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Semina e gestione delle colture – osservazioni generali

19 Set

Con il termine “semina” si intende l’atto del piantare il seme per far nascere qualcosa. Se ci date dentro con la vostra patata senza guantino, seminate bambini (ed eventualmente malattie happyfaic); se disponete dei semi in terra coi dovuti accorgimenti, seminate l’orto. Abbastanza chiaro.

La semina è un’attività, contrariamente al pensiero di alcuni, che NON si limita al solo periodo tardo invernale-primaverile: esistono colture che possono venire seminate lungo tutto l’anno, perché ogni stagione ha la sua frutta e la sua verdura, anche se con l’agricoltura industriale i ritmi della natura sono stati bellamente violentati.
Per seminare bene è invece opportuno essere a conoscenza di alcune piccole astuzie, che seguiranno in ordine rigorosamente sparso.

Per prima cosa parliamo proprio dei tempi della semina; su ogni bustina di semi, che acquisterete da un consorzio agrario, da un ortolano, o in un banalissimo supermercato, sono esposte le fasi indicative della semina – nonché del luogo, semenzaio o pieno campo – del trapianto/diradamento, se richiesti, e del raccolto (rimando all’articolo sulle nozioni generali di agricoltura). Ho detto “fasi indicative” perché ogni anno in agricoltura fa storia a sé, e anche la localizzazione geografica ha un peso non indifferente: per fare un esempio il 2013 è stato, in Piemonte, un anno eccezionalmente piovoso fino ad Aprile/Maggio…ciò ha comportato un ritardo nella preparazione della terra, e uno slittamento in avanti delle colture (che non necessariamente hanno avuto il tempo di giungere a compimento –  e me ne sto accorgendo ç_ç) che non sarebbe stato possibile prevedere in alcun modo. Il mio consiglio è di definire i tempi della semina in base al clima della propria regione, che vivaddio dovremmo conoscere, essendoci cresciuti dentro (ma anche qui, la tropicalizzazione del clima che nostro malgrado è avvenuta, non aiuta).

per quanto riguarda le modalità della semina, essa sostanzialmente avviene in ambiente protetto o in pieno campo: prediligeremo la prima eventualità per quelle piante che richiedono di essere seminate in mesi freddi (Febbraio, Marzo), che hanno bisogno di trapianto (tipicamente hanno seme medio, come gli zucchini, i meloni o le bietole da taglio) o che più banalmente sono delicate (come i finocchi, i sedani, il basilico e le melanzane); la seconda eventualità si applica alle verdure che fruttificano sottoterra (patate, cipolle, carote) e a quelle che non hanno bisogno di essere trapiantate (in linea di massima, tutte quelle a seme piccolo: fagioli/fagiolini, spinaci, piselli, ravanelli, ecc…)

  • le eccezioni ci sono: vale anzi la pena di dire che ogni coltivatore stabilisce da sé cosa seminare in semenzaio e cosa in pieno campo, al di là delle indicazioni sulle bustine (che noi in ogni caso seguiremo, almeno fino a quando non saremo più scafati). Ad esempio, gli zucchini (piante a seme medio), le melanzane e i peperoni (a seme piccolo) sono piantate da alcuni direttamente nella terra, e da altri, me compreso, in semenzaio…semplicemente perché si è abituati da anni a fare in un certo modo…!

SEMINA IN AMBIENTE PROTETTO

Qualora disponessimo effettivamente di un semenzaio, dovremo avere cura di preparare la terra lavorandola con una paletta e mescolandovi dell’ammendante (consiglierei stallatico di vacca); dopo averla ben pareggiata col rastrello, scaveremo dei piccoli solchi profondi non più di 2cm e disporremo i semi all’opportuna distanza fra loro: di solito sulle bustine è indicato un valore numerico, io semplicemente dico che non esiste un modo univoco di procedere…

  • se mettiamo i semi molto ravvicinati (da 0,5cm allo spaglio più brutale) quando le piante germineranno dovremo passare attraverso una fase preliminare di diradamento dei virgulti; dopodiché lasceremo che le piante sviluppino fino ad uno stadio sufficiente da poterle spostare senza che soffrano troppo (anche questo in genere è indicato sulle bustine; maggiori informazioni sugli articoli di coltivazione specifica!)
  • se mettiamo i semi distanti (1-2cm) non avremo il problema del diradamento, ma ci esporremo all’eventualità – che, lo dico subito, è inevitabile – che alcuni semi non germinino. Ciò potrebbe obbligare a un nuovo ciclo di semine, se aggiungiamo il fatto che la germinazione non è assolutamente condizione sufficiente per cui la pianta arrivi effettivamente all’età produttiva.

…come fare dunque? Come in tutte le cose, in medio veritas :P e l’esperienza qui vi sarà di enorme aiuto…una volta che l’avrete fatta sulla vostra pelle! xD Non dimenticate di segnalare, con una coppia di rametti piantati all’inizio e alla fine del solco, la linea di seminagione; è anche possibile attaccare un’etichetta col nome della verdura messa a germinare :P

Se non disponiamo di un semenzaio possiamo optare per una modalità di semina alternativa in vaso, che è anche la scelta prediletta dal sottoscritto; per prima cosa dovremo scegliere vasi sufficientemente grandi (diametro 15-20 cm) e riempirli di terriccio universale fino a due dita dall’orlo, che bagneremo con una bottiglia d’acqua facendo attenzione a non impregnarlo troppo.

terriccioSuccessivamente disporremo i semi in ordine sparso sulla superficie, non troppo aggregati, ma non è neppure poi così importante che siano distanziati dato che questa tecnica implica un passaggio necessario di diradamento; per finire copriremo i semi con un velo di terriccio fino a che non saranno più visibili, avendo cura di schiacciare leggermente la terra col dorso delle dita, e copriremo il vaso con un vetro o con un pezzo di pellicola trasparente tenuto fermo da un elastico.

vaso

Questa è la malizia ;) i vasi così preparati, se nei mesi freddi, potranno venire tenuti in ambiente domestico dietro un vetro di finestra, beneficiando del riscaldamento (non piazzateli proprio sopra un termosifone però >.<)  e della luce del sole; se siamo in estate, andrà bene il davanzale esterno, come nella foto.
Anche qui non dimentichiamoci di marcare i vasi con etichette, per non fare casino e ricordarci sempre che cosa è stato messo, e dove: indicare sempre, su ogni vaso, il nome della coltura e la data di posa.

SEMINA IN PIENO CAMPO

La semina in pieno campo, come ho accennato, è caratteristica di tutte quelle coltivazioni che producono frutti di grandi dimensioni, sottoterra, o che non necessitano in condizioni normali di  trapianto e/o diradamento: per quel che interessa a noi, parliamo di patate, cipolle, fagioli/fagiolini, carote e ravanelli (anche se qui c’è qualcuno che li dirada…), anche se, come ho detto, ogni coltivatore tende a decidere per sé cosa mettere e dove.

Dunque: nel caso dei tuberi più amati da noi maschietti, la semina avviene su estensioni importanti che devono essere state lavorate col motocoltivatore e debitamente concimate; le patate da semina – che non sono altro che normalissime patate trattate con anticrittogamici, acquistabili presso i consorzi agricoli (anche se mio nonno ha sempre seminato le patate avanzate dall’anno precedente!) – vanno divise preliminarmente a metà con un coltello, facendo attenzione a non intaccare i getti (bùt) che sono delle specie di cornetti che spuntano dalla pelle e rappresentano le radici del tubero, da cui la pianta si svilupperà.
Con la zappa scaverete solchi profondi una 30ina di centimetri, e piazzerete le mezze patate con la superficie tagliata a contatto con la terra, a distanza di due spanne l’una dall’altra. Quindi coprirete la terra e marcherete la linea di seminagione.

Per quanto concerne le altre varietà, la modalità di semina è standard: dovremo scegliere innanzitutto un appezzamento lavorato in sole, ombra o mezzombra a seconda delle esigenze della coltura (indicate sulle bustine), dopodiché scaveremo con la zappa (o una paletta) dei solchi paralleli, distanti da 20 a 40cm – dipende dallo spazio disponibile, per ulteriori info consultare il punto successivo dell’articolo prima di buttarvi a seminare!!! – e profondi da 2 a 3 cm: anche questo viene indicato sulle bustine, di solito, sennò ve lo dico io :P
Disporremo quindi i semi alla distanza – indovinate un po’? – indicata sulle solite bustine, schiacciandoli un po’ perché non vadano ad ammassarsi in fase di ricopertura.
Chiuderemo quindi i solchi e pareggeremo la terra con il rastrello (questo è IMPORTANTE, se la terra non è uniforme l’acqua irrigua si accumulerà nelle buche (tampe) e i semi marciranno!!!), poi bagneremo con un annaffiatoio dal bocchettone a doccia (anche questo è IMPORTANTE, se usiamo il getto normale scalziamo la terra e roviniamo tutto!) facendo attenzione a non far accumulare l’acqua in pozzanghere. Per finire ricopriremo la terra con uno straccio di tela – o un nylon, o anche entrambi se fa particolarmente freddo di notte – tenuto fermo agli angoli da mattoni o altri pesi: questa è un’altra malizia da coltivatore: lo straccio impedirà alla terra di asciugare troppo rapidamente, diminuendo la necessità di irrigare e garantendo risparmio d’acqua.

  • alcuni nostri amici annaffiano direttamente sopra lo straccio, quando la terra sotto è asciutta, ma non è un’idea che ci convinca molto…anche se a detta loro funziona!

Con questa tecnica dovremo, ovviamente, monitorare di frequente la coltura ed essere pronti a togliere lo straccio al primo spuntare dei virgulti, per evitare che soffochino…!

coltura

LE FASI LUNARI E LA SEMINA

Nel corso di ogni mese, la luna attraversa quattro fasi:

  1. la luna crescente, in cui appare come una piccola falce dalla concavità orientata a sinistra, e la luna calante, in cui la falce è girata dalla parte opposta
  2. la luna piena, in cui la luna è tonda e lucente
  3. la luna nuova, in cui la luna non è visibile in cielo

La successione cronologica è la seguente: crescente-piena-calante-nuova; ogni coltura dovrebbe essere seminata in base alla corrente fase lunare, dato che la luna aiuta molto a tirar su la roba; gli almanacchi della semina e del raccolto possono indirizzarvi in questo senso, dato che questa informazione non si trova sulle bustine delle semenze.
Come fare a stabilire qual è la corrente fase lunare, a questo punto? Basta guardare un qualsiasi calendario agricolo, anche quello di Frate Indovino dovrebbe servire: in ogni mese, alcuni giorni sono contrassegnati dai simboli che ho presentato: la falce verso sinistra e verso destra, un tondo chiaro, e un tondo nero per indicare la luna nuova.

Sappiatelo, e organizzatevi di conseguenza.

ORGANIZZARE LE COLTURE PER L’IRRIGAZIONE E IL RINCALZO

Questo è l’aspetto che le colture dovrebbero avere nel nostro orto: orientate verso Est-Ovest (nei limiti del possibile!), distanziate opportunamente fra loro e al loro interno fra i virgulti, in modo da permettere di effettuare con facilità due delle operazioni più importanti per la crescita ottimale delle verdure: l’irrigazione e, per quelle che lo richiedono, il rincalzo come mostrato nella foto a destra…

seminagioni

Per quanto riguarda il primo punto: quando le colture sono state messe a dimora – alcuni aspettano fino alla germinazione – è opportuno scavare un solco fra due file adiacenti, da riempire d’acqua per irrigare le piante: questa tecnica presenta almeno tre vantaggi all’annaffiatura direttamente sulle piante:

  1. meno stress per le piante stesse, e meno problemi alle radici
  2. risparmio d’acqua
  3. facilità e velocità di amministrazione

Nel caso di piante non organizzate su file vere e proprie, come melanzane o meloni, la terra intorno alla base della pianta va scavata leggermente formando un incavo (sot); utilizzando questa tecnica, bagnare l’orto sarà molto più rapido e risparmioso!

colture_2

Somministrerete l’acqua con un annaffiatoio, o con la canna da giardino. Nel solco sarà poi un’operazione saggia gettare del concime in pellets, a intervalli regolari di 2-3 settimane (sempre con moderazione però, sennò rischiamo di bruciare le piante!). L’acqua di irrigazione lo discioglierà a distanza di sicurezza dalle radici…insomma, tutto funziona perfettamente se adottiamo questo sistema.

  • MOLTO IMPORTANTE: mai annaffiare durante le ore calde del giorno!!!

Il rincalzo delle colture va invece effettuato per quelle che fruttificano sottoterra: carote, patate, finocchi, ravanelli; tipicamente va ripetuto nel tempo (l’irrigazione lo vanifica a poco a poco) e serve per fare in modo che il frutto sia sempre protetto dalla terra: se così non è, si pregiudica la maturazione!
Una coltura si rincalza usando una paletta, sollevando delicatamente la terra dai lati della linea di seminagione verso le piante, facendo attenzione a non soffocare la pianta: se la seppelliamo, la pianta muore.

rincalzi

Quegli argini molto marcati che vedete intorno ai finocchi sono i rincalzi successivi che ho fatto nel corso di Agosto e Settembre; altre colture, come le carote e i ravanelli, hanno rincalzi molto più bassi (perché le piante sono più piccole!), e altre colture ancora, come le patate, hanno argini perfino più alti, che tirerete su utilizzando una zappa invece della paletta; il principio in ogni caso è sempre quello: proteggere il frutto e la pianta permettendo una corretta maturazione.
Capite inoltre come sia necessario avere un solco a metà delle file, per poter irrigare: sarebbe impossibile farlo, altrimenti, dopo aver rincalzato!

ZAPPETTATURA E MANUTENZIONE DEI SOLCHI

L’irrigazione ripetuta della terra fa in modo che la sua superficie si indurisca in una crosta spessa piena di crepe, che costringe le radici e fa scivolar via l’acqua; la zappettatura è quell’operazione con cui questa crosta superficiale viene rotta per permettere alla pianta di “respirare”: si può praticare su quasi ogni coltura – escluderei le patate, non dovendole irrigare – e va svolta con una paletta a punta arrotondata, smuovendo con cura, attenzione e soprattutto delicatezza la parte di terra indurita. Svolgerete l’operazione inserendo la punta della paletta fra le crepe e scalzando le zolle, eventualmente frantumandole con le dita; è anche possibile rivoltare la terra sotto il primo strato, avendo sempre e comunque cura di rimanere a un livello superficiale per non offendere le radici.

La zappettatura va svolta a intervalli regolari di tempo, ed è utile, oltre che per alleviare lo stress alla pianta e far respirare la terra, anche per ricostruire i solchi fra le linee di seminagione e gli incavi intorno alle piante singole (ripeto soprattutto relativamente a questo ultimo caso: ATTENZIONE A NON TOCCARE LE RADICI!!!). Al termine dell’operazione, sulla terra smossa di fresco getterete del concime a pellets e bagnerete per far iniziare l’assorbimento.

PROTEZIONE DELLE COLTURE

Non so se parlerò di lotta chimica: non è una cosa che fa parte della nostra mentalità, mia nonna ha coltivato per una vita senza mai usare nulla di più forte del verderame. Vedremo.
Invece vale la pena di spendere qualche riga sulla protezione delle colture dagli agenti atmosferici: il sole e la grandine d’estate, e il freddo d’inverno.

tunnel

 Dunque: fatta la premessa di colture su piccola scala, è sempre opportuno predisporle in maniera tale da poterle collocare sotto una rete antigrandine: il clima si è fatto tropicale negli ultimi anni, e non è raro che una improvvisa grandinata estiva – molto più frequenti che 50 anni fa – arrivi senza preavviso e spazzi via il vostro lavoro; e in agricoltura, se perdi una seminagione non sempre è possibile ripiantarla :)
E’ la prassi proteggere le nostre piante con i tunnel: li costruiamo piantando nel terreno – ad intervalli regolari lungo l’appezzamento, ed alla profondità di qualche palmo – degli archi ricurvi di ferro o plastica, su cui poi tendiamo la rete antigrandine: trattasi di una trama di nylon a maglie strette, elastica (e delicata rispetto agli strappi!) in grado di far rimbalzare via i chicchi e spezzare la violenza delle raffiche di pioggia.

Potete acquistare i ferri e la rete antigrandine dai consorzi agrari o nei negozi specializzati, o ai mercatini rionali; la tenderete e la terrete ferma mediante mollette da bucato, avendo cura di richiuderla alle estremità della coltura per evitare i colpi obliqui.

  • nel caso specifico dei cavoli, una rete di questo tipo protegge dall’assalto delle cavolaie: piccole farfalle bianche che depongono le uova dentro le foglie arrotolate dei cavoli ancora giovani; d’inverno le uova si schiudono liberando larve verdi che ve li mangiano dall’interno! @_@

Dovete – ovviamente – aver cura di misurare l’estensione del vostro appezzamento PRIMA di andare a comprare la rete (che si vende al metro quadro), tenendovi abbondanti di una 30ina di centimetri per dimensione…

  • l’idea si può usare d’autunno e d’inverno per proteggere le linee di seminagione con teli di nylon: il procedimento è identico, ma in questo caso è ancora più importante chiudere bene ad una estremità e all’altra del tunnel per preservare il calore.

Se avete la possibilità, può pagare l’idea di coprire per intero il vostro orto con una rete antigrandine semipermanente, come ha fatto mio padre: dovrete costruire un telaio di pali di ferro (vanno benissimo quelli da ponteggio, se avete conoscenze che lavorano nell’edilizia siete a cavallo; in caso contrario, andate a farvi un bel giro per discariche e rottamai) piantati a intervalli regolari lungo il perimetro e fra gli appezzamenti dell’area, quindi tirare fra un palo e l’altro delle traversine, sempre di ferro, o delle canne di bambù se non avete altro.

Un dettaglio della copertura antigrandine

Un dettaglio della copertura antigrandine(le piante di pomodori sono malandate perché siamo alla fine della stagione >.<)

La rete viene per ultima, dovrete assicurarla e tenderla bene con l’aiuto di fascette di plastica usa-e-getta, ricordandovi di toglierla al termine della stagione! Due anni fa noi non l’abbiamo fatto, così d’inverno è venuta una nevicata che ci ha sfondato tutto: rimettere a posto è stato un lavoraccio infame…

Un altro uso che è possibile fare dei tunnel è quello di proteggere le colture dal sole eccessivo mediante l’utilizzo di teli oscuranti: anche questi vengono venduti presso i consorzi o nei mercati rionali, il loro compito è quello di schermare la luce diretta del sole che, contrariamente a quanto molti pensano, se in quantità eccessiva brucia le foglie e fa avvizzire le piante.
Preparate i tunnel allo stesso modo della rete antigrandine: tendete l’oscurante e assicuratelo con le mollette da bucato, avendo cura di lasciare libere le estremità del tunnel stesso: il telo oscurante svilupperà un grande calore nell’area riparata, se non diamo occasione di sfogo le nostre piante vengono lessate dove si trovano x.X

  • NOTA BENE: NON ESAGERATE NEL TENERE LE PIANTE ALL’OMBRA! Se le colture non ricevono abbastanza luce, i virgulti crescono stentati e da adulti produrranno poco (sempre che arrivino all’età produttiva…).

Un consiglio per l’uso del telo oscurante: mettetelo su nelle ore più calde del giorno, e solo nei mesi in cui è effettivamente necessario (Giugno, Luglio e la prima decade di Agosto, qui in Piemonte, sono mesi terribili; non escludo che in altre regioni, tuttavia, il clima inizi a scaldare seriamente anche prima e perduri fino a Settembre), e ricordatevi di rimuoverlo durante la notte: le piante amano la frescura della “serena”, come si dice dalle nostre parti ;).tunnel_nylon1

Quando l’estate volgerà al termine, infine, potremo valutare di preparare dei tunnel di nylon con lo stesso principio di quelli antigrandine, per mettere a riposo determinate colture (insalata, cose, bietole) che semineremo appositamente alla fine della stagione, con l’intento di sfruttarle nella primavera successiva.

I tunnel si coprono con nylon resistente (ma non troppo rigido) pinzato con mollette da bucato e tenuto giù sulle falde da mattoni; gli archi, come già avevamo detto, vanno piantati a distanze regolari lungo l’appezzamento, abbastanza in profondità perché non si muovano, e devono essere sufficientemente frequenti da poter sostenere la copertura senza che faccia avvallamenti. Come potete notare dalla figura, inoltre, è conveniente tendere tra un arco e l’altro delle bande di stoffa (o filo, o quel che avete sotto le zampe al momento) per aiutare a mantenere teso il nylon ed evitare così che faccia la pancia quando è coperto di neve o dopo una pioggia prolungata.
Abbiate cura di lasciare il tunnel aperto fino al termine della stagione calda (per evitare di cuocere al vapore i virgulti) dopodiché chiudetelo intorno a Ottobre anche alle estremità appoggiando dei mattoni.

Riaprite periodicamente, nei giorni di bel tempo, per controllare lo stato delle colture ed eventualmente per spargere un po’ di lumachicida; non irrigate, con le gelate fa più male che bene, e se le piantine avranno un aspetto un po’ sbattuto, non preoccupatevi, è normale. Inizierete a scoprire il tunnel a fine Marzo (o comunque quando di notte non gela più) e vedrete che nel giro di poche settimane le verdure rinasceranno a nuova vita e potrete godervele mentre predisporrete, in parallelo, la semina di nuovi esemplari in vaso o semenzaio.

Tunnel visto di fuori

Tunnel visto di fuori

SEMI A NASTRO

Una novità che il sottoscritto ha visto solo da pochi anni a questa parte: per le colture più ostiche (carote, ravanelli, melanzane) – cioè quelle soggette a elevata mortalità dei virgulti, e ad una stressante operazione di diradamento in pieno campo – sono in commercio dei semi a nastro pensati apposta per semplificare la vita del coltivatore. Si tratta di semi maggiormente selezionati, collocati all’interno di due nastri di cellulosa pressati, già alla giusta distanza per evitare il diradamento: li semineremo direttamente in pieno campo secondo le modalità indicate sulle bustine, non hanno bisogno di indicazioni particolari.

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Lo svantaggio dei semi a nastro rispetto ai semi tradizionali sta nel costo maggiore e nella scarsa reperibilità…anche se io, questi, li ho trovati al Lidl!

FARE DA SÉ I PROPRI SEMI

Penso che non ci sia nulla di più soddisfacente che preparare da sé i propri semi, invece che acquistarli: nella mia famiglia si comprano poche bustine di semi, tipicamente per quelle colture che, se portate ad avere i semi nel frutto, ne pregiudicano la bontà (come melanzane, fagioli/fagiolini o zucchine: a nessuno fa piacere sentire i semi scricchiolare sotto i denti, no? >.<).

Qualche indicazione utile: prediligere innanzitutto i frutti migliori e più maturi per togliere i semi (se ce ne sono che stanno già iniziando a marcire, prendeteli dalla parte ancora sana: si tratta di frutti che sono arrivati al massimo grado di maturazione e quindi i loro semi sono sicuramente buoni), tagliateli con delicatezza e asportate i semi senza rovinarli. Nel caso in cui i semi si trovino ” a bagno” nel frutto, come nel caso di pomodori, zucche e meloni, ripuliteli in più possibile e poi lavateli dentro un colino, quindi allargateli sopra un fazzoletto di stoffa e lasciateli asciugare; nel caso di semi più “a secco”, come i peperoni, è sufficiente farli asciugare senza passare attraverso il lavaggio.

  • abbiate in ogni caso cura di farli asciugare bene: se mettete via semi bagnati, poi ammuffiscono e marciscono!!!

Non abbiate paura di mettere da parte MOLTI semi; li conserverete dentro barattolini di vetro con il tappo a vite (o senza tappo – in tal caso, legate una garza o un pezzettino di stoffa sulla bocca) in un luogo fresco e asciutto dopo aver marcato ciascun barattolino con una opportuna etichetta!

semi_vasi

 
8 commenti

Pubblicato da su 19 settembre 2013 in Agricoltura, Cose utili

 

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8 risposte a “Semina e gestione delle colture – osservazioni generali

  1. Gaia Cincia

    19 settembre 2013 at 17:35

    Posso dire una cosa che in bocca a una femmina dei nostri tempi può apparire strana? Adoro la dedizione con cui curi la terra. Al di là del fatto che trovo molto più belle le braccia muscolose di chi tira su l’orto rispetto a quelle pompate dei fighettini della palestra (sbav, braccia da lavoratore *_*), dedicarsi alle piante è un’occupazione nobile e faticosa, apprezzo davvero chi coltiva :)

    ( tanto per fare la “mōrōsa”: “in medio stat virtus” e “in vino veritas”. Non mi pastrocchiare col latino altrimenti ti “oppedo” xD – le parole in virgolette sono latine)

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