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Recensione: Shadowhunters – Città di Ossa

17 Set

Shadowhunters – Città di Ossa
(copertina Mondadori BestSellers 2012)

Di recente è uscito il film, così ho deciso di leggermi il libro e sputare qualche sentenza; parliamo di Shadowhunters – Città di Ossa della scrittrice Iraniana Cassandra Clare, edito da Mondadori nel 2007 e decantato, sulla copertina dell’edizione Best Sellers 2012, da un motto aulico e certamente sicofante: “Cassandra Clare disegna un mondo in cui adoro vivere. Meraviglioso!“.
Parola di Stephanye Meyer, autrice di Twilight…e se lo dice lei…

Che cosa dico io, invece?
Io dico che questo libro è…fuffoso, ecco: leggerlo mi ha lasciato perplesso, perché in alcuni punti rasenta l’idiozia (senza mai tuttavia raggiungere lo Zero Assoluto nostrale, vera pietra di paragone negativa per ogni valutazione non solo in campo fantasy) e in altri si difende più che onorevolmente; ha dei buchi ma anche dei pregi, ha una trama lineare che non si distacca dal cliché classico della ricerca, ha uno stile semplice che a volte si fa semplicistico…

 …dunque, che dire? Io dico di tranciare un giudizio, prima di partire con la filippica. Shadowhunters – Città di Ossa è, a parere del sottoscritto:

Promosso!

Promosso!

…con una quasi-sufficienza risicata; e adesso che ho risolto l’interrogativo più pressante, seduti e buoni che iniziamo la lezione.

WARNING! SPOILER AHEAD!

WARNING! SPOILER AHEAD!

Dunque: la storia è quella dell’adolescente Clarissa (detta Clary) Fray impegnata nella ricerca di un potentissimo oggetto magico bramato dal cattivo di turno, e nella gestione delle sue prevedibili paturnie adolescenziali. Fine.
Il cliché è rispettato; i tentativi di originalità – che ci sono – sono collaterali alla vicenda, emergono nelle situazioni che l’autrice sceglie di descrivere per dare sostanza a un’idea altrimenti trita e ritrita, a partire dal tentativo di caratterizzare le figure portanti intorno a cui si svolge la narrazione, gli Shadowhunters: cacciatori e ammazzatori di demoni super addestrati fin da bambini, in possesso di armi magiche (fuffose) e dotati della capacità di inscrivere sulla propria pelle, mediante uno strumento detto stilo, delle rune (i “Marchi”) in grado di conferire loro poteri soprannaturali. Il compito di questi cacciatori è di vigilare e contrastare le invasioni delle forze del Male nel mondo moderno.
Eh si, perché i demoni, la magia e tutte le creature più o meno folkloristiche (e fuffose) che molto spesso fanno da semplici orpelli comici alla narrazione, e vengono  raccolte in toto sotto l’originalissimo nome di Nascosti, vivono e combattono nella New York del 2013 fra esseri umani (qui chiamati Mondani…sigh…>.<) beatamente ignoranti e ignari.

  • ebbene si, prevengo la domanda: ci sono anche vampiri e lupi mannari. Prego le ragazzine di trattenere gli orgasmi umidi a tradimento, che sennò mi infeltrisco >.>

Ora su le zampe, a chi viene in mente un setting simile? Non so se conoscete Urban Arcana, ambientazione del D20 Modern dove potete prendere a calci in faccia demoni, diavoli, maghi e satanassi nelle città del mondo contemporaneo: se avete presente, sfogliando S:CdO vi sembrerà realmente di leggere un’avventura a libretto, di quelle che comperi già scritte rendendoti complice di un vile meretricio di creatività (nel libro mancano solo le schede dei dungeon e le ricompense per i giocatori).
Menate a parte, un setting del genere si definisce urban fantasy: il sottoscritto lo trova estremamente, inguaribilmente, enormemente (e in parti uguali) idiota e cretino; potete quindi immaginare con quale bendisposizione d’animo io mi sia avvicinato alla lettura di questo libro.
Come ho già anticipato, invece, non si è poi trattato di quel disastro che pensavo.

D20 Modern: Urban Arcana. Un’ambientazione fuffosa per un gioco di ruolo mentecatto.

LA TRAMA

Clarissa Fray è una quindicenne di New York in possesso del dono della Vista, che le permette di vedere gli altrimenti invisibili Shadowhunters; il primo incontro è traumatico:  nel backstage di una discoteca, Clary assiste all’uccisione di un povero diavolo (sic!) per mano di un terzetto di Shadowhunters: Jace, Alec e sua sorella Isabelle. Con Clary c’è anche il suo amico Simon, un ragazzo normale che verrà suo malgrado coinvolto nelle vicende che travolgeranno la ragazza da quel punto in avanti: prima con la sparizione di sua madre Jocelyne e l’apparente ripudio da parte del suo patrigno Luke, poi con la scoperta di essere la figlia inconsapevole di una coppia di potenti Shadowhunters. Saranno un vecchio cacciatore – Hodge, bibliotecario e archivista alla base segreta degli Shadowhunters – e una sensitiva – Madame Dorothea – a parlare a Clarissa del popolo dei Nascosti che vivono in mezzo agli umani ignari, e a raccontarle dell’antico scisma che ha diviso il direttorio dei cacciatori di demoni, il Conclave, prima che lei nascesse precipitandolo nella guerra civile.

La storia scivola via rapidamente, quando Clarissa scopre che sua madre era una cacciatrice di Demoni…e suo padre, che aveva sempre creduto morto prima che lei nascesse, era il separatista che ha diviso il Conclave: Valentine (a proposito: che nome squisitamente gaio happyfaic per un cattivo!). Creduto morto per molto tempo, Valentine è tornato in cerca di un artefatto magico, la Coppa Mortale, con cui creare un esercito di cacciatori ai suoi ordini e sterminare il popolo dei Nascosti (se facesse fuori anche Eddie Cullen, io sarei il primo a seguirlo d.d); la madre di Clary l’ha nascosta in un posto che soltanto lei può trovare – non si tratta della sua patatina, brutti sozzoni u.U – e quando ciò avviene, Hodge rivela il suo vero volto di traditore: dopo aver ottenuto la Coppa la consegna a Valentine, che non contento rapisce Jace con l’intento di plagiarlo. Luke salverà Clary da Hodge stesso rivelando nel mentre di essere un licantropo, e con l’aiuto del suo branco la ragazza andrà all’assalto della roccaforte del cattivo per recuperare la Coppa e salvare Jace.
Il lieto fine, tra fuffosità, intrecci familiari e rivelazioni sconvolgenti plagiate da “Guerre Stellari 5 – l’Impero Colpisce Ancora” è decisamente scontato.

LO STILE

La Clare scrive in modo semplice e pulito, questo è un pregio; talvolta le frasi sono troppo spezzettate, con effetto “lista della spesa” che non a tutti può risultare gradito, ma direi che il vero problema è un altro…ovvero: questo libro è pieno zeppo di metafore! @_@
Davvero, non scherzo, sembra che l’abbia scritto Bersani; infatti fino all’ultimo mi sono aspettato che comparisse qualche branco di giaguari smacchiati o sciami di lucciole col fotovoltaico (in effetti sarebbero dei Nascosti davvero in tema! *.*). La delusione è stata cocente, mai quanto, tuttavia, la perplessità di fronte a certe trovate…

Vedete, io penso che le metafore sianouna delle figure rettoriche più carine & coccolose (forse perché sono le uniche che capisco) ma – come ha già detto Gamberetta – esse distolgono il lettore dal contesto, fanno uscire la sua mente dalla scena dirottandola su un nuovo particolare da immaginare e integrare. Se imbottiamo il libro di metafore, e intendo proprio ficcarcene una ogni poche righe, in certi casi, quando non molteplici nella stessa frase, la narrazione non può procedere fluida!
E se alcune metafore sono semplicemente inutili, fuffose e/o già viste e sentite…

Era un altro ragazzo, giovane come Isabelle e altrettanto bello. I suoi occhi fulvi scintillavano come schegge d’ambra.

Con lei c’erano i due ragazzi… quello alto con i capelli neri come i suoi e quello più basso e biondo, i cui capelli scintillavano come ottoni (si riferisce alle trombe, vero? NdR) nella luce fioca che entrava dalle finestre

Fratello Geremia era immobile come un idolo scolpito nell’avorio e decorato con inchiostro rosso.

[…] come i filari ordinati di un frutteto spogliato dal freddo invernale […]

Raggiunse l’ultimo pianerottolo. Faceva una curva dolce, come la prua di una nave.

Jace era teso come una corda di violino accanto a Clary […]

[…] i suoi occhi sfarfallarono come due fiammelle tremolanti di candele […]

Le mani di Clary erano come insensibili […]

…altre (purtroppo in netta maggioranza) sono semplicemente deficienti!

Quando Alec sorrise i suoi occhi si accesero come due lampadari blu.

Il suo sorriso scintillava come acqua velenosa.

Lasciare l’Istituto fu come entrare in una sacca di stoffa calda e bagnata. L’umidità opprimeva la città trasformando l’aria in una zuppa tetra.

Hodge scosse il capo come per liberarsi il cervello dalle ragnatele.

[…] con una voce che ricordava la spazzatura soffiata dal vento lungo una strada deserta. (??? NdR)

[…] la ragazza vide qualcosa di grosso e bianco che incombeva sulla sinistra, come un iceberg a prua del Titanic. (…dafuq? NdR)

La voce di Magnus era miele versato sopra schegge di ghiaccio. (WTF?!? NdR)

[…] gli ricordò Jace con una voce morbida come la pelliccia di un gatto.

[…] lo smorzato luccichio grigio dell’East River che si insinuava tra Manhattan e gli altri quartieri come la cicatrice lasciata in ricordo da un duello.

[…] le braccia le facevano male e le pungevano come carne viva.

[…] attraverso le finestre ad arco del terzo piano si riversava all’esterno la luce, come una serie di fuochi accesi lungo il crinale di una catena montuosa in lontananza.

L’acqua era come acciaio sbattuto dal vento fino ad assumere la consistenza della panna montata. (COSAAAAAA?!? NdR)

L’ultima è semplicemente epica, così squisitamente Troisiana che quasi mi commuovo *.* ce ne sono altre in ogni caso, fioccano a cadenza serrata come i fendenti e le parate del duello (raccontato) fra Nihal e quel gran farlocco di Fen, per chi ha avuto il trauma il piacere di leggere le Cronache del Mondo Emerso: io sono ancora in analisi per aver osato tanto @.@. Sotto questo punto di vista mi sento di dire che l’autrice ha toppato: la metafora è bella quando viene usata con testa, non come riempitivo Bersaniano!

I PERSONAGGI

Ho trovato abbastanza caratterizzati i personaggi principali, ovvero Clary e Jace: della prima l’autrice si sforza di mostrarci il carattere e la personalità, quelle di una ragazza tutto sommato normale che viene coinvolta improvvisamente in un gioco più grande di lei; del secondo, ci viene mostrato un carattere arrogante, una pretesa di controllo sulle situazioni e una presunzione di superiorità, che quando vengono incrinate lasciano spazio a insicurezza e disorientamento.
Anche il loro “innamoramento” viene mostrato come tipicamente adolescenziale, improvviso, esitante da parte di lei, e naturalmente scontato da parte di lui, conscio di piacere. Verosimile secondo me, promossa ;) il brutto è che gran parte di questo background psicologico emerga attraverso scene che rasentano in molti casi l’idiozia…trovate esempi dopo x.x

Di Simon viene mostrato poco, ma è sufficiente a farci capire di che tipo di persona si tratti: un nerd insicuro, suo malgrado coinvolto nelle vicende di Clary, che decide di seguire perché innamorato silenziosamente di lei da quando erano bambini…un po’ come Mary Jane (Ficarotta – cit.) e Peter “Spiderman” Parker. La Clare rende bene il contrasto tra lui e Jace, facendoci capire che non ha alcuna speranza, ma anche qui lo fa attraverso scene che sono decisamente dimenticabili: ok, si parla di adolescenti, che NON è sinonimo di cerebrolesi cazzo @.@

Degli altri cacciatori, Isabelle e Alec ci viene detto poco: in tanti casi sono figure funzionali all’azione, c’è una tentativo di approfondimento nella seconda parte del libro – dove ad esempio si viene a sapere che Alec è gaio e segretamente innamorato di Jace – ma perlopiù ho notato che, rispetto ai principali, ricoprono il ruolo di comprimari senza uscirne. Lo stesso si può dire di Hodge e Luke: servono a far progredire l’azione, il primo è quasi sempre e soltanto una fonte di infodump, il secondo scompare per 3/4 del libro (salvo una comparsata a metà, comunque indispensabile nello sciogliere l’intreccio, un infodump chilometrico portato per sua stessa bocca e un intervento risolutore nel finale) ma dato che questo è il loro ruolo, è probabile che sia giusto così.

  •  personalmente parlando avrei gradito dei capitoli di intermezzo, in cui il POV si sposta su di loro, così da tenere il lettore al corrente del loro ruolo attivo nella trama: fare come ha fatto l’autrice significa assottigliarli pericolosamente a sagome di cartone…

Di Jocelyne vediamo poco: la madre di Clary compare nel secondo capitolo, e alla fine del libro: Hodge ci racconta su di lei tutto ciò che vogliamo sapere, presumibilmente nei seguiti del libro il personaggio verrà ripreso, non so, non li ho letti (e neppure so se lo farò).

…diciamo che sul fattore caratterizzazione, ci siamo abbastanza.

LE SCENE, LA VICENDA, L’AZIONE E LE MAGAGNE

Questo è un altro aspetto su cui l’autrice avrebbe dovuto soffermarsi: un romanzo è una collezione di scene…se le scene sono sceme, cambia una sola lettera ma noi pregiudichiamo l’intera resa della nostra idea!
In Shadowhunters – Città di Ossa ci sono molte scene sceme, frasi infelici e dialoghi stupidi: probabilmente è un must have dei romanzi per giovani adulti, anche se non ricordo di averne mai trovate in Melville, Burroughs e Lovecraft; qualche esempio? Iniziamo già nel primo capitolo:

Con il cuore che le martellava nel petto, Clary si nascose dietro la colonna più vicina e diede un’occhiata furtiva. Vide il biondo camminare avanti e indietro, le braccia incrociate davanti al petto. «Allora?» disse. «Non mi hai ancora detto se qui ci sono altri come te.»
Come te? Clary si chiese di cosa stesse parlando. Forse era capitata in mezzo a una guerra tra gang.
«Non so di cosa parli» rispose il ragazzo coi capelli blu. Il suo tono di voce era sfrontato, nonostante il dolore.
«Di altri demoni» disse il ragazzo moro disegnando la parola nell’aria con le dita. «Cittadini dell’Inferno e servi di Satana, secondo la religione. Ma, secondo il Conclave, tutti i tipi di spirito, potere o principio malevolo e maligno che si trovi fuori dalla nostra dimensione originaria…»
«Basta così, Jace» lo fermò la ragazza.
«Isabelle ha ragione» disse il ragazzo con la giacca impermeabile. «Qui a nessuno serve una lezione di semantica… e neppure di demonologia.»
Sono pazzi, pensò Clary. Pazzi completi. Demoni? Altre dimensioni? Cosa diavolo sta succedendo qui?

Alla vostra attenzione l’infodump  (per fortuna non sono così brutali, nel corso del libro: molto spesso vengono egregiamente mascherati dai pistolotti di Hodge) e il dialogo interiore da fanfiction liceale come quelle che scrivevo io. Pessimo, e so di cosa parlo.
La scena continua quando Clary decide di mettersi in mezzo: chi fra noi non vorrebbe fermare tre tizi poco raccomandabili – due armati di lama, la terza di frusta – mentre stanno regolando i loro conti?

Clary non poté resistere oltre. Uscì da dietro la colonna. «Fermi!» urlò. «Non potete farlo…»

Gegnale, come il successivo scambio di idee con Jace, il cacciatore di demoni quindicenne più spocchioso di NY:

 […] «Non vado da nessuna parte» si rifiutò Clary. «Se me ne vado, voi lo ucciderete.» Indicò il ragazzo coi capelli blu.
«È vero» ammise Jace, rigirandosi il coltello tra le dita. «E a te perché dovrebbe importare se lo uccidiamo o no?»
«Perché…» farfugliò Clary. «Perché non si può andare in giro a uccidere le persone.» […]

Anima candida.
Più avanti c’è Simon che chiede informazioni sul Mondo Invisibile; e da bravo adolescente segaiolo…

«Ma i vampiri sono fighi, vero?» insisté Simon. «Voglio dire, le vampire sono sexy, o no?»

Sigh >.< saltiamo avanti di qualche centinaio di pagine, quando la combriccola ha appena scoperto che la madre di Clary era sposata con Valentine:

«Ho qualche dubbio che voglia rimettersi con lei dopo che ha mandato un Divoratore a casa sua» disse Alec, che si era presentato quando la cena era ormai in tavola. Nessuno gli aveva chiesto dove fosse stato e lui non aveva detto nulla. Sedette accanto a Jace e di fronte a Clary, evitando di guardarla negli occhi.
«In effetti non sarebbe una grande mossa» concordò Jace. «Meglio prima i fiori, poi una lettera di scuse e soltanto dopo le orde di demoni assetati di sangue.» (dafuq? NdR)
«Magari glieli ha mandati, i fiori» disse Isabelle «per quello che ne sappiamo.»
«Isabelle» la richiamò paziente Hodge. «Stiamo parlando dell’uomo che ha portato su Idris una distruzione mai vista prima, che ha messo i Cacciatori contro i Nascosti e ha inondato di sangue le strade della Città di Vetro.»
«Be’, i cattivi sono sempre dei gran fighi, no?» (…>.< NdR)

Qui si discute del fatto che la madre di Clary sia riuscita a nascondersi dal direttivo dei cacciatori, dopo la rivolta di Valentine.

«Jocelyn ha abbandonato il marito prima della fine» disse Hodge. «Ed è probabile che abbia fatto in modo di evitare che la Coppa finisse nelle sue mani. Anche il Conclave avrebbe pensato che ce l’aveva lei, se avesse saputo che era ancora viva.»
«Mi sembra» disse Clary con un tono pungente «che tutti quelli che il Conclave pensa siano morti non lo sono mai per davvero. Forse dovrebbe assumere un bravo medico legale.» (… NdR)

Qui Jace, interessato evidentemente alla patatina di Clary, scredita il suo pericoloso rivale Simon con parole DAVVERO pesanti…leggete a vostro rischio!

Si portò una mano alla bocca come se si fosse ricordata qualcosa all’improvviso. «Oh… Simon!»
«No, sono Jace» Jace finse di spazientirsi. «Simon è quello sfigato con la faccia da furetto, i capelli orrendi e un gusto per l’abbigliamento davvero imbarazzante.»
«Piantala» rispose Clary, ma era stata una reazione automatica più che sentita. «Volevo chiamarlo, prima di andare a dormire, per vedere se era arrivato a casa sano e salvo.»
Jace scosse il capo e levò gli occhi al cielo come se potesse aprirsi e svelargli i segreti dell’universo. «Con tutto quel che sta succedendo tu ti preoccupi di Faccia da Furetto?»
«Non chiamarlo così. Non assomiglia a un furetto.»
«Forse hai ragione» disse Jace. «Mi è capitato di vedere dei furetti che non erano male. Lui sembra più un topo.»

Dato che questo dialogo vi è sicuramente piaciuto, vi offro gratuitamente altri scambi di fuffosità:

«Io la voglio, la tua zuppa» disse Simon.
«No che non la vuoi» disse Jace. «Vuoi soltanto andare a letto con Isabelle.»
Simon rimase di stucco. «Non è vero!»
«Grazie tante» borbottò Isabelle guardando la pentola, ma stava ridacchiando.
«Oh, sì che è vero» disse Jace. «Dai, chiediglielo, così lei può dirti di no e noi possiamo continuare a farci i fatti nostri mentre tu ti crogioli nell’umiliazione.» Schioccò le dita. «Muoviti, mondano, abbiamo del lavoro da fare.»

[..]

«Possono leggere il pensiero?» chiese Clary sottovoce.
«Tra le altre cose. Sono tra i cacciatori di demoni più temuti.»
«Non mi sembrano così pericolosi» disse Simon. «Io preferirei avere qualcuno che mi pasticcia dentro la testa piuttosto che uno che me la vuole tagliare via.»
«Allora sei ancora più idiota di quello che sembri» disse Jace guardandolo con disprezzo.

[…]

«Io verrò con te» disse Jace. «Resterò con te mentre lo fanno.»
«Basta così.» Simon si alzò dal tavolo, rosso di rabbia. «Lasciala stare.»
Alec guardò Simon come se si fosse accorto di lui solo in quel momento, mentre si levava un ciuffo di capelli neri dalla fronte e sbatteva gli occhi. «Che ci fai ancora qui, mondano?»
Simon lo ignorò. «Ti ho detto di lasciarla stare.»
Jace gli rivolse un’occhiata lenta e dolcemente velenosa.

[..]

Clary si chiese se Isabelle non fosse più sensibile di quanto credesse Jace. Forse avrebbe capito che tipo fantastico era Simon, quanto era divertente, intelligente, affettuoso. Forse avrebbero iniziato a uscire insieme. L’idea la riempì di un imprecisato orrore.

[…]

 «Izzy sta arrivando» disse. «Si porta dietro il mondano.»
«Simon? Da dove è uscito?» chiese Jace.
«Si è presentato stamattina presto. Non riusciva a stare lontano da Izzy. Patetico.»
Alec sembrava divertito. Clary avrebbe voluto tirargli un calcio.

[..]

Clary ritrasse lentamente la mano. «Va bene.»
«Potrei darti una giarrettiera in cui infilarlo» propose Isabelle. «Ne ho a tonnellate.»
«Assolutamente no!» si lasciò scappare Simon.
Clary gli lanciò un’occhiata irritata. «Grazie, ma non sono proprio il tipo da giarrettiera» disse con evidente sollievo di Simon.

[…]

Anche mezzo agghindato da cacciatore di demoni, pensò Clary, Simon aveva l’aria del bravo ragazzo che ti viene a prendere a casa ed è educato coi tuoi genitori e fa le coccole al tuo cane.
Jace, invece, sembrava il tipo di ragazzo che viene a casa tua e le dà fuoco. (SIGH!!! NdR)

[…]

Il lucchetto cadde a terra con un rumore secco, ridotto a un ammasso contorto di metallo. Jace sembrava soddisfatto di sé. «Come al solito» disse. «Sono incredibilmente bravo in queste cose.»
Clary provò un improvviso senso di fastidio. «Quando la parte autocelebrativa della serata sarà finita…»

[..]

Fuffosità del genere affliggono un po’ tutto il libro, mi fermo qua sennò facciamo notte >.<
Proseguiamo. Verso la fine della prima parte, si scopre che qualcuno ha cancellato parte dei ricordi di Clary: è qualcosa che riguarda il suo passato, bisogna recuperarli, così si organizza un viaggio alla Città di Ossa – nascosta sotto un cimitero a NY Central – su una limousine volante che in realtà è una carrozza (secondo la protagonista, ricorda quella di Cenerentola >.>) per organizzare un bello stupro mentale ad opera di figuri che assomigliano a zombi: i Fratelli Silenti.

«Scommetto che è per il tuo blocco mentale. Se ne occuperanno i Fratelli.»
«E poi?»
«E poi tutto apparirà com’è: infinito» disse Jace con un sorriso amaro.
«Questa l’hai copiata da William Blake.» (o dai cioccolatini Perugina, NdR)
Il sorriso di Jace si addolcì un po’. «Non pensavo che l’avresti riconosciuta. Non hai l’aria di una che legge molta poesia.»
«Se le porte della percezione fossero ripulite, tutto apparirebbe all’uomo come realmente è: infinito» recitò Clary. «Questi versi li conoscono tutti, grazie ai Doors.»
Jace le rivolse uno sguardo inespressivo.
«I Doors. Erano un gruppo rock» spiegò Clary.
«Se lo dici tu.»
«Immagino tu non abbia molto tempo per ascoltare musica» disse Clary pensando a Simon, per cui la musica era tutta la vita. «Con il tuo lavoro e tutto quanto…»
Lui alzò le spalle. «Soltanto qualche lamento di dannati di tanto in tanto.»

Si-iiiigh! >.< Poche pagine dopo, si arriva alla Città di Ossa e si scende sottoterra imboccando un buio cunicolo…

Clary annuì. Non osava parlare. Le scale terminavano in una sorta di pianerottolo: davanti a loro si allungava un tunnel, lungo e nero, venato dalle radici ricurve degli alberi. Una fioca luce bluastra era visibile in fondo. «È così… buio» disse Clary con un filo di voce.
«Vuoi che ti tenga la mano?»
Clary si portò entrambe le mani dietro la schiena, come una bambina. «Piantala di guardarmi dall’alto in basso.»
«Be’, sarebbe difficile fare il contrario. Sei un tale tappo…» (Jace, tu si che sai parlare alle patate: ora i privilegi di accoppiamento con Clary te li puoi anche scordare d.d)

C’è spazio per una lezione di latino…

C’era una data inci-sa sul basamento, 1234, e attorno a essa le parole: NEPHILIM: FACILIS DESCENSUS AVERNI. «Quella sarebbe la Coppa Mortale?» chiese Clary.
Jace annuì. «E quello è il motto dei Nephilim… dei Cacciatori.»
«Cosa vuol dire?»
Il sorriso di Jace fu un lampo bianco nell’oscurità. «Significa “Cacciatori: strafighi in nero dal 1234”»

…SIGH?!?
Dopo un tentativo dei Fratelli Silenti di forzare il blocco mentale, Clary ricorda un nome misterioso…e poi sviene e si fa male sul pavimento di pietra di una cripta. Adoro queste schermaglie, il problema è che gli adolescenti, nella vita, NON parlano come i protagonisti dei film d’azione di serie B…

«Hai sporcato di sangue le Stelle Parlanti» disse lui. Clary vide che aveva ragione: sul marmo bianco e argenteo c’era una macchia del suo sangue. «Scommetto che da qualche parte c’è una Legge contro questa cosa.» Le girò il braccio con più delicatezza di quanto Clary l’avrebbe creduto capace. Si strinse il labbro inferiore tra i denti e fischiò: lei abbassò lo sguardo e vide che uno strato di sangue le copriva l’avambraccio, dal gomito al polso. Il braccio pulsava, era rigido e faceva male.
«Questa è la parte in cui tu ti strappi la maglietta e mi fasci la ferita?»
scherzò lei con un filo di voce. Odiava la vista del sangue, soprattutto del proprio.
«Se tutto quello che volevi era che mi togliessi i vestiti, bastava chiedere.» Si infilò una mano in tasca e tirò fuori lo stilo. «Sarebbe stato molto meno doloroso.»

Appena dopo la puntata alla Città di Ossa, i nostri eroi di punto in bianco vanno…al ristorante d.d eh già, se quando Carletto ha fame sclera e si maschera da carnevale, quando Jace ha fame il diavolo inizia a tremare: bisogna mangiare! E quale posto migliore della taverna  “Casadiavolo” di Gennaro ‘o Satanasso, per calmare le voglie improvvise?

QUESTA è vera cucina infernale!
Gordon Ramsey oggi propone Jace allo spiedo con salsa ai mirtilli *_____*

…sospetto che questo sia un riempitivo di pagine, oltre che un bieco espediente per sbloccare la trama, come vedremo tra un momento; in ogni caso il ristorante è ovviamente un posto per Nascosti, e Clary lo capisce ben presto..

«Poveri mezzosangue» aggiunse Alec prendendo il menu. Lo prese anche Clary, e restò a bocca aperta. Locuste e miele erano indicate come specialità della casa, come anche piatti di carne cruda, pesci crudi interi e una cosa chiamata sandwich di pipistrello fritto. La pagina delle bevande era dedicata a diversi tipi di sangue alla spina: con notevole sollievo di Clary, si trattava di vari tipi di sangue animale, anziché di A, 0 o B negativo. «Chi mangia pesci crudi interi?» chiese ad alta voce.
«I kelpie» disse Alec. «I selkie. E ogni tanto anche i nixie.»
«Non ordinare i piatti delle fate» disse Jace guardandola da dietro il menu. «Tendono a mandare fuori di testa gli umani. Un minuto prima ti stai ingozzando di prugne fatesche e un minuto dopo ti ritrovi a correre nudo lungo Madison Avenue con delle corna di legno che ti spuntano dalla testa. Non» aggiunse immediatamente «che questo sia mai successo a me.» happyfaic
Alec scoppiò a ridere. «Ti ricordi…» iniziò, e si lanciò in una storia che conteneva così tanti nomi di cose e creature misteriose che Clary non cercò nemmeno di seguirla. Ne approfittò per osservare Alec mentre parlava con Jace. C’era in lui un’energia cinetica quasi febbrile che non aveva prima.

…le prugne “fatesche” (che suppongo stia per “fairy”…ma non c’era una perifrasi migliore per tradurlo?!?) faranno CAGARE come questo brano? Non lo so, non voglio saperlo, in ogni caso non vi ho risparmiato la fuffosità mentecatta finale: così Troisiana, la apprezzate nevvero?
Con un procedimento che rasenta pericolosamente il Deus-Ex, durante l’allegro convivio l’autrice mette in tasca a Isabelle un espediente per sbloccare la trama; i particolari a dopo, vi risparmio in ogni caso la descrizione di 4 pagine del trucco di Clary in preparazione a una festa (che fortunatamente ha la sua ragione d’essere nell’economia del libro); pura fuffa, dato che non voglio fare una di quelle recensioni dove la vicenda viene commentata passo-passo mi fermo qui, ma non posso esimermi dal riportare la trovata che segue:

«Non conosco nessun Valentine» negò Magnus, ma i suoi occhi sfarfal-larono come due fiammelle tremolanti di candele e Clary capì che stava mentendo. «Mi dispiace per le tue tragiche vicende personali, ma non vedo come questo possa avere a che fare con me. Se tu mi dicessi…»
«Non può dirtelo, perché non se lo ricorda» disse Jace con un tono sec-co. «Qualcuno le ha cancellato i ricordi. Così siamo andati alla Città Silen-te per vedere cosa potevano estrarre i Fratelli dalla sua testa. Hanno ottenuto due parole. Credo tu possa indovinare quali.»
Vi fu un breve silenzio. Alla fine Magnus lasciò che l’angolo della sua bocca si sollevasse un poco. Il suo era un sorriso amaro. «La mia firma» disse. «Quando l’ho fatto sapevo che era un’idiozia. Un atto di vanità…»
«Tu hai firmato la mia mente?» disse Clary incredula.

In parole povere, Clary ricorda il nome di Magnus Bane – lo stregone che dietro richiesta di Jocelyne le ha inibito la Vista per fare in modo che non riuscisse a percepire nulla del Mondo Invisibile – perché lui stesso ha firmato il suo incantesimo inscrivendo nella mente della ragazza il suo nome…

MA ALLORA SEI SCEMO! >.<
No adesso…allora…in molti racconti di second’ordine i Kattivi (con il cui termine generico indichiamo tutti gli antagonisti dell’Eroe e della sua cricca) si comportano da perfetti deficienti, perché è previsto che lo facciano, in modo che i Buoni possano sconfiggerli (anche Sauron, nel finale del Signore degli Anelli fa un po’ la figura del rincoglionito) ma almeno l’autore ha il pudore di negare l’evidenza, o quantomeno di glissare cercando di convincerci della gegnalità del Kattivo anche quando si vede lontano un miglio che si tratta di un personaggio diversamente astuto; qui siamo addirittura oltre, qui il Kattivo ammette candidamente di essere un bamba: puro S-P-E-T-T-A-C-O-L-O! *______*
Ok, fine della rassegna di demenzialità, se ne volete ancora comperatevi il libro e leggete, io un’idea dell’aria che tira spero di avervela data; a questo punto desidero parlare di qualcos’altro: l’azione.

In Shadowhunters – Città di Ossa c’è poca azione, e i combattimenti sono – indovinate un po’? – fuffosi! ^______^ non so se anche questo fa parte dello standard per i romanzi Young Adults, ma quelle tre o quattro volte in cui si arriva alle vie di fatto scivolano come se niente fosse, senza coinvolgere, senza lasciare quasi nulla al lettore.
Iniziamo nel primo capitolo, al Pandemonium, quando Clary spia i tre Shadowhunters che vogliono fare la pelle a un demone minore…

In quell’istante il ragazzo coi capelli blu, con un urlo acuto e ferino si liberò dalle corde che lo tenevano legato alla co-lonna e si lanciò contro Jace.
Caddero a terra e rotolarono avvinghiati. Il ragazzo coi capelli blu lacerava la pelle di Jace con le mani che scintillavano come se le punte delle dita fossero di metallo. Clary arretrò: avrebbe voluto fuggire, ma inciampò in un rotolo di cavi elettrici, cadde e rimase a terra senza fiato per la botta. Sentì Isabelle strillare. Rotolò su un fianco e vide il ragazzo coi capelli blu seduto sul petto di Jace. Le punte dei suoi artigli affilati come rasoi lucci-cavano di sangue.
Isabelle e Alec corsero verso i due contendenti. Isabelle brandiva la sua frusta. Il ragazzo coi capelli blu cercò di colpire il volto di Jace coi suoi artigli, Jace sollevò un braccio per proteggersi, e gli artigli lo dilaniarono, facendo schizzare sangue dappertutto. Il ragazzo coi capelli blu tentò un nuovo affondo… quando la frusta di Isabelle si abbatté sulla sua schiena. Il ragazzo emise una specie di ululato e cadde su un fianco.
Veloce come la frusta di Isabelle, Jace rotolò di lato e nelle sue mani comparve di nuovo il coltello. Affondò la lama nel petto del ragazzo coi capelli blu. Un liquido nerastro esplose attorno all’elsa. Il ragazzo inarcò la schiena senza alzarsi dal pavimento. Jace si rimise in piedi con una smor-fia. La sua camicia nera in alcuni punti era ancora più nera per il sangue che la infradiciava. Volse lo sguardo sulla figura che si contorceva ai suoi piedi, si abbassò, ed estrasse il coltello dal suo corpo. L’elsa era resa scivolosa da un fluido nero.

Notare la metafora cretina, il raccontato nella prima parte, che si mescola al mostrato nella seconda…non sono sicuro che sia una buona tecnica, mi disorienta x.x e già che ci siete, mi spiegate che cos’è “una specie di ululato”? Ci sono modi decisamente più eleganti – o quantomeno, meno abborracciati – per dire che il demone caccia un urlo, sempre a parer mio :)

Più avanti, Clary scapperà di casa e mentre è lontana, sua madre verrà sequestrata dai tirapiedi del cattivo, che lasciano dei mostri a guardia nel suo appartamento. Così, just in case: e non si tratta di demoni – invisibili – ma di esseri umani mutati dalla magia nera, chiamati Dimenticati. Così se il corriere espresso suona per portare un pacco, trova un satanasso che gli fa “BUH!” e si piglia un coccolone. Si, deve essere stata proprio questa la pensata di Valentine happyfaic
Naturalmente lei e Jace vanno a ficcare il musetto, e così ci scappa un’altra rissa, questa volta contro una specie di gigante albino (che devo ancora capire come ha fatto a entrarci, dentro un appartamento di condominio).

Sopra di lui incombeva un uomo enorme, come il gigante di una favola. Era largo come una quercia e in una mano mastodontica e bianca come quella di un cadavere stringeva una grande ascia. La sua pelle grigiastra era coperta di stracci luridi e laceri e i suoi capelli erano una specie di groviglio impastato di terra. Puzzava di sudore putrido e carne marcia. Clary fu contenta di non poterne vedere il volto: la schiena era già più che sufficiente.

Metafora inutile, presa visione…vedremo ora, per la prima volta, l’uso delle spade angeliche che dovrebbero assomigliare a spade laser…ma che non hanno un grammo del carisma di queste ultime. Se non altro perché, per accenderle, devi fare l’appello.

Jace aveva in mano la spada angelica. La sollevò e urlò: «Sansanvi!»

Fortuna che i Jedi non devono addestrarsi nello spelling. O forse no xD

“Pronuncia! La pronuncia è tutto! Imparare la pronuncia tu devi! Fino a quando non impari, pedalare!”

Comunque…

Una lama scattò fuori dalla bacchetta. Clary pensò a quei vecchi film in cui c’erano bastoni da passeggio con una lama nascosta dentro. Ma non aveva mai visto una spada del genere, prima d’allora: trasparente come vetro, con l’elsa luccicante, incredibilmente affilata, e lunga quasi come l’avambraccio di Jace. Il ragazzo tirò una sciabolata e colpì il braccio del gigante, che arretrò con un urlo.
[…]
Jace rise. Quella risata parve far infuriare la creatura, che abbandonò l’ascia e si lanciò verso di lui con gli enormi pugni sollevati. Jace fece ruotare la spada angelica, compiendo un arco perfetto e affondando la lama fino all’elsa nella spalla del gigante. Per un istante la creatura restò ferma, barcollando leggermente. Poi si tuffò in avanti, le mani tese e pronte ad afferrare l’avversario. Jace si spostò di lato velocemente, ma non abbastanza: l’enorme mano lo afferrò, mentre il gigante cadeva a terra, trascinandolo con sé. Jace lanciò un urlo, poi vi fu una serie di colpi sordi, e infine… il silenzio.
[…]
Clary si alzò. «Come va il braccio?»
«Rotto» tagliò corto lui. «Mi puoi infilare una mano in tasca?»
Clary esitò un po’ e poi annuì. «Quale?»
«Quella interna della giacca. A destra. Prendi una spada angelica e dammela.» Restò immobile, mentre lei gli infilava nervosamente le dita nella tasca. Era così vicina che riusciva a sentire il suo odore: sapeva di sudore, di sapone e di ragazzo. Il suo alito le faceva il solletico alla nuca. Le dita di Clary si chiusero su una bacchetta. La tirò fuori senza guardarlo.
«Grazie» disse Jace. Sfiorò lievemente la bacchetta con le dita prima di evocarla: «Sanvi!» Come prima, la bacchetta si trasformò in una spada dall’aria estremamente pericolosa, il cui bagliore illuminò il volto di Jace.
[…]
Con la mano destra estrasse qualcosa dalla cintura. Era il cilindretto lucido che aveva usato per incidere i cerchi concentrici sulla pelle di Clary. Guardandolo, la ragazza si sentì bruciare l’avambraccio.
Jace vide che lo stava fissando e si produsse nel fantasma di un sorriso. «Questo» disse «è uno stilo.» Lo avvicinò a un marchio che aveva appena sotto la spalla, una strana forma simile a una stella. Due punte della stella erano più lunghe delle altre, e non erano collegate. «E questo» proseguì Jace «è quello che succede quando un Cacciatore si ferisce.»

…si evince, tra le altre cose, che le spade angeliche vengono vendute in confezione famiglia alla Esselunga, ed è bene farne scorta quando c’è il 3×2 (ma occhio a non confondere i nomi: se ne chiamate una col nome di un’altra, si imbizzarriscono e vi sodomizzano happyfaic happyfaic happyfaic).
Segue in ogni caso la cura istantanea delle ferite (non prima di un paragone d’eccezione, il “fantasma di un sorriso”: ma SIGH!). Prendiamo visione del tentativo di mostrato, che scivola nel raccontato quasi immediatamente, e passiamo oltre a malincuore…si perché di altre scemne su questo stile ce n’è a cataste, compresa quella del demonio megagalattico Abaddon (per la Clare, è “Abbadon” d.d) che appare quando Clary recupera finalmente la Coppa Mortale come il più triste dei boss di fine livello; dopo aver messo spalle al muro tutta la cricca di cacciatori armati fino ai denti – ovviamente a seguito di un gustosissimo fuffacombat sul pianerottolo del palazzo di Clary – viene rispedito all’inferno proprio da Simon, che impossessatosi di un arco da cacciatore, tira una freccia contro un lucernaio oscurato…
…eh si, perché i demoni temono la luce :) e se io fracasso il lucernaio e illumino il demone, allora il demone è cornuto e mazziato: suggeriamo questo innovativo modello di esorcismo a padre Amorth?

«Io sono Diablo. Io sono il Demone degli Abissi. Miei sono gli spazi deserti tra i mondi. Mio è il vento e l’ululante tenebra. Io sono differente da quelle cose miagolanti che voi chiamate demoni quanto un’aquila è diversa da una mosca. Non potete sperare di sconfiggermi. Datemi la Coppa o morirete.»
…cazzo, mi sa che ho sbagliato qualcosa…

Un ultima chicca veloce veloce da leccarsi le orecchie, direttamente dalla fine del libro: l’assalto alla roccaforte del cattivo gaio happyfaic che ha rapito Jace per i suoi sordidi appetiti, avviene con l’aiuto di un branco di licantropi il cui capomuta è il patrigno di Clary, Luke. Tralasciando il modo con cui si arriva alla scoperta del nascondiglio (ci arriviamo tra un momento) anche qui l’azione è generica e sciatta.

Il branco li circondò, un anello di lupi rivolto verso l’ospedale. Altri lupi si accostarono al cerchio su entrambi i lati. Era come se lei e Luke fossero il centro di una stella che si irradiava verso l’esterno. Iniziarono a muoversi verso il portico dell’ospedale. Sempre alle spalle di Luke, Clary nemmeno si accorse quando il primo dei Dimenticati li attaccò. Sentì un lupo ululare, come in preda al dolore… l’ululato si fece sempre più forte, fino a trasfor-marsi in un ringhio. Vi fu un rumore sordo e poi un urlo gorgogliante, e un suono come di carta strappata…
Clary si ritrovò a chiedersi se i Dimenticati fossero commestibili.
[…]
I lupi li affrontarono a testa bassa. Gli artigli lacerarono, le zanne scavarono e strapparono. Clary vide uno dei guerrieri Dimenticati, una donna, cadere all’indietro con la gola aperta e le braccia che ancora si contorcevano. Un altro guerriero colpì un lupo con un moncone di braccio, mentre l’altro moncherino giaceva a terra a un metro di distanza, il sangue che schizzava pulsando. Il sangue nero e torbido come acqua di palude scorreva a fiumi, rendendo viscida l’erba e facendo scivolare Clary. Luke la prese prima che cadesse a terra. «Stammi vicina.»

Evidenziate frasi cretine a spaglio, metafore e ripetizioni mai editate: sembra una battaglia di Nihal, con l’importante differenza che qui, almeno, un tentativo di descrizione c’è…ma è usato male, a mio parere. Le ultime due frasi sono inoltre una scelta decisamente infelice, perché spezzano il ritmo a metà, come se il combattimento fosse già finito…e invece, nel paragrafo successivo, si riprende.

Clary non avrebbe saputo dire chi stesse vincendo: i lupi avevano dalla propria parte le dimensioni e la velocità, ma i Dimenticati erano implacabili e sorprendentemente difficili da uccidere (non è meglio se lo MOSTRI invece di RACCONTARLO, cocca-Clare? NdR) Vide il grande lupo chiazzato, che in forma umana era Alaric, abbattere un avversario strappandogli le gambe di sotto per poi balzargli alla gola. Il Dimenticato continuò a muoversi anche dopo esser stato fatto a pezzi, e la sua ascia aprì un lungo taglio rosso nella pelliccia del lupo.
[…]

…perché, ci sono anche le gambe di sopra? d.d L’alternarsi di raccontato-mostrato continua ancora per molto: dopo, Luke affronterà due luogotenenti di Valentine e Clary si ritroverà faccia a faccia col cattivo. Lo Scontro Finale™ non è meno fuffoso, se volete ve lo leggete, anche lì la tecnica rimane la stessa: si racconta e si mostra, il risultato è  infelice e dimenticabile.

Ultima parentesi e poi basta: i Deus Ex-Machina. Con questo termine si indica il salvataggio improvviso e ingiustificato di un personaggio da una situazione senza uscita, prego riferitevi al link fornito, non ho voglia di pontificare anche su questo. In Shadowhunters i Deus-Ex non abbondano, per fortuna, e non sono nemmeno così smaccati come in altri cacolavori (il condotto di servizio dietro le mua della bottega di Livon, servito su un piatto d’argento, rimane come potete facilmente intuire il metro di paragone unico e inamovibile!); invece lasciano perplessi i modi in cui la trama si sblocca: per questo potremmo usare il termine innovativo di Deus Ex-Plot, se gradite xD due esempi su tutti:

Il primo Deus Ex-Plot: i cacciatori scoprono chi è Magnus Bane grazie a un volantino che Isabelle si ritrova in tasca durante la sosta al ristorante…

«Non può essere, però sono quasi sicura che…» (…wut? O.o NdR)
Isabelle si mise a rovistare nella borsa e tirò fuori un foglio di carta blu ripiegato. «Guardate questo» disse tenendolo tra le dita.

Malgrado l’aspetto simile a quello di un assorbente pronto all’uso, si tratta dell’invito ad una festa di Magnus il Magnifico…e siccome 2+2 = 22 la trama è sbloccata in scioltezza.

[…]
Dove lo hai preso, Izzy?
Lei agitò una mano a mezz’aria. «Da quel kelpie al Pandemonium. Mi ha detto che sarebbe stata una festa pazzesca. Ne aveva una pila intera, di questi.»
«Che cos’è?» chiese Clary impaziente. «Avete intenzione di farlo vedere anche a noi o no?»
Jace lo girò in modo che potessero leggerlo tutti. Era stampato su una carta sottile, simile a pergamena, con una calligrafia leggera, elegante, sinuosa (e fuffosa NdR). Annunciava un raduno presso la umile dimora dello stregone Magnus il Magnifico (sigh, NdR) e prometteva ai partecipanti “un’estatica serata di piacere al di là dei vostri sogni più sfrenati” (arisigh, NdR)
«Magnus» disse Simon. «Magnus come Magnus Bane?» (…BANANA! banana NdR)
«Non credo che ci siano molti stregoni di nome Magnus, in questa zona degli Stati Uniti» gli fece notare Jace.
[…]

Isa afferma di averlo preso al Pandemonium, come leggete, ma la narrazione non si sofferma su questo punto…e in ogni caso è una trovata da esordiente >.< un minimo di sforzo e poteva venire fuori un modo molto più elegante di sbloccare il plot

  • ESERCIZIO per i possessori del libro: provate a pensare, come fareste voi in una situazione del genere a far andare avanti le cose? Quando ci avete pensato (mi raccomando, attività sconsigliata ai diversamente astuti e alle scrittrici di romanzi per adolescenti) mandatemi per mail il parto delle vostre menti bacate. Ci conto eh!

Il secondo Deus Ex-Plot: dopo che Clary viene salvata da Luke, tenero cucciolone mannaro pieno di pulci, i due riflettono sul modo di scovare la roccaforte di Valentine…

«Voglio sapere cosa faremo adesso. Ora Valentine ha due ostaggi… e la Coppa. E noi non abbiamo niente.»
«Non direi che non abbiamo niente» disse Luke. «Abbiamo un piccolo esercito. L’elemento problematico è che non sappiamo dove sia Valentine.»
[…]
«Valentine non ha una specie di nascondiglio? Un covo segreto?»

Ma cerrrrrto che ce l’ha, patatina! Che razza di Evil Overlord™ sarebbe? Ci ha la società seGGreta, vuoi che non ci abbia pure una Evil Overlord Lair™? E dove mai potrebbe essere? Dentro un vulcano spento su un’isola deserta, non segnata sulle carte e fuori dalle rotte commerciali?

«Valentine è da qualche parte a New York. Questo lo dicono tutti

Desumibile, lo concedo, dalle vicende che Clary ha passato nel corso dell’avventura; ma da lì a che lo dicano “tutti”…e anche il tal caso, non ci credo che non esista un mago in grado di localizzare il suo culo nelle alte sfere del Conclave…>.>
E vabbè, ci risparmiamo altre 300 pagine di libro, in fondo questo è “Shadowhunters – Città di Ossa” e non “L’ombra dello scorpione” (e forse è un bene che sia così d.d King non è per tutti); in ogni caso ecco la folgorante reminescenza:

«Quando l’ho visto all’Istituto, è uscito da un Portale. Magnus ha detto che ci sono solo due Portali a New York, uno da Dorothea e uno da Renwick. Quello a casa di Dorothea è stato distrutto, e comunque non me lo vedo Valentine a nascondersi lì, per cui…»

…eh si, la matematica non è un’opinione manco all’inferno, 2+2 fa sempre 22; è MOLTO sospetta, in ogni caso, l’improvvisa presenza di spirito di una ragazza stanca, ferita e presumibilmente sconvolta dal tradimento di Hodge, dal rapimento di Jace e dalle rivelazioni fuffose sul passato del patrigno, che hanno occupato per intero il capitolo precedente…ma forse sono solo io che malpenso e maligno (la seconda alternativa, quella di una scrittrice che non vuole sforzarsi a tirar fuori una soluzione migliore, non voglio nemmeno prenderla in considerazione u.U). In ogni caso la trama è sbloccata ancora una volta: Renwick è un antico manicomio in rovina sull’isola di Roosevelt, un posto che dovrebbe essere ben conosciuto a chi abita a NY da una vita, specie a una scolaretta che molto probabilmente avrà studiato storia cittadina sui banchi di scuola. E invece, per arrivare a questo quid e risolvere definitivamente l’enigma, là dove le pagine Gialle (!!!) falliscono, la spunta una ricerca su Google!
…mi viene a questo punto il dubbio che i personaggi Urban Fantasy soffrano, al pari delle loro controparti Fantasy-e-basta, di quella strana sindrome descritta non per la prima volta da John Langdon Down nella seconda metà del XIX Secolo.

«Renwick?» Luke sembrava sconcertato. «Nessun Cacciatore si chiama Renwick.»
«E se Renwick non fosse una persona?» disse Clary. (…banana? bananaNdR)
[…]
Gretel tornò con delle Pagine Gialle dall’aria umidiccia e le lanciò a Luke. Lui aprì il volume stando in piedi, mentre la donna-lupo medicava il suo fianco ferito con bende e unguenti. «Sull’elenco ci sono sette Renwick» disse dopo un po’. «Nessun ristorante, albergo o altro.» Si spinse sul naso gli occhiali, che scivolarono giù subito dopo.
[…]
«Fammi fare una telefonata» disse allungando una mano.
Luke parve esitante. «Clary…»
«Riguarda Renwick. Ci vorrà un secondo.»
Lui le consegnò il telefono senza molta convinzione. Lei compose un numero dando le spalle a Luke per avere l’illusione di un po’ di privacy.
Simon rispose al terzo squillo. «Pronto?»
«Sono io.»
[…]
«Senti, ho bisogno che cerchi una cosa su Google per me.»

Si, sono d’accordo, probabilmente un rigazzino nemmeno ci fa caso a queste cose; il guaio è che io non sono più un rigazzino :). Ciò detto, è tempo di passare finalmente alle…

CONCLUSIONI

E qui la tirerò corta: se avete meno di diciott’anni e una soglia piuttosto alta di sospensione dell’incredulità (e della nausea, di fronte alle trovate a tratti gegnali dell’autrice) questo libro può piacervi, perché tutto sommato ha qualcosa di buono;se siete fruitori di letteratura per bimbiminchia e considerate la saga di Percy Jackson sullo stesso piano del Nome della Rosa, invece lo adorerete.
In qualsiasi altro caso trovatevi qualcos’altro da leggere.

2.4/5 ...non troppo schifoso!

2.4/5
…schifoso ma non troppo!

 
3 commenti

Pubblicato da su 17 settembre 2013 in Recensioni

 

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3 risposte a “Recensione: Shadowhunters – Città di Ossa

  1. gianni

    7 aprile 2015 at 18:29

    :D A parte che Gaia Cincia c’ha un po’ ragione, la recensione m’ha fatto sbacchiare dalle risate, perché calza. Caspita ‘sto libro… Sembra un insieme di testi di canzoni (d’amore) italiane recenti.
    Ps.: com’è che il mondo ora è pieno di giocatori di giochi di ruolo E quando io ero “giovine” ero lo sfigato che ci giocava? ? ?

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  2. Gaia Cincia

    21 settembre 2013 at 17:22

    Tesò, le tue recensioni sono stupefacenti…ma “un cicinìn” troppo lunghe xDDD
    Dimmi un po’, devo immaginarti a leggerlo con la voce da stronzetto o con quella da puccioso?
    Un abbraccio :*

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