in ogni caso… si vede cazzo come sai usarla xD così bene che dalle Combattenti ti salvano Sis Pelei e Deus Ex…)

…prima di assistere a questo. I due hanno raggiunto la periferia del Talareth, e devono scendere a terra: un salto di mille braccia, gli alberi di Endor sono stuzzicadenti al confronto, come fare?

«Preparati a saltare.» «Sei pazza?» «Dovrò usare un incantesimo di Levitazione. Se vogliamo scendere non c’è altro modo.» «Padrona…» «Piantala e fidati! Andrà tutto bene» tagliò corto Talitha.
Si fingeva decisa, ma era nervosissima. Non aveva mai provato quell’incantesimo durante l’addestramento al monastero, se non per compiere brevi voli, levandosi in aria e planando da piccole altezze.

Appunto, non è credibile, cazzo, che pur con tutte le menate sull’Es, Talitha abbia qualche possibilità di levitare da mille braccia di altezza fino a terra la prima volta che ci prova o.O sarebbe stato più credibile risolvere la situazione in altro modo, anche a costo di scomodare un altra volta il caro Deus, e se proprio non viene in mente nulla, anche raccontando di questi poveri disgraziati che impiegano due giorni a scendere a forza di braccia. E invece…avete qualche dubbio che Talitha riuscirà?

Talitha guardò giù un’ultima volta. Poi, semplicemente, si lasciò andare.
All’inizio fu solo il senso di vuoto allo stomaco, il vento che frustava la pelle e i vestiti, poi venne il richiamo inarrestabile della terra.
[…]
Ora! Strinse la Pietra dell’Aria, si concentrò per un solo istante e pronunciò la parola. Fu come se una grossa mano li afferrasse per le spalle, rallentando la loro inesorabile corsa verso le pietre della strada.

Daaaaai cazzo! >.< Io dopo questa cosa mi fermo, non voglio più andare avanti, davvero, mi fa male leggere questa roba (anche se mio malgrado l’ho fatto comunque ç____ç).
Ah, non ho detto che siamo già nella terza parte del libro, e che siamo passati nuovamente sotto le forche caudine di un immancabile infosbocco? Proviene dal diario di una guardia (a Talaria tutti sono scrittori esordienti…) incaricata di sorvegliar un misterioso eretico che i due dovranno trovare per scoprire altro sull’imminente condanna del mondo…
E non ho nemmeno detto che il finale, quando – finalmente – arriverà, sarà un clamoroso non-finale sulla falsariga delle Cronache 1. Leggetevelo voi se avete il coraggio, io come ho detto ne ho le balls piene di questo libro! :>(

LE CONCLUSIONI

A mente fredda, complici due altri limoncelli a stomaco vuoto, potremmo tranquillamente dire che “Il sogno di Talitha” sia un romanzo per ragazzi scritto da un esordiente che ha delle basi – nessuno lo nega, dopo 9 anni di scrittura se tu non le avessi, davvero ci sarebbe solo l’acciaieria come alternativa – tranquillamente pubblicabile…ma soltanto dopo un PESANTE lavoro di editing volto a levare dalle palle tutte le sciatterie, le fuffosità, le situazioni cretine, le stronzate e le menate da college fiction, arricchire la trama, eliminare i plot holes e rendere i personaggi credibili dall’inizio alla fine e non soltanto a sprazzi (le monache diversamente astute che chiedono di “Non insultare la loro intelligenza” non si possono sentire, davvero). Così com’è, pur situandosi al di sopra dei precedenti lavori – almeno qui la protagonista non piange ad ogni piè sospinto, e quando lo fa, è in uno dei pezzi meglio riusciti – non è all’altezza della scrittrice di fantasy Italiana più venduta al mondo.

0,8/5 Osceno

0,8/5
Non all’altezza

PS: ripeto ciò che ho detto all’inizio, nell’immenso mare di fuffa lo stile, a grandi linee ed al netto delle discutibili suddivisioni in paragrafi, si salva, così come si salva la caratterizzazione dei personaggi principali; inoltre siamo davanti a qualcosa che è oggettivamente migliore delle Cronache e delle successive belinate del Mondo Emerso…e poi, incredibile dictu, esiste di peggio: ad esempio qui, qui e qui, per rifarmi alla vecchia guardia che dice mèrde ma non si arrende. Anche se forse dovremmo dirlo noi. Mèrde, con il che intendo.
E poi c’è la copertina di Paolo Barbieri, che da sola vale già due punti su 5.

 
8 commenti

Pubblicato da su 3 ottobre 2013 in Fuffosità, Recensioni

 

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8 risposte a “Recensione: I Regni di Nashira 1- Il Sogno di Talitha

  1. Corvina

    21 marzo 2015 at 15:28

    Ehilà, bella recensione.
    E’ la prima che leggo su questo sito ma mi piace :)
    Ne ho apprezzato soprattutto la “professionalità”: Il sogno di Talitha è un libro bruttino, scritto con apparente fretta e poca cura nei dettagli, ma hai evidenziato sia le pecche che i (pochi) aspetti positivi. Il tutto in modo ironico ma accurato. Nice job :D

    Mi piace

     
    • Cal Mood

      21 marzo 2015 at 15:51

      Oh, è stato un piacere *_* comunque col 2 e il 3 le cose migliorano un poco, ma la Licia ne ha ancora da mangiare di pagnotte! :P

      Mi piace

       
  2. gianni

    18 gennaio 2015 at 21:51

    Due cose: sono per l’abolizione del limoncello a stomaco vuoto e per la rimozionne delle Y, le K e le H messe a caso nei nomi di luoghi, persone e culti dei libri fantasy che già c’è nel nome del genere e quindi può bastare! :D
    Ah le belle partite a [inserire qui nome di gioco di ruolo a scelta] … Le storie venivano fuori sempre così.

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    • Cal Mood

      19 gennaio 2015 at 08:25

      Una debolezza il limoncello spaccastomaco, si. E dovrei recensire pure il 2 e il 3, se non altro perché era divertente pigliare Talitha&CO. per il culo; non lo faccio, non per una questione di stomaco – dato che la qualità dei racconti migliora di un pelo nel seguito (ma poco eh! sono quantomeno leggibili ma nulla più!) – è che proprio non me ne frega più un accidente di quel che scrive la Licissima; le sue storie hanno il gusto di un panino stantio, si mangia per carità, ma devi avere molta fame…e non essere stato abituato a nulla di meglio ;)

      PS: mica ti va di leggermi in .epub e recensirmi? Fornisco gratis la copia in .pdf o .epub su richiesta…se ti va contattami.

      Liked by 1 persona

       
      • gianni

        19 gennaio 2015 at 08:54

        Volentieri, ti rispondo notte-tempo

        Mi piace

         
      • gianni

        19 gennaio 2015 at 21:51

        E rieccomi. Se consulti il mio profilo trovi la mia email. Invia pure il file, va bene qualunque formato. Non sono ‘sto gran recensore né faccio l’editor. Inoltre ho preso una pausa per finire alcune cose e quindi magari ti rispondo tra 1 settimana o più… A parte questi inconvenienti… Fa pure! :D Anzi grazie mille.

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