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Il lavoro nobilita?

10 Set

ARTICOLO SCRITTO DI GETTO
NON ROMPETEMI IL CAZZO CHE TANTO NON LO CORREGGO!

Questa è una cosa che mi vanno dicendo tutti, da sempre, ma io sto seriamente iniziando a pensare, invece, che “il lavoro renda liberi” (cit). Dai, pensateci, non è che voglia fare a tutti i costi il Bastiano Contrario, ma me lo spiegate che cosa cazzo c’è di nobile:

  • nello spedire centinaia di curriculum a giro e venire ignorati nel 95% dei casi…
  • nell’essere ricevuto a colloquio dal rimanente 5% di stronzi scazzati in camicia pezzata di sudore, con la buzza di fuori, che sembra ti stiano facendo il più grande favore di questo mondo a starti a sentire, mentre hanno già deciso che non ti chiameranno…
  • nel sentirsi proporre stage di 6 mesi a 200€/mese a titolo di rimborso spese – naturalmente full-time – e poi venire mollati; o se ti va meglio…
  • nel venire licenziati su due piedi da un giorno all’altro!
  • nell’alzarsi prestissimo al mattino e tornare tardissimo alla sera, trascurando ogni altra cosa per un fottuto millino (quando va bene) che se ne va per metà in affitto e per l’altra in bollette…
  • nel vederti la pensione scivolare via da sotto i piedi come un tappeto, e nel sapere che quando finalmente ci andrai (se ci andrai!) sarai vecchio decrepito e malato, senza più possibilità di fare tutto ciò che hai sempre rimandato perché dovevi lavorare come un matto…
  • nella consapevolezza, infine, che stai facendo qualcosa di pura sussistenza perché non riuscirai a mettere via un cazzo di quel (poco) che guadagni.

E se qualcuno mi dice “belle parole, ma io ci ho i figli, ci ho il mutuo!”, io rispondo: cazzi tuoi? :) Te l’ha detto il medico di riprodurti, figliare come un coniglio e metterti al collo il cappio di una banca?
Ora, acidità a parte, al sottoscritto pare che una situazione del genere sia accettabile in un caso soltanto, vale a dire: quando fai qualcosa che ti piace. In questo caso passi tranquillamente sopra queste cose – non ultima la storia delle 8 ore, che personalmente parlando la trovo un’idea FOLLE; in questo caso, si, sono d’accordo con chi si mette in bocca quelle parole belle e nobili. Ma in molti ALTRI casi, coi ritmi del 2013, il lavoro è una schiavitù che NON nobilita, anzi…

  1. consuma
  2. annulla
  3. rende controllabili

…perché naturalmente, se sei tutto il santo giorno dietro una scrivania, con la gobba su una tastiera, alla lunga non pensi a nient’altro…e può anche darsi che smetti proprio di pensare e lasci che la routine ti sommerga. Il bello è che se vuoi lavorare devi fare così, ti devi mettere a 90° e lasciare che te lo spingano in culo, perché nessuno negozia su orari e carichi!

Vogliamo parlare di un altro fatto? in italia nel mondo del lavoro si diventa vecchi presto! Cosa vuol dire? Che a 24 hai la tua età dell’oro, a 26 sei già sulla via del compost, e a 30 sei irrimediabilmente VECCHIO per essere preso. Questo è forse giusto, cazzo? In altri Paesi nemmeno si scrive l’età sul curriculum, perché più sei senior e più sei richiesto. Qui da noi invece…
Vogliamo parlare di un altro fatto ancora? In italia tante, troppe volte non ti prendono se non hai esperienza…ma se non ti prendono, come puoi fare esperienza? Un conoscente che ha la fabbrichetta dice che prende solo personale che sa già fare il suo lavoro, perché “addestrare un operaio o un impiegato costa troppo”, ma WTF?

Possibili soluzioni? A parer mio, per prima cosa, diminuire un po’ il ritmo: perché non tutti possono fare quel che gli piace – e tanti non hanno aspirazioni o ideali, fanno semplicemente quel che gli viene detto di fare: sarebbero ottimi militari. In ogni caso, cazzi loro – ma cristo santo, se c’è un uomo che lavora 8 ore al giorno e un uomo disoccupato, fai lavorare entrambi 4 ore! Bisogna essere laureati per afferrare questo semplice fatto?

Poi potremmo pensare a considerare la formazione, anche in azienda, un investimento; tanti lo fanno, ma non tutti…dovrebbe essere un concetto che fa parte della coscienza comune (quanto sono strane certe parole dette da me!) ma a quanto pare non è così. Anche tagliare sui corsi di formazione offerti da regioni e province è una stronzata, nel 2009-2011 il progetto Crisi qua a Torino dava lavoro a molti insegnanti (me compreso) e riempiva le aule di persone. Adesso invece…

Anche avvicinare il lavoro alle persone servirebbe a renderlo meno alienante: negli anni 50-70 la famiglia di mio padre aveva i telai in casa; altri parenti andavano a lavorare in fabbrica, o nei campi, o in officina, o in negozio con la bicicletta oppure a piedi; adesso come minimo, se proprio non sei sculato, devi farti ore di macchina e mezzi pubblici per andare sul posto…quando non devi trasferirti in un altro Paese pena la perdita del lavoro…e per uno che ama ciò che fa, me compreso (non ho mai avuto problemi a farmi un’ora di treno a/r per insegnare) magari non pesa, almeno finché sei giovane…

ma per gli altri?

Il lavoro ha perso la sua dimensione umana, io penso; chi non lavora si deprime e beve perché non ha niente da fare; chi lavora si deprime per il logoramento e si demotiva per la consapevolezza che sta facendo qualcosa che gli permette al massimo di sopravvivere (non volevo dire “galleggiare come uno stronzo” ma tant’è…:P).
Sul tema della decrescita felice pontificata da Grillo et. al. – tralasciando il fatto quantomeno bizzarro di un miliardario che predica povertà – io sono totalmente d’accordo: avere più tempo per noi e per la natura mi pare sia un diritto…tenuto conto che di vita ce n’è una sola, e alla fine si muore, e con ogni fottuta probabilità dall’altra parte non c’è un cazzo di niente. Dedicarla solo ed esclusivamente a lavorare come ci viene richiesto dallo standard mi sembra cretino, tutto qui.
Vi offro due link in tema all’argomento:

(e non rompetemi le sante palle dicendo che non tutti possono permetterselo, di vivere senza lavorare: LO SO, io per primo mi annoierei a non avere una sega da fare tutto il giorno, anche leggere dopo un po’ mi verrebbe a tedio…ma tutti possono permettersi, sempre a parer mio, di prendersela più calma e non trasformarsi in automi).

PS per l’odiosa che usa il termine “choosy” e ha una figlia con due lavori, per l’ottenimento dei quali mi ci giuoco le sante palle di cui sopra, c’entra la stessa “fortuna” che ha permesso alla Troisi di esordire con una cacca farcita come “Le Cronache del Mondo Emerso”: io lo sono e me ne vanto, perché per me la merda e il cioccolato non sono sullo stesso piano, e non mi adatto a mangiare la prima se il secondo è finito. Piuttosto crepo di fame.

 
1 Commento

Pubblicato da su 10 settembre 2013 in Generale

 

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Una risposta a “Il lavoro nobilita?

  1. Gaia CIncia

    15 settembre 2013 at 13:38

    Ciao Cal, nel mezzo del mio studio per domani trovo un po’ di tempo per leggerti…e mi hai depressa un po’ di più, che bello! Però hai ragione, anche se con quattro ore si guadagnerebbe troppo poco (e poi come #@ð®! le paghi le bollette? Passi l’acqua che se te la staccano riempi i secchi alle fontane come una volta, ma il gas e la luce sono vitali x_x) e direi di farli lavorare entrambi per sei, così ne giova anche la qualità del servizio offerto ;)

    Per quanto riguarda l’essere “choosy” (e grazie al cielo non ci ha detto “picky”)…ma ci mancherebbe altro! Scusa: ci siamo fatti il (_._) quanto una casa a studiare e prepararci per un “futuro migliore” e dobbiamo accontentarci di fare quei mestieri che i nostri genitori ci hanno sempre indicato come adatti a chi non ha voglia di studiare? Chi ha voglia e piacere di studiare (sì, anche se non viene da una “famiglia bene”) va premiato con un mestiere adatto alla sua formazione, quelli che a scuola vanno solo per tirare le caccole al vicino di banco sgobbone, beh… Prendessero le loro caccole e andassero a fare qualcosa di più utile, sia a loro che al prossimo ^_^ (invece che comprarsi una laurea in ingegneria e poi far costruire palazzi che crollano al primo rutto dell’inquilino al terzo piano)

    Boh, basta ho finito di rompere qui, torno ai miei alberi morti e inchiostrati (e se ci fosse stato qualche errore di battitura te l’avrei fatto notare perché sono una rompiscatole ù.ù), ciao-ciao!

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